
Angelo Palombo lascia la Sampdoria e si trasferisce all’Inter: meno di una settimana fa sembrava in procinto di passare alla Juve, ieri sera invece sembrava fatta col Milan, alla fine la spuntano i nerazzurri che si assicurano le prestazioni del mediano di Ferentino che così lascia la Genova blucerchiata dopo 10 anni molto molto intensi. Tanto intensi che i tifosi del club ligure non hanno per niente preso bene questa operazione avallata dalla famiglia Garrone, rea di aver “voluto” vendere il loro capitano contro la sua stessa volontà a causa dell’ingaggio evidentemente troppo oneroso per le politiche economiche della società. Polemiche sampdoriane a parte, il centrocampista della Nazionale da domani sarà un giocatore dell’Inter, avendo da pochi minuti apposto la propria firma sul contratto che di fatto sancisce il suo passaggio al Biscione.
Venduto Thiago Motta al Paris Saint German per quasi 10 milioni di euro e lasciato libero Sulley Muntari di accasarsi al Milan, Moratti dunque si rinforza con Fredy Guarin (26 anni) e con un mediano dal sicuro rendimento (31 primavere). E viste le cifre dell’operazione sembra anche che l’Inter abbia fatto un affare: per Palombo ha sganciato un milione per il prestito, tre per il riscatto certo a giugno, a cui si devono aggiungere gli 1,5 per il colombiano ex Porto con cui l’Inter ha un diritto di riscatto (non un obbligo!) fissato a quota 11 milioni. Insomma, alla fine non male i movimenti interisti. E nel frattempo arrivano anche le prime dichiarazioni di Angelo Palombo, scucitegli di bocca all’uscita della sede del club dove nel pomeriggio si è recato per firmare il contratto: “L’Inter è una grandissima squadra, una grandissima occasione. Poi parlerò in conferenza stampa“.
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Quella che potrebbe diventare una pietra tombale per la trattativa in cui è coinvolto Carlos Tevez sull’asse Manchester-Via Turati la mette Khaldoon Al Mubarak, presidente del Manchester City. D’altronde il Milan sembra aver allentato la presa già da alcuni giorni e il ritorno di fiamma improvviso per Maxi Lopez è un modo per cautelarsi ed evitare di rimanere con un pugno di mosche in mano alla fine del calciomercato di gennaio.
Tuttavia l’attacco del braccio destro dello sceicco Mansour è pesante perché richiama quei principi di lealtà che nella compravendita dei calciatori spesso vengono ignorati. Khaldoon Al Mubarak ha parlato al giornale di sua proprietà, “The National” (edito a Abu-Dhabi) ed esclude del tutto, almeno per il momento, la possibilità che Tevez possa finire al Milan:
“Carlos Tevez resta un giocatore con obblighi contrattuali al Manchester City per le prossime due stagioni e mezzo. Applicheremo i termini del suo contratto a meno che arrivi un’offerta che riteniamo appropriata. Inter e Psg sono entrate in trattativa con noi in buona fede ed è sempre un’esperienza positiva trattare con persone professionali. In questo momento, invece, il Milan non è una soluzione per Tevez. Il signor Galliani e i suoi consulenti hanno sviluppato un senso di sicurezza fuori luogo a seguito delle loro trattative private con Tevez e i suoi consulenti. Se vogliono essere presi in considerazione durante il mercato di gennaio, sarebbe meglio se la smettessero di congratularsi a vicenda e cominciassero a ragionare su come possono soddisfare le nostre richieste”.

La trattativa sembra, almeno per il momento, bloccata dal rifiuto del Manchester City. Al club inglese non bastano i 25 milioni di euro offerti dall’Inter, mentre Moratti & Co. non abboccano al gioco al rialzo e aspettano. A far tentennare il patron nerazzurro è l’opinione influente di Claudio Ranieri, il maggiore artefice della riscossa nerazzurra in campionato. Il tecnico romano avrebbe delle perplessità e le ha spiegate a Radiouno. “Tevez? Gli equilibri si sono compattati, nelle difficoltà questa squadra si è coesa di più e questo mi è piaciuto molto. La domanda è quanto può dare questo ragazzo che non gioca da tanto tempo?. Cercheremo con il presidente di analizzare al meglio la situazione”.
E Moratti non scredita le parole di Ranieri:
“Tevez? Fare le cose per principio può essere un divertimento, e fare le cose perché abbiano un senso è tutt’altro. Vediamo, forse ne vale la pena, non lo so. È sicuramente un giocatore interessante, vedremo se ci sarà un’occasione favorevole. Ranieri dice che bisogna valutare se Tevez porta vantaggi o svantaggi? Questo è il pensiero del tecnico, ne teniamo conto, anche perché è il più vicino alla squadra. Nel calcio non ci sono segreti: l’offerta è quella di 25 milioni di euro, ora dipende da loro se accettarla o no“.
