
Il 6 febbraio del 2007 due industriali delle telecomunicazioni e già proprietari di franchigie di hockey sul ghiaccio e di baseball in Canada e negli Stati Uniti annunciano di aver comprato il Liverpool, sfilandolo di mano a David Moores: si tratta di Tom Hicks (suoi i Texas Rangers militanti in MLB) e George Gillet (che ha invece i Montreal Canadiens in NHL), due magnati capaci di sganciare insieme 720 milioni di euro per rendere ancora più glorioso il già leggendario Liverpool. Lo scudetto manca da troppi, troppi anni ad Anfield Road e per riuscire a rivivere vecchi fasti anche in Inghilterra il duo yankee decide di fare una grande campagna acquisti nell’estate del 2007: tutti i big rimangono, a loro si aggiungono Fernando Torres (36 milioni di euro) e Ryan Babel (17 milioni di euro). Reds eliminati nelle semifinali di Champions e quarto posto in campionato.
Nuovo anno, nuova storia: acquisti e cessioni, proclami e delusioni. Liverpool secondo in Premier, fuori ai quarti in Coppa Campioni. Estate 2009, via pezzi pregiati, pochi gli innesti, out al primo turno di Champions (ma ancora in lizza in Europa League), in Premier disastro totale e distacco siderale dal Chelsea capolista. In più 270 milioni di euro di debito, la discussa coppia americana (spesso in disaccordo) decide di alzare bandiera bianca: il Liverpool è in vendita. Al momento il neo presidente è Martin Broughton della British Airways, che con l’aiuto della Barclays Bank e della Royal Bank of Scotland tenterà di rinforzare la società e di ripianare il debito. Ma il tifosissimo Broughton darà semplicemente una mano, in attesa che i compratori arrivino e acquisiscano il club; e in effetti già si fanno nomi, piuttosto esotici, e che non rendono felicissimi i tifosi dei Reds.
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Pranzi a Vinovo, lunghe chiacchierate tra ogni singolo giocatore e Zaccheroni, infiniti allenamenti: la Juve cerca di cambiare volto, indispensabile per invertire la rotta degli ultimi due mesi neri e ricominciare ad essere la Vecchia Signora nelle prossime 15 partite. Servono almeno dieci successi per assicurarsi la Champions, obiettivo di campale importanza vuoi per il prestigio vuoi, soprattutto, per rimpinguare le casse. Il progetto estivo di Blanc e soci è fallito, Lippi e le sue dritte non hanno funzionato, in Corso Galileo Ferraris si lavora già per il prossimo mercato: altri liquidi, e tanti, per fare di nuovo grande la Juve, col rammarico di aver buttato alle ortiche un anno.
Pochi i sicuri della riconferma, in vendita più della metà della rosa. I giornali si scatenano, snocciolano nomi e ipotesi, capire quali siano le reali intenzioni della Juve non sarà facilissimo in questo ginepraio di indiscrezioni. John Elkann a Monaco di Baviera per il compleanno di un vecchio editore tedesco? Subito si scrive dell’interessamento per Ribery (la tradizione francese a Torino…) o per, più realisticamente, Schweinsteiger (l’usato sicuro tedesco…). Ma è l’asse Torino-Firenze quella che sta facendo fluire fiumi di inchiostro: Prandelli ora sembra in pole per la panchina bianconera, con lui arriverebbe in Piemonte il buon Vargas, uno dei laterali sinistri più forti del mondo.
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Se Juve e Milan ieri hanno potuto “festeggiare” l’approdo al turno successivo, i quarti di finale, della Coppa Italia, in altre lande europee ha fatto notizia l’eliminazione eccellente di due super big del calcio continentale: il Barcellona è stato eliminato agli ottavi di finale dalla Coppa del Re (ne era detentore), il Liverpool fuori dalla FA Cup al terzo turno (come per altro accaduto al Manchester United pochi giorni prima contro il derelitto Leeds). Fatali sconfitte interne nei leggendari Camp Nou e Anfiel Road: per i blaugrana di Guardiola l’1-2 casalingo ad opera del Siviglia s’è rivelato decisivo ai fini dell’eliminazione, stesso risultato, 1-2, ai tempi supplementari del Reading nel Merseyside.
