
Lo Juventus Stadium apre le proprie porte ai tifosi della Juve: da oggi 3 novembre gli appassionati bianconeri (e non solo, anche se dubitiamo che qualche torinista sia curioso di sbirciare dal di dentro la casa dei cugini) potranno fare come i colleghi di molte alte squadre in tutto il mondo, perlustrando tutti gli angoli del nuovo impianto della Vecchia Signora tramite un tour guidato che sarà un sicuro successo. Partiamo dalle notizie che potrebbero far piacere i possibili interessati a questa iniziativa: per visitare lo Juventus Stadium bisognerà presentarsi nei pressi dello stesso dalle 10 alle 16 dei giorni feriali, dalle 10 alle 18 durante i fine settimana esclusi quelli in cui Del Piero e soci, come ovvio, giocheranno in casa.
Oggi alcuni fortunati tifosi hanno tenuto a battesimo questa succulenta novità e a far loro da cicerone ci ha pensato addirittura Pavel Nedved: “Qual è il mio lavoro alla Juventus? Questo! Scherzi a parte, questo impianto mi ha impressionato, non sapete quanto darei per poterci giocare. E quanti gol avrei fatto con il modulo di Conte, madonna…” ha detto convinto la furia ceca, accompagnato in questo suo speciale ruolo dal direttore dell’impianto Francesco Gianello. Come ipotizzabile che fosse il tour comprende una serie di chicche che faranno andare in brodo di giuggiole gli appassionati bianconeri: si potrà andare negli spogliatoi, nella zona interviste e anche, come ovvio, sul prato del terreno di gioco.
Tuttavia ancora qualcosina da limare c’è: negli spogliatoi, ad esempio, oltre ad esserci ancora uno stantio odore di nuovo (ma tempo al tempo…) la personalizzazione dei posti occupati dei giocatori è ancora molto spartana, con incollata appena un’etichetta col numero del giocatore (e qualche maglia appesa alle grucce tra cui quella di Del Piero, di Pirlo e di Buffon); non va meglio con le frasi che campeggiano sulle pareti, molte delle quali presentano pacchiani errori di ortografia (per dire, a Trapattoni che dice “la Juventus è come un drago a sette teste, gliene tagli una ma ne spunta sempre un altra. Non molla mai e la sua forza è nell’ambiente” manca chiaramente un apostrofo). Tant’è che resta una bellissima iniziativa, a prezzi contenuti: 10 euro il biglietto intero, 8 quello ridotto (giovani, Member e over 65).

Delneri è ancora l’allenatore della Juve, sì, però ormai si può già definire un ex: per la quinta volta negli ultimi sei anni di storia della Vecchia Signora finisce il campionato ed è ora di scegliere il tecnico per la prossima stagione, un vero e proprio record. Tanti i nomi che si sono fatti nell’ultimo mese: chi avrebbe sostituito il trainer di Aquileia? Petalo dopo petalo la margherita è rimasta spoglia, alla fine pare che la dirigenza bianconera abbia sciolto ogni riserva: con grandissima probabilità il prossimo allenatore della Juve sarà Antonio Conte. D’altra parte il Siena, club nel quale allena attualmente l’ex capitano juventino, lo ha sempre ripetuto, sia tramite Mezzaroma che tramite Perinetti: Conte non si muove, a meno che non fosse arrivata un’offerta da Torino.
E alla fine è arrivata. “La panchina bianconera è un obiettivo perché la Juve è una grande squadra. Ci vogliono tempo, fortuna e risultati. Di sicuro, se entro 3 o 4 anni non sarò arrivato ad alti livelli, lascerò perdere” così parlavo Conte a fine 2008, dopo neanche tre anni paiono realizzarsi le sue aspirazioni. Digerito, seppur a fatica, il boccone all’Arezzo (retrocedette dopo che la Juve perse in casa, 2-3, contro lo Spezia), l’ex centrocampista leccese ha saputo costruirsi un curriculum di tutto rispetto: primo posto e promozione in A a Bari, parentesi a Bergamo contraddistinta da alcuni problemi con tifoseria e con capitan Doni (ma i risultati non erano malvagi), quest’anno ottimo campionato di B a Siena, con seconda promozione della carriera.
