
La storica rivalità tra i due club, tra le due scuole di pensiero calcistico, è nota a tutti. Fino al punto di negare l’utilizzo del proprio stadio per la finale di una coppa nazionale. Non è naturalmente questa la versione ufficiale del diniego con cui il Real Madrid impedisce di giocare al Santiago Bernabeu una finale di Coppa del Re tra Barcellona e Athletic Bilbao, ma è una delle motivazioni tirate in ballo da alcuni media spagnoli, a maggior ragione quelli catalani. Marca parla di lavori da effettuare al Santiago Bernabeu e il portavoce della Federazione Spagnola, George Carter, ne ha preso atto, aggiungendo seccato: “Sembra che siano stati programmati da mesi…”
Tuttavia il rifiuto del Real Madrid non è piaciuto perché, oltre ai comprensibili “pensieri maligni” sulla possibilità di impedire agli odiati blaugrana di festeggiare nello stadio dei blancos un altro trofeo, c’è anche una questione istituzionale di mezzo. Secondo alcuni giornali spagnoli il rifiuto del club madridista costituisce uno ’sgarbo’ alla Corona, dato che la Coppa è dedicata a re Juan Carlos e che lo stesso sovrano consegnerà il trofeo al vincitore della finale.
Il portavoce della Rfef, Jorge Carretero, ha confermato oggi che il Bernabeu è stato scartato e che la finale, in programma il 20 o il 25 maggio, si terrà al Mestalla di Valencia o al Vicente Calderon di Madrid, lo stadio dell’Atlético. Laconico il commento del tecnico del Barcellona, Pep Guardiola: “Se non ci vogliono, non andiamo: giocheremo la finale dove vogliono riceverci”.
Ronaldo è tornato oggi in quella che quattro anni e mezzo è stata la sua casa, il Santiago Bernabeu di Madrid. Il fenomeno, che da poco ha dato il suo addio al calcio giocato, è stato premiato da Florentino Perez, che lo considera uno degli attaccanti più forti della storia madridista, per la sua grande carriera e per le stagioni passate a indossare la camiseta blanca, una delle stelle più brillanti di quella formazione ribattezzata col nome di Galacticos. Nel suo periodo nella capitale spagnola è sceso in campo in 177 partite ufficiali, realizzando la bellezza di 104 gol.
Il Santiago Bernabeu ha accolto il brasiliano con calore, l’ex giocatore ha fatto un intero giro di campo per salutare i tifosi, che lo hanno ricambiato cantando il suo nome e tributandogli una lunghissima standing ovation. Ronaldo, dopo aver ricevuto il premio dal presidente del Real, ha dato poi il calcio d’inizio alla partita tra la squadra di Mourinho e lo Sporting Gijon. Il brasiliano è apparso visibilmente emozionato per l’affetto dimostratogli dai suoi tifosi, prima di uscire dal campo ha scherzato anche con l’allenatore portoghese che lo aveva invitato a sedere in panchina.
Il ritorno di Ronaldo al Santiago Bernabeu




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José Mourinho lancia a Madrid uno slogan che lo scorso anno gli ha portato fortuna. “Per noi la Champions League non è un’ossessione, è un sogno“, la scorsa stagione valeva per l’Inter, questa volta si parla del Real Madrid sperando che il risultato finale non cambi.
Questo club ha vinto nove volte la Champions League, e ora vuole la decima, ma se non ci riesce resta quello che ne ha vinte di più. Voglio dire che, anche se dovesse andar male, non bisognerà dimenticare la storia. Non possiamo parlare di un Real ossessionato, lo possono essere i club che non hanno mai vinto questa competizione. La decima Coppa dei Campioni arriverà come conseguenza di un lavoro serio, organizzato e ben fatto, non attraverso le pressioni. L’anno scorso con l’Inter avevamo la speranza di passare il turno contro una squadra, il Barcellona, che era ossessionata dall’idea di giocare la finale di Madrid, alla fine passammo noi. Se non riusciremo a vincere quest’anno, ci riproveremo l’anno prossimo, non è un problema, i problemi al momento li ha il Giappone.
Il ritorno con il Lione al Santiago Bernabeu dopo l’1 a 1 dell’andata non sembra decisamente un’impresa impossibile per il Real Madrid, sia per la caratura tutto sommato modesta degli avversari sia perché agli spagnoli basterebbe non prendere gol per passare il turno. Mourinho non perde l’occasione di polemizzare con il presidente Aulas:
Secondo lui giocheremo per lo 0-0, tutti in difesa nella speranza che Casillas pari tutto. Magari ha ragione, faremo una partita difensiva aspettando il Lione. Ha parlato da allenatore e non da presidente
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Da un anno a questa parte a Kakà non ne va bene una, soltanto dodici mesi fa lasciava il Milan come uno dei più forti calciatori al mondo, da allora molte ombre e pochissime luci. La sua prima stagione al Real Madrid non è stata molto convincente, non certo all’altezza delle aspettative sue e dei suoi tifosi, poi è arrivato il mondiale, anche in Sudafrica il talento brasiliano ha faticato a brillare. Con l’arrivo di José Mourinho al Santiago Bernabeu s è addirittura parlato di una sua possibile cessione, il portoghese sembrerebbe poco interessato ad averlo con sé.
