Il difensore portoghese non è certamente un atleta dai nervi saldissimi e nella sua carriera si è spesso lasciato trasportare da reazioni isteriche e violente, come l’incredibile fallo ai danni di Casquero, giocatore del Getafe che gli costò dieci giornate di squalifica. Stavolta Pepe ha sbagliato bersaglio perché accade che Pablo Daniel Piatti del Valencia lo scalcia da dietro abbastanza duramente e lui rantola a terra. Arbeloa, suo compagno di squadra, cerca di tendergli la mano in segno di soccorso, ma Pepe gli rifila una tacchettata sullo stinco suscitando una risatina dei telecronisti.
Per il resto l’aspetto più importante di questo match è sicuramente il risultato di 0-0. Un pareggio che incute un pizzico di preoccupazione nell’ambiente del Real Madrid ora che il Barcellona è a - 4 punti dalla vetta, grazie alla rotonda vittoria di Saragozza. Da segnalare in Real Madrid - Valencia un palo di Ronaldo all’8′, un paio di parate di Guaita su Benzema e sul neo entrato Kakà, due contropiedi pericolosi del Valencia di Pablo Hernandez, entrambi fermati da un bravo Casillas e l’ultima occasione madrilena fallita da Di Maria. Poco per superare un Valencia in gran forma, ora il Real deve cominciare a darsi una svegliata per evitare il ritorno del Barcellona.

Sembra volgere al termine l’idillio tra Josè Mourinho e il Real Madrid. L’ennesima sconfitta contro gli odiati rivali del Barcellona, il nervosismo e le polemiche del dopo partita, le accuse nello spogliatoio rivoltegli dai senatori del Real e il malumore dei tifosi compongono la miscela esplosiva che sta annientando, mediaticamente, anche un duro come Mourinho. Marca e As, le due grandi testate molto vicine al Real Madrid e spesso influenti sulle scelte dirigenziali della società, danno quasi per sicuro un addio del portoghese a fine stagione.
A nulla è servita la scontata e netta vittoria casalinga contro l’Athletic Bilbao. La rabbia dei tifosi madrileni non si è placata e i fischi copiosi sono piovuti su Mourinho, reo di non aver dato un’anima e un gioco alla squadra. L’ex tecnico interista ha reagito in modo distaccato davanti ai giornalisti:
“Per me non è un problema ricevere fischi. Certo, non mi era mai successo in carriera ma c’è sempre una prima volta per tutti. L’importante è aver vinto. Qui si sono fischiati fenomeni come Zidane e Cristiano Ronaldo, che ha vinto la Scarpa d’oro, quindi perché non dovrebbe capitare anche a me? Entrambi hanno risposto con grandi risultati ottenuti sul campo, io replicherò ai tifosi con il mio lavoro. Non sono nato tifoso madridista ma sono un professionista che lavora per questa società. Punto”.
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L’ennesima lezione di calcio impartita dal Barcellona al Real Madrid (oltre alla vittoria, segnaliamo tra gli altri il dato più eclatante, e cioè il 76% di possesso palla blaugrana, per di più al Santiago Bernabeu) ha lasciato i soliti strascichi. Soliti perché quando i catalani conquistano la capitale, ma anche quando impartiscono le loro lezioncine a domicilio, c’è sempre la recriminazione, la giustificazione, o al peggio un gesto deprecabile da mettere a taccuino. Come in quest’ultima occasione in cui il protagonista in negativo è stato senza ombra di dubbio il portoghese di origini brasiliane Pepe, non nuovo ad uscite censurabili o a falli da codice penale. Ieri sera non gli deve essere arrivata la giusta quantità di sangue nel cervello, se è vero che prima ha steso Busquets meritandosi un sacrosanto cartellino giallo, poi ha simulato di ricevere una gomitata da Fabregas durante un contropiede blaugrana, infine ha pensato bene di rifilare un pestone coi tacchetti sulla mano sinistra di Lionel Messi.
“Non ho visto quello che è successo, ma se ha pestato la mano di Messi intenzionalmente allora è sicuramente censurabile” ha spiegato lo Special One ai microfoni, dopo essersi preso tutte le responsabilità per il ko dei blancos. Anche Pep Guardiola a caldo non ha saputo cosa rispondere: “Mi hanno detto i giocatori di quanto è successo, ma non l’ho visto ancora in televisione“, mentre chi la partita l’ha vista da casa e ha potuto appurare l’accaduto non ha esitato a censurare il gesto vile di Pepe. Come ad esempio Wayne Rooney che sul suo twitter se ne è uscito con un laconico “Che idiota Pepe“, subito ripreso dall’ex madridista Guti: “Se vuole fare il santo che predichi in cielo. Fare cose sbagliate è umano, cominci lui ad essere d’esempio“. Di fatto in Spagna il Real ne è uscito, di nuovo, con le ossa rotte (”A causa della mancanza di altre risorse ha di nuovo utilizzato il gioco duro e violento per affogare i propri dispiaceri” ha scritto Sport), mentre la giustizia sportiva si occuperà del caso Pepe nel pratico. Si profila una squalifica.
Dopo tutte le polemiche del post partita di uno dei classici spagnoli più sentiti di sempre, ci ha pensato il sito ufficiale del Real Madrid a gettare altra benzina sul fuoco accusando Dani Alves di essere un simulatore. I responsabili della comunicazione del club madridista hanno analizzato l’episodio chiave della partita proponendo un replay televisivo che mostra chiaramente come Pepe non abbia effettivamente toccato Dani Alves. La mimica di Dani Alves ha indotto l’arbitro tedesco Stark a pensare che quello di Pepe oltre ad essere un intervento scomposto fosse anche particolarmente violento, al punto da costringere il brasiliano del Barcellona ad uscire dal campo in barella.
L’intervento del difensore blanco resta comunque da catalogare come “grave” perché effettuato con il piede a martello, ma dopo aver visto queste immagini non sembra necessariamente meritevole di un cartellino rosso. La Uefa a questo punto potrebbe anche decidere di prendere provvedimenti nei confronti di Dani Alves che ha platealmente ingannato l’arbitro nonché tutti gli spettatori presenti allo stadio e davanti alla Tv. Di sicuro questo episodio sarà molto difficile da far dimenticare agli appassionati di calcio spagnoli e non solo.





