
E’ uscito dal centro sportivo “Angelo Moratti” per acquistare un bel po’ di magliette con la scritta “Vamos a Madrid” ordinandone poi altre con la famosa foto delle manette. Dei semplici regali per parenti e amici, forse. Ma oltre al naturale riferimento alla storica finale di Champions League che l’Inter si appresta a giocare al Santiago Bernabeu, viene automatica l’associazione della frase stampata sulla maglietta con il flirt di mercato tra il Real Madrid e l’allenatore portoghese. E’ solo una fondata congettura che (almeno per ora) lo special one si affretta a smentire in un’intervista rilasciata a Panorama:
“Quello che scrivono, e cioè che ho un piede mezzo in Spagna e mezzo qui a Milano, è falso.Un giorno allenerò il Real Madrid. Ho allenato una grande in Inghilterra. Alleno una grande in Italia, allenerò una grande in Spagna. Ho vinto tutto in tre paesi; non mi manca niente. Però mi fa ridere quando sento alcuni presidenti che mi paragonano ai loro allenatori che non hanno vinto neanche una coppa di Toscana o Reggio Calabria” aggiunge alludendo con molta probabilità a Mazzarri e a De Laurentiis con cui ha avuto un alterco mesi fa.








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Continuano ad arrivare dalla Spagna, e in particolar modo dall’opulento Real Madrid di Florentino Perez, gli apprezzamenti per Josè Mourinho. Il tecnico nerazzurro si era già espresso nella giornata di ieri, confermando sobriamente l’ormai noto gradimento per un’eventuale destinazione sulla panchina madrilena, la prossima stagione. Ma c’è l’Inter di mezzo, c’è una stagione che potrebbe diventare trionfale per i milanesi e c’è anche Massimo Moratti che non ha alcuna intenzione di privarsi dello special one.
Quindi per Josè c’è da aspettare, riflettere e pazientare. Così, a pigiare ancora il tasto sull’acceleratore dell’aereo che potrebbe trasferire Mourinho sulla panchina del Santiago Bernabeu ci pensa Ricardo Kakà, ex rossonero che quest’anno con la maglia delle merengues, non ha reso come fece negli anni d’oro del Milan. Il brasiliano si è espresso a margine della presentazione di un prodotto di uno dei suoi sponsor: “Mourinho è un grande. I risultati parlano per lui. In tutte le squadre che ha allenato è riuscito a vincere. Lui al Real? Dipende dalla società…Pellegrini quest’anno ha fatto un grandissimo campionato…”
Una goliardata da derby senza alcuna implicazione politica. E’ il commento del giorno dopo di Marco Materazzi, inventore, grazie alla sua maschera che sta facendo il giro del mondo, del “Berlusconi nerazzurro ed esultante”. E in effetti la trovata di Matrix non travalica nell’offesa e si incastona alla perfezione nel novero delle maschere di Carnevale e nella normale presa per i fondelli all’avversario che ogni derby si trascina con sé.
(Fotogallery di Materazzi - Foto di Materazzi Mascherato da Berlusconi)
Ma, a termini di regolamento, lo scherzo potrebbe costare una sanzione al difensore nerazzurro. La gag stile Carnevale di Viareggio è infatti inserita nel rapporto che i collaboratori della procura federale Figc hanno inviato al giudice sportivo, Giampaolo Tosel, ora alle prese con la decisione sull’episodio. Materazzi ha spiegato la natura del gesto sul suo sito:




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Parole di fuoco pronunciate da José Mourinho al termine del trionfo interista. La superba prestazione dell’Inter non è bastata a far dimenticare la proverbiale verve polemica all’allenatore portoghese: “Stasera è stato fatto il tutto per tutto per non far vincere l’Inter, ma questo gruppo è forte, e vincerà lo scudetto. Quando sono rientrato negli spogliatoi, ho chiesto a Rocchi perché avesse espulso Sneijder: lui mi ha detto che l’aveva applaudito e mi ha chiesto cosa faccio io se un giocatore applaude con ironia una mia decisione. No, ho risposto, io non lo caccio, siamo uomini di calcio….Poi abbiamo capito che quell’espulsione non era avvenuta a caso“.