Intanto il Paris Saint Germain non molla la preda e secondo la Gazzetta Leonardo ha informato sia l’Inter sia il Milan della sua nuova offensiva. Le attenzioni della società parigina saranno per il giocatore e il suo entourage. Dopo aver messo sul piatto un’offerta da 30 milioni (più 5 di bonus), Leonardo non ha ancora avuto modo d’avvicinare il giocatore. Sia per la concorrenza di Inter e Milan che per l’atteggiamento irremovibile del giocatore, indisposto a giocare nel campionato francese. Ma svanita la trattativa per Pato, ora il Psg è pronto ad alzare ulteriormente la posta.

Dopo il derby di mercato con il Milan per Carlitos Tevez, adesso Massimo Moratti preferisce concentrarsi su quello di campionato di domenica sera. La trattativa è ferma ma esiste ancora, con tanto di proposta ufficiale di 25 milioni di euro più 3 di bonus, ed il giocatore in questi giorni dovrà metabolizzare il suo mancato arrivo in rossonero per decidere serenamente insieme al City il proprio futuro. Sull’argentino c’è anche l’interesse del Psg che è rimasto scottato dal ripensato dell’ultimo minuto di Pato quando la trattativa sembrava ormai essere andata a buon fine. Adesso l’Inter è impegnata anche in ulteriori riflessioni; se avessero battuto la concorrenza del Milan, certamente Tevez sarebbe arrivato in nerazzurro felice per la destinazione scelta, ma con i rossoneri che si sono ritirati dalla trattativa tutto cambia. Il patron interista oggi non si è voluto sbilanciare:
“La trattativa l’abbiamo rimandata a dopo il derby. I contatti continuano, continuano con tutte le squadre del mondo compreso il City. Sinceramente, però, il mio pensiero è più sul derby. Spero che giochino bene. Vincere significherebbe dare la prova di esserci”.
Con quale spirito Tevez approderebbe all’Inter, dall’altra parte di Milano, dopo essere stato costretto a rinunciare al Milan? Forse proprio per questo motivo Moratti ha preferito rimandare tutto a dopo la partita di domenica, per capire quale sarà la reazione di Tevez a questo “abbandono” rossonero. Certamente nessuna squadra sarebbe migliore dell’Inter per sfogare contro il Milan le proprie frustrazioni per non aver creduto in lui al punto da fare un investimento importante.

Il suo Manchester City ha da poche ore perso una ghiotta occasione per riallungare in classifica e staccare nuovamente i cugini dello United, portandosi al primo posto solitario. Ma c’è un’altra notizia che mette un pizzico di agitazione alla tifoseria che ha eletto idolo indiscusso Mario Balotelli, dedicandogli un coro personalizzato e una canzone hip - hop (tuttavia la fede calcistica di Tinchy Stryder è ignota). Si parla della possibilità, nemmeno troppo remota, di un addio al City di Balotelli. L’eventuale nuova destinazione è ovviamente indefinita e per l’attaccante italiano si è trattato di un semplice pourparler con uno dei tanti tabloid che ha preso la palla al balzo per animare l’inizio del 2012.
“Il presidente Moratti mi riprenderebbe subito all’Inter ma io non voglio ancora lasciare il City“. Le parole pronunciate da Balotelli sono state riportate dal Daily Mail. L’attaccante italiano non esclude un ritorno in patria, ma ad intrigarlo maggiormente sono altri lidi calcistici. “Non sto pensando all’Italia, ora sto bene ai Citizens”, ha detto l’ex interista. “Ringrazio Moratti per le sue parole di stima, mi hanno fatto piacere. Il Napoli? Mi piace la città ma ci sono altri club in Inghilterra e in Spagna che mi attraggono”.

Una delle incomprensibili stranezze del bislacco incontro, il tentativo di raggiungere un punto di incontro tra le società coinvolte in Calciopoli organizzato da Gianni Petrucci, Abete, Pagnozzi e Valentini, era la presenza di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, società estranea ai fatti risalenti al 2006. Forse si è trattato di un goffo modo per “far numero” dal momento che Claudio Lotito, patron della Lazio coinvolta insieme a Juventus, Milan, Fiorentina, Reggina ed Arezzo, non è stato invitato al Tavolo della Pace (oppure ha declinato l’invito a causa dei pessimi rapporti con il presidente del Coni, Gianni Petrucci?).
