
Genoa e Sampdoria unite per motivi benefici? Di necessità virtù, messe da parte le acredini sportive i tifosi del Grifone e quelli blucerchiati si ritroveranno mercoledì 8 febbraio insieme sulle gradinate dello Stadio Luigi Ferraris per giocare un’amichevole di lusso contro il Manchester City di Mancini. Un’iniziativa lodevole che servirà per raccogliere fondi da destinare alle zone colpite dall’alluvione lo scorso 4 febbraio; proprio Roberto Mancini, che della Samp è stato una bandiera una ventina di anni fa, racconta come sono andate le cose sul sito ufficiale dei blucerchiati:
“Qui al City siamo in tanti legati alla Sampdoria quindi per noi era scontato accettare perché possiamo fare una cosa bella per Genova, una città in cui ho vissuto per 15 anni e dunque sento anche un po’ mia. Da parte dello Sceicco Mansour e della società è stata subito data la disponibilità per quest’evento. Non era facile trovare la data perché abbiamo un calendario particolarmente fitto di appuntamenti, ma ce l’abbiamo fatta e siamo contenti di poter dare una mano”.
Alle parole del Mancio si aggiungono quelle del presidente Riccardo Garrone che giudica la cosa “molto bella, visto che normalmente le due tifoserie non hanno un rapporto idilliaco“. Saranno dunque giocatori del Genoa e della Sampdoria insieme, per un’inedita formazione rossoblucerchiata guidata da quattro bandiere del passato dei due club: Bagnoli ed Eranio da una parte, Vialli ed Eriksson dall’altra.
Foto | © TMNews

Insieme hanno giocato nella Sampdoria e poi nella Lazio. Anni dopo si sono ritrovati all’Inter, ma con mansioni diverse: Mancini era l’allenatore di quella squadra che vinse lo scudetto del 2006 a tavolino in cui c’era anche Juan Sebastian Veron che indossò la maglia nerazzurra nel bienno 2004/2006. Due personalità forti e influenti nello spogliatoio. L’attuale allenatore del Manchester City più introverso e riservato, ma già capace, quando era ancora un calciatore, di impartire consigli ai compagni in campo.
Più espansivo e solare l’argentino, faro indiscusso del centrocampo quasi in tutte le formazioni in cui ha militato. Veron, intervistato da People, ha raccontato brevemente il suo rapporto con Roberto Mancini. Non è stato facile ai tempi della Sampdoria quando il Mancio, nello spogliatoio, incurante della differenza di stazza, gli avrebbe messo volentieri le mani addosso prima di fermarsi in tempo:
“Una volta alla Sampdoria ho avuto una discussione con Roberto Mancini. Non è una persona semplice, ha una personalità complessa. Adesso andiamo d’accordo e posso dire che mi ha aiutato nella mia carriera. Abbiamo giocato insieme nella Samp e nella Lazio, ed è stato anche il mio allenatore all’Inter. All’inizio il nostro rapporto è stato difficile. Stavamo giocando con la Samp e in una partita contro il Piacenza io battei un corner e lui mi disse che dovevo mettere in mezzo palloni più alti. In quel momento, non so perché, la presi male e lo insultai. Dopo, quando sono entrato nello spogliatoio, vidi che lui mi stava aspettando per picchiarmi. Si era tolto addirittura la maglia e voleva lottare come se fossimo atleti di kick-boxing. Per fortuna alcuni compagni non gli permisero di picchiarmi. Io so che non mi ero comportato bene in campo, quindi, quando poi si è calmato, mi sono scusato”.
Ancora una sorpresa in Premier League: dopo le sconfitta di Chelsea e Manchester United, nel giorno di capodanno cade anche il Manchester City che, complice la sfortuna ma anche giocate a volte intrise di sufficienza, perde contro il Sunderland subendo all’ultimo secondo il clamoroso gol della sconfitta ad opera del sudcoreano, classe ‘91, Ji Dong-Won. Con Balotelli in tribuna, Mancini ha cercato di espugnare lo Stadium of Light con Edin Dzeko terminale offensivo supportato da Johnson, Nasri e Touré; il risultato è un dominio sterile che ha avuto il suo culmine nella traversa, scheggiata a dire il vero, che proprio Dzeko ha colpito sul finire di tempo. Nella ripresa l’artiglieria pesante (leggasi Aguero e Silva) non ha smosso il fortino eretto da Martin O’Neill (ottimo il suo approccio sulla panchina dei Black Cats, 10 punti in 5 partite) che hanno sofferto senza colpo ferire (traversa clamorosa di Richards e ottime parate dello stilisticamente bruttino, ma efficace, belga Mignolet); e al 93° il contropiede vincente con Dong (in fuorigioco ma comunque) lesto e freddo di fronte a Hart, che ha saltato depositando la palla in rete. Una beffa incredibile per i Citizens che, c’è da dirlo, nell’ultimo mese e mezzo hanno fatto più male che bene.