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L’avevamo detto: l’intervista di José Mourinho al Times avrebbe lasciato il segno, non passano 3 ore ed ecco spuntare la replica del tecnico nerazzurro che la affida ad una nota pubblicata sul sito ufficiale della società. Si tratta di una smentita secca delle parole riportate da Patrick Barclay sul quotidiano londinese questa mattina. Mourinho nega addirittura si sia trattato di una vera intervista, ma di una semplice chiacchierata. I virgolettati sarebbero stati quindi in qualche modo manipolati per far sembrare che il portoghese voglia tornare ad allenare in Inghilterra.
Ho incontrato il giornalista Patrick Barclay qualche tempo fa per un mio intervento in un libro dedicato a Sir Alex Ferguson. Con questo giornalista non ho conversato su temi di cronaca, ma esclusivamente sul ruolo dell’allenatore nei diversi paesi che hanno caratterizzato la mia carriera professionale. Ho sottolineato le differenze storico-culturali e non le preferenze personali, unicamente per dimostrare che un’esperienza come quella di Sir Alex Ferguson al Manchester United è, oggettivamente, una straordinaria eccezione nel nostro mestiere. Come si può leggere anche da una corretta traduzione di alcune mie frasi virgolettate, ho spiegato che amo l’Inter, che sto bene all’Inter e che sto costruendo per l’Inter: infatti, questa è la mia realtà e la vivo come tale fino alla scadenza del contratto che mi lega al club. Mi spiace moltissimo che un sincero tributo a Sir Alex Ferguson sia stato utilizzato a frammenti su un mezzo di informazione e in modo diverso da quello per il quale, il mio intervento era stato richiesto e soprattutto con finalità totalmente diverse.
Delle due l’una, o Mourinho è stato un po’ imprudente (l’affermazione “il mio calcio è il calcio inglese” non è molto fraintendibile) oppure il giornalista ha fatto un sapiente lavoro di taglia e cuci. D’altra parte anche il Times aveva riportato la sua dichiarazione d’amore per l’Inter e il suo tentativo di importare la mentalità britannica. Avesse detto (in pieno stile Mou): “sicuramente riuscirò in questa mia missione“, avrebbe evitato qualsiasi fraintendimento.



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Update: Mourinho ha smentito il contenuto dell’intervista.
L’intervista di José Mourinho al Times è di quelle che lasceranno il segno. Il portoghese sembra stanco dell’Italia, convinto di aver sostanzialmente raggiunto il suo obiettivo nel Belpaese e pronto a tornare proprio in Inghilterra. “Ama l’Inter“, sta lavorando al massimo, ma si sente frustrato e in un ambiente nel quale non c’è la reale possibilità di raggiungere i suoi obiettivi. Le sue parole sono poco fraintendibili e sanno di addio al nostro paese e al nostro calcio.
In Italia sono finito nella patria della tattica, del catenaccio e del gioco difensivo. Il mio obiettivo in carriera non era solo quello di vincere in tre campionati diversi, ma soprattutto di vincere in quei paesi dove si dice che i tecnici stranieri abbiano poco successo. Amo l’Inter e mi piacerebbe costruire un futuro qui. In realtà è quello che sto facendo ora, perché non sono un allenatore egoista, ma sto pensando al futuro valorizzando i giovani e l’età della prima squadra, ma l’Italia non è il paese giusto per fare questo. L’Inghilterra lo è e il mio calcio è il calcio inglese.
La sua voglia, anche se ne ammette la difficoltà, è quella di andare in un club dove programmare a lungo. José Mourinho si schernisce, “so che è impensabile rimanere in uno stesso club come ha fatto Sir Alex Ferguson“, ma è evidente che nel dirlo “punta” proprio a divenire l’erede di baronetto sulla panchina del Manchester United o, magari con una sfida ancora più complessa, di accasarsi ai rivali del City dove (dopo Abramovich) troverebbe un altro proprietario ricchissimo, stavolta arabo, ma per ora con poca lucidità nello spendere i suoi soldi.

