Highlights Amburgo - Bayern Monaco 1-1 | Video Gol Bundesliga
4 Febbraio 2012 - La ricorderà a lungo questa giornata Jacopo Sala. Il bergamasco classe ‘91 fa il suo esordio dal primo minuto in Bundesliga e trova immediatamente un gol importantissimo, soprattutto vista la caratura dell’avversario: il Bayern Monaco. Il suo gol viene pareggiato dall’ex del match Ivica Olic, ma rimarrà comunque il primo da professionista per un ragazzo cresciuto nell’Atalanta e volato a 16 anni a Londra per giocare nelle giovanili del Chelsea. Il suo trasferimento in estate all’Amburgo non faceva presupporre che si sarebbe inserito così presto, ma qualche infortunio gli ha permesso di vestire una maglia da titolare e lui non ha deluso. Dopo l’esordio nella batosta (5-1) rimediata nell’ultimo turno contro il Dortmund entrando in corsa stavolta Sala parte fra i titolari e si rivela decisivo.
Il suo gol è anche importante negli equilibri di classifica del campionato tedesco perché alla fine di questo turno delle quattro squadre al vertice soltanto il Borussia ha vinto (ieri nell’anticipo) visto che lo Schalke 04 viene fermato dal Mainz sull’1 a 1 e il Monchengladbach non riesce a fare nemmeno un gol al Wolfsburg terminando sullo 0 a 0 il suo match. Ora la classifica recita: Dortmund 43, Bayern e Schalke 41, Monchengladbach 40. La lotta sarà ancora entusiasmante fino alla fine, ma i campioni di Germania in carica dimostrano ancora una volta di avere le carte in regola per ripetersi dopo il successo della scorsa stagione.

Le trattative tra Juventus e Ambrugo per portare Elia in bianconero si sono sbloccate nella notte, quando l’olandese era già in ritiro con la sua nazionale. Alla fine Marotta ha dovuto cedere alle pretese dei tedeschi, non riuscendo a strappare un prestito si è visto costretto a comprare l’intero cartellino pagando qualcosa come 10 milioni di euro in contanti, secondo le ultime indiscrezioni. Elia è arrivato nel primo pomeriggio e ha cominciato il tour solito per le visite mediche: prima la clinica Fornaca di Sessant, poi il centro Isokinetic, infine l’istituto di Medicina dello Sport.
Il giro per Torino si concluderà con l’arrivo in Corso Galileo Ferraris per la firma del contratto. Si tratta di un quadriennale con opzione per il quinto anno che dovrebbe permettere all’olandese di guadagnare, bonus compresi, una cifra vicina ai due milioni di euro. Le cifre precise dell’affare non sono però ancora state rese note, così come non è stato ufficializzato il trasferimento da parte della Juventus. In compenso sul sito ufficiale dell’Amburgo è apparsa ben presto la notizia del viaggio a Torino di quello che ormai è un loro ex giocatore.
Elia va a infoltire il gruppo di esterni che la società sta mettendo a disposizioni di Antonio Conte. Nato nel 1987, Eljero Elia è cresciuto nel Den Haag, squadra con la quale ha esordito nel calcio professionistico, chiudendo con 4 presenze e un gol. La sua avventura a L’Aia è pero finita quando sulla panchina è arrivato Lex Schoenmaker, tra i due non è mai stato amore e molti sono stati i litigi, tanto che alla fine si è giunti al divorzio. Sul promettente giovane si è lanciato così il Twente che lo ha strappato all’Ajax, i lancieri lo avevano scartato in un provino anni prima, e in due anni ha impressionato tutti. Nel 2009 viene eletto miglior giovane dell’Eredivisie, un premio che in passato hanno vinto gente del calibro di Robben, Van Persie e Sneijder.
Infine l’approdo all’Amburgo, una prima stagione convincente, la seconda fatta più di ombre che di luci, soltanto sette i gol in una cinquantina di partite. Sul talento di questo ragazzo c’è poco da dibattere, è estremamente rapido, bravo a saltare l’uomo e con una buona fisicità. A volte pecca di egoismo, ma è un difetto che Antonio Conte potrà provare a correggere, in fondo stiamo parlando di un 24enne. Destro naturale, di solito gioca a sinistra: questa caratteristica lo rende estremamente pericoloso quando rientra verso l’interno, un po’ meno quando si trova sul fondo e deve mettere la palla in mezzo. Non si può dire che la Juve abbia preso un campione dal sicuro rendimento, possiamo invece parlare di una bella scommessa: se Elia riuscirà a completare la maturazione allora la Vecchia Signora potrebbe trovarsi un vero fuoriclasse tra le mani.