Oggi l’ennesimo capitolo negativo di questo strano anno. Kakà aveva problemi al ginocchio sinistro, questo spiegherebbe anche in parte l’opacità delle sue prestazioni, ma lo staff sanitario madridista non è riuscito a fare luce sulle origini e sulla natura di questo infortunio. È arrivata così la decisione di volare in Belgio, ad Anversa, per far visitare il giocatore da uno dei massimi luminari in quanto ad articolazioni, il famigerato Professor Marc Martens. Il brasiliano ha salutato i compagni in partenza per la tournée estiva negli Stati Uniti e in compagni del medico del suo club, Carlos Diez, è volato alla volta della città belga.
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Giornata commovente al Santiago Bernabeu dove quest’oggi s’è tenuta la conferenza stampa d’addio di Guti, centrocampista spagnolo che saluta il Real Madrid dopo 541 partite ufficiali e 77 gol: prima che iniziasse i saluti di commiato, Jorge Valdano ha portato in bella mostra le 15 coppe vinte con la camiseta blanca, con la proiezione di un filmato toccante celebrante il giocatore. Poi la parola a lui: “Voglio soltanto dire grazie al Real Madrid perché qui ho vissuto momenti stupendi e altri complicati. Sono cresciuto qui. Sono arrivato a 9 anni e me ne vado a 33. Il totale fa 24 anni, di cui 15 in prima squadra. Continuerò a giocare, ma il mio cuore sarà sempre qui. Una volta che avrò appeso gli scarpini al chiodo, mi piacerebbe tornare“.
Non ha svelato esplicitamente il nome della sua nuova squadra, ma fonti vicine al calciatore hanno assicurato che vestirà il bianconero del Besiktas: pronto per lui un biennale a 3,5 milioni all’anno, col suo ex allenatore Bernd Schuster pronto ad accoglierlo a braccia aperte. E’ la seconda partenza di lusso della squadra madrilena, stravolta almeno in parte dall’arrivo di José Mourinho: per l’intransigente tecnico lusitano non c’era posto per questo 33enne, esattamente come per Raul, anche per lui 33 primavere e un futuro imminente in Germania. Due autentiche bandiere che non avrebbero accettato il ruolo di comprimari dopo anni di trionfi da protagonista.
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“Tu, caro Riccardo, preparami una accoglienza degna… hai raccontato tutta una serie di attrattive del tuo Paese che certamente ci sono e che conoscevo. Poi in privato ti prego di provvedere anche ad altre attrattive che mi stanno molto a cuore…” così parlava Silvio Berlusconi il due dicembre scorso, riferendosi al presidente del Panama Ricardo Martinelli. Oggetto di queste parole la visita del Premier italiano nel Paese centroamericano in programma per fine giugno, in occasione dell’ampliamento del famoso canale di Panama. Ieri, infatti, Berlusconi era oltreoceano e da lì ne ha approfittato per altre “battute” delle sue, tra cui alcune inerenti il calcio.
“Ho promesso al presidente Martinelli che porterò il mio Milan a Panama. È la squadra che ha vinto nella storia del calcio più trofei internazionali ed io sono il presidente che ha vinto di più, quello che viene al secondo posto si chiama Bernabeu ed a lui hanno anche dedicato uno stadio ma ha vinto la metà dei miei trofei” ha sottolineato il presidente rossonero, che ha così accettato l’invito del collega panamense il quale lo aveva provocato dicendogli che la Nazionale del suo Paese avrebbe di certo vinto contro il Diavolo. “Porterò la mia squadra qui ma voglio dire al presidente di non dare per scontata la vittoria. L’unica cosa scontata sarà che a dare il calcio d’inizio sarà proprio Martinelli” ha continuato Berlusconi.
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Il Santiago Bernabéu ospiterà la sua prima finale di UEFA Champions League il 22 maggio 2010 (20.45). L’impianto madrileno, uno dei palcoscenici più prestigiosi del mondo, ha già ospitato tre finali di Coppa dei Campioni, l’ultima delle quali nel 1980, ed è il terreno di gioco della squadra più vincente nella storia del torneo, il Real Madrid CF.