La strana tavola rotonda si è conclusa con un prevedibile nulla di fatto. Del resto sarebbe stato utopistico pensare che dopo anni di battaglie legali e veleni, intraprese in questi ultimi tempi soprattutto dalla Juventus, una stretta di mano avrebbe sancito un nuovo corso, una sorta di Pax del calcio italiano dalla durata indefinita. “Devo essero onesto e sincero, non sono stati fatti passi avanti. Le scorie di Calciopoli restano scottanti, ognuno è rimasto sulle proprie posizioni. Quando ci sono processi così importanti che toccano le persone posso capire che non è facile riattaccare tutti i quadratini che si hanno nel cervello. Mi auguro che mondo del calcio possa avviare quelle riforme che sarà poi mia cura portare all’attenzione del governo. C’è stata la buona volontà ma non si sono ottenuti risultati“, ammette desolato Petrucci.
Il dirigente del Coni alza praticamente bandiera bianca: “Ci penserò molto bene prima di fare altre riunioni, ma ce la metterò tutta. E non si dica che sono caduto in un ‘trappolone’ del mondo del calcio. Sono deluso ma sereno perché ce l’abbiamo messa tutta e dormirò tranquillo la notte. Non è arrivato un risultato ma non è stato un fallimento e non accuserò i presidenti del calcio. E’ un tentativo non riuscito e basta“. Diego Della Valle, come tutte le società coinvolte in Calciopoli, resta sulle proprie posizioni:
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Una vita da mediano a recuperar palloni, poi la scrivania dell’Inter a cercare la formula per dare un senso a quell’”amala!“, quindi gli studi tv di Mediaset Premium: dopo 30 anni di nerazzurro, Gabriele Oriali si è fatto da parte con gran dignità da un anno e mezzo a questa parte, senza dichiarazioni fuori dal coro, col suo solito charme e compostezza. Perché andato via il Mourinho di tripletiana memoria, si è smaterializzato anche il Lele della Pinetina, senza una spiegazione ma con molte domande dei tifosi del Biscione: perché è stato scaricato dal magnanimo Moratti? Cosa c’è dietro? Dopo più di quindici mesi, è lo stesso Oriali a rispondere dalle colonne della Gazzetta dello Sport:
“Nemmeno io conosco i veri motivi, dopo 30 anni all’Inter in cui pensavo di aver guadagnato più rispetto e credibilità. Invece sono fuori e non ne conosco il motivo. So soltanto che il presidente si è lasciato convincere da Branca e altri dirigenti che volevano un nuovo progetto senza di me e visti i risultati degli ultimi sedici mesi, sono felice di non aver fatto parte di questo progetto. Errori commessi? Di inesperienza e presunzione in fase di programmazione. Fare il dirigente all’Inter non è semplice e nessuno può pensare di avere capito tutto se manca di esperienza. Benitez era un allenatore nuovo, andava supportato da qualcuno che conoscesse bene l’ambiente. Gasperini è stato un errore. Non ho nulla contro di lui ma tutti sapevano come giocano le sue squadre. E allora perché è stato perso tempo, invece di prendere subito Ranieri che era libero anche a giugno? Evidentemente in seno alla società c’è tanta confusione”.
Stilettata a Marco Branca, ma da un certo punto di vista anche a Massimo Moratti che ha dato il benservito a quell’elegantone di Oriali senza troppi cincischi:
“Con Moratti ho parlato prima e dopo. Anche pochi giorni fa mi ha rinnovato la sua stima in tv. Forse con il tempo ha capito tante cose, ma evidentemente non poteva più tornare indietro. L’Inter è sempre nel mio cuore e un giorno chissà. Ma adesso non ci sono le condizioni e io non sono il tipo che pone ultimatum. Non sono più andato nemmeno allo stadio, anche se gentilmente Moratti mi ha lasciato le tessere, proprio per evitare di creare problemi con la mia presenza”.
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Alla fine il cerchio si è chiuso. Anche Massimo Moratti ha commentato le parole di questa mattina di Gianni Petrucci ed ha accettato di buon grado l’idea di sedersi ad un tavolo per affrontare il discorso Calciopoli con la mediazione dello stesso Petrucci. Il presidente nerazzurro invece non ha commentato le parole di Andrea Agnelli perché, secondo quanto ha riferito, non aveva avuto ancora modo di ascoltarle:
“Sono perfettamente d’accordo con il presidente del CONI Gianni Petrucci. Sono al suo fianco e condivido lo spirito e il senso di responsabilità con cui ha affrontato questo particolare momento del calcio italiano, che ci auguriamo possa tornare a essere soprattutto uno sport e meno un problema di tribunali… Un tavolo con Petrucci? Sarebbe un invito del presidente del Coni, che è una persona perbene ed è una istituzione importante. Non mi posso sottrarre e mi farebbe piacere”.