Domani comincia la 49esima stagione di Bundesliga, un campionato che negli ultimi anni ha saputo crescere esponenzialmente: stadi funzionali e pieni all’inverosimile, squadre sempre più competitive, fair-play (sia quello in campo che quello finanziario) e più di un occhio di riguardo per i giovani. Non a caso l’anno scorso ha vinto il Borussia Dortmund che ha letteralmente dominato grazie alla sua banda di giovanotti terribili, tutti rimasti in Westfalia ad esclusione del fantasista Sahin che alla fine si è accasato al Real Madrid; anche per logica sono i gialloneri la squadra da battere (da riportare l’arrivo di Perisic dal Bruges, centrocampista offensivo col vizio del gol), ma occhio al Bayern Monaco che due campionati di fila raramente li stecca.
A Monaco di Baviera è stato fatto di tutto per allestire una squadra macina sassi: oltre ad aver mantenuto tutte le stelle, giovani e meno giovani, tedesche e straniere, i bavaresi hanno puntellato la rosa con Neuer in porta e Boateng in difesa, Petersen in attacco (capocannoniere l’anno scorso della Serie B tedesca col Cottbus) e soprattutto Jupp Heynckes, una vecchia volpe che benissimo ha fatto col Bayer Leverkusen ma che in passato ha vinto anche una Champions (col Real nel 1998) oltre a due titoli tedeschi proprio con il Bayern. Poi ci sono tutte le altre: dal Wolfsburg di Magath che ha ancora a che fare con la grana Diego, allo Stoccarda che cerca il riscatto dopo una sciagurata stagione; e ancora lo Schalke 04 di Raul e Huntelaar, l’Amburgo di Elia, Jansen e Guerrero, ma occhio alle outsider di sempre (l’anno scorso ottime Magonza e Hannover) oltre alle sempre temibili Werder Brema e Bayer Leverkusen.
Questo il quadro della prima giornata, ricordiamo che le neo-promosse sono due: l’Hertha Berlino e l’Augsburg.
VENERDI’
Borussia Dortmund - Amburgo ore 20.30
SABATO
Werder Brema - Kaiserslautern ore 15.30
Hannover 96 - Hoffenheim ore 15.30
Stoccarda - Schalke 04 ore 15.30
Colonia - Wolfsburg ore 15.30
Augsburg - Friburgo ore 15.30
Hertha Berlino - Norimberga ore 18.30
DOMENICA
Mainz - Bayer Leverkusen ore 15.30
Bayern Monaco - Moenchengladbach ore 17.30
Pessima partenza in Bundesliga per il Werder Brema, in settimana vittorioso sulla Sampdoria nell’andata degli spareggi di Champions League. Gli uomini di Schaaf crollano infatti inaspettatamente, soprattutto per quanto riguarda l’entità del punteggio, sul terreno di un ottimo Hoffenheim, vittorioso per 4-1. L’incontro di cartello della giornata, quello della Nordbank Arena tra Amburgo e Schalke 04 si conclude con il successo per 2-1 dei padroni di casa, trascinati da una doppietta del solito Ruud Van Nistelrooy. Da segnalare anche i larghi successi esterni di due neopromosse, Kaiserslautern e St. Pauli, rispettivamente contro Colonia e Friburgo.
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Due amichevoli di lusso in Germania: il Chelsea perde la terza partita di seguito dopo le sconfitte contro Ajax ed Eintracht Francoforte. Oggi è la volta dell’Amburgo che batte i londinesi 2-1. I goal: Lampard porta in vantaggio, dopo 23 minuti, gli inglesi sfruttando una disattenzione della difesa tedesca, Petric pareggia nella ripresa anticipando il portiere, mentre Son regala la vittoria all’Amburgo al termine di una bella azione personale. Anche nell’altro incrocio amichevole anglo-tedesco è la squadra teutonica ad avere la meglio: il Borussia Dortmund regola con un secco 3-1 il Manchester City. I goal: al nono minuto Barrios porta in vantaggio il Borussia Dortmund, pareggio immediato all’11′ del City con Jo. I tedeschi segnano due volte nella ripresa, prima con Shinji Kagawa e poi con Lewandowski.
Hamburg (4-4-2): Rost; Diekmeier (Benjamin 45), Demel (Rincon 55), Westermann (c), Demel, Ze Roberto, Petric (Choupo-Moting 81), Jarolim, Tesche (Gacar 45), Pitroipa (Elia 67), Guerrero (Castelen 67), Van Nistelrooy (Son 81).