Ma è davvero l’uomo giusto, Conte, per una Juve ormai malata cronica? Secondo un’altra ex bandiera juventina non ci sono dubbi: “Conte è un bravo tecnico, ragionava già da allenatore quando giocava, aveva una marcia in più e sono convinto che farà una grande carriera da allenatore” sponsorizza Pavel Nedved, consigliere (e forse qualcosa di più) del presidente Andrea Agnelli. Amante del 4-2-4, il gioco di Conte è spaventosamente semplice e efficace: due centrali bravi coi piedi e negli anticipi, due terzini che appoggiano costantemente alle ali e ai centrocampisti centrali (ma non disdegnano discese velenose), i mediani abbinano quantità a qualità, quindi tanta imprevedibilità e fantasia in attacco.
Cross a non finire, gioco di prima, appoggi semplici e veloci ai compagni più vicini, corsa a tutto campo (ma intelligente, un pressing quasi invisibile ma costante), difesa alta, le due punte devono interscambiarsi con naturalezza e aggredire la profondità per raccogliere i suggerimenti di mezz’ali e terzini. Non sono ammessi cali di concentrazione (che pure il Siena quest’anno li ha avuti contro Sassuolo, Piacenza, Portogruaro e Ascoli), quando arrivano sono sfuriate; ma al tempo giusto il Conte allenatore sa difendere il suo lavoro e quello dei suoi giocatori. Sempre senza voce a fine partita, a volte troppo irrequieto in panca (già molte espulsioni in carriera), non sta mai seduto e non ama la tuta (non inganni la foto agostana). Sì, sulla carta sembra l’uomo giusto per dare una bella scossa a una squadra in crisi d’identità. Da tempo.
In un’intervista rilasciata alla trassissione televisiva Premium Calcio, in onda questa sera, l’ex giocatore e ora dirigente della Juventus, Pavel Nedved, torna a parlare dell’interessamento avanzato nei suoi confronti da José Mourinho, che nella scorsa stagione lo avrebbe voluto con sè all’Inter. Il ceco ha infatti dichiarato a questo proposito:
“Mi ha fatto una corte spietata dicendomi: vieni all’Inter che ti faccio vincere la Champions. Era sicuro di riuscirci, ed aveva ragione. Ma io ero e sono juventino e gli ho detto no: la Champions avrei voluto vincerla con la Juve, non avrei mai potuto farlo con un’altra maglia”.
Il biondo ex centrocampista ha poi fatto un bilancio della sua carriera, facendo anche un ringraziamento a uno dei “nemici” storici della tifoseria bianconera, il tecnico Zdenek Zeman, grazie al quale il giocatore ha deciso di scegliere l’Italia: “Devo a lui il mio arrivo in Italia: io avevo deciso di andare a giocare in Olanda”
Derby di Beneficenza contro la SLA - Video: Juventus - Torino 2-2 - Gol di Junior, Lentini, Nedved e Porrini
Il Video del derby di beneficenza tra Juventus e Torino promosso dalla fondazione Vialli e Mauro onlus per finanziare la ricerca sulla SLA, malattia degenerativa del sistema nervoso sulla quale si sa ancora molto poco. La partita tra vecchie glorie juventine e granata è finita sul punteggio di 2-2 dopo due mini tempi di 35 minuti l’uno che ha visto impegnati nella prima frazione gli over 45 e nella seconda gli over 35. Per il Torino sono andati in gol Leo Junior e Gianluigi Lentini, mentre per la Juventus hanno segnato Pavel Nedved, su splendido assist di Zinedine Zidane, e Sergio Porrini con un bel gol di testa in tuffo.
