
Si è appena conclusa quella che ormai possiamo definire con assoluta certezza l’ultima udienza del lungo processo di Napoli conosciuto un po’ da tutti con il nome di Calciopoli. Dopo gli ultimi interventi di oggi, il giudice Teresa Casoria ha convocato la camera di consiglio e ha fatto sapere che la sentenza di primo grado sarà letta e quindi resa nota alle 20 di questa sera. L’ultima giornata ha fatto registrare la seconda, e ultima parte, dell’arringa difensiva di Paolo Trofino, legale di Luciano Moggi, che si è occupato in particolare di smontare l’accusa di reato associativo, la cosiddetta “cupola”. Ha poi ribattuto Capuano, l’ultimo pm rimasto all’accusa dopo che Narducci e Beatrice hanno lasciato per occupare altri ruoli, il primo ad esempio è adesso al fianco di De Magistris al Comune di Napoli.
Nella seconda parte della sua requisitoria Trofino ha provato a smontare definitivamente quello che restava delle accuse rivolte al suo assistito usando tutti gli elementi a sua disposizione, comprese le ultime sorprendenti rivelazioni venute fuori dal processo Telecom in corso di svolgimento a Milano. Si è partiti dall’ormai famoso salvataggio presunto della Fiorentina, la tesi sostenuta è quella che Moggi non avesse nessun particolare interesse a fare il bene dei viola, semmai dalle intercettazioni ritrovate si evince che la loro situazione stava più a cuore ai massimi dirigenti del calcio italiano: “Sì però a questo punto non può retrocedere la Fiorentina, perché se no qui stiamo in difficoltà grande. La Fiorentina si deve salvare!”, queste ad esempio le esternazioni di Carraro nei confronti di Bergamo dopo il clamoroso mani di Zauri non visto da Rosetti nella partita contro la Lazio.
Importante, ai fini della difesa, anche il ritirare in ballo una vecchia telefonata tra Moggi e Della Valle. I due parlano appunto delle difficoltà della Fiorentina nel raggiungere la salvezza. Per come era note le cose la chiacchierata si concludeva con Moggi che diceva “Pensiamo a salvare la Fiorentina”. Gli investigatori però nelle trascrizioni avevano (volutamente?) omesso gli ultimi secondi dell’intercettazione in cui l’ex dg della Juventus aggiungeva una frase con la quale faceva capire che a lui poco importava dei toscani, dichiara infatti: “Noi pensiamo a vincere il campionato, perché andiamo a Milano e vinciamo, e voi pensate a salva’ la Fiorentina…”.
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Continua senza sosta la battaglia di Luciano Moggi nel processo di Napoli, negli ultimi mesi sono successe tante cose e mai come ora la sentenza, ormai molto vicina, sembra poter essere a favore dell’ex dirigente juventino. Nella giornata di oggi si è registrata l’ennesima novità: ai microfoni di Radio Manà Manà l’imputato numero uno delle vicende del 2006 ha annunciato un nuovo colpo di scena. Si tratta di una nuova telefonata scovata dai suoi uomini che in pratica potrebbe far saltare definitivamente il banco, almeno questo è quello che pensa Moggi: “Questa notte è stata trovata un’intercettazione che sconvolge il processo”.
E allora non resta che aspettare la fine del mese di settembre, quando è fissata la prossima udienza, durante la quale sarà lo stesso Moggi a deporre e tutto lascia immaginare che le sue parole saranno esplosive: “Il 27 andrò a parlare io e vedrete che questo nuovo elemento dimostrerà il contrario di quanto ci hanno detto. Questa intercettazione dice che è stato fatto un processo volutamente per togliere la Juventus di mezzo e mettere al centro altri”. Non possiamo sapere se questa intercettazione sia davvero così cruciale, se il suo contenuto è davvero così chiarificatore o se sarà necessario uno sforzo interpretativo. Certo è che se qualcuno ha fatto qualcosa di sbagliato non vivrà con tranquillità le prossime due settimane.