Goals: Petric 71, Son 86
Chelsea (4-3-3): Turnbull, Ferreira (Bruma 67), Ivanovic (Carvalho 53), Terry (c), Cole (Zhirkov 61), Essien, Mikel, Lampard (Benayoun 61), Kalou (Drogba 45), Anelka (Kakuta 67), Malouda.
Goals: Lampard 23
Booked: Terry 41
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Nonostante il desiderio espresso dal giocatore di rimanere ancora un anno nel capoluogo piemontese, per provare a riscattare la deludente stagione passata, la Juventus sembra tentata dalla offerte che arrivano dalla Germania per il fantasista brasiliano Diego. Il numero ventotto dei torinesi, sarebbe infatti conteso da due squadre della Bundesliga, Amburgo e Wolfsburg, che potrebbero garantirgli anche il posto da titolare, messo recentemente in dubbio dalle dichiarazioni di Del Neri, che non lo vede molto come spalla di capitan Del Piero. Dall’operazione il club di Corso Galileo Ferraris, si aspetta di incassare una cifra tra i diciotto e i venti milioni di euro, anche se nel caso di passaggio agli anseatici l’affare potrebbe concretizzarsi in uno scambio con giocatori come Aogo e Elia, entrambi seguiti da Marotta nell’ultimo mese.

Diego e la Juve sono attesi per il riscatto, dopo aver messo in archivio una delle annate peggiori di sempre per i colori bianconeri, è tempo di pensare al futuro. L’arrivo di Luigi Delneri sembra aver dato una scossa all’ambiente e uno dei più positivi in questi primi giorni di ritiro è proprio il brasiliano, dato per sicuro partente all’annuncio dell’ex allenatore della Sampdoria poiché non adatto al 4-4-2 dell’uomo di Aquileia. Oggi però il giocatore ha provato a mettere a tacere una volta per tutte le voci di mercato che lo riguardano, annunciando la sua permanenza a Torino e ribadendo il suo attaccamento alla casacca juventina.
Ai microfoni di Sky sport 24 Diego è apparso determinato e ansioso di ripartire, la società crede in lui e lui crede in questo progetto, questo concetto è stato ripetuto ancora una volta oggi. Dopo aver manifestato un certo fastidio per tutte le voci di mercato intorno al suo nome non ha esitato a sposare senza riserve la causa bianconera:
“Io voglio restare alla Juve, è chiaro. Se sono qui è perché anche la società è del mio stesso pensiero. Prima di andare in vacanza ho parlato con Marotta e con il mister, è sempre stato tutto chiaro. Un anno fa ho scelto la Juve, la Juve ha scelto me, non è dopo un anno storto, dopo una stagione storta che io cambierò il mio pensiero. Io continuo a pensare che la Juve è uno dei club più forti del mondo e che io sono un calciatore della Juve, quindi non cambierei niente, sono felicissimo qui. Spero che quest’anno possiamo fare molto meglio della scorsa stagione”.
Dalle parole del brasiliano si capisce che il rapporto con il nuovo allenatore va benissimo, i due parlano molto durante gli allenamenti e nelle prime partitelle giocate Diego ha mostrato di poter benissimo giocare al fianco di una punta. Lo stesso Delneri ha manifestato soddisfazione per l’inserimento del brasiliano nei suoi schemi ma non si dice sorpreso, in fondo in quella posizione lo aveva visto proprio contro la sua Sampdoria a Torino, in quell’occasione disputò forse una delle migliori partite della stagione.
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C’era una volta la Juventus, punto di arrivo e mai sia dire che fosse invece di partenza, gloriosa casacca a striscie bianco e nere, con l’Avvocato che a Villar Perosa teneva a battesimo i nuovi arrivati con una battuta delle sue, condita dall’inconfondibile erre moscia. Dopo il terremoto del 2006, macerie dappertutto, una difficile ricostruzione e l’appeal scaduto all’improvviso, come se bastasse un sisma per cancellare lo charme di città come Roma o Venezia. Bene, a distanza di quattro anni da quella piccola grande tragedia sportiva a tinte zebrate, lo scenario non è più apocalittico come allora ma siamo comunque in una fase di stallo, con gru e cantieri aperti, con i giocatori che elmetto in testa non mollano e subiscono ancora il fascino della Vecchia Signora e altri che invece le voltano le spalle come fosse la prima arrivata.