Le foto del derby tra le vecchie glorie di Juve e Toro




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Stadio Olimpico di Torino esaurito e più di 200mila euro raccolti (223.000) per l’atteso derby tra Juve e Toro: in campo mercoledì sera decenni di storia di entrambe le società del capoluogo piemontese, una serata all’insegna della beneficenza. Fortemente voluta da Vialli e Mauro, il “Derby SLAncio di vita” è stato trasmesso in diretta su Sky e ha fatto sognare centinaia di tifosi, sugli spalti e da casa. Con in panchina Mondonico per i granata e Lippi per i bianconeri, l’arbitro torinese Roberto Rosetti ha arbitrato un match dal doppio volto: nel primo tempo è toccato agli over-45, nella ripresa agli over-35.
Il risultato finale è stato di 2-2, anche se va precisato il parziale di entrambi i tempi: nella prima frazione vittoria del toro con gol di Leo Junior, nel secondo tempo vantaggio (o raddoppio che dir si voglia) del Toro con Lentini, poi riscossa bianconera con Nedved e Porrini. A prescindere comunque dal risultato, è bene sottolineare due aspetti di questa interessantissima serata: il lato benefico coi molti soldi raccolti a favore della ricerca per combatte la Sclerosi Laterale Amiotrofica, e quello puramente tecnico-nostalgico con Davids, Zidane e Nedved dialogare con la maglia della Juve (e con loro molti altri, da ambo le parti.
Di seguito le foto della serata e l’elenco completo degli ex atleti intervenuti.
Le foto del derby tra le vecchie glorie di Juve e Toro




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Tutto è pronto per il ritorno di Pavel Nedved alla Juventus. Che il ceco fosse vicino ad un incarico dirigenziali in bianconero era apparso abbastanza chiaro nelle ultime settimane, il primo indizio lo avevamo raccolto nella serata della sconfitta interna contro il Palermo, l’ex calciatore prima era sceso a bordo campo in compagnia del presidente Agnelli, poi aveva seguito la partita dalla tribuna, gomito a gomito con la più alte cariche della Vecchia Signora. Un nuovo avvistamento è stato registrato il giorno di Inter - Juve, quando ha vissuto le ore precedenti al fischio finale in compagnia dei suoi vecchi compagni.
In quell’occasione Chiellini, scherzando, aveva addirittura chiesto a Delneri di trovare un posto per il biondo di Cheb, uno che in una sfida così importane avrebbe potuto fare comodo. Interpellato dai giornalisti Nedved non si è sbilanciato, giustificando la sua presenza con la forte amicizia che lo lega ad Andrea Agnelli. La notizia di oggi però conferma i sospetti di questi ultimi tempi, a quanto pare il ceco è pronto a rientrare in società dalla porta pincipale: per lui sarebbe addirittura pronto un posto da consigliere nel CdA bianconero.
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Quasi certo ormai il ritorno dell’ex Pallone d’Oro ed idolo dei tifosi bianconeri, Pavel Nedved e Torino. Per il ceco, che ha dato l’addio al calcio lo scorso anno, sarebbe infatti pronto un posto nell’organigramma del club di Corso Galileo Ferraris, pare come consigliere del presidente bianconero Andrea Agnelli, o come team manager. A questo proposito, l’ex centrocampista ha dichiarato ieri in un’intervista rilasciata al quotidiano sportivo Tuttosport:
Sono stato in contatto con il presidente Andrea Agnelli, abbiamo fissato un appuntamento in settimana. Ho aspettato che la situazione societaria si stabilizzasse, che chiudesse anche il mercato. Dopo il fallimento della scorsa stagione, ci sono stati mesi frenetici alla Juve, con grandi cambiamenti. Ora è il momento di stabilire come essere utile. La Juve era, è e sempre sarà la mia storia d’amore infinita.