La Corte di Giustizia della Figc ha respinto il ricorso presentato da Luciano Moggi contro la radiazione che gli è stata inflitta. È dunque confermato l’allontanamento dal mondo del calcio dell’ex direttore generale della Juventus, la stessa sorte è toccata agli altri due radiati, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini. Il dibattimento ha avuto luogo ieri ed è durato tre ore e mezzo, dopo la Corte si è riunita in camera di consiglio per prendere la sua decisione.
Nel suo intervento il procuratore Palazzi ha confermato quanto detto lo scorso 15 giugno, respingendo la richiesta di prescrizione, come ha spiegato la radiazione “deve servire a dare memoria storica di quei fatti di particolare gravità”. La vicenda però non è destinata a concludersi con la decisione della Corte di Giustizia, i legali di Luciano Moggi hanno infatti spiegato che il passo successivo sarà quello di rivolgersi all’Alta Corte del Coni. Poi sarà la volta del Tar, del Consiglio di Stato e infine la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.
La sentenza della Corte di Giustizia federale è stata così commentata da Maurilio Prioreschi, avvocato difensore di Moggi: “Non ci meraviglia. Sono sentenze scritte prima, figlie di norme che non consentono di difendersi. La giustizia sportiva giudica le persone sulla base di sentenze rese. Ci si può difendere da fatti contestati e non da sentenze. È un mostro giuridico e ci auguriamo che prima o poi la giustizia ordinaria spazzi via questo modo vergognoso di operare nel settore sportivo”. Chi sperava che le vicende del 2006 fossero ormai relegate al passato si sbaglia, i fatti di quell’estate sono ancora attuali e ci sarà ancora molto da scrivere e commentare.
Dopo la dura replica del patron nerazzurro Massimo Moratti, arriva un’altra reazione alla relazione del Procuratore Federale, Stefano Palazzi, che ha accusato l’Inter di essere coinvolta nello scandalo Calciopoli. A parlare è il nemico numero uno dei nerazzurri, Luciano Moggi, che non ha perso tempo per lanciare una delle sue frecciate agli eterni rivali. L’ex direttore generale della Juventus, ha infatti dichiarato in un’intervista rilasciata in serata a Radio 24:
“A noi vogliono radiarci per la violazione dell’articolo 1, l’Inter ha oltrepassati i limiti con l’articolo 6, che è anche più grave. Non credo proprio che la cosiddetta ‘banda degli onesti’, possa ancora chiamarsi così. Sulla vicenda dello scudetto non ho alcun parere, dovrà decidere la Federazione, che certo dovrà riflettere su quello che ha fatto nel 2006. Non mi sembra che allora sia stato fatto un buon lavoro. L’illecito dell’Inter non mi sorprende, e sono contento che dal processo di Napoli sia almeno emersa qualche verità. Non ho alcuna volontà di rivincita, ho solo la voglia e il desiderio di difendermi.”

Il processo di Calciopoli andrà avanti e arriverà rapidamente ad una sentenza. La settima sezione della Corte di Appello di Napoli (Presidente Di Mauro, Relatore Cappiello, a latere Giudice Acierno) ha respinto l’istanza di ricusazione contro il giudice Teresa Casoria. Nonostante i rapporti tesissimi all’interno del collegio giudicante non c’è animosità e non ci sono state scorrettezza da parte del giudice ai danni dei due PM Narducci e Capuano, “testimoni” nel procedimento disciplinare contro la Casoria di fronte al CSM.
Nonostante la “censura” da parte del Consiglio Superiore della Magistratura la ricusazione non è fondata e il giudice resta al suo posto. In questo modo la sentenza di primo grado sui fatti di Calciopoli dovrebbe arrivare fra settembre ed ottobre, viceversa i tempi si sarebbero ulteriormente dilatati.