Al minuto 60 di Real Madrid - Barcellona l’episodio che ha sicuramente facilitato il compito del Barcellona: Pepe cerca di conquistare un pallone che si trova a metà strada tra lui e Dani Alves. Il portoghese del Real allunga la gamba tendendola verso palla e gamba, Dani Alves cade a terra dolorante. Per l’arbitro Stark non ci sono dubbi, il fallo è da espulsione.
A fine partita Mourinho è furibondo e attacca il potere del Barcellona, per Casillas “è stata un’espulsione non comprensibile, contro il Barca giochiamo sempre in dieci, non può essere sempre così. L’espulsione ha deciso l’andamento della gara”, mentre Guardiola preferisce glissare.
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Il giorno dopo la finale di Copa Del Rey, che ha visto successo del Real Madrid di José Mourinho sugli storici rivali del Barcellona, non accennano a placarsi le polemiche tra il club della capitale e i blaugrana. La stampa catalana ha infatti puntato il dito contro il difensore portoghese delle Merengues, Pepe, reo di essersi prodotto nel classico gesto dell’ombrello nei confronti della curva avversaria.
Scatenato in particolare il noto quotidiano El Mundo Deportivo, secondo il quale il giocatore del Real dovrebbe ricevere almeno due turni di stop, così come era accaduto alcuni anni fa a Giovanni Silva (ex attaccante brasiliano che vestì la maglia del Barça per tre stagioni sul finire degli anni novanta) protagonista di un gesto analogo a parti invertite.