Dopo il primo acquisto Simone Pepe, la Juventus è vicinissima a chiudere per Milos Krasic, esterno del CSKA Mosca e della nazionale Serba. Marotta sta cercando di chiudere per il giocatore prima del Mondiale per evitare che le quotazioni di cartellino e stipendio salgano eccessivamente. Il costo si aggira intorno ai 15 milioni di euro, molto meno rispetto a quelle che sembravano essere le pretese del CSKA solo qualche mese fa; sulla trattativa pesa la volontà del giocatore che vuole giocare in un campionato più competitivo e soprattutto il fatto che avrebbe già trovato un accordo vantaggioso con la Juve. (Video dedicato a Krasic)
Per la Juventus sarebbe un acquisto perfetto visto che Krasic è un esterno con le caratteristiche giuste per il 4-4-2 di Del Neri: buona tecnica di base e grandissima progressione palla al piede. Preferisce giocare nella parte destra del campo ma è capace, in caso di necessità, di giocare anche a sinistra visto che si tratta di un giocatore ambidestro. Grintoso, efficace nei cross e dotato di un buon tiro, si tratta di un giocatore che ricorda per molti aspetti Pavel Nedved, largamente rimpianto in questa stagione da tifosi, squadra e società.




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Dopo molto mesi di silenzio, torna a parlare l’ex centrocampista di Lazio e Juventus, Pavel Nedved. Come aveva anticipato qualche settimana fa il suo agente Mino Raiola, il ceco ha confermato un suo possibile ritorno a Torino, non necessariamente per assumere un ruolo nel rinnovato staff dirigenziale approntato dal nuovo presidente dei bianconeri Andrea Agnelli. In un’intervista rilasciata a Tuttosport, l’ex Pallone d’Oro ha infatti dichiarato a riguardo:
Mi piacerebbe dare una mano alla Juventus ma senza la necessità di una qualifica. Se il presidente avrà bisogno di confrontarsi con me avrà la mia piena disponibilità. Bisogna vedere che cosa vogliono da me, sarebbe un onore rappresentare il club nei rapporti internazionali, la federcalcio ceca me lo ha chiesto.
Le immagini più belle di Pavel Nedved
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Mino Raiola, corpulento procuratore di svariati giocatori tra cui Zlatan Ibrahimovic, non è tipo che usa giri di parole diplomatici quando si tratta di “difendere” i propri assistiti; ha sempre agito così, anche con altri illustri calciatori della sua scuderia come Pavel Nedved e Mario Balotelli. Ieri nel rispondere alle solite domande dei cronisti circa il futuro di Ibra, di cui il Barcellona pare voglia liberarsi dopo appena un anno trascorso dallo svedese al Camp Nou, ci è andato giù pesante, prendendosela con Pep Guardiola: “Se Guardiola pensa di fare a meno di Ibrahimovic dovrebbe essere ricoverato in una clinica per malati mentali. D’altra parte sarebbe molto strano che il tecnico dei blaugrana prima si fa acquistare Ibra per 75 milioni e poi dice di non volerlo più; sarebbe da ricoverare in manicomio“.
Analizzando la situazione con meno “colore” e più razionalità, lo stesso Raiola ha ammesso che in realtà l’attaccante non se la passa male e rimarrà ancora in Catalogna: “E’ felice di quest’anno. Tenendo conto che si tratta della sua prima stagione, credo sia stata fantastica per lui, anche se avrebbe voluto vincere più titoli. In ogni modo se un club lo vuole deve parlare con il Barcellona, non con me. E poi, se il Barça dovesse aver bisogno di fare cassa, perché si parla sempre di Ibra e non di Messi o di Pedro? Sono stufo di dover rispondere sempre alle stesse cose. Inoltre Ibrahimovic ha fatto meglio di quanto fatto da Eto’o all’Inter, dato che lo svedese ha segnato 21 gol e fornito 17 assist, mentre Eto’o ha fatto 13 gol. David Villa? E’ lui che deve essere preoccupato, non Ibra. E’ Villa che deve fare quello ha fatto Ibra“.