
Mai nominare il nome di Totti ai giocatori del Bologna. A distanza di due giorni dall’intervista rilasciata da Alessandro Diamanti in cui sostiene di non credere al capitano della Roma come una vera bandiera del calcio e che l’amore per la squadra giallorossi derivi in gran parte dai lauti compensi che gli elargisce la società, ora è il turno di Alessandro Raggi. Secondo “La Repubblica” mentre il giocatore rossoblù transitava per la zona mista zoppicando vistosamente, un cronista gli ha chiesto il motivo dell’infortunio. La risposta di Raggi è stata pesantissima : “È quella m… di Totti“. Le parole del difensore hanno provocato un piccolo parapiglia tra gli speaker della capitale.
Diversa la versione de “Il Resto del Carlino”. La testata emiliana afferma che il putiferio scoppia alla fine della partita, quando Raggi parla al telefono con qualcuno e spiegando come sta la sua caviglia, secondo un gruppetto di tifosi romanisti dice: “E’ stata quella m…. di Totti“. L’inviata della Rai capta al volo la presunta uscita di Raggi e richiede la linea allo studio Ma la trasmissione è finita e da quel momento in poi non resta che registrare il tam tam mediatico contro Raggi nei forum giallorossi e nelle radio romane.
Roma - Bologna 1-1: Le foto della partita




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Alessandro Diamanti riscalda l’atmosfera alla vigilia della sfida contro la Roma, il fantasista del Bologna in un’intervista ha voluto dire la sua su Francesco Totti. In questi giorni il capitano romanista è stato esaltato per il record di gol segnati con la stessa maglia, cifre che hanno portato tutti a definirlo una bandiera del calcio, bandiere che in questo sport sono ormai sempre più rare. Anche in occasione della sfida con la Juventus la fedeltà del numero dieci ai colori giallorossi è stata messa in evidenza e accostata a quella di un altro grande del nostro calcio, quell’Alessandro Del Piero che ha speso una vita intera all’ombra della Mole.
A quanto pare però il toscano Diamanti, uno che peli sulla lingua non ne ha mai avuti, non è d’accordo e preferisce uscire dal coro sminuendo quanto fatto da Totti e da quelli che come lui hanno indossato sempre la stessa maglietta e servito sempre lo stesso club:
“Totti è un grande giocatore, un grande campione, non dico una bandiera perché le bandiere per me non esistono. Lui ha fatto una grande carriera, ma se gli chiedessero di giocare gratis allora sarebbe una bandiera, con dieci milioni di stipendio è facile: quando ci sono di mezzo i soldi le bandiere non esistono, le bandiere esistono nel volontariato”.
Un pensiero in parte condivisibile, il rossoblu ha fatto riferimento al romanista perché sarà il suo prossimo avversario, ma probabilmente avrebbe detto lo stesso di chiunque. A onor del vero c’è da dire che lo stipendio di Totti non è così alto, secondo l’ultima indagine condotta dalla Gazzetta dello Sport il Pupone guadagna infatti 5,2 milioni di euro all’anno, la metà rispetto a quelli tirati in ballo da Diamanti, non pochi sia chiaro, ma nemmeno tanti rispetto ai soldi che girano oggi nel mondo del calcio. Se il romanista avesse voluto in passato avrebbe potuto arrotondare il suo conto in banca andando ad accasarsi lontano da Roma, magari alle dipendenze di qualche ricco sceicco, ma non l’ha fatto.
Sicuramente più concilianti i toni di Diamanti quando gli viene chiesto un parere sul lavoro svolto da Luis Enrique in Italia fino a questo momento: “È venuto in Italia e ha fatto il calcio che gli piaceva, ha perso, ha vinto, ma ha mantenuto il suo ideale”. Intanto cresce la tensione in vista della partita di domenica, i giallorossi proveranno contro il Bologna a continuare la serie di risultati positivi inanellata in campionato e a dimenticare la brutta sconfitta di Torino, per contro i felsinei cercheranno di opporsi per conquistare punti preziosi in chiave salvezza.
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La Juve non va oltre l’1-1 al Rigamonti, contro un Brescia aggressivo e ben organizzato che senza timori reverenziali ha cercato di impensierire i bianconeri, riuscendoci a più riprese. Partita non eccelsa ma comunque ben giocata, in cui l’agonismo ha sicuramente giocato il ruolo del protagonista, un match decisosi in appena 120 secondi: siamo poco dopo la metà della ripresa quando Quagliarella porta in vantaggio gli ospiti, passano due minuti e Diamanti pesca dal cilindro una magia delle sue, il gol del pari che fa esplodere l’impianto bresciano.
Nella prima frazione le emozioni, in ogni modo, non sono mancate; merito soprattutto delle Rondinelle che fanno del pressing e delle conclusioni fulminee, precise e da fuori il leit-motiv del match. Eder e Diamanti sono gli avanti bresciani coi piedi più caldi, è pronto Storari (anche se non sicurissimo) a respingere gli attacchi avversari; Caracciolo è impreciso. La Juve fatica a impostare gioco, sfrutta le fasce ma spesso è approssimativa, si affida dunque come gli avversari ai tiri dai 30 metri su cui Arcari, prima su Aquilani quindi su Sissoko, fa buona guardia. Da segnalare, sempre nei primi 45 minuti, anche la traversa dalla lunghissima di un ispirato Eder.