Partiamo dai catalani che ieri sera in terra andalusa dovevano ribaltare la sconfitta patita nel match d’andata: vincere 0-2, questo l’obiettivo minimo per andare avanti nella competizione e non subire così il primo smacco (o eliminazione che dir si voglia) della gestione Guardiola, che di fatto fino ad ora aveva vinto tutti i trofei disputati. Ebbene, non è bastato lo 0-1 finale, frutto di un bel gol nella ripresa di Xavi su assist di Iniesta; i due centrocampisti hanno fatto del loro meglio, Messi e Henry ci hanno provato senza lesinare impegno e Palop, portiere del Siviglia, è stato alla fine migliore in campo. Ma gli errori di Ibrahimovic sotto porta (due, uno dei quali clamoroso) e un po’ di sfortuna hanno fermato la corsa di Puyol e soci (anche se il Siviglia ha recriminato per due gol annullati a Jesus Navas, entrambi forse buoni).
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Tre punti che fanno morale per il Liverpool di Benitez che agguanta la vittoria negli istanti finali del confronto giocato a Birmingham, contro l’Aston Villa. Il goal partita lo sigla Fernando Torres al 93esimo; Aquilani, in campo per 3/4 di match, ha mostrato timidi segnali di risveglio. I Reds ora sono settimi in classifica. Pareggio invece nell’altro posticipo di stasera, quello tra le penultime Bolton e Hull City, conclusosi sul 2-2. (Foto - Classifica)
Padroni di casa in vantaggio per 2-0 grazie alle reti di Klasnic al 20′ del primo tempo e di Davies al 16′ della ripresa. Una doppietta di Hunt nel giro di 7 minuti (26′ e 33′) consente agli ospiti di acciuffare il pari. Oggi ultimi due match del turno, con il Manchester United che riceve il Wigan e l’Arsenal che va a far visita al Portsmouth.



Finalmente è arrivato il momento di Alberto Aquilani, il centrocampista italiano approdato al Liverpool quest’anno ha giocato ieri la sua prima partita da titolare con la sua nuova squadra. Il periodo buio sembra passato, su di lui Rafa Benitez punta molto e dopo la prima partita caratterizzata da un minutaggio importante la risposta è stata assolutamente positiva. Al minuto 84 Aquilani ha lasciato il campo, con la squadra in vantaggio per 2-0 grazie ai gol di Steven Gerrard e Yossi Benayoun, i suoi nuovi tifosi, il pubblico di Anfield Road ha deciso che la sua prestazione andava premiata e così all’italiano è stata dedicata la sua prima standing ovation in terra d’Albione.
Ancora euforico per quanto vissuto nel suo primo boxing day Aquilani ha provato a raccontare le sue emozioni attraverso un’intervista telefonica per Sky Sport 24: “È stata una giornata sicuramente positiva, non giocavo da tanto e ho avuto la possibilità di giocare dall’inizio. E’ stata una gara difficile, per noi è stato fondamentale averla vinta, per quanto mi riguarda sono felice perché sono stato fuori tanto tempo e per me è importante giocare perché solo così posso recuperare la migliore condizione”.
Dieci anni dopo l’impresa di Wembley contro l’Arsenal (0-1 della Fiorentina, gol di Batistuta), i viola si ripetono in terra d’Albione: tra fallimenti, Serie C2 e una lenta risalita, in due lustri sono cambiate tante cose. Tante, non tutte: è rimasta la passione dei tifosi fiorentini, calorosissimi nel Merseyside, la grinta della viola, la presenza di un bomber assoluto. A fine millennio c’era Gabriel Omar Batistuta, dopo un anno e mezzo in Toscana Alberto Gilardino ha già raggiunto l’argentino in quanto a gol europei con la maglia della Fiorentina. Dieci centri, stasera assist per la rete del pari di Jorgensen e poi piattone del definitivo 1-2 al 92°, il centravanti di Biella è maturo più che mai. E con lui la Fiorentina, capace di fare la propria partita a Liverpool e di rimontare il gol di Benayoun.
Eppure nella prima frazione i ragazzi di Cesare Prandelli, un nugolo di giocatori spesso relegati in panchina ma che stasera hanno giocato una partita commovente, non meritavano di andare sotto: De Silvestri e Montolivo mettono più di un brivido a Cavalieri (qui le foto della bella moglie Daniela), portiere brasiliano da due anni in Inghilterra dopo tanti anni al Palmeiras.; ma in generale tutta la Fiorentina gira bene, nonostante Benitez non avesse risparmiato nessuno mandando al diavolo il turn-over. Anche Aquilani in campo, titolare in una partita ufficiale dopo un anno, ma tutte le belle cose fatte vedere dagli ospiti nel primo tempo non portano a niente. Anzi, Benayoun gela Frey: punizione di Gerrard, cross e spizzata di testa dell’israeliano su cui nulla può il portiere francese.




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Alberto Aquilani è un giocatore tanto forte quanto sfortunato: le sue qualità, oltre che al Liverpool, farebbero comodo anche alla Nazionale italiana di Marcello Lippi, che pure ha già giovato di gol e quantità del mediano romano. Giunto nel Merseyside quasi due mesi fa perché fortemente voluto da Rafa Benitez, di fatto il mediano ancora deve conoscere i compagni; l’acciacco alla caviglia l’ha costretto ai box per tutto questo tempo, il suo fisico “di cristallo” d’altra parte è sempre stato una sua caratteristica per cui nel corso della fin qui breve carriera non ha mai potuto giocare con la giusta continuità. Dopo mesi di lavoro differenziato, però, rivede la luce in fondo al tunnel, a Novembre dovrebbe poter esordire con la gloriosa maglia dei Reds.
“Non è stato facile per me. Mi sono trasferito in un nuovo club, in un paese straniero e non ho ancora potuto allenarmi correttamente. Non è una bella sensazione quando non sei coinvolto con il resto della squadra” ha detto Aquilani in merito ai suoi primi tempi in terra d’Albione. Certamente però ha potuto fantasticare circa il suo esordio, che come detto ormai prossimo. “La mia ambizione è segnare sotto la Kop. Ci ho pensato tanto durante la mia riabilitazione. Anfield è uno stadio fantastico con un’atmosfera superba. Non vedo l’ora di giocare davanti a questo pubblico” ha rivelato il centrocampista capitolino, che sotto la Sud ha segnato gran bei gol quando era un giocatore della Roma.

Alberto Aquilani è stato l’unico colpo (al contrario) del mercato giallorosso. Più di 20 milioni di euro incassati per veder partire il centrocampista di belle speranze e dei tanti problemi fisici verso Liverpool. Il giocatore, era noto, non sarebbe stato pronto per giocare prima di un paio di mesi, ma finalmente sembra arrivato il suo momento. Dal punto di vista personale può essere sadicamente contento perché i reds di Rafa Benitez sono in difficoltà. Battuti dal Chelsea nell’ultima giornata in Premier, esitanti in Champions League con all’attivo una vittoria striminzita con la squadra più scarsa del girone e una sconfitta meritata sul campo della Fiorentina.
L’inserimento di Aquilani diventa così fondamentale per Benitez che ha l’assoluta necessità di credere che il centrocampista italiano possa fare la differenza. C’è tanto bisogno che le qualità tecniche, la lucidità nel costruire gioco giocando più in verticale, dell’italiano vadano a costituire un valore aggiunto per il Liverpool sempre più orfano di Xabi Alonso. Il suo esordio è previsto alla ripresa dopo la pausa contro il Sunderland, anche se inizialmente dovrebbe partire dalla panchina.
