
Cristian Molinaro è ufficialmente un giocatore dello Stoccarda. La squadra tedesca lo ha riscattato sfruttando il diritto che Jean Claude Blanc e Alessio Secco gli avevano concesso al momento del prestito del gennaio scorso. La Juventus andrà ad incassare appena 4 milioni di euro per un calciatore maltrattato da tifosi miopi (complici dei disastri sul mercato bianconero degli ultimi anni) e dall’allenatore Ferrara che gli preferiva Grosso.
Molinaro in Germania si è fatto valere conquistando immediatamente il posto da titolare e rendendosi protagonista di una seconda parte di stagione da record: divenuto beniamino dei tifosi in tempi rapidi ha avuto la soddisfazione di essere inserito nella top 11 della Bundesliga come miglior terzino sinistro.
Nella nuova Juventus di Delneri e Marotta, che puntano molto sulle fasce, sarebbe stato il giocatore perfetto, ma la concessione del diritto di riscatto firmata dall’ex Alessio Secco e da Jean Claude Blanc costringeranno ad investimento ulteriore per andare a coprire quel ruolo mentre Molinaro ha firmato un contratto di quattro anni con la squadre tedesca.
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La tripletta contro il Lione è stata forse la ciliegina sulla torta, vero è che Ivica Olic, lungo attaccante croato in forza al Bayern Monaco, può considerarsi all’apice della sua carriera. D’altra parte a 31 anni, dopo averla messa dentro più o meno sempre, ha raggiunto la completa maturazione e i sette gol in Champions, con annessa presenza nella finalissima di questa sera, rappresentano la conferma che il croato è diventato un centravanti di altissimo lignaggio. Ma in pochi sanno che Olic fu vicinissimo ad essere acquistato dall’Inter sul finire degli anni ‘90, quando da giovincello qual era fece un provino alla Pinetina e lo superò anche: poi però preferì non rischiare con un top team e virò sull’Hertha Berlino.
“Devo ammettere che io dell’Inter sono un grande tifoso. C’è un motivo molto particolare. Io sono stato un giocatore dell’Inter. Quando avevo 17 anni, sono stato in prova per una settimana alla Pinetina, nel ‘98. L’ allenatore era Gigi Simoni e in attacco c’ erano campioni come Ronaldo, il mio idolo, e Recoba. Io ero un ragazzino, giocavo in Croazia in seconda divisione, nel Marsonia. Ma feci bene negli allenamenti. Ho un bellissimo ricordo di quei giorni, una foto con Ronaldo con tanto di dedica e una maglia della partita amichevole che giocai contro l’ Iran, in coppia con Recoba: lui fece gol, io me ne mangiai uno. Simoni diede il via libera al mio acquisto. Mancavano solo alcune formalità, per firmare il contratto “verde”, da giovane di serie. Poi si fece avanti l’Hertha Berlino. Mazzola, che era il direttore sportivo, non voleva lasciarmi andare. Ma io avevo 17 anni e giudicai che fosse più utile e più logico per la mia crescita sportiva andare in un club medio, come l’ Hertha, dove avrei potuto giocare. All’Inter sarei stato chiuso dai tanti campioni. Mazzola fu un signore, un vero gentleman. Mi lasciò partire, ma disse questa frase, che non dimenticherò mai: Vai pure, ma se diventerai qualcuno, non ci dimenticheremo di te”.
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Per la Juventus ieri è stata una giornata molto importante, il consiglio di amministrazione che si è tenuto in Corso Galileo Ferraris ha portato la ventata di novità tanto annunciate nei giorni scorsi. È appena cominciata una rivoluzione che ancora tanti cambiamenti porterà nella società bianconera. Intanto si è insediato il nuovo presidente: Andrea Agnelli, richiesto a furor di popolo, ha preso il posto di Jean Claude Blanc che conserva comunque le cariche di amministratore delegato e di direttore generale, seppur limitatamente all’area commerciale.