Mario Balotelli non poteva non finire sulle pagine dei giornali inglesi anche l’ultimo giorno dell’anno, questa volta però non ha scatenato nessun incendio, né ha litigato con qualche compagno in allenamento. Ciò che gli ha fatto guadagnare l’onore delle cronache è il suo amore per le sigarette, a proposito del quale è stato chiesto a Roberto Mancini se intende prendere provvedimenti disciplinari nei suoi confronti così come ha fatto con quelli che hanno in passato mostrato di alzare un po’ troppo il gomito. Questa volta però il Mancio, seppur contrariato dal vizio di Super Mario, si è dimostrato più permissivo.
Pur condannando la cattiva abitudine del giocatore, Mancini crede che non è suo compito intervenire, certo se fosse stato il padre non gli avrebbe risparmiato qualche calcio nel di dietro:
“Sì lo so che fuma, sono a conoscenza di questa sua abitudine. Per me è una cosa che non va bene, ma non sono suo padre o sua madre. Se fosse stato mio figlio lo avrei preso a calci nel sedere, ma non è mio figlio. Gli ho già ripetuto più volte che sarebbe meglio se smettesse. Sono sempre stato e sarò sempre contro questo vizio. Proprio per questo mio figlio non fuma. In ogni caso credo ci sono giocatori, sia in Italia che qui in Inghilterra, che fumino regolarmente. In realtà non credo ne fumi molte, cinque o sei al giorno, ma gli ho già ripetuto che non va bene e che deve smettere”.
Poi l’allenatore italiano ha chiuso l’argomento con una battuta: “Forse usa le sigarette per accendere i fuochi d’artificio!”. Battute a parte Mancini è molto soddisfatto del rendimento di Balotelli: nei suoi 18 mesi in Inghilterra è stato molte volte protagonista di episodi censurabili, allo stesso tempo però il suo rendimento è stato straordinario e mostra ancora notevoli margini di crescita. Dopo la fase finale all’Inter con Mourinho, l’italiano sembra essere tornato quello degli esordi grazie al suo vecchio allenatore, tanto che in molti si chiedono se lo jesino non sia l’unico in grado di gestire il suo indiscutibile talento contemporaneamente con il suo difficile carattere.
I calciatori e il vizio del fumo




Tornando al vizio del fumo Balotelli può rallegrarsi del fatto di essere in ottima compagnia, sono molti infatti i calciatori, in attività o in pensione, che nel corso della loro carriera hanno mostrato di apprezzare le bionde. Tra loro ci sono campioni assoluti come Zinedine Zidane, Diego Armando Maradona, che ha cominciato dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, ma anche Johann Cruyff e Socrates, purtroppo di recente scomparso. Il Daily Mirror ha stilato la sua Top Ten guardando soprattutto al calcio inglese, ma anche tra gli italiani non mancano gli esempi, pensiamo ad esempio a Gianluigi Buffon, Alessandro Nesta e Vincenzo Iaquinta, tutti pizzicati con una sigaretta in mano.