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Alessandro Diamanti paga severamente le intemperanze compiute domenica all’Olimpico durante Lazio - Brescia. Il centrocampista era stato espulso per doppia ammonizione, poi però non ha saputo contenere la sua rabbia e si è scagliato contro il direttore di gara Celi. Il giudice sportivo Tosel ha deciso per questo di comminargli ben tre giornate di squalifica invece di una, come di solito accade per chi rimedia un rosso per somma di ammonizioni.
Nel comunicato ufficiale si legge che il giocatore è stato sanzionato per “doppia ammonizione per comportamento non regolamentare in campo e per comportamento scorretto nei confronti di un avversario; per avere, inoltre, al 34° del secondo tempo, all’atto dell’espulsione, rivolto all’Arbitro un epiteto ingiurioso”. Il Brescia farà ricorso per provare ad ottenere uno sconto di pena, questo non ha evitato però a Diamanti la ramanzina di Gino Corioni.
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Ieri Alessandro Diamanti da Prato, una vita a far baldoria in Versilia prima di decidere di diventare calciatore, a 24 anni, si è presentato alla stampa bresciana: Gianluca Nani e Gino Corioni hanno fatto un bel colpo per le Rondinelle, il Brescia col fantasista toscano aggiunge tanta qualità alla sua rosa. Presentazione sui generis, col presidente slinguazzante a destra e il diretto interessato che cerca di fare il modesto ma che non riesce a nascondere il suo ego, alla fine siparietto interessante. Partiamo da Corioni, che è convinto di aver portato un nuovo Roberto Baggio al Rigamonti.
“Diamanti è un giocatore abbastanza particolare. La mia idea è che ha fatto a tempo perso il giocatore fino a quando si è sposato. Poi ha messo la testa a posto. E’ ancora giovane, ha 27 anni. Da ora in poi si comporterà da atleta perché ce l’ha promesso: altrimenti non l’avremmo preso. Da lui ci aspettiamo tantissimo: è un giocatore di gran classe, anche se non voglio dire a chi assomiglia. L’avete già capito, ma non voglio fare il nome. In Italia non vedo altri giocatori nel suo ruolo con queste capacità tecniche e balistiche. A 26-27 anni non tutti hanno capito che Diamanti è un fenomeno: l’altro (il Divin Codino, ndr) lo era già a 14. Tu (rivolto a Diamanti, ndr) devi addirittura fare meglio di lui da adesso in poi”.
L’ex Livorno e West Ham ha così preso la parola e ne ha approfittato per parlare del più e del meno.
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Mercato, mercato, mercato: a una settimana esatta dalla chiusura di questa stramba sessione di calciomercato, ieri in Italia e non solo si sono definite alcune operazioni molto, molto interessanti. Iniziamo dal ritorno di Alessandro Diamanti in Italia: dopo un solo anno di West Ham, non esaltante a dir la verità, il pratese sbarca a Brescia dove firma un contratto quinquennale. Buon colpo delle Rondinelle, e minusvalenza per la società londinese che lo aveva pagato 6 milioni dal Livorno e che invece lo ha ceduto per la cifra di 2,2 milioni di euro.
Passiamo alla Lazio che ieri si è fiondata sull’attaccante del Manchester City Roque Santa Cruz: il paraguayano è ufficialmente un giocatore dei biancocelesti, che dunque abbandonano la pista Almeida e si “accontentano” del bel lungagnone sudamericano. Arriva nella capitale in prestito oneroso, 2 milioni di euro, con diritto di riscatto fissato a 4 milioni; l’ingaggio del giocatore, più di 2 milioni all’anno, verrà diviso tra le due società. Un buon colpo per la squadra di Edy Reja, già fortemente rinforzata dall’arrivo del brasiliano Hernanes.
Una trentina di ultrà del Livorno ha fatto irruzione oggi pomeriggio al centro Coni di Tirrenia interrompendo l’allenamento degli amaranto per contestare giocatori e tecnico. Per almeno una decina di minuti i tifosi hanno avuto un vivace incontro con la squadra e non sono mancati i momenti di tensione. Le accuse erano rivolte per lo più al comportamento tenuto dai giocatori in questo finale di stagione anche fuori dal campo. È stato Ciccio Tavano il principale bersaglio della contestazione. L’attaccante è stato accusato di atteggiamenti poco professionali fuori al campo e sarebbe stato anche spintonato da un tifoso.