In sede ieri ci sono state anche le firme di Giuseppe Marotta e di Luigi Delneri. Come riportato anche dal sito ufficiale bianconera l’ex dirigente blucerchiato diventa direttore generale con responsabilità su tutto il settore sportivo e medico, sarà affiancato dal fido Fabio Paratici per quello che riguarda il mercato, mentre si prospetta un ritorno di Fabrizio Tencone, già medico sociale della Juve dal 1995 al 2002, come responsabile dell’area sanitaria. Giuseppe Marotta ha firmato un contratto triennale, resterà legato alla società di Torino fino al 30 giugno 2013.

Calcolatrice in mano, telefoni roventi, dubbi (tanti) e certezze (poche), l’ultimo obiettivo stagionale andato in fumo, l’incubo settimo posto e la prima partita ufficiale che si giocherebbe a fine luglio (e neanche la possibilità, ormai, di arrivare ottavi): non c’è mai fine al peggio e la stagione della Juve si chiude con un manipolo di paure e incertezze, da fugare al più presto con almeno il nome del prossimo allenatore. Il sesto condottiero bianconero in quattro anni ha da più giorni generalità spagnole, ma Rafa Benitez pare non scomporsi e ritualmente ripete che ha ancora un contratto col Liverpool e intende rispettarlo; 22 milioni in tre anni più bonus, assistenti al seguito e voce importante sul capitolo mercato, le lusinghe delle sirene bianconere fanno vacillare l’esperto allenatore che però prende tempo, facendo spazientire la proprietà bianconera. E allora ecco l’ennesimo ultimatum: o dentro o fuori, con Prandelli e Spalletti difficili, ma valide, alternative.
“La trattativa va avanti, ma ora stiamo valutando anche altre ipotesi” ha detto a un tabloid inglese un anonimo dirigente juventino, con lo spogliatoio del Liverpool che da più parti presenta crepe e sembra ormai rassegnato all’addio del proprio capo dello spogliatoio. Il nome del nuovo allenatore bianconero sarà la base di cemento armato per programmare il futuro, con Beppe Marotta, attuale ds della Sampdoria, già in rampa di lancio per assumere il comando delle operazioni di mercato. Dicevamo delle calcolatrici in mano: già, sono giorni di calcoli e conti vari per aggiungere al tesoretto stanziato dalla proprietà altri liquidi da investire sul mercato. Una plus-valenza tira l’altra, cessioni mirate, ingaggi onerosi di cui liberarsi e l’agenda degli osservatori zeppa di nomi e appunti. A partire dal portiere, il lifting della Vecchia Signora sarà radicale.

Non sono più le frequenze, a volte disturbate, dell’implacabile e chiacchierona radiomercato; che urga una rifondazione a casa Juve ormai lo sanno tutti e così fare pronostici, nomi e supposizioni non è più un gioco, quanto una necessità che coinvolge in primis la proprietà bianconera. Per altro alcune certezze ci sono già e da quelle possono intuirsi mosse e contromosse. Punto primo: Zaccheroni non verrà riconfermato. Dopo alcune buone partite era balenata in mente l’idea di ripartire col tecnico romagnolo, l’ultima settimana orribile ha fugato ogni dubbio. Certezza numero due: il progetto Lippi è naufragato, con lui i suoi fedelissimi Cannavaro, Grosso e Amauri. Per i primi due la riconferma è quasi un’utopia (al napoletano scade il contratto annuale, il laterale potrebbe rescindere).
Ma anche a Zebina potrebbe essere proposta la rescissione, mentre si cerca una misera plus-valenza per Grygera, arrivato a parametro zero dall’Ajax e ormai al capolinea dell’avventura torinese. Di certo sul mercato verrà messo Felipe Melo che creerà sì una minus-valenza, ma che comunque libererà la società dall’imbarazzo vuoi per i pessimi rapporti che ormai ha finanche con la tifoseria, vuoi per l’ennesimo ingaggio importante. E saranno da valutare attentamente le posizioni di Legrottaglie e Trezeguet, due senatori di cui questa Juve non pare voglia contare (a torto, secondo il mio modesto parere). Addirittura Buffon è sulla lista “gialla“, quella di coloro in bilico: in caso di offerta irresistibile, anche il portierone azzurro potrebbe fare le valigie.