30 maggio 1957: Real Madrid CF - AC Fiorentina 2-0
La formazione spagnola conquista in casa il secondo di cinque titoli europei consecutivi nella seconda edizione del torneo. Alfredo di Stéfano, già a segno nella finale dell’anno precedente vinta 4-3 contro lo Stade de Reims Champagne, apre le marcature dal dischetto al 69′, prima del raddoppio al 75′ di Paco Gento – unico calciatore presente nelle prime sei finali conquistate dal Real Madrid, record ancora ineguagliato – per la gioia dei 120.000 spettatori.











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Domani sera al Santiago Bernabeu andrà di scena la tanto attesa finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco. Sfida interessante sotto tanti punti di vista, per noi italiani ovviamente è la presenza dei nerazzurri a rendere l’appuntamento imperdibile. Un altro motivo di curiosità viene offerto dai due allenatore che siederanno in panchina, Louis Van Gaal e José Mourinho, non solo perché sono due grandi tecnici, ma anche perché il portoghese qualcosa come dieci anni fa era un uomo dello staff dell’olandese ai tempi alla guida del Barcellona, sarà in pratica la classica sfida tra l’allievo e il maestro.
Oggi l’allenatore dei bavaresi ha voluto ricordare i tempi in cui allenava in Spagna e in particolar modo quel giovane portoghese dal carattere già molto pepato incontrato per la prima volta nel 1997, Van Gaal ci racconta come il giovane José lo stregò convincendolo a prenderlo nel suo staff:
“Mourinho a Barcellona urlò come un pazzo in una riunione. Fu speciale, per questo lo misi sotto contratto. C’era un incontro con l’allora presidente Nunez e con Bobby Robson, fino a quel momento allenatore. C’era anche Mourinho. In quella riunione mi dissero che sarei stato l’allenatore della squadra e che avrei anche avuto la responsabilità del settore giovanile. Nunez aveva parlato con Robson, ma non con Mourinho. Lui cominciò a urlare come un pazzo. In quell’occasione fu speciale, per questo lo misi sotto contratto”.




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Il biglietto aereo di solo andata Milano-Madrid è ormai notizia certa: José Mourinho, indipendentemente dal risultato di domani sera (ricordiamo per ch ha trascorso gli ultimi mesi su Marte, finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco al Santiago Bernabeu, Madrid), a fine stagione farà le valigie e traslocherà. I soliti ben informati assicurano che ha già “sollevato” i figli dalla scuola internazionale che frequentavano in Lombardia per iscriverli in una spagnola; e insomma, lo Special One si è promesso sposo col Real Madrid e nonostante qualche reticenza del protagonista Florentino Perez, il matrimonio, alla fine, si farà. Già, ma allora chi sarà il prossimo allenatore dell’Inter?
Chi condurrà i nerazzurri tra Supercoppe varie (almeno quella italiana, se poi sabato arrivasse la Coppa dalle grandi orecchie, anche quella europea e, rullo di tamburi, il mondiale per club) e rivali ormai esauste, agguerrite e sull’orl0 di una crisi di nervi? Nomi se ne fanno a bizzeffe, ma scremare appare necessario perché stringi e stringi, in fin dei conti il prossimo condottiero interista sarà uno tra Rafa Benitez e Sinisa Mihajlovic. Per buona pace degli altri candidati, accostati al club di via Durini più che altro dai giornali: da Capello a Hiddink, da Mazzarri a chiunquealtrotantofalostesso.
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Siamo andati a scoprire in anteprima i segreti del Santiago Bernabeu, lo stadio che tra due giorni potrebbe diventare il teatro, per l’Inter, della conquista di un traguardo storico come la Champions League. Muniti di macchina fotografica e dopo un breve viaggio in metropolitana, siamo scesi alla fermata dedicata ad uno dei templi del calcio spagnolo e mondiale per iniziare il Tour Bernabeu, il tragitto riservato al pubblico che comprende la visita delle tribune, l’ingresso nel museo dove sono conservati cimeli, memorabilia, trofei e tantissime foto e la discesa verso il campo di gioco, per poi lambire gli spogliatoi. Impossibile filmare o fotografare ogni oggetto o angolo delle stanze che nel museo ripercorrono oltre 100 anni di gloriosa storia: ci siamo fermati alla non disprezzabile cifra di 86 foto.
La coda davanti alla biglietteria ci regala il chiasso gioioso di un paio di scolaresche francesi e la curiosità di 4 o 5 ragazzi italiani poco più che ventenni. Calcolando sommariamente il costo del biglietto di 15 euro e l’orario d’apertura dello stadio (orario abituale: dalle 10:30 alle 18:30, aperto quasi tutti i giorni dell’anno), non è irragionevole pensare che una non trascurabile quota di introito nelle casse del club madrileno possa provenire anche da questa lungimirante “invenzione”…


