Tra i rientranti della vecchia guardia italiana campione del mondo c’è Gennaro Gattuso. Il centrocampista rossonero torna in nazionale dopo le assenze per infortunio e si conferma punto fermo della nazionale gestita da Marcello Lippi. Resta ancora a casa Antonio Cassano, mentre Fabio Cannavaro, nonostante la squalifica che lo terrà fuori in occasione del big match di Dublino, figura tra i convocati.
(Elenco dei 24 convocati)
In difesa c’è spazio anche per due giocatori che non stanno sfigurando con le rispettive squadre come Salvatore Bocchetti del Genoa e Alessandro Gamberini della Fiorentina. La nazionale si radunerà al centro tecnico di Coverciano, a Firenze, entro la mezzanotte di domani.
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La Fiorentina vive la notte più bella della gestione Prandelli battendo nettamente il Liverpool di Benitez. Un’affermazione sontuosa, giusta per il punteggio e per la superiorità mostrata dai viola, soprattutto nella prima parte di gara. Una vittoria nel segno di Stevan Jovetic, giocatore eclettico e talentuoso che ha fatto letteralmente impazzire la difesa dei Reds. Il 2-0 della Fiorentina interrompe, finalmente, la striscia negativa dei club italiani nei confronti delle formazioni inglesi. La compagine italiana è partita a spron battuto coniugando qualità e quantità già nelle prime battute di gara: un avvio letale che ha sorpreso il Liverpool.
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Vargas e Marchionni hanno fatto il bello e il cattivo tempo sfruttando la loro velocità e la staticità di alcuni elementi della retroguardia inglese. Troppo isolato Torres per il Liverpool, peraltro ben controllato dalla difesa viola. La Fiorentina passa in vantaggio al 28esimo con lo scatenato Jovetic che, partito sul filo del fuorigioco dopo un’imbeccata di Zanetti (ottima partita dell’ex bianconero) insacca alle spalle di Reina. I toscani sfiorano il raddoppio con uno spettacolare tiro di Vargas; un 2-0 che arriverà al 37esimo minuto e che porta la firma del solito Jovetic, capace di deviare in porta un tiro-cross del peruviano.

Non si è ancora archiviata la sorprendente giornata di campionato che ha visto fermate entrambe le principali pretendenti allo scudetto, Juventus e Inter, che già riparte la Champions League. I nerazzurri sono impegnati in Russia contro il Rubin Kazan che nella prima gara è ben impressionato nel primo tempo prima di farsi travolgere dalla Dinamo Kiev, l’obiettivo è quello di incamerare i 3 punti per contribuire a curare quel nervosismo di José Mourinho rilevato anche dal Presidente Moratti. Lo Special One è convinto che il successo sia alla portata dei suoi uomini, sempre a patto di ripetere la prestazione casalinga contro il Barcellona. Possibile un turnover, almeno dall’inizio, con uno fra Eto’o e Milito a rifiatare in panchina e con Balotelli pronto a giocare una chance in Europa.
A Firenze, invece, sbarca la corazzata di Rafa Benitez per una gara sulla carta proibitiva per la Fiorentina. Prandelli chiede l’appoggio del pubblico, il celebre 12esimo uomo in campo, ma deve fare a meno di Alberto Gilardino squalificato per 2 giornate dopo l’espulsione rimediata contro il Lione nello scontro con Toulalan.
Così spazio alla coppia di Jovetic - Mutu, una carta insolita visto che il tecnico viola tende ad alternare la loro presenza in campo ritenendoli simili nelle caratteristiche. Si cercherà di fare di necessità virtù. Benitez ha meno problemi, se si esclude l’assenza di Mascherano (mai vicino ai suoi livelli in questo inizio di stagione per via di un fastidio al ginocchio), ma ha bisogno di offrire una prova convincente dopo lo striminzito 1 a 0 ottenuto in casa ad Anfield contro il Debreceni, la squadra materasso del girone.