Proprio di fronte al CSM la Casoria aveva denunciato indebite pressioni da parte della Procura perché rinunciasse a questo processo. Dichiarazioni fortissime che hanno probabilmente indotto la Corte di Appello a non consentire che si adombrassero ulteriori sospetti attorno al procedimento contro Luciano Moggi e gli altri. Queste erano state le dichiarazioni della Casoria:
La procura di Napoli ha chiesto al presidente del tribunale di fare qualcosa per farmi astenere, la Pandolfi ha reiterato questo invito ma io non avevo nessun motivo per non fare il processo Calciopoli. Ho sostenuto l’accusa in processi importantissimi, ho iniziato rappresentando al procura contro Raffaele Cutolo e la nuova camorra organizzata a fine degli anni ‘70. Io ho fatto processi importantissimi. Cutolo è rimasto in galera da quando l’ho accusato. Aldo Semerari minacciava. Mi dicevano ‘i servizi segreti ti tagliano la testa se non dici che Cutolo è pazzo‘. Non avevo alcun interesse in questo processo, il calcio non lo conosco, non tifo per nessuno quindi fare il processo era il mio dovere. Ci si astiene se c’è motivo di farlo perché svolgere i processi è un dovere. Due sentenze della corte d’appello sulle precedenti ricusazioni hanno ribadito che era un dovere andare avanti. Devo notare come è stato strumentalizzato in tutti i modi questo procedimento. Il pm Beatrice addirittura si era lamentato perchè facevo cominciare il processo troppo in fretta. Quando vennero rigettate le richieste per le parti civili si rischiava la paralisi di Calciopoli perchè il pericolo era di avere in udienza come parte civile ogni singolo tifoso di calcio. Invece siamo arrivati alla fine del dibattimento. Piuttosto vedo i pm renitenti a fare la requisitoria. Hanno chiesto indagini supplementari e avuto un teste (ndr l’ex arbitro Nucini) che è stato ammonito perché rischiava di non risultare attendibile.
Il nuovo allenatore del Pescara, Zdenek Zeman, torna ad attaccare il suo eterno nemico Luciano Moggi nel corso della conferenza stanpa di presentazione tenuta oggi davanti a tremila tifosi della sua nuova squadra. Il tecnico ha preso spunto dalle recenti vicende sul calcioscommesse messe in luce dall’inchiesta della Procura di Cremona per dichiarare:
“Bisogna restare dentro e combattere dall’interno chi vuole male a questo sport. Io voglio convincere gli altri che in Italia si può fare calcio pulito, perchè c’è tanta gente che vuole bene a questo sport. Moggi? Io faccio ancora calcio. Lui no. Credo che questo vorrà dire pur qualcosa.”
Il boemo ha poi ribadito le accuse nei confronti degli arbitri in relazione alla mancata partecipazione ai playoff di Lega Pro del suo Foggia, tornando anche ad incolpare il “palazzo” per il fatto che da tempo nessun club della massima serie lo contatta per affidargli la panchina:
“Tutto vero. Ci furono diversi episodi che sicuramente non ci favorirono. Ho detto queste cose a suo tempo e le ribadisco. Ora però voglio pensare al Pescara. Voi mi chiedete perché non alleno da tanto nella massima serie? Questo non lo so. Forse a qualcuno sono antipatico. Io però in A ho raggiunto risultati. Ho fatto secondi e terzi posti. Oggi in serie A ci sono allenatori che non hanno fatto quello che ho fatto io, ma allenano. Ma per me non è un problema. Ora sono a Pescara in una piazza che ha fame di calcio e che il sabato o la domenica riempie lo stadio.”