L’ira degli ultras però si è riversata anche sull’ allenatore Serse Cosmi, finora risparmiato dalle ripetute contestazioni dei supporters amaranto. Il tecnico è stato accusato dagli ultrà di aver ritirato le dimissioni e di aver supinamente accettato la politica del presidente Aldo Spinelli, nel corso del mercato di gennaio, che, a loro dire, non ha rafforzato adeguatamente una squadra indebolita dalla cessione di Candreva, arrivata dopo quella di Diamanti in estate. Gli ultrà hanno chiesto infine ai giocatori di dimostrare carattere già a partire dalla partita di sabato contro il Genoa per cercare di invertire la rotta. ”Se ciò non dovesse avvenire - hanno ribadito gli ultra’ - la contestazione diventerà ancora più dura“.
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Ma non erano gli allenatori tatticamente più preparati, quelli che tutti volevano, capaci di conquistare con un sopracciglio alzato e una sciarpetta ben annodata i sudditi di Sua Maestà? Sì, lo erano, ma fino a pochi mesi fa: Roberto Mancini, Carlo Ancelotti e Gianfranco Zola hanno perso non pochi punti nell’indice di gradimento dei calciofili inglesi e le società che li hanno a libro paga stanno già pensando di dargli il ben servito. A parte Di Matteo, rimarrebbe in auge solo Fabio Capello che al contrario dei colleghi e connazionali gode di stima illimitata: di recente è stato reputato dal Times l’uomo più potente dello sport britannico. L’ex tennista Boris Becker dopo una cena con lui ha dichiarato: “Capisco perché nessuno osi contraddirlo e avrei pagato per averlo come tecnico. Se uno così mette le redini al talento lo porta dove vuole“.
Ma il ct dell’Inghilterra poco ha a che vedere con le sabbie mobili della Premier League: il generale di Pieris è proiettato verso il Sud Africa e un’eventuale, e non impossibile, successo non servirebbe ad altro se non a farlo diventare più potente della Regina Elisabetta. I problemi veri, quelli li hanno i tre moschettieri sopra citati: c’è Gianfranco Zola, sardo sanguigno che all’Upton Park non ha mai vissuto sabati spensierati. Niente da fare, il suo West Ham non carbura e salvarsi non è scontato, se ci si mette anche Diamanti a sbagliar rigori. La nuova proprietà è ambiziosa e non vuole stagioni limbo, con navigazione pericolosa a riva; così Zola ha già pensato di preparare le valigie, giusto per non trovarsi impreparato quando dovrà salutare il West End londinese.

Non conferma né smentisce, raggiunto telefonicamente da un giornalista dell’ANSA a Londra, il presidente del Cagliari e imprenditore nel settore alimentare Massimo Cellino, si limita a rispondere: “Non posso dire niente“. Qual’era la domanda? Semplice, se fosse vero che si trova nella capitale inglese per rilevare il West Ham United, secolare squadra dell’est londinese che da un po’ di tempo si trova in acque non proprie limpide. Gli Hammers, allenati da Gianfranco Zola (sardo e bandiera del Cagliari prima di chiudere la carriera), sono in zona retrocessione ma ai mezzi disastri sportivi si aggiunge anche una situazione finanziara non proprio rosea.
Bjorgolfur Gudmundsson, pelato patron islandese travolto dalla crisi dell’isola nel 2008, è da un po’ di tempo che non ce la fa più e dopo aver temporeggiato pare vicino a cedere la società in mani economicamente più stabili: possibile che Massimo Cellino ha i 70 milioni di euro (questa la cifra dell’investimento) per dare al West Ham sicurezza con annesso futuro? Evidentemente sì, stando anche alle voci che da ieri si rincorrono e che vogliono l’imprenditore sardo davvero vicino a chiudere l’affare: è in pole-position sugli altri pretendenti, David Gold e David Sullivan (ex proprietari del Birmingham City) della società finanziaria InterMarket e Tony Fernandes, imprenditore malesiano.
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Il 25 agosto scorso Alessandro Diamanti è diventato un giocatore del West Ham; il presidente del Livorno Aldo Spinelli per settimane aveva dichiarato che non avrebbe venduto il giocatore a meno di 10 milioni, ma di fatto alla fine è partito per 6,2 milioni di euro più eventuali bonus legati ai risultati del giocatore e della squadra (arrivando, così, al massimo a 8 milioni). Pagamento in tre rate, alla società amaranto spettavano due milioni sin da subito ma da Londra ancora nessun bonifico e il Livorno pare stia stancandosi. Sul sito dei labronici benché Diamanti non faccia più parte della rosa, non è mai stata l’ufficialità della cessione proprio per questo motivo.
Gli Hammers economicamente non se la passano benissimo a causa della famigerata crisi mondiale che mise a sedere il proprietario islandese della squadra e al contemporaneo fallimento dello sponsor, la XL. Tuttavia la Sbob, nuovo main sponsor del club, pare affidabile e anzi proprio pochi giorni fa ha effettuato un pagamento di 4 milioni di sterline al West Ham, senza contare i 3 milioni provenienti da Firenze nell’affare Savio - Da Costa. Nonostante queste liquidità, però, di pagare il Livorno la squadra dell’est londinese ancora non ci pensa; e così Spinelli minaccia di far saltare tutto.