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La Fiorentina si blocca sul più bello e resta a due punti dal Genoa, lasciando invariato il duello per il quarto posto. Dopo tre vittorie consecutive i viola cadono meritatamente al Friuli, contro un Udinese pimpante nonostante la fresca eliminazione dalla coppa Uefa. Sulla strada della squadra di Prandelli, tra una settimana, c’è la Roma, tornata timidamente in lizza per la quarta piazza: un’altra sconfitta dei toscani rimescolerebbe gli equilibri tra le tre squadre favorite per l’ultimo posto utile per l’accesso in Champions League. (Foto)
L’approccio alla partita delle due squadre è l’emblema di come i bianconeri siano riusciti sin da subito a mettere pressione ad una spenta Fiorentina, evanescente in tutti i reparti e con l’isolato Gilardino in attacco. Al decimo minuto l’Udinese passa in vantaggio con un bel diagonale di Asamoah. I friulani fanno il bello e il cattivo tempo grazie alla rapidità di Sanchez e al raziocinio di D’Agostino. Quagliarella sfiora il raddoppio al 25esimo, mentre i viola si affacciano dalle parti di Handanovic solo al 41esimo, con una velenosa girata di testa operata da Gilardino.
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La Nazionale di calcio italiana è in Bulgaria: dopo l’allenamento di questa mattina, la banda allenata da Marcello Lippi è volata alla volta di Sofia dove domani sera incontrerà la Nazionale locale per un incontro valevole per le qualificazioni ai prossimi mondiali. E’ una squadra rinnovata quella messa su dal ct viareggino che, coerentemente col suo precedente mandato non ci ha sentito per giocatori come Panucci, Ambrosini e Cassano, tenuti enormemente in considerazione da Donadoni: spazio ai volti nuovi come quelli di Santacroce e Maggio, o ancora Montolivo, Rossi e Pepe. Dei cinque esordienti domani dovrebbe giocare solo quest’ultimo, inserito in un tridente in cui farà l’esterno insieme al suo compagno all’Udinese Di Natale; il dubbio è per chi farà la prima punta: sembra favorito Toni, ma il ballottaggio con Gilardino è quantomai incerto.
In porta scontato l’impiego di Amelia che va a sostituire l’infortunato Buffon, mentre la difesa è per tre quarti cosa fatta: sulle corse laterali Dossena e Zambrotta non hanno rivali, anche perché Maggio non è un terzino puro in grado di sostenere il tridente. Al centro invece, oltre capitan Cannavaro, si giocano la maglia da titolare Gamberini e Chiellini: teoricamente il titolare sarebbe lo juventino che però è reduce da un periodo di scarsa forma anche a causa dell’infortunio al ginocchio rimediato al Trofeo Berlusconi; se non dovesse giocare la Nazionale non avrà neanche un giocatore juventino, avvenimento alquanto raro. A centrocampo l’assenza di Pirlo è di quelle pesanti, come sottolineato ieri anche da De Rossi. Toccherà così proprio a quest’ultimo prenderne il posto, con Gattuso al suo fianco, benché il milanista abbia ancora la fasciatura alla mano.
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Il copione si ripete: esattamente come un anno fa la Fiorentina ha acciuffato nel finale il pareggio contro una Juve generosa ma incapace di chiudere il match. E’ Gilardino l’eroe della Fiesole, autore di un gol di pregevolissima fattura al minuto 89, gol arrivato in inferiorità numerica per l’espulsione di Felipe Melo e con i viola sotto per opera del gol di Pavel Nedved: finisce dunque 1-1 il big-match del Franchi, con le cinque sorelle tutte incapaci di partire coi tre punti. Sinonimo che questo campionato sarà equilibrato e molto molto bello (Fotogallery).
In campo s’è visto uno spettacolo più che accettabile, coi 22 che non si sono risparmiati offrendo al pubblico presente a Firenze agonismo ed emozioni a iosa. Brava la Juve che ha affrontato il match senza timori di nessuna sorta, brava la Fiorentina che non s’è sfilacciata dopo lo svantaggio e non è risultata isterica dopo l’espulsione del suo centrocampista di riferimento, l’ex Almeria Felipe. L’attacco viola, certo, ha risentito dell’assenza di Mutu con Osvaldo abbastanza evanescente e Santana bloccato egregiamente da Molinaro; ma il Gila (e anche il subentrante Pazzini) non hanno fatto rimpiangere il rumeno offrendo una gara di grande generosità.