In vista del suo lancio inglese Aquilani ne approfitta anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, proprio sul punto più controverso delle sue ultime stagioni a Roma, il modo in cui i suoi continui infortuni sono stati curati.
A Roma ho cambiato un sacco di dottori e non c’era continuità nelle cure, mentre qui ho notato una grande differenza. Fin dall’inizio, mi è stato detto che non avremmo forzato i tempi del rientro, per evitare una possibile ricaduta e ora non vedo l’ora di lasciarmi alle spalle tutti i miei problemi fisici.
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Clima teso nella capitale sponda giallorossa. I tifosi della Roma non accennano a porre la parola fine alle contestazioni e così anche oggi a Trigoria un nutrito gruppo di supporters della squadra sta presidiando il centro sportivo dove si allena la squadra con cori e striscioni; addirittura lanciate delle bombe carta e accesi dei fumogeni, la zona è sotto lo stretto controllo delle Forze dell’Ordine. “Rosella Sensi bla bla bla” è lo slogan del giorno, la Sensi la bersagliata numero uno tanto che anche a Villa Pacelli, ieri, apparirono scritte contro di lei. I tifosi non hanno accettato la scarsa campagna acquisti, con tanto di cessione del romano Alberto Aquilani.
I risultati in campionato di questo avvio di stagione hanno poi fatto il resto; nonostante nella conferenza stampa di presentazione il nuovo allenatore della Roma Claudio Ranieri abbia espresso tutta la sua “romanità” ricordando i tempi in cui andava in Curva Sud e in trasferta a seguire la Lupa, i tifosi non hanno gradito neanche questa mossa e per il momento non ripongono la minima fiducia nel tecnico testaccino. Il dimissionario Luciano Spalletti ieri presenziava a una iniziativa benefica ed è tornato a parlare del suo addio alla Roma, rispondendo a Rosella Sensi che qualche giorno fa s’era detta sorpresa “del fatto che avesse abbandonato la nave“.
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Timido e un po’ impacciato, ieri Alberto Aquilani s’è presentato alla stampa e ai tifosi del Liverpool col suo solito piglio un po’ in naftalina, senza colpi a sorpresa e con un italiano inconfondibilmente impregnato di romanesco. Primo giorno a Liverpool, il desiderio impellente di poter scendere in campo ad Anfield quanto prima: “Dei Reds mi ha già parlato il mio amico Riise. Mi ha raccontato della Kop e dei suoi grandi tifosi, non vedo l’ora di cominciare. Non ho mai giocato ad Anfield, ma ho sentito parlare molto dell’atmosfera unica che si respira. Riise mi ha parlato bene anche del tecnico Rafa Benitez, che è stato molto importante per il mio arrivo. Di questo sono orgoglioso“. Anche se la caviglia fa ancora male.
“Voglio giocare il più presto possibile e non penso che ci saranno problemi. Ho ancora questo problema alla caviglia ma i medici inglesi mi hanno visitato con attenzione e sanno di cosa si tratta. La mia priorità adesso è guarire“. Per giocare in un campionato diverso e affascinante: “La Premier League è un campionato diverso da quello italiano, penso che sia il più difficile, ma anche uno dei migliori e ci sono grandi squadre“. Il passato però non si dimentica: “Lasciare Roma è stata una decisione importante e difficile, perché lì sono nato e cresciuto. Ero e sono un tifoso giallorosso, per cui questa è stata una scelta di vita, ma penso sia stato un bene per tutti. Sono molto grato alla Roma per avermi permesso di giocare in serie A, raggiungere la Nazionale e adesso per avermi dato la possibilità di giocare in una squadra come il Liverpool“.