Non si è fatta attendere la risposta di Luciano Moggi alla sentenza emessa ieri dalla Federcalcio, che ha disposto la radiazione dell’ex dirigente bianconero insieme ad Antonio Giraudo ed Innocenzo Mazzini. Il protagonista dello scandalo Calciopoli ha infatti attaccato duramente gli organi federali nel corso di un suo intervento alla trasmissione televisiva Diretta Stadio in onda su 7 Gold. Queste le sue parole:
“La sentenza ha disatteso completamente quello che ha detto l’Alta Corte del Coni. C’è qualcuno che pagherà e lo sanno benissimo. Vogliono la guerra? La guerra gliela facciamo. Vedremo questo gioco a cosa porta. Voglio uscire dal calcio quando lo dico io, non quando lo dicono gli altri ingiustamente. La sentenza ha disatteso quello che il Coni voleva attualizzare. Attualizzare significa vedere tutto quello che è successo realmente e non fare un processo parziale su 21 telefonate di un investigatore che ha dimostrato in aula, a Napoli, quello che vale. Questo processo si basa su 21 intercettazioni sulle quali c’è una sentenza di Sandulli che dice che non si è consumato nessun illecito”.
Moggi ha poi proseguito:
“Hanno guardato solo le nostre 21 intercettazioni. È venuto fuori il problema che io sapevo, gli assistenti, quando era uno della Federazione che chiamava a me alle 11.45, a Facchetti e a Meani alle 11.20. C’è un sms dove questo della Federazione dice a Meani: ‘Arbitro Trefoloni, siamo tutti con voi, non mollate’. Questo è un sms che sta agli atti del tribunale. Di queste cose la Federazione non ha tenuto conto. Adesso vediamo se ne terrà conto in futuro. Oppure Facchetti che dice per avere Collina: ‘Mettete due preclusi, uno Rosetti, e l’altro De Sanctis che aveva arbitrato la settimana prima la Juventus’. La Juventus queste cose non le ha mai fatte. E allora bisogna che ora vengano a pari. E adesso la vogliono Calciopoli? L’avranno.”
E’ arrivata poche ore fa l’attesa sentenza della Commissione Disciplinare della Federcalcio che accogliendo le richieste avanzate dal Procuratore Federale, Stefano Palazzi, ha decretato la radiazione “da qualsiasi rango o categoria della Figc” di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini, in seguito alle vicende di Calciopoli, che nel 2006 provocarono un terremoto nel mondo del calcio italiano.
Non è stata dunque accolta la tesi della difesa, seconda la quale il tempo passato, cinque anni dai pronunciamenti della giustizia sportiva, sarebbe dovuto essere considerato un elemento di decadenza della proposta di radiazione. I giudici federali hanno ribadito in tutti e tre i casi ribadendo in tutti e tre i casi “la piena e concreta attitudine a falsare la classifica attraverso una continua opera di condizionamento del settore arbitrale”.
I condannati, ai quali sono state negate anche le attenuanti richieste dopo la scoperta di nuove intercettazioni nel corso del processo penale di Napoli, potranno comunque ricorrere in appello prima Corte di Giustizia Federale e poi eventualmente all’Alta Corte di Giustizia Sportiva presso il Coni. Il primo a commentare la notizia è stato l’ex vice-presidente della Figc, che ai microfoni di Radio Radio ha dichiarato:
“Chi mi conosce sa chi sono. Per me, più che questa sentenza, parlano gli oltre 40 anni di volontariato nel mondo del calcio. C’è chi parla di giustizia burla. Io questo non lo dico. Dico solo che è stato fatto tutto, fuorché la giustizia.”

I pm Stefano Capuano e Giuseppe Narducci, al processo di Calciopoli a Napoli, al termine della requisitoria davanti alla nona sezione del Tribunale, hanno avanzato le richieste di condanna: 5 anni e 8 mesi per Luciano Moggi. I capi di imputazione salienti: le alterazioni dei sorteggi per le designazioni degli arbitri, la telefonata tra Paolo Bergamo e Luciano Moggi in cui si concordavano le griglie in cui erano indicati i direttori di gara per il prossimo turno, le riunioni riservate avvenute nel corso delle fasi delicate del campionato e, infine, gli interventi per condizionare l’andamento di trasmissioni televisive fatti allo scopo di difendere gli arbitri “amici” e attaccare quelli “ostili”.
