
Quattro vittorie in quattro partite giocate, i risultati in fondo parlano chiaro: da quando Roberto Di Matteo ha preso il posto di André Villas-Boas sulla panchina del Chelsea, i Blues non conoscono battuta d’arresto, macinando successi e bel gioco e facendo balzi in avanti in diverse competizioni. Sbarazzatosi di Birmingham e Leicester in FA Cup, i londinesi hanno ribaltato l’1-3 in Champions contro il Napoli e hanno pure ritrovato i tre punti in campionato contro lo Stoke City; il quarto posto, che in Premier significa Champions League per la stagione ventura, ora dista tre punti (l’Arsenal, il Tottenham terzo è a quattro lunghezze) e i due prossimi impegni del Chelsea diranno ancora di più sulle ambizioni della squadra (domani il Manchester City all’Etihad, quindi gli Hotspurs allo Stamford Bridge). Insomma, zitto zitto Di Matteo sta mettendo solide basi per scucire una riconferma che due settimane fa, quando da vice che era si ritrovò a sostituire ad interim il giovane collega lusitano, pareva impossibile.
Nato a Sciaffusa, città nella Svizzera nord-orientale famosa per le cascate, da genitori emigrati da un paesino della provincia di Chieti, Di Matteo si è sempre sentito italiano al 100%, anche quando conquistava il pubblico calcistico elvetico con le maglie dello Zurigo e dell’Aarau (che riportò al titolo nazionale dopo 80 anni) e da più parti gli consigliavano di accettare le convocazioni con la Nazionale rossocrociata (”Come hanno fatto Pascolo e Sforza, che vanno a giocarsi pure i Mondiali“). Lui però tenne duro, coronò il sogno di ritornare trionfalmente nel suo Paese di origine via Lazio, fu alzato da libero a centrocampista da Dino Zoff e Arrigo Sacchi se ne innamorò convocandolo in Nazionale (col quale partecipò ad Euro ‘96 e a Francia ‘98). Quindi la nuova migrazione, questa volta in Inghilterra tre anni dopo l’arrivo a Roma e cioè nel 1996 per difendere i colori del Chelsea. Quattro anni a Londra dopo di che decise a soli 31 anni di lasciare col calcio giocato per via dei continui infortuni. Fu così che di lui non si sentì più parlare, fino a quattro anni fa quando tornò alla ribalta in qualità di allenatore.
All’inizio fu terza serie, con Milton Keynes Dons che portò ai play-off; quindi il West Bromwich Albion col quale salì dalla Championship alla Premier (fu esonerato nel febbraio 2011 in piena corsa salvezza, Roy Hodgson completà l’opera chiudendo all’11esimo posto). Infine arriva Villas-Boas al Chelsea, lo vuole come vice, le cose non vanno come ci si aspettava, il portoghese fa le valigie, Di Matteo rimane lì, a guidare da solo la squadra. Ma non ditegli di aver teso un tranello ad AVB, come racconta lui stesso alla redazione inglese di Yahoo Eurosport:
“Andres è una grande persona e un ottimo allenatore che continuo a rispettare molto anche se non colloboriamo più insieme. Non ho mai tramato alle sue spalle e tutte le decisioni che abbiamo preso nei mesi in cui abbiamo lavorato a stretto contatto, sono state prese insieme. Fatta questa premessa devo dire che quando la società mi ha offerto il ruolo di allenatore non ho esitato un solo istante ad accettare. D’altronde come fa un tecnico a voltare le spalle a uno dei club più importanti del mondo? Quando le cose vanno male e i risultati non arrivano, la cosa più semplice da fare è quella di cambiare la guida tecnica. Questa è una delle regole non scritte di questo sport e chi lavora in questo sport, lo sa a prescindere”.
Si è detto che Villas Boas non avesse più lo spogliatoio in mano coi tre grandi vecchi, o senatori se preferite, che in qualche modo gli remavano contro. Stiamo parlando di Lampard, Terry e Drgoba: come si fa dunque a rimettere tutti in riga?
“Nella mia esperienza da calciatore e da tecnico non ho mai visto uno spogliatoio facile da gestire per un allenatore. E’ innegabile che le personalità forti occasionalmente possano scontrarsi durante l’arco di una stagione ma ciò accade in ogni ambiente di lavoro, anche voi giornalisti avrete qualche screzio di tanto in tanto con i vostri colleghi, no? E’ normale che ciò accada nel lavoro figuratevi in ambito sportivo e in una squadra come il Chelsea che ha tra le sue file solo grandi calciatori che vogliono sempre vincere”.

All’indomani dell’inaspettata quanto dolorosa eliminazione dalla Champions League in casa Inter è tempo di riflessioni. I nerazzurri sono senza obbiettivi e si apprestano a chiudere per la prima volta dopo tanto tempo una stagione senza mettere in bacheca nemmeno un trofeo, c’è ancora l’obbiettivo terzo posto da inseguire, ma anche in quel caso la concorrenza è tanta e non sarà per niente facile raggiungerlo. Massimo Moratti ieri sera si è intrattenuto a lungo nello spogliatoio, magari avrà voluto dire qualcosa ai suoi, più semplicemente avrà sentito la necessità di tastare il polso di un gruppo che sembra essere irrimediabilmente arrivato al suo capolinea sportivo.
Siamo ancora a marzo ma è già tempo di pensare al futuro, a partire dalla panchina. Il patron interista non ha dato nessuna colpa a Claudio Ranieri, almeno non dopo la partita di ieri sera: “Non posso rimproverargli nulla, siamo stati sfortunati. Se avessimo perso 4-0 sarebbe stato un altro discorso. No, Ranieri non merita di essere messo in discussione dopo una partita simile”. È chiaro però che la prima riflessione seria dovrò vertere proprio sul suo successore dal momento che pare abbastanza improbabile che il romano si vedrà ancora dalle parti della Pinetina l’anno prossimo. I nomi caldi sono sempre gli stessi, piace Villas Boas anche se la rovinosa esperienza con il Chelsea ha fatto sorgere più di qualche perplessità sul suo conto, dubbi alimentati, sembra, anche da José Mourinho che sembra aver scaricato il suo allievo. L’altro nome caldo è quello di Marcelo Bielsa, inseguito già questa estate, nonostante la sua fama di “loco” sta facendo grandi cose in quel di Bilbao.
Ma sotto la lente di ingrandimento è finita tutta la rosa, apparsa vecchia e demotivata, zeppa di giocatori non all’altezza di una squadra che ha vinto tutto in questi ultimi anni. Ma l’Inter dovrà ritrovare sé stessa anche a livello dirigenziale: le ultime campagne acquisti hanno portato alla memoria i fallimenti degli anni ‘90, Forlan e Zarate non si sono dimostrati capaci di non far rimpiangere Eto’o, i vari Castaignos, Jonathan, Palombo non hanno saputo soddisfare le aspettative che su di loro erano state riversate. Massimo Moratti sa che in questo momento serve il coraggio per cambiