
Il 14 luglio scorso, con l’ufficializzazione di Cristiano Bergodi sulla panchina del Modena, tutte e 22 le squadre che parteciperanno alla prossima Serie B (anche se con l’esclusione dell’Ancona, si avrà da vedere se sarà la Triestina o il Verona la 22esima) avevano un proprio allenatore. A inizio mese la neo promossa Portogruaro aveva scelto Eugenio Corini come mister, dopo l’addio di Alessandro Calori accasatosi a Padova; l’ex Genio lo scorso anno aveva studiato per diventare allenatore (collaborando, al contempo, con Sky) e così quest’anno primo grande incarico. Così parlava appena 10 giorni fa: “Restare fermo un anno dopo la conclusione della mia carriera di calciatore mi è servito per seguire molta serie B e riflettere su diversi aspetti del ruolo di allenatore“.
E ancora: “Ho scelto il Portosummaga perché è una realtà emergente, entusiasta e propositiva. Ho avvertito dalle parole della dirigenza la voglia di voler proseguire su questa spinta per non fare del Portosummaga una meteora. Lavorando assieme possiamo salvarci“. Peccato che dopo pochi giorni sia già giunta al capolinea l’avventura dell’ex palermitano, nella nottata di ieri ha ponderato la scelta di lasciare la barca addirittura prima che salpasse: Corini si è dimesso lasciando di fatto il club senza guida, con lui anche il direttore sportivo Giuseppe Magalini. Il direttore Gianmario Specchia ha spiegato i motivi di questa brusca interruzione del rapporto, lasciando intendere che l’ex centrocampista non si sia sentito abbastanza garantito sulla possibilità di avere una rosa all’altezza della categoria, con la società che insiste col gruppo della promozione, inserendo in squadra ulteriori giovani e concedendosi l’acquisto di non più di uno-due giocatori.

Il cubo di Rubik delle panchine italiane, ogni anno un rompicapo intuire come muta lo scenario dei tecnici della Serie A, si arricchisce oggi di un nuovo passo in avanti ma, al contempo, di un nuovo rebus da risolvere: la Sampdoria ha trovato il suo condottiero, tutto come previsto a guidare i blucerchiati in Champions League ci penserà Domenico Di Carlo. Passato da centrocampista soprattutto al Vicenza, la giusta gavetta con exploit a Mantova, chiaroscuro a Parma, quindi ottimo lavoro a Verona; insomma credenziali giuste per Garrone e soci, che hanno voluto puntare su un usato sicuro. Oggi il tecnico laziale ha lasciato ufficialmente il Chievo Verona.
“Un’offerta che non potevo rifiutare. So di raccogliere l’eredità importante da Del Neri ma la responsabilità non mi spaventa. Certi treni passano e li devi saper prendere al volo; io volevo restare qui ma quando ti offrono di fare i preliminari di Champions League non puoi dire di no” ha detto il pelato allenatore, che già si strofina le mani per l’opportunità di avere un fenomeno come Antonio Cassano alle dipendenze. Anche se il barese non è tipino facile: “Per me non rappresenterà mai un problema, lo sarà semmai per chi lo deve affrontare” ha risposto serafico. E infine: “Tra poco comincerò ad allenare la Sampdoria, aspettiamo l’ufficializzazione”.
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Lavorare. Questo è l’unico verbo adatto a quello che da qui ad agosto dovrà essere il compito della Sampdoria e dei suoi volti nuovi: lavorare tanto, perché ci sono preliminari di Champions da giocare, perché l’ossatura tecnica è stata smembrata, perché c’è da sintonizzarsi su nuove frequenze. C’è la rosa, un calciomercato da condurre per puntellarla, il patron Garrone; ma non ci sono più Giuseppe Marotta e Luigi Delneri, al loro posto Sergio Gasparin e Doriano Tosi a fare il lavoro sporco tra scrivania e campo, tra telefoni e progettualità. E un mister che ancora non si conosce. Sinisa Mihajlovic è stato avvistato a Genova, ma prende tempo sperando chiami Moratti. E allora sotto con Domenico Di Carlo, e il Chievo già si è tutelato contattando Alessandro Calori. Dicevamo di Tosi, venerdì si è presentato.
Lo ha introdotto Gasparin, ex Vicenza e quest’anno all’Udinese: solo un anno in Friuli, poi via in Liguria con i bianconeri che non ne hanno fatto un dramma (vicino l’ingaggio di Larini, ds dell’Ancona, mentre Francesco Guidolin ha firmato quale prossimo allenatore). “Già il suo nome, Doriano, è tutto un programma. Semmai sarebbe stato un problema se si fosse chiamato Genoano. Scherzi a parte, comunque, Tosi è un professionista serio; l’ho fortemente voluto all’interno della nostra società, perché penso abbia le giuste qualità morali e di rispetto per questo compito” ha detto Gasparin a proposito del nuovo ds che poi ha preso la parola e ha tratteggiato la sua strategia per condurre i blucerchiati attraverso una stagione, la prossima, che si preannuncia esaltante.

Fu uno scudetto a dir poco romanzesco quello conquistato dalla Lazio il 14 maggio 2000, all’ultima giornata di campionato. Tanti gli elementi inimmaginabili che hanno arricchito il secondo titolo vinto dalla squadra romana, 26 anni dopo quello del 1974: la rincorsa infinita alla Juventus (il 19 marzo, a otto giornate dalla fine del campionato, dopo la sconfitta (1-0) con il Verona di Cesare Prandelli e Adrian Mutu, la Lazio aveva nove punti di distacco dalla Juventus), la vittoria in casa della stessa Juventus con goal di Simeone, l’alluvione scrosciante di Perugia, il gol di Calori ai bianconeri. La Lazio vinse il campionato dopo nove anni di dominio Juve-Milan (l’anno successivo venne imitata dalla Roma): l’ultima squadra a vincere il tricolore prima delle due grandi strisciate fu la Sampdoria nel 1991.



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Incredibile. Non c’è altra parola per descrivere quel che è accaduto quest’oggi al Bentegodi di Verona dove i padroni di casa dell’Hellas dovevano vincere per salire in Serie B e invece, dopo una partita tutto sommato dominata, hanno perso all’ultimo minuto contro il Portogruaro che… è stato promosso in cadetteria. Il tutto facendo cadere nello sconforto sia i tifosi di casa gialloblu che quelli del Pescara, che col pareggio che stava maturando nel derby veneto pregustavano il salto di categoria (2-3 alla Real Marcianise per gli adriatici). Ha deciso, al minuto numero 90, un gol del 21enne Riccardo Bocalon, abile a raccogliere un cross dal fondo e a battere Rafael con un preciso tiro al volo. Quasi non ci credevano giocatori e tifosi del Portogruaro Summaga.
Questa società, intesa come la fusione del Portogruaro e della sua frazione Summaga (i due club decisero di unirsi nel 1990 quando, entrambi, militavano in Promozione), ha compiuto un vero e proprio miracolo agli ordini di mister Alessandro Calori (sì, proprio lui, l’ex Udinese che col Perugia castigò la Juve nel 2000 sotto il diluvio del Renato Curi): già l’anno scorso, alla prima apparizione in Prima Divisione, arrivò a una tranquilla salvezza (12esima piazza) e fu considerato un risultato notevole. Quest’anno, senza giocatori di rilievo e coi fari spenti, l’exploit inatteso sin dalle prime giornate: dopo la sconfitta casalinga col Ravenna, sei successi di fila e subito la volontà di non smettere di sognare, dando del filo da torcere a società ben più ambiziose e quotate.
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