La Juve ha mostrato, dal canto suo, un’ottima struttura di gioco, col duo di centrocampo Marchisio-Poulsen promosso a pieni voti; forse ha stonato la voglia di strafare della coppia offensiva con Del Piero spesso bravo fino al momento di calciare verso Frey e Amauri indomito ma spesso vacuo. Un plauso speciale va fatto a Nedved che a 36 anni ancora corre come un ragazzino: suo il gol nel cuore del primo tempo, piattone a porta semi-vuota dopo un assist delizioso del connazionale Grygera. La Juve poi avrebbe potuto raddoppiare ma Del Piero prima (tiro debole in bocca a Frey) e Amauri poi (colpo di testa fuori di poco) hanno mancato il bersaglio.
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In Austria la nostra valorosa Nazionale si allena in vista del debutto Europeo che avverrà nella serata di lunedì 9 giugno; metabolizzata la scioccante disavventura occorsa al capitano Fabio Cannavaro, il gruppo pare coeso e determinato, bagnato della giusta umiltà ma senza lesinare la giusta cattiveria. Antonio Cassano fa le sue bizze e il muso duro contro Chiellini due due giorni fa è parso spropositato e fuori luogo: anche questo alterco e rientrato e il pibe de Bari già ieri scherzava col centrale juventino. Tra gli altri sta lavorando molto bene Aquilani che potrebbe pure scendere in campo da titolare, mentre il ct Donadoni non ha ancora sciolto le riserve sui due difensori centrali.
Pare scontato l’impiego di Barzagli, ma l’ipotesi Chiellini al suo fianco non lo convince a pieno per la poca esperienza internazionale del duo; verosimile quindi l’utilizzo di Materazzi a guardia del temibile Van Nistelrooy. Tra un allenamento, una partita di calcio-tennis e sorrisi distensivi, ecco che i microfoni si accendono e a turno stanno parlando in tanti. Nelle ultime ore significative le parole di Gamberini, l’ultimo arrivato a sostituire Cannavaro, quelle di Gattuso e quelle di Perrotta. Iniziamo dal fiorentino che ha lasciato in fretta e furia la figlioletta Matilde, di 6 anni, per raggiungere il gruppo.
“Sono felice di essere qui, ma anche molto dispiaciuto per quanto è successo a Cannavaro. Fabio è un elemento fondamentale di questa squadra, e il nostro leader: adesso prima di prendermi la maglia con il numero 5 gli chiederò il permesso. Mi hanno accolto benissimo e voglio sottolineare che mi rende felice la decisione di Fabio di restare accanto a noi come capitano non giocatore: ci darà la carica giusta. Io vengo qui con grande umiltà, ma in allenamento mi impegnerò moltissimo per mettere in difficoltà Donadoni. Se sono qui lo devo anche a Prandelli, maestro in campo e di comportamento“.
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Pazza idea: l’Italia in questi giorni è a Baden, in Austria, e non si nasconde. L’exploit tedesco di due anni fa, il quarto titolo mondiale vinto nonostante il putiferio di calciopoli in patria, è un ricordo ancora fresco ma la truppa azzurra, per molti versi la stessa del 2006, non fa mistero e cercherà di ripetersi in questi Europei. D’altra parte non vince il titolo continentale dal ‘68, unica e ultima volta, quando batté la Yugoslavia per 2-0; e sono ancora fresche le recenti e brucianti sconfitte agli Europei scorsi: nel 2000 un secondo posto che seppe di beffa dopo il golden gol di Trezeguet nella finale, quattro anni dopo 2 pareggi e una vittoria ma eliminazione per il famoso biscotto scandinavo (2-2 tra Svezia e Danimarca).
Condottiero della spedizione azzurra Roberto Donadoni, volto nuovo delle panchine italiche dopo le esperienze con Livorno e Genoa come allenatore di club: a lui toccava dare le motivazioni a un gruppo che poteva sembrare appagato, a lui l’onere e l’onore di guidare i campioni del mondo. Dopo un avvio stentato nel girone di qualificazione, il biglietto per la Svizzera e l’Austria, l’Italia l’ha staccato in Scozia, dove ha vinto la partita decisiva che è valsa l’accesso alla fase finale dell’Europeo. Peccato che l’ex Pallone d’Oro e capitano di questa squadra, il madrileno Fabio Cannavaro, ha dovuto abbandonare il gruppo: botta alla caviglia in allenamento e chiamata in extremis per Alessandro Gamberini. Grave perdita, è vero, ma i 23 azzurri non si faranno distrarre da questo brutto e spiacevole imprevisto (Fotogallery).
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