C’è chi vuole rimanere e pare la tenga a cuore (i vari Buffon, Del Piero e Trezeguet non fanno testo, loro sono gli eroi, come i pompieri dell’undici settembre che entrarono nelle Torri Gemelle che potevano crollare da un momento all’altro), chi invece la ripudiano; ieri Tiago ha scomodato l’imponderabile andando a segno per ben due volte in una partita dei Mondiali e, raggiante, a fine partita ha ribadito che lui vuole rimanere all’Atletico Madrid: “Voglio restare in Spagna, mi sono trovato benissimo. So che l’Atletico Madrid parla con la Juventus, spero che il mio futuro sia ancora là. In Serie A il mio calcio non funziona. Io gioco per costruire, l’unica preoccupazione in Italia è fermare gli altri per lanciare l’attaccante. Non sono stato bene e non ho avuto il tempo di mostrare il mio valore“.
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Storie di calcio, storie di Mondiali, storie che arrivano direttamente dal Sudafrica, una Nazione che mai come in questo mese sembrerà essere il centro del mondo. Dai ritiri delle Selezioni vengon fuori stramberie e vizi di giocatori e non solo, ma anche spulciando le varie testate giornalistiche, insomma cercando notizie a destra e a sinistra emergono aneddoti che non possono non essere raccontati. Partiamo dalla Nigeria, Nazionale che vuole vincere il premio antipatia stando a quanto dicono gli inservienti del Richard Bay ’s Protea Waterfront, struttura dove stanno alloggiando i campioni nigeriani: “Sono scortesi. Si lamentano sempre della pulizia delle toilette e della distanza con il campo di allenamento. Senza considerare che ogni volta che devono dare una mancia o non lo fanno proprio oppure lasciano molto poco, una miseria“.
Ma anche con i tifosi non va meglio; all’arrivo in Sudafrica le Super Aquile non si sono dimostrate particolarmente affabili con la folla che le accoglieva: “Li ho visti con i miei occhi cancellare dai telefonini le fotografie che i fan avevano fatto al loro arrivo” dice ancora lo staff dell’albergo che li ospita. Voci, ma non solo; è ufficiale la presa di posizione della Federazione Nigeriana contro le vuvuzelas, e ha pregato i tifosi di non suonare col tipico strumento sudafricano perché i giocatori possono distrarsi. E, ciliegina sulla torta, anche i cittadini di Durban che non amano il calcio hanno preso in antipatia la Nigeria: anziché il pullman, si spostano con 25 auto al cui seguito c’è scorta, ambulanza, vigili del fuoco e autorità varie, una lunga carovana che ogni giorno sta paralizzando la città sede del ritiro nigeriano.
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La tripletta contro il Lione è stata forse la ciliegina sulla torta, vero è che Ivica Olic, lungo attaccante croato in forza al Bayern Monaco, può considerarsi all’apice della sua carriera. D’altra parte a 31 anni, dopo averla messa dentro più o meno sempre, ha raggiunto la completa maturazione e i sette gol in Champions, con annessa presenza nella finalissima di questa sera, rappresentano la conferma che il croato è diventato un centravanti di altissimo lignaggio. Ma in pochi sanno che Olic fu vicinissimo ad essere acquistato dall’Inter sul finire degli anni ‘90, quando da giovincello qual era fece un provino alla Pinetina e lo superò anche: poi però preferì non rischiare con un top team e virò sull’Hertha Berlino.
“Devo ammettere che io dell’Inter sono un grande tifoso. C’è un motivo molto particolare. Io sono stato un giocatore dell’Inter. Quando avevo 17 anni, sono stato in prova per una settimana alla Pinetina, nel ‘98. L’ allenatore era Gigi Simoni e in attacco c’ erano campioni come Ronaldo, il mio idolo, e Recoba. Io ero un ragazzino, giocavo in Croazia in seconda divisione, nel Marsonia. Ma feci bene negli allenamenti. Ho un bellissimo ricordo di quei giorni, una foto con Ronaldo con tanto di dedica e una maglia della partita amichevole che giocai contro l’ Iran, in coppia con Recoba: lui fece gol, io me ne mangiai uno. Simoni diede il via libera al mio acquisto. Mancavano solo alcune formalità, per firmare il contratto “verde”, da giovane di serie. Poi si fece avanti l’Hertha Berlino. Mazzola, che era il direttore sportivo, non voleva lasciarmi andare. Ma io avevo 17 anni e giudicai che fosse più utile e più logico per la mia crescita sportiva andare in un club medio, come l’ Hertha, dove avrei potuto giocare. All’Inter sarei stato chiuso dai tanti campioni. Mazzola fu un signore, un vero gentleman. Mi lasciò partire, ma disse questa frase, che non dimenticherò mai: Vai pure, ma se diventerai qualcuno, non ci dimenticheremo di te”.
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