L’ex arbitro De Santis, parte integrante dell’associazione secondo l’accusa, vede allegerirsi molto la sua posizone, perché, scrive Tuttosport, il pm Narducci dice: “Non siamo riusciti a trovare il ruolo di promotore dell’associazione“. Le altre richieste di pena:
Bergamo: 5 anni. Pairetto: 4 anni e 6 mesi. Fazi: 1 anno e 6 mesi. Fabiani: 3 anni e 8 mesi. De Santis: 3 anni. Ceniccola: assoluzione. Ambrosino: assoluzione. Mazzini: 4 anni. Meani: 1 anno, 6 mesi e 50mila euro di multa. Scardina: 1 anno e 2 mesi. Foti: 2 anni e 80mila euro di multa. Racalbuto: 2 anni e 2 mesi. Dattilo: 1 anno e 8 mesi. Gemignani: assoluzione. Rodomonti: 1 anno e 20mila euro di multa. Puglisi: 1 anno, 2 mesi e 20mila euro di multa. Berini: 2 annie 4 mesi. Lotito: 1 anno, 10 mesi e 70mila euro di multa. Diego Della Valle: 2 anni e 80mila euro di multa. Andrea Della Valle: 1 anno, 10 mesi e 70mila euro di multa. Mazzei: 1 anno, 4 mesi e 10mila euro di multa. Titomanlio: 1 anno. Mencucci: 1 anno e 8 mesi.

13 rigori per la Roma. Mancano ancora tre giornate alla fine, ma la Roma ha già acquisito il nuovo personale record di rigori a favore in una sola stagione. Un numero notevole, 13 (11 quelli realizzati), lontano soltanto dal risultato del Milan 1950/51 che se ne vide assegnare 18 in una sola stagione. Sarà un’impresa raggiungere quella cifra, ma il dominio per questa stagione sembra assicurato: alle spalle dei giallorossi c’è il Napoli con 10 di cui 7 realizzati, poi Sampdoria e Bari ad 8 e il quartetto Milan, Inter, Udinese e Brescia a quota 6.
In rete fioccano le ironie sui “rigori paa Roma“, sfottò molto in voga fra i tifosi della Lazio frustrati dalle tante chance dagli 11 metri che gli odiati cugini hanno ottenuto in questo campionato. C’è addirittura un’apposita fanpage su Facebook dichiaratamente anti-romanista.
Intanto Luciano Moggi, commentando nella trasmissione televisiva di Gold Tv a “lui” dedicata “Ieri, Moggi e Domani” la giornata di campionato, non si è risparmiato una frecciatina:
Avessero dato a noi della Juve tutti i rigori concessi alla Roma in un solo campionato altro che Task Force di Lotito…. Basti pensare alla punizione decisiva concessa da Bergonzi in Juve-Catania della scorsa giornata -ha detto a Gold Tv e Telecolor- che non c’era assolutamente ma che è passata in anonimato. A noi invece, la punizione decisiva di Nedved a Bologna con Pieri arbitro, ci è costato un capo di imputazione al processo penale di Napoli dove continuerò a battermi finchè non avrò ottenuto giustizia per me e per la mia Juventus. Se l’avessi saputo prima non mi sarei mai dimesso nel 2006 e l’avrei difesa anche nel procedimento sportivo perché pensavo che la mia scelta avrebbe aiutato la società. Mai avrei immaginato invece che l’avvocato Zaccone avrebbe chiesto la B….
Lucianone si rassegni: sono lontani i tempi delle polemiche contro la Juventus di Moggi per gli arbitraggi, ora i record di rigori a favore sono pure notazioni da almanacco.