Mentre c’è attesa per la risposta definitiva di Wesley Sneijder, l’Inter continua a muoversi sul mercato. E’ atteso per oggi l’arrivo a Roma di alcuni dirigenti nerazzurri per discutere con i giallorossi l’eventuale cessione di Julio Baptista, con possibile inserimento di David Suazo nella trattativa, per limare la richiesta di circa 8 milioni di euro del club di Rosella Sensi. La trattativa Inter-Roma va dunque avanti a prescindere da quella legata all’olandese del Real Madrid. Baptista piace a Josè Mourinho, anche se non vede in lui le doti del numero 10 e non lo considera propriamente l’alternativa a Sneijder o chi per lui.
Comunque allo special one non dispiacerebbe comune poter contare sul brasiliano. Rappreseterebbe un’altra importante alternativa nel già fornitissimo attacco nerazzurro. A confermare il discorso aperto è l’agente de La Bestia, Herminio Menendez: “Stiamo discutendo con l’Inter per il suo trasferimento. La formula potrebbe essere quella della cessione a titolo definitivo. Il giocatore non ha ancora parlato con la dirigenza della Roma, a quanto ne so. L’operazione dovrà per forza di cose chiudersi entro breve tempo, anche perchè lunedì termina il mercato”.
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Serata dal clima piacevole in quel del Meazza per il primo incontro di sempre tra Mourinho e Arrigoni, alla vigilia della gare i due tecnici, a differenza di quanto si era stati abituati ultimamente, non si sono scambiati battute velenose. La distensione tra le due formazioni che si affrontano infatti sarà una costante della gara. L’Inter parte con il vecchio 4-4-2, difesa con un inedito Rivas alla sua prima di quest’anno accoppiato a Ivan Ramiro Cordoba; esterni di difesa Zanetti e Maicon. In mezzo le redini del gioco sono affidate a Muntari, Vieira, Quaresma e Mancini esterni a supportare il duo scandinavo-brasiliano Ibrahimovic-Adriano. La squadra emiliana, che qui a Milano aveva vinto all’esordio contro il Milan, sceglie un modulo meno propositivo e più folto nelle retrovie: un 4-5-1 con Di Vaio a sfidare Julio Cesar e Adailton in veste di suggeritore. (Video)
Parteza rossoblu - Il Bologna incomincia bene e l’Inter sembra lasciare volentieri lo sfogo all’avversario, che ben presto però esaurisce il brio iniziale con una botta di fuori dello specialista Volpi. Poi è la squadra di casa e fare il gioco con gli scambi di posizione tra i due attaccanti, la classe di Viera a dettare i tempi e la supremazie sulle fasce.
Ibra in cattedra - E’ al minuto 25, dopo diversi tentativi di imbastire una azione letale, falliti spesso per imprecisione nei tocchi finali, che si compie il miglior gesto della partita: Adriano punta sulla fascia il difensore, lo lascia sul posto e crossa sul primo palo per Zlatan Ibrahimovic che anticipando marcatore, portiere e stadio intero deposita in rete con pregevole tacco al volo. Il gol è da dvd celebrativo e San Siro viene giù infatti, il Bologna accusa il colpo. Il primo tempo finisce con l’Inter assaltatrice che non spegne però del tutto i sogni di rimonta degli ultimi in classifica perché manca il raddoppio.
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Ogni Derby che si rispetti, a Milano, è vissuto secondo un iter prestabilito: i giorni precedenti l’evento, si respira un’aria di attesa sul filo di un equilibrio poggiato sul silenzio. Relativamente pochi sono gli audaci che azzardano un pronostico o che si permettono di punzecchiare l’amico o il collega della sponda opposta. Troppo rischioso, la beffa è dietro l’angolo e il rientro in ufficio sarebbe devastante.
Poi si arriva al giorno dell’evento. Man mano che si avvicina l’ora X, la città si riempe dei colori rosso-nero-azzurro e i primi cori aleggiano nell’aria e qualcuno comincia a buttare lì qualche previsione, dando sfogo ai sogni più perversi: dalla goleada all’1-0 a tempo scaduto. Le TV locali non parlano di altro, con trasmissioni a tema pregne di ospiti improbabili, dalla veggente bulgara ad ex calciatori e arbitri, a giornalisti faziosi fino al parossismo.
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Il classico appuntamento dell’estate, il Trofeo Tim, è giunto alla sua VIII Edizione, la prima a Torino, forse a voler sfatare il tabu per la Juventus che non ha mai vinto nei sette precedenti. Questo il programma della serata:
Ore 20.30 Juventus-Milan
Ore 21.30 perdente 1° incontro –Inter
Ore 22.30 vincente 1° incontro –Inter
Alla direzione di gara si alterneranno Christian Brighi e Gabriele Gava. Di seguito i convocati di Ranieri, Mourinho e Ancelotti.