Paiono risolte le situazioni “a metà” di Tiago e Molinaro: l’Atletico Madrid riscatterà il primo per 8 milioni di euro, lo Stoccarda il terzino cilentano per 4 milioni e mezzo. Senza gli ingaggi di alcuni “ricconi“, coi soldi delle cessioni, con qualche immissione di liquidi da parte della proprietà e con, sperano in Corso Ferraris, i soldi della Champions, ecco che può pianificarsi la prossima stagione con un bel gruzzoletto e senza commettere ormai reiterati errori. Vediamo reparto per reparto chi è sicuro di restare e chi potrebbe arrivare.
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Succede che il cittadino Luciano Moggi vada allo stadio a vedersi una partita di calcio, ed è subito notizia. L’ex dirigente di Torino, Napoli e Juve sabato pomeriggio se ne stava nella tribuna vip dell’Olimpico di Torino a vedere i granata contro il Frosinone: non vincevano da 50 giorni tra le mura amiche, la presenza dell’amuleto Moggi evidentemente ha portato fortuna. Tripletta di Rolando Bianchi e ciociari ko, con la zona A ora più vicina (grazie anche al successo di sette giorni prima contro il Padova). Il controverso direttore sportivo gran protagonista di Calciopoli era con amici e con alcuni rappresentati del quotidiano Libero, su cui scrive ormai puntualmente da qualche tempo.
Urbano Cairo, che due settimane fa annunciò che avrebbe voluto vendere il Toro, era poco distante e non ha battuto ciglio alla presenza dell’antico rivale juventino; anzi, c’è chi vocifera che Moggi fosse lì non a caso, ma perché interessato proprio alla squadra torinese. In ogni modo la presenza dell’ex dirigente toscano non è passata inosservata per il popolo torinista e così nella ripresa dalla Maratona si sono levati cori contro di lui, oltre che contro i cugini della Juve. Moggi ha poi lasciato l’Olimpico prima della fine, un po’ per evitare problemi al defluire di tutti i tifosi, un po’ per non perdersi il fischio d’inizio di Fiorentina - Juve (che avrebbe ovviamente visto in televisione).
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Odiato, osannato o che sia indifferente, Luciano Moggi quando parla si lascia ascoltare. E’ nel bene o nel male uno dei simboli del calcio italiano. Ieri era ospite del giovane e bravo Michele Criscitiello su Sportitalia, ne ha approfittato per dire la sua su eventi passati e attuali, battibeccando con un Maurizio Pistocchi in vena di attacchi puntuali. “Non sono venuto per confessarmi. L’altra volta non sono venuto qui perché non ero preparato? Cosa dovrei preparare? Sono venuto per parlare di calcio, se tu (Maurizio Pistocchi, ndr) vuoi farmi delle domande extra vieni al processo a Napoli, a Roma e a Torino mi hanno assolto e a Roma mi hanno condannato per non aver dato uno stipendio a un giocatore, pensate un po’. E’ stata un’azione giudiziaria voluta dai media perché la partita che dava più problemi era Lecce-Parma in cui io non c’entravo nulla” le parole di Moggi in merito al sempre caldo argomento calciopoli.
“Non abbiamo fatto niente di particolare se non difenderci da quello che abitualmente avviene nel campionato di calcio. Dal 2000 al 2006 non è successo quello che è successo dal 2006 al 2010: un casotto che non c’è mai stato prima. Faceva solo comodo far fuori la Juventus, Moggi, Giraudo e Bettega, anche se Bettega poi è rientrato. Siamo entrati nei pasticci come immagine dopo la morte di Gianni e Umberto Agnelli. Adesso si dice di abbassare i toni. La prima in classifica è la prima a non farlo. Zamparini dice che vuole perdere il quarto posto solo per demeriti della squadra e non per errori arbitrali. A Firenze appena saputo della designazione di Rosetti col Milan i giornali di Firenze hanno subito detto ‘Rosetti per carità’, dopo la partita il presidente della Fiorentina che aveva detto di abbassare i toni dice che Rosetti non deve più arbitrare la Fiorentina” ha continuato ad attaccare l’ex direttore sportivo di Juve e Napoli. Che poi dispensa opinioni prettamente calcistiche.
