E’ sempre più indecifrabile la situazione relativa alla vendita dell’As Roma. Domani Rothaschild, Unicredit e il cda di Roma 2000 (di cui fa parte anche Rosella Sensi) cominceranno le analisi delle offerte e dovranno svelare il “mistero” legato alla comunicazione della Claraz SA di un’offerta ignota, proveniente da un fondo di investimento collegato alla suddetta società lussemburghese. Ma la prima smentita è arrivata oggi da Aabar, il fondo di stato degli Emirati Arabi. Lo scrive Bloomberg citando una mail dell’amministratore delegato di Aabar, Mohamed Al-Husseiny:
“Aabar non ha presentato un’ offerta per l’acquisto dell’ As Roma e non intende farlo in futuro. Aabar non comprende le ragioni che hanno generato così intense speculazioni di stampa ma desidera prendere le distanze da tali voci anche nell’interesse di un valido e corretto processo di vendita del club calcistico italiano“, prosegue la nota. “I giornalisti e le parti interessate sono invitati a confermare la veridicità degli articoli di stampa direttamente con Aabar”.

“Siamo un paese musulmano che ha le sue tradizioni e costumi, cosa che i tifosi stranieri non devono dimenticare“, ha sottolineato Chaza Roumeithi, il portavoce del comitato organizzatore del Mondiale per Club in programma da domani ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. E la Fifa, in accordo con le autorità locali, ha pubblicato una lista di comportamenti non ammessi (già stampati con un depliant in arabo e inglese). Vietate le effusioni in pubblico e negli stadi, come il consumo di alcol e di droghe, vietati anche gli abiti troppo succinti.
Una situazione che, presumibilmente, anticipa il clima che si respirerà in Qatar, paese islamico conservatore e prossimo organizzatore dei mondiali del 2022. Tutta un’altra storia rispetto al mondiale sudafricano, dove tra tifose fin troppo accaldate ed altre vestite per fare pubblicità occulta, spesso le partite finivano in secondo piano.







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Si è conclusa con il punteggio di 3-0 in favore del Brasile l’amichevole disputata questa sera dalla Nazionale verdeoro contro l’Iran ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Le reti del match sono state messe a segno al 15′ dal blaugrana Dani Alves, al 69′ dal milanista Pato ed allo scadere da Nilmar, subentrato intorno al 20′ della ripresa all’altro rossonero Robinho. All’Iran non sono bastati i 20mila tifosi che hanno sostenuto la squadra che si prepara per la coppa d’Asia nel 2011 in Qatar.
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Dura la vita per il giardiniere dello stadio Sheikh Zayed di Abu Dhabi, cinque partite in sette giorni nell’impianto più importante dell’avveniristica città degli Emirati Arabi Uniti esigono un gran lavoro all’erbetta che accoglierà campioni come Messi o Ibrahimovic. E’ la settimana della Coppa del Mondo per club, dopo anni di viaggi verso Tokyo, quest’anno per la prima volta la competizione si svolgerà nel mondo arabo e più precisamente ad Abu Dhabi. Le prime partite si sono già giocate nello stadio Mohammed Bin Zayed, prima dell’esordio di Barcellona e Estudiantes si sono date battaglia squadre neozelandesi, congolesi, coreane e arabiche.
Il turno preliminare tra Auckland City e Al-Ahli si è risolto con un netto 2-0 degli oceanici, quindi tra ieri e oggi si consumeranno i due quarti di finale da cui usciranno le rivali del Barça e degli argentini dell’Estudiantes. Ieri il Tp Mazembe, formazione congolese vincitrice della Champions d’Africa, ha dovuto sopperire ai sudcoreani del Pohang Steelers, un 2-1 in rimonta: in vantaggio con Bedi, nella ripresa Denilson ha regalato agli asiatici il passaggio del turno. Ora se la dovranno vedere proprio con l’Estudiantes, mentre per i blaugrana c’è da attendere l’altro quarto di finale tra Atlante, messicani, e appunto Auckland City.

L’avvento degli sceicchi di Abu Dhabi nella Premier League inglese sta oscurando la stella multimilionaria di Roman Abramovich, fino ad oggi considerato quasi onnipotente nel mondo del Calciomercato. Ma i nuovi padroni del Manchester City, dopo il colpo Robinho di questa estate, non si sono risparmiati in proclami e promesse.
Negli ultimi mesi si sono fatti i nomi di Kakà, Cristiano Ronaldo, Gigi Buffon, lo stesso Ronaldo, c’è stata la trattativa estiva con il Barcellona per Ronaldinho e si è parlato anche di panchina. L’attuale Mister Mark Hughes non convince e il management del club inglese ha, dopo i nomi noti di Roberto Mancini, l’omonimo Donadoni, ha ora puntato il mirino verso, udite udite, the Special One, Mr Josè Mourinho.
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I petroldollari sbarcano nel mondo del pallone e da oggi in poi tutto cambierà, almeno questo è il progetto dello sceicco di Abu Dhabi che ha recentemente acquistato il Manchester City dall’ex presidente della Thailandia, Shinawatra. L’architetto dell’operazione è Mansour Bin Zayed Al Nayhan, un passato da campione di ippica, ministro per gli affari presidenziali nel governo presieduto dal fratello Khalifa e presidente della First Gulf Bank.
Allo sceicco non mancano i soldi e ha deciso che non baderà a spese attingendo dalle casse dell’emirato di Abu Dhabi, piene di 700 miliardi di euro, per trasformare il City nel club più forte di tutti i tempi. Tanto per cominciare, giusto per far capire che non c’è da scherzare, ha portato in Inghilterra Robinho, soffiandolo alla concorrenza di uno che qualche spicciolo da parte ce l’ha ma che in confronto allo sceicco sembra un poverello, stiamo parlando di Roman Abramovich.
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