Si tratta sicuramente di un grande passo in avanti rispetto a qualche mese fa, ma certamente nessuno si potrà illudere che la situazione si risolverà in tempi brevi e semplicemente sedendosi ad un tavolo tutti insieme. Molto difficilmente la Juventus o l’Inter, nelle persone di Andrea Agnelli e Massimo Moratti, potranno trovare un punto di incontro sull’assegnazione dello scudetto del 2006. Molto probabilmente questo incontro, se ci sarà come sembra, porterà all’ennesimo “nulla di fatto” come avvenuto nel consiglio federale ed al tribunale del Tnas che hanno preferito sfilarsi dalla responsabilità di prendere una decisione in merito.

“Ridicola”, così valuta la nuova mossa legale della Juventus il presidente dell’Inter Massimo Moratti. Il numero uno nerazzurro è stato intercettato ieri dalle telecamere di Tele Lombardia ed era inevitabile non chiedergli un’opinione a proposito del ricorso al Tar del Lazio presentato dai bianconeri al fine di ottenere un risarcimento dalla Figc e dal suo club per i fatti accaduti tra il 2006 e il 2011, il danno è stato quantificato in oltre 400 milioni di euro. Moratti è apparso abbastanza infastidito, ha ribadito la sua volontà di tenersi ben stretto l’ormai famoso scudetto del 2006, bocciando l’iniziativa juventina di cui si è dato notizia ieri:
“Cedere lo scudetto? Non mi passa neanche per la testa. Hanno chiesto 443 milioni di danni? Sono tanti, ma non entro in questa cosa perché se devo essere sincero la trovo anche ridicola”.
Ma il presidente dell’Inter si era già espresso a proposito di questo argomento quando era stato fermato dai cronisti a margine di un evento che si è tenuto ieri a Milano. La notizia era arrivata durante la cerimonia per l’assegnazione del premio “Il bello del Calcio”, dedicato alla memoria di Giacinto Facchetti, che quest’anno è andato al presidente Uefa Michel Platini. A caldo il patron nerazzurro aveva espresso un primo pensiero, rifiutando tra l’altro di credere che la Juve abbia scelto il giorno per muoversi proprio in funzione di quello che stava succedendo nel capoluogo lombardo:
” Inostri legali capiranno di più questo desiderio della Juve di attaccare. Non credo che il cattivo gusto arrivi fino a questo punto”.
Al termine dell’assemblea dei soci dell’Inter, tenutasi ieri sera e conclusasi con l’approvazione del bilancio che ha visto 86 milioni di euro di perdite e ha sancito un aumento di capitale da 40 milioni, il presidente del club con sede in via Durini, Massimo Moratti, ha cercato di placare le polemiche che avevano finora infiammato la vigilia del Derby d’Italia in programma questa sera a Milano:
“Arbitri? Non facciamo le vittime, ma siamo realisti e sappiamo anche quando giochiamo male. Comunque non sono preoccupato. Ranieri, lo ringrazio, ha restituito serenità, anche se è qui da poco. Non mi sono mai tirato indietro, se ci sarà bisogno faremo qualcosa. Guardando l’Inter da tanto, sappiamo che i giovani hanno bisogno di tempo per esprimersi al massimo. Sia Benitez che Gasperini hanno avuto il supporto totale dei giocatori, voglio chiarirlo, mi spiace sentir dire il contrario. Ogni allenatore quando si presenta dichiara di saper giocare con vari moduli.”.
Il patron dei nerazzurri ha poi proseguito affermando di non considerare la sfida con la Juventus decisiva per la lotta scudetto ed elogiando nuovamente il lavoro del tecnico Claudio Ranieri:
“Nel calcio di decisivo, fino all’ultimo momento, non ho mai visto niente, a meno che non sia la matematica a condannarti ad essere vincitore o a non esserlo. Credo sia una partita importante psicologicamente per tutte e due le squadre, in termini di fiducia, che vuol dire anche capire quanto Inter e Juventus siano carenti da questo punto di vista, per la nostra squadra in questo caso, oppure abbia tutte le possibilità per far bene quest’anno così come ha fatto la Juventus fino a questo momento. Alla squadra dirò di esprimere le proprie qualità. Lo sanno fare, l’hanno già fatto, hanno portato a casa parecchio esprimendo le proprio qualità. Siamo in mano a una persona saggia, per bene, quindi io credo che questo possa succedere. Poi, dopo, ogni partita ha la sua storia, ma io credo che i giocatori sappiano già che questa, come sempre, è una partita molto importante”.
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