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“Ho un contratto a lungo termine con il Liverpool e ripeto quello che ho detto venerdì, e cioè che sono felice di essere qui e il mio unico obiettivo è fare al meglio il mio lavoro portando il Liverpool tra le prime quattro. Al contrario di quanto si è scritto in Italia questo fine settimana voglio mettere assolutamente in chiaro che non ho nessun accordo con la Juventus e non ho incontrato nessun rappresentante della Juventus né di altri club”.
Sono le parole pronunciate da Rafael Benitez e riprese dal sito ufficiale del Liverpool, che mettono a tacere (almeno per il momento) la ridda di voci sul possibile approdo del tecnico spagnolo alla corte dei bianconeri. Frasi che rassicurano l’ambiente dei Reds, anche se il Liverpool, in questa stagione, sta fallendo molti obiettivi, essendo fuori dalla Champions League, dall’FA Cup e dalla Coppa di Lega. Il dirigente juventino, Roberto Bettega, conferma personalmente la fallacia della trattativa:
Continua a leggere: Benitez: "Nessun contatto con la Juventus"

Assolutamente paradossale la situazione che si sta vivendo alla Juventus. La squadra guidata da Ciro Ferrara è allo sbando, è entrata senza sembrare avere possibilità di uscirne in un autentico tunnel. Sconfitte a ripetizione, la peggiore crisi dai tempi di Maifredi, con un allenatore “dimissionato” ma ufficialmente ancora in sella ed uno spogliatoio a brandelli. Ferrara è stato ripetutamente “confermato” dalla dirigenza, almeno fino a sabato sera quando, dopo la sconfitta con la Roma, la Triade “molle” composta da Jean Claude Blanc, Roberto Bettega e Alessio Secco ha preferito il silenzio.
Da allora una serie di voci sul possibile sostituto di Ferrara, esonerato senza essere esonerato di fatto, con in testa due alternative: un traghettatore o qualcuno su cui puntare anche per l’anno prossimo. Di allenatori disposti a buttarsi nel ginepraio bianconero per soli 6 mesi sembra ce ne siano pochi e tutti gli interessati (da Zoff a Trapattoni) avrebbero rifiutato. Rimane l’ex c.t. dell’Under 21 Gentile, ma per ora sembra che sia stato messo in stand-by.
Per diverse ore in tanti hanno criticato questo assurdo attendismo dei dirigenti bianconeri e l’avevano archiviata come l’ennesima figuraccia, ma ora sta spuntando uno scenario che sembra in qualche modo “giustificare” questa empasse. Ferrara non resterebbe sulla panchina anche giovedì in Coppa Italia contro l’Inter e nel turno di campionato contro la Lazio “per caso”, ma perché la Juventus starebbe cercando di portar via da subito Rafa Benitez dal Liverpool per affidargli la panchina.
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È certamente surreale l’atmosfera in casa Juve in queste ultime ore, o meglio in questi ultimi giorni. La squadra continua ad allenarsi in vista della sfida di Coppa Italia con l’Inter guidata da un Ciro Ferrara che sembra ormai virtualmente esonerato. Come se non bastasse i bollettini provenienti dall’infermeria sono sempre farciti di cattive notizie, tra il nuovo stop che ha costretto Claudio Marchisio ai box e il virus che sembra affliggere almeno cinque bianconeri, in questo senso però l’emergenza sembra essere rientrata. Ma è la questione allenatore in questo momento quella che preoccupa di più i tifosi.
In questi giorni successivi all’ennesimo scivolone interno della stagione la dirigenza e la proprietà stanno lavorando febbrilmente alla ricerca di una via d’uscita, divisi tra l’ipotesi di trovare un traghettatore che possa condurre la squadra fino a giugno e quella di intraprendere una strada più lungimirante. La prima è di più semplice attuazione della seconda, entrambe però presentano fattori di rischio enormi. La lista di nomi delle papabili soluzioni d’emergenza ha ormai raggiunto dimensioni imbarazzanti, a dimostrazione dell’enorme stato di confusione in cui è piombata la società. C’è un nome però che in queste ultime ore sta rimbalzando con frequenza, un tecnico che potrebbe essere utile già da ora ma al quale si potrebbe pensare anche per il futuro, è quello dello spagnolo Rafa Benitez, attualmente sulla panchina del Liverpool.