Nuova contestazione, ieri, prima degli allenamenti a Bogliasco, nei confronti della Sampdoria da parte di un gruppo di tifosi blucerchiati. E’ la terza contestazione pesante della tifoseria dopo quella di aprile, all’indomani del ko del Meazza che ha preceduto il duro scontro verbale tra i tifosi e Alberto Cavasin. Ma stavolta l’invettiva dei supporters doriani giunge a giochi fatti, con la Sampdoria in serie B. Un gruppo di tifosi della Sampdoria ha insultato Cavasin appena arrivato al centro sportivo Gloriano Mugnaini.
Insulti anche alla squadra da parte di una cinquantina di tifosi che si sono recati a Bogliasco, per assistere all’allenamento. Sui muri del centro sportivo è anche apparsa la scritta “Seria A subito!”, vergata con una bomboletta spray di colore nero. Al momento dell’arrivo di Angelo Palombo, i sostenitori della Samp lo hanno invece applaudito, ricordando il pianto di domenica scorsa e chiedendogli di picchiare i compagni di squadra e di restare in blucerchiato anche in Serie B.

Di errori ne sono stati fatti, ma anche la cabala ci si è messa, così non ci è stato davvero nulla da fare: la Sampdoria è retrocessa in Serie B per la quarta volta nella sua storia e nella Genova di fede blucerchiata ancora ci si chiede come sia potuto accadere. Il becco di 10 punti in 18 partite nel girone di ritorno, una discesa verticale che pochi ricordavano, almeno nella storia recente del calcio; eppure c’è chi non si è disperato più di tanto, si fa per dire, perché oltre alle scelte della dirigenza e la poca lucidità del calciatori, oltre alla sfilza di numeri negativi per gli amanti delle statistiche, oltre a tutto a questo c’era un disegno. Implacabile.
La storia del 22 maggio è ormai nota: la Samp è scesa in B nel 1966 e nel 1977, in entrambe le occasioni l’ultima gara fu giocata contro la Juve e in entrambi i casi arrivò terz’ultima (ne scendevano proprio tre), entrambe le volte fu un 22 maggio. Nel ‘99 invece era il 23 di maggio la domenica dell’ultima giornata, quest’anno sarà di nuovo il 22 maggio, data da cerchiare in nero ormai per gli amanti della Sampdoria. Ma è curiosa anche la storia degli anni gemelli: ‘66, ‘77, ‘99 e ora ‘11, solo l’88 i liguri se la cavarono, ma il campionato finiva il 15 maggio e addirittura la squadra si aggiudicò oltre a un brillante 4° posto, anche la Coppa Italia.
Chissà cosa accadrà nel 2022, in ogni modo da oggi la famiglia Garrone e chi verrà in futuro dovrà stare molto molto attento a scegliere gli allenatori. O meglio, lo stato tricologico degli stessi. Ebbene sì, in ognuna delle quattro retrocessioni alla guida della squadra c’era un “pelato“: Fulvio Bernardini e Eugenio Bersellini, rispettivamente allenatori nel ‘66 e nel ‘77, erano scarsocriniti, e che dire di Luciano Spalletti e il suo sostituto Giampiero Ventura a fine millennio? Velo pietroso sulle scelte di quest’anno: Mimmo Di Carlo e Alberto Cavasin. Infine il colletto: quest’anno la Kappa aveva proposto un collo a V, bianco; non ne veniva usato uno così da 11 anni. Correva la stagione 1998/99: terz’ultima allora, terz’ultima oggi.

Triplice fischio di Tagliavento, in pochi lo sentono al Ferraris: l’impianto genovese è una bolgia, ha appena segnato Boselli. Il minuto è il 91. Importante, importantissimo questo derby della Lanterna: vittoria di prestigio per il Genoa, sconfitta sul fino di lana per una Samp ormai con un piede in Serie B. I protagonisti, a prescindere dai giocatori e dagli encomiabili tifosi, non possono che essere i due allenatori, insieme alla proprietà di entrambe le squadre; commenta la gara Davide Ballardini:
Non è stato un bel derby, eravamo contratti e la Sampdoria altrettanto, nel primo tempo si è giocato un po’ di più, nel secondo c’era troppo nervosismo, troppa fretta e troppa paura. E comunque rimane un risultato importante. Molli per aiutare la Samp? Quando si ha a che fare con delle persone per bene e molto sensibili come lo sono i miei ragazzi, tutte queste cose che sono accadute danno molto fastidio e condizionano la partita. Abbiamo fatto partite contro il Brescia, contro il Lecce, squadre come la Sampdoria coinvolte nella lotta per non retrocedere, e abbiamo sempre fatto il nostro dovere. E’ stata sottolineata l’onestà del Genoa, cosa che per me non andava fatta perché il Genoa ha giocato la partita di stasera con la stessa intensità con cui ha giocato tutte le altre partite.
Il tecnico genoano ha poi glissato, ma senza apparire particolarmente diplomatico, sul suo futuro facendo intendere che con molta probabilità non verrà riconfermato; Enrico Preziosi non ha speso parole in favore del tecnico romagnolo, aggiungendo anzi che il nome del prossimo allenatore del Grifone sorprenderà tutti (a stupire sarà la riconferma di Ballardini?). E sulla partita il patron genoano rimarca un aspetto:
“Oggi non mi è piaciuto l’atteggiamento dei tifosi, che di solito sostengono la squadra fino al novantesimo. Il coro ‘il derby non si regala’ non mi è piaciuto e non è piaciuto neanche ai ragazzi. Sul piano del gioco la Samp ha fatto la sua partita e avrebbe meritato più di noi, ma la vittoria è una grande gioia. Io non ci credevo, anche perché soffrivamo molto nel finale, poi Boselli ha fatto un gesto tecnico bellissimo e l’esultanza è stata incontenibile”.
Le foto delle coreografie e degli striscioni di Genoa - Sampdoria 2-1




Continua a leggere: Genoa - Samp 2-1, le dichiarazioni di Ballardini, Preziosi, Cavasin e Garrone jr

Nel ritiro di Novi Ligure la Sampdoria prepara l’importantissima sfida di domenica contro il Brescia, un impegno fondamentale nel difficile cammino verso la salvezza dei blucerchiati. Dopo la sofferta vittoria di Bari la squadra di Alberto Cavasin è chiamata ancora una volta a scendere in campo per i tre punti, un passo falso contro i lombardi, anche loro in zona pericolosa, potrebbe essere fatale. Lo sa bene l’allenatore che ha preso il posto di Di Carlo, oggi in conferenza stampa ha parlato chiaramente di partita da dentro o fuori, senza mezze misure.
La squadra di Iachini è un avversario temuto ma la Sampdoria ha le qualità per riuscire a prevalere, il morale dovrebbe essere leggermente più alto rispetto a qualche tempo fa: “Contro il Bari bisognava vincere per continuare a sperare. Contro il Brescia sarà un’altra sfida da dentro o fuori, sfida fondamentale per il nostro immediato futuro. La stiamo vivendo così e ne conosciamo perfettamente il valore. Oggi abbiamo una squadra che saprà vivere il campo nel modo giusto e dimostrare di essere da Serie A. La vittoria a Bari ci ha dato più sicurezza e convinzione. Abbiamo ancora fame, siamo dentro la situazione, siamo sul pezzo e sappiamo che la corsa è ancora in salita”.
Il tecnico trevigiano gioca anche a nascondere un po’ le sue carte: “Qualcosa cambieremo, non è pretattica ma non mi va di entrare oggi nei particolari. Un ballottaggio in due ruoli, a centrocampo e in attacco, ci sarà fino a domenica”. Per il momento le previsioni parlando di un ballottaggio in avanti per affiancare Pozzi, i due candidati al ruolo di seconda punta sono Biabiany e Maccarone. Per quanto riguarda il centrocampo l’incertezza riguarda l’uomo di fascia, alla fine la spunterà uno fra Mannini e Guberti.
Cavasin poi elogia le doti del prossimo avversario, nonostante la classifica deficitaria non si fida di questo Brescia: “Verranno a Genova e attaccheranno come hanno fatto fin dall’inizio nella partita con il Genoa. Hanno preso una traversa, hanno costruito diverse occasioni e mantenuto il possesso palla, poi hanno preso gol e si sono disuniti. Ma noi giocheremo in casa e deve essere un vantaggio: ripeto, è una sfida da dentro o fuori e ne conosciamo il valore”. I tre punti sono un imperativo assoluto, poi bisognerà pensare subito al derby con il Genoa, prima di tuffarsi nelle ultime due giornate che potrebbero essere più semplici dal momento che il calendario propone le sfide con Palermo e Roma, due squadre che potrebbero non avere niente da chiedere alla classifica.
Altro giorno, altra contestazione alla Sampdoria dopo la violentissima invettiva di sabato scorso. Oggi, prima dell’allenamento a Bogliasco, un gruppo di ultras ha preso di mira l’allenatore Alberto Cavasin che si è fermato a battibeccare: “Mister vogliamo nove punti nelle prossime 3 partite, perché non ce ne frega più un c….Basta! Basta! A Milano nessun ammonito, c’hai ancora il coraggio di parlare. Tira fuori i cogl…. e dai le dimissioni, per cortesia!“. Cavasin ad un tifoso: “Tu sei disperato? Io ho perso sette chili…”.
Continua a leggere: Video - Samp: durissimo scontro verbale Cavasin-tifosi

Dopo il pronosticabile ko al Meazza contro il Milan, l’allenatore della Sampdoria Alberto Cavasin ha continuato a predicare ottimismo: “Anche se ci credevamo, non erano comunque qui i punti per la nostra salvezza. Ci siamo già buttati tanti punti dietro le spalle, ora dovremo farne tanti nelle prossime cinque. La media salvezza è alta, oltre i 40, per cui per rimanere in A tre vittorie dovremo farle. Dal momento che non vinciamo da oltre due mesi, pensare di vincerne tre in cinque sembra impossibile, ma io ci credo, anche perché le squadre che affronteremo sono alla nostra portata“. Tra queste parole e i risultati della domenica pomeriggio (che hanno ufficialmente posizionato i blucerchiati in terz’ultima posizione, cioè in zona B), il rientro a Genova da Milano.
E proprio nella notte tra sabato e domenica, un gruppo di tifosi sampdoriani, pare non appartenenti al tifo organizzato, hanno preparato un agguato ai danni del pullman della squadra; verso le due di notte, con la maggior parte dei calciatori già scesi, il mezzo con a bordo cinque di loro (tra cui capitan Palombo) e il medico sociale, ha raggiunto il piazzale dell’Ac Hotel di Genova Quarto, per fare manovra e far scendere gli ultimi elementi rimasti a bordo. Ebbene, proprio in quel momento un gruppo di facinorosi a volto coperto ha preso a bastonate la carrozzeria del pullman, ha sfondato il parabrezza con le pietre e minacciato di morte i presenti se la Samp fosse scesa in Serie B.
Nessun danno fisico alle persone, ma tanto spavento; sono intervenute prontamente le forze dell’ordine insieme a uomini della Digos, ma i tifosi violenti si sono dileguati nella notte senza lasciare apparenti tracce di sé. Al risveglio, la società genovese ha divulgato un duro comunicato stampa in riferimento all’accaduto:
Continua a leggere: Samp, contestazione feroce e minacce di morte

All’inizio i Garrone ci ridevano su, mentre contavano i bigliettoni sonanti giunti dalle cessioni di Cassano e Pazzini; poi hanno iniziato a farsela sotto, perché intanto la Samp perdeva e ancora perdeva e non c’era verso di cambiare la storia; e allora via a sostituire l’allenatore, nisba. La sconfitta interna col Lecce ha davvero fatto sudar freddo i vertici blucerchiati che a questo punto, a 6 partite dalla fine, non possono fare a meno di nominarle, quella parola e quella lettera, l’incubo ricorrente: Serie B.
I risultati sono quelli che sono, il gioco non ne parliamo, va bene i gemelli del gol venduti a gennaio, eppure per organico questa Samp non è inferiore, ma neanche per sogno, alle altre squadre invischiate per non retrocedere. Tant’è, classifica alla mano non sarebbe un’eresia, da qui a un mese e mezzo, vedere la gloriosa squadra genovese relegata al terz’ultimo o penultimo posto. In cadetteria. D’altra parte anche il figlio del petroliere e padrone della Samp, al secolo Edoardo Garrone, non si nasconde più e parla in vece del padre Riccardo:
“Non abbiamo nessuna intenzione di disimpegnarci, ci siamo stati nei momenti belli, ci saremo anche in quelli bui. Cerchiamo di lavorare dando il massimo, io sono qui a fare le veci di mio padre che è per qualche giorno impegnato all’estero e mi ha chiesto di venire a parlare alla squadra. Cavasin? Andiamo avanti con lui anche in caso di sconfitta a Milano contro il Milan. Per quando riguarda il direttore sportivo, invece, aspettiamo di capire in quale categoria saremo nella prossima stagione perché ovviamente è determinante”.
Alla faccia dell’ottimismo: neanche i Garrone sanno in che categoria giocheranno l’anno prossimo i blucerchiati. Crisi che più crisi non si può, per la gioia dei genoani.

In questa stagione è successo due volte che un allenatore esonerato dal proprio club sia stato poi richiamato: Iachini a Brescia (con intermezzo di Beretta) e Rossi a Palermo (solo un mese per Cosmi alla guida dei rosanero). Dopo l’ennesima batosta patita dalla Sampdoria, sconfitta interna contro il Lecce e baratro Serie B sempre più incubo plausibile, anche Mimmo Di Carlo potrebbe tornare sulla panchina dei blucerchiati, dacché il suo sostituto Alberto Cavasin in poco meno di un mese ha ottenuto il minimo sindacale: 4 partite e un solo punto, 0-0 col Chievo, con i liguri in gol una sola volta, ieri contro i salentini (inutile per altro il gol di Maccarone sullo 0-2).
I numeri sono impietosi, la Samp precipita senza alcun accenno di ripresa, il cambio di guida non ha sortito alcun effetto e, come preventivabile, al termine della gara del Marassi sono “scoppiate” pesanti contestazioni fuori lo stadio genovese all’indirizzo della squadra, critiche tutto sommato giustificabili e per fortuna civili. Eppure il buon Cavasin, ripetiamo impalpabile la sua mano su questa squadra davvero in crisi d’identità, al termine della partita si è mostrato grintoso più che mai ai microfoni dei cronisti, facendo contorti ragionamenti che alla fine hanno portato a una sentenza quasi paradossale: il trainer trevigiano si è definito un fenomeno.
“Il pensiero di essere mandato via non mi ha sfiorato: ma se devo dire la mia, sarebbe il peggio del peggio” ha subito precisato Cavasin, che poi ha analizzato il momento nero dei blucerchiati:
Continua a leggere: Samp, Cavasin stranamente si elogia: "Sono un fenomeno"
Brutto momento per la Sampdoria che nel girone di ritorno ha avuto un andamento negativo da record: in undici partite i blucerchiati hanno raccolto la miseria di 5 punti (pareggi con Juve e Fiorentina e vittoria contro il Bologna), andando in rete appena 5 volte (di cui 3 contro i felsinei e 2 contro il Cesena sullo 0-3, per cui in 9 partite non sono riusciti a fare gol) e subendo 16 gol. La retrocessione è qualcosa di più di un’orrenda ipotesi per il popolo sampdoriano che inizia davvero a farsela sotto; di conseguenza anche i giocatori giocano con la paura e non riescono a raccogliere il becco di un punto, tanto a Marassi quanto lontani da Genova.
Così, per darsi la carica, il gruppo ultras Tito Cucchiaroni ha pubblicato un video in cui recitano Angelo Palombo e Andrea Poli, insieme al padre di uno dei ragazzi del succitato gruppo ultras. Tre minuti molto toccanti finiti anche sul sito ufficiale della Sampdoria, una sorta di autoincitamento per cercare di uscire dal tunnel durante lo sprint finale che inizierà domenica prossima: trasferta a Verona contro il Chievo, poi Lecce in casa, un doppio ko sarebbe quasi letale per i ragazzi di Alberto Cavasin. “Non posiamo essere soli. Partita dopo partita, abbiamo bisogno dei tifosi è per loro che vogliamo farcela, noi e loro, insieme” dice il capitano; la Samp è a un bivio, imboccare la strada giusta non sarà semplice.
In questa stagione il campionato di calcio di Serie A terminerà il 22 maggio. Una data che a prima vista risulta anonima per tutti gli appassionati di questo sport, ma non per molti tifosi sampdoriani. Questione di cabala, di scaramanzia, di numeri simbolici: i blucerchiati di Genova, come riporta Skysport, sono retrocessi in Serie B le uniche due volte in cui l’ultima giornata del campionato si è giocata il 22 maggio, nel 1965-66 e nel 1976-77.
I tifosi meno giovani della Sampdoria ricordano le due tristi date, ma molti preferiscono non parlarne. C’è un altro numero del calendario, il 23 maggio, che riguarda, in maniera negativa, le sorti della Samp. Si tratta dell’ultima retrocessione dei liguri datata stagione 1998/99. Due giorni infausti per un fine settimana che dalle parti di piazza Borgo Pila preferiscono ignorare. Meglio pensare al campo e alla prossima partita di Catania, dove per la prima volta siederà sulla panchina della Sampdoria Alberto Cavasin, chiamato per risollevare classifica e morale di squadra e tifoseria.