Domani sarà il giorno della resa dei conti per il Napoli impegnato in Champions League, una vittoria sul campo del Villarreal significherà il passaggio del turno, altrimenti si dovrà sperare nelle buone notizie in arrivo da Manchester. Ed è ovviamente giorno di vigilia anche per il City di Roberto Mancini, la sconfitta di Napoli ha complicato maledettamente i piani degli inglesi che però possono ancora coltivare qualche piccola speranza di successo, anche per loro ci sarà da tenere gli occhi ben attaccati alle radioline. L’allenatore italiano ha tenuto nel pomeriggio l’abituale conferenza stampa del giorno prima e nel suo intervento ha voluto rispondere alle insinuazioni fatte dal patron partenopeo Aurelio De Laurentiis a proposito di un eventuale premio partita promesso dallo sceicco Mansour ai giocatori spagnoli affinché garantiscano il massimo impegno contro gli azzurri.
Lo jesino risponde sdegnato a quelle velate accuse, garantendo sulla rispettabilità e sull’onesta del suo datore di lavoro e classificando come tipicamente italiana questo tipo di strategia del sospetto: “De Laurentiis? Per fortuna lo sceicco Mansour non è italiano. È una persona rispettabile, non si preoccupa di queste sciocchezze”. A sostegno di Mancini anche le parole del suo vice, Fausto Salsano, ai microfoni di Radio Kiss Kiss. L’ex sampdoriano insiste sulla scarsa presa che hanno questi ragionamenti fuori dall’Italia assicurando che in Inghilterra le parole del produttore cinematografico non sono neanche state prese in considerazione:
“Le dichiarazioni del presidente del Napoli non ci hanno neanche minimamente toccato. Solo noi italiani abbiamo ascoltato quelle parole, gli inglesi assolutamente no. E’ un episodio che non ci tocca affatto, il problema non esiste. Se è stata una provocazione? Il presidente del Napoli ha, come si suol dire, tirato il sasso per poi nascondere la mano. Ma tutto fa parte dei giochi, la cosa più importante da parte nostra sarà giocare bene e vincere con una grande prestazione. Il Napoli? Andrà a Villareal a fare la partita, le chiacchiere le porta via il vento. Noi certamente continuiamo a coltivare il grande sogno del passaggio agli ottavi di finale di Champions League.Intanto, domani dovremo fare una grande partita e battere il Bayern Monaco, per poi sperare in un risultato importante del Villareal contro il Napoli”.
Anche Mancini in conferenza stampa si è espresso più o meno in questi termini, ha sottolineato l’importanza della vittoria contro il BayernMonaco mostrando nel contempo piena fiducia nella professionalità del club spagnolo che, seppur ancora a zero punti nel girone, di sicuro onorerà al massimo l’impegno contro il Napoli. Napoli che secondo l’ex allenatore di Lazio e Inter non è affatto superiore alla sua squadra, anche se bisogna accettare il verdetto del campo e soprattutto la sconfitta rimediata al San Paolo:
“Penso che siamo migliori rispetto al Napoli. Ma il Napoli ci ha battuto e se vince in casa del Villarreal merita di andare avanti. Il Villarreal è un club serio e in Champions League si gioca sempre per vincere. Nessuna squadra gioca per perdere in questo torneo: il Villarreal ha perso 5 partite, penso che gli spagnoli ci tengano a vincere l’ultima gara. Sappiamo che è difficile, dobbiamo solo pensare a battere il Bayern Monaco. Se arrivano buone notizie dal Villarreal… Sapevamo che questo gruppo sarebbe stato difficile. Abbiamo commesso qualche errore, una squadra come la nostra non può perdere 2 partite su 5. C’è ancora un match da giocare, mai dire mai. Se andiamo avanti, saremo un grosso problema per le altre squadre. Ma prima dobbiamo qualificarci”.
Continua a leggere: Mancini replica a De Laurentiis: "Per fortuna lo sceicco non è italiano"
Ogni tanto è cosa buona e giusta riconciliarsi col calcio, la cui essenza indubbiamente è il gol; per questo motivo vi proponiamo la rete del brasiliano Bruno Mezenga della Stella Rossa di Belgrado, andato a rete con un pregevole tacco al volo nella gara vinta dalla squadra della capitale serba contro i malcapitati giocatori dello Smederevo (la partita è finita 4-0). Ci sono tanti modi per segnare di tacco: il più spettacolare è indubbiamente il colpo dello scorpione, mentre a nostro avviso al secondo posto c’è l’interno tacco al volo (più facili i gol alla Crespo o i gol di tacco come quelli di Roberto Mancini contro il Parma o Alessandro Del Piero contro il Torino). In questo senso il gol di Mezenga richiama alla mente la grande realizzazione di Amantino Mancini in un derby vinto dalla Roma nella stagione 2003-2004 (dopo il salto potrete ammirare anche la prodezza dell’ex romanista), ma anche quella di Gianfranco Zola (anche questo da gustarsi sotto) quando giocava nel Chelsea. Elevatissimo coefficiente di difficoltà, con necessità di coordinazione estrema.
Continua a leggere: Video - Il gran gol di tacco di Bruno Mezenga della Stella Rossa