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Strascichi polemici hanno accompagnato il big match tra Real Madrid e Barcellona, terminato 1-1. Una partita caratterizzata da due calci di rigore, dall’espulsione di Albiol, al 50′, e da una certa tensione in campo. Durante i minuti di recupero Messi viene servito con un passaggio sbagliato e non riesce a recuperare il pallone che termina la sua corsa oltre la linea del fallo laterale.
Il fuoriclasse argentino si lascia andare ad un brutto gesto colpendo violentemente il pallone e mandandolo addosso ai tifosi del Real Madrid assiepati sulle tribune. Ma non è tutto perché, secondo il quotidiano catalano Mundo Deportivo, il difensore del Real, Pepe, avrebbe reagito con degli sputi verso i giocatori del Barcellona, in seguito ad un diverbio negli spogliatoi, a fine partita.
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Singolare (e…pericoloso) modo di esultare messo in pratica da Pepe e Marcelo del Real Madrid, dopo il 7-0 siglato da Cristiano Ronaldo nella partita di Coppa del Re vinta 8-0 dai madrileni, contro il Levante. Tutti si abbracciano alla maniera “classica”, tra sorrisi e complimenti, ma nel mucchio si notano movimenti strani. Sono Pepe e Marcelo che si scambiano colpi proibiti nelle parti intime tra le risate dei compagni.
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Gruppo G, quello meno incerto degli otto: Brasile e Portogallo dopo le precedenti due uscite giocavano solo per definire la loro posizione, chi sarebbe arrivato primo e chi secondo; ai lusitani occorreva vincere per scavalcare i cugini sudamericani, alla fine ne esce fuori un pareggio senza gol che qualifica i verdeoro in vetta al raggruppamento con sette punti e gli europei dietro con punti cinque. Secondo pari per 0-0 per Cristiano Ronaldo e compagni che confermano di avere una difesa più che buona e un cinismo, marchio di fabbrica della gestione Queiroz, che non ricordavamo appartenere a questa selezione. Il Brasile si conferma squadra solida, poca samba e molto pragmatismo.
I due tecnici, a dire il vero, hanno messo in campo undici competitivi e le squadre sul terreno di gioco hanno cercato di vincere; la Seleçao con un possesso palla tanto arzigogolato quanto, in molte occasioni, sterile, il Portogallo affidandosi alla velocità di capitan Ronaldo e all’ottima verve dei vari Danny, Raul Meireles e Tiago, anche oggi positivo. Primo tempo nervoso, un sacco di cartellini gialli e occasioni vere alla spicciolata: è il Brasile la squadra più pericolosa con Nilmar (palo) e Dani Alves, mira poco precisa e comunque non tantissimo lavoro per Eduardo. Nella ripresa invece nettamente più Portogallo, con Meireles che ha avuto sui piedi la palla più ghiotta per segnare. Sul finale grande Eduardo su un tiro di Ramires deviato.

A parte i fasti degli anni ‘60 con Eusebio e una deludente apparizione in Messico nell’86, forse non tutti sanno che il Portogallo è appena alla quinta partecipazione a una fase finale dei Mondiali, la terza di fila. Negli ultimi anni questa squadra è cresciuta molto e nonostante il calcio lusitano sia segnato da un marchio inconfondibile di chilometrico possesso palla senza guizzi capaci di andare a rete, le ultime prove di questa Nazionale sono state più che soddisfacenti. A parte la finale persa agli Europei casalinghi del 2004, anche agli scorsi Mondiali tedeschi questa selezione riuscì ad arrivare fino alla semifinale, poi persa contro la bestia nera Francia, capace di eliminare il Portogallo sempre in semifinale anche agli Europei del 2000. Quest’anno l’obiettivo è fare bene, sognare in grande e sorprendere tutti come già accaduto meno di un lustro fa.
L’allenatore è un portoghese nato in Mozambico, un 57enne che dopo aver girato il mondo tra Stati Uniti, Giappone ed Emirati Arabi Uniti è diventato noto per aver guidato il Real Madrid, oltre ad aver fatto a lungo il vice di Ferguson al Manchester United; stiamo parlando ovviamente di Carlos Queiroz che si trova tra le mani una formazione piena di stelle e che ha dovuto dunque operare scelte anche difficili lasciando a casa giocatori di fama internazionale. Convocati in principio 24 giocatori, ha “silurato” il difensore del Deportivo La Coruna José Castro, ma a parte questo anche prima di presentare la lista alla Fifa aveva operato scelte discutibili: non c’è il portiere del Betis Siviglia Ricardo (forse ha pagato il campionato nella B spagnola), ma neanche altri storici componenti della Nazionale, da Moutinho a Nuno Gomes, da Postiga a Viana, fino al Trivela interista Quaresma.
Poco male, i 23 che saranno di scena in Sudafrica sono giocatori di tutto rispetto che difficilmente faranno rimpiangere gli assenti: in porta un 27enne reduce da un grandissimo anno con lo Sporting Braga, ovvero sia Eduardo; in difesa da Carvalho a Pepe, da Miguel a Ferreira tutta la retroguardia può avvalersi di giocatori di esperienza e qualità. Per non parlare del centrocampo: Miguel Veloso e Deco non hanno bisogno di grandi presentazioni, c’è anche l’ex juventino Tiago e il caldissimo Raul Meireles autore di una doppietta nella recente amichevole vinta per 3-1 dai lusitani contro il Camerun. E in attacco il potenziale è notevolissimo: Cristiano Ronaldo la stella assoluta, ma anche Danny dello Zenit e il Red Devil Nani sono giocatori che potranno rivelarsi devastanti, non dimenticando Simao e Almeida, rispettivamente dell’Atletico Madrid e del Werder. Insomma, tanta roba.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica




Le foto degli stadi sudafricani che ospiteranno il mondiale




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