Finisce male la trasferta italiana di Roberto Mancini, il suo Manchester City, che sta volando in Premier League, perde a Napoli e vede diminuire drasticamente le sue possibilità di superare il turno di Champions League. Che la partita sarebbe stata difficile lo jesino lo aveva previsto nella conferenza stampa della vigilia, ma alla fine dei novanta minuti non ha nulla da rimproverare ai suoi ragazzi se non qualche minuto di scarsa concentrazione in avvio di ripresa. Il 2-1 è un risultato a suo modo di vedere bugiardo proprio in virtù di queste considerazioni e comunque non perde le speranze di approdare agli ottavi:
“Non credo che meritassimo di perdere questa partita. Chiaramente il Napoli ha avuto occasioni dopo il 2-1 perché in contropiede sono straordinari, però noi abbiamo fatto una buonissima gara, abbiamo raggiunto il pareggio, abbiamo avuto occasioni per andare sul 2-1. Abbiamo concesso due gol stupidi secondo me, potevamo evitarli benissimo, ma non sono assolutamente arrabbiato per la prova della gara. Mi aspettavo un Napoli così. Noi abbiamo avuto occasioni per fare gol, la palla non è entrata e non finisce il mondo: abbiamo perso una partita, ora ce ne sarà un’altra, chiaramente non dipende più da noi, però noi crediamo in questo, perché è difficile finire il girone con zero punti, quindi se il Villarreal gioca la partita, non si sa mai”.
Come parziale consolazione si può comunque pensare che per il Manchester City si tratta comunque di un esordio nel massimo trofeo continentale, proprio come per il Napoli, forse questo aspetto in una competizione così dura può essere determinante. Senza nulla togliere ai partenopei, che definisce una squadra furba, l’allenatore si dice in ogni caso contento dei suoi giocatori e rifiuta di trovare facili scuse come quella della loro presunta poca esperienza su palcoscenici di questo tipo:
“Abbiamo bravi giocatori. Non è che si può sempre vincere, purtroppo, qualche volta si rischia anche di perdere. Noi abbiamo fatto la partita, siamo contenti di quello che abbiamo fatto a livello di gioco, siamo una squadra che qualche errore a volte lo fa, è un anno e mezzo che giochiamo insieme, non pensiamo di essere il Real Madrid o il Barcellona, giochiamo bene, ma qualche volta puoi anche perdere. Il Napoli è una squadra italiana, furba, sapeva che non poteva concederci tante occasioni, ci ha aspettato però io alla fine sono contento della prestazione, mi spiace solo per il risultato”.
Le Foto di Napoli - Manchester City 2-1




Continua a leggere: Roberto Mancini rammaricato ma soddisfatto dei suoi: "Non meritavamo di perdere"

Una vita da mediano a recuperar palloni, poi la scrivania dell’Inter a cercare la formula per dare un senso a quell’”amala!“, quindi gli studi tv di Mediaset Premium: dopo 30 anni di nerazzurro, Gabriele Oriali si è fatto da parte con gran dignità da un anno e mezzo a questa parte, senza dichiarazioni fuori dal coro, col suo solito charme e compostezza. Perché andato via il Mourinho di tripletiana memoria, si è smaterializzato anche il Lele della Pinetina, senza una spiegazione ma con molte domande dei tifosi del Biscione: perché è stato scaricato dal magnanimo Moratti? Cosa c’è dietro? Dopo più di quindici mesi, è lo stesso Oriali a rispondere dalle colonne della Gazzetta dello Sport:
“Nemmeno io conosco i veri motivi, dopo 30 anni all’Inter in cui pensavo di aver guadagnato più rispetto e credibilità. Invece sono fuori e non ne conosco il motivo. So soltanto che il presidente si è lasciato convincere da Branca e altri dirigenti che volevano un nuovo progetto senza di me e visti i risultati degli ultimi sedici mesi, sono felice di non aver fatto parte di questo progetto. Errori commessi? Di inesperienza e presunzione in fase di programmazione. Fare il dirigente all’Inter non è semplice e nessuno può pensare di avere capito tutto se manca di esperienza. Benitez era un allenatore nuovo, andava supportato da qualcuno che conoscesse bene l’ambiente. Gasperini è stato un errore. Non ho nulla contro di lui ma tutti sapevano come giocano le sue squadre. E allora perché è stato perso tempo, invece di prendere subito Ranieri che era libero anche a giugno? Evidentemente in seno alla società c’è tanta confusione”.
Stilettata a Marco Branca, ma da un certo punto di vista anche a Massimo Moratti che ha dato il benservito a quell’elegantone di Oriali senza troppi cincischi:
“Con Moratti ho parlato prima e dopo. Anche pochi giorni fa mi ha rinnovato la sua stima in tv. Forse con il tempo ha capito tante cose, ma evidentemente non poteva più tornare indietro. L’Inter è sempre nel mio cuore e un giorno chissà. Ma adesso non ci sono le condizioni e io non sono il tipo che pone ultimatum. Non sono più andato nemmeno allo stadio, anche se gentilmente Moratti mi ha lasciato le tessere, proprio per evitare di creare problemi con la mia presenza”.
Continua a leggere: Inter, parla Lele Oriali: "Io fatto fuori da Branca"

E’ sempre il Manchester City a fare notizia in questi giorni. In un periodo di vittorie storiche per i Citizens, condite da calciatori che catturano nel bene e nel male l’attenzione, ritorna in scena l’antipatica storia che ha coinvolto Carlos Tevez e Roberto Mancini, esattamente un mese fa. L’argentino rifiutò di scendere in campo all’Allianz Arena suscitando le ire del Mancio e del club inglese.
Qualche giorno dopo la società prese una decisione forse non troppo severa per la gravità dell’accaduto: due settimane di stop per l’attaccante argentino. Tevez vuole sicuramente cambiare aria, ma ha scelto il modo peggiore per attirare l’attenzione di probabili acquirenti. Ebbene la dirigenza del City, poco fa, ha deciso di inasprire la punizione per l’Apache con 4 settimane senza paga. In pratica 1 milione di sterline in meno sulla retribuzione annuale del giocatore 27enne.
Tevez ha 14 giorni di tempo per appellarsi al Consiglio direttivo del City. Intanto Eurosport riporta interessanti parole pronunciate da Andres Sanchez, presidente del Corinthians: “Tevez ha più di un piede al Corinthians, anche se molta gente non ci crede. Ma oggi non offrirò 40 milioni di euro come la scorsa estate, perché il suo valore è sceso attorno ai 18 milioni“.

Domenica 23 ottobre, alle 14.30, all’Old Trafford di Manchester andrà in scena il 161esimo derby tra United e City, il 145esimo in campionato: in generale i Red Devils sono in vantaggio in quanto a vittorie, 67 a 43 rispetto ai Citizens, con 50 pareggi. L’ultima stracittadina mancuniana si è giocata in estate per la Community Shield, 3-2 per la squadra di Sir Alex Ferguson, mentre in campionato l’ultimo match risale al 12 febbraio 2011 con la splendida rovesciata di Wayne Rooney a regalare il successo allo United. Il City non vince contro i cuginastri dalla gara di Fa Cup del 16 aprile scorso (2-1), mentre in campionato l’ultimo successo risale addirittura a 3 anni e mezzo fa quando l’Old Trafford fu espugnato coi gol di Darius Vassell e Benjani Mwaruwari.
Questa volta il sentito derby arriva in un periodo della stagione particolare: nona giornata, con le due squadre di Manchester assolute protagoniste di questo primo quarto di campionato. Per di più a essere in testa è il City che ne ha vinte 7 e pareggiate solo 1, mentre lo United è distanziato di due punti al secondo posto della graduatoria. Dunque grandissima partita, e sfida a distanza tra i due allenatore Alex Ferguson e lo jesino Roberto Mancini; quest’ultimo è carico e ottimista in vista del big-match che di certo verrà seguito in tutto il mondo:
“Se finisse in parità sarebbe un buon risultato, ma non è nella nostra mentalità giocare per il pari. Tutti i derby sono partite differenti, ma questo lo sarà ancora di più perché per la prima volta ci troviamo ai primi due posti. Sarà una partita durissima perchè lo United soprattutto in casa è fortissimo, ma non deciderà la corsa al titolo”.
Immancabili le domande su Mario Balotelli, reduce da un super gol in rovesciata contro l’Aston Villa, e l’avversario in panca, ossia quel Ferguson che non ha lesinato complimenti al collega per come ha gestito il caso Tevez:
“Ferguson non posso che ringraziarlo, per me è un maestro e lo ammiro tantissimo per l’entusiasmo e la voglia di vincere che ha ancora alla sua età. Balotelli? Si sta comportando bene ultimamente, sia in campo che fuori. Ma con Mario non puoi mai sapere, può succedere di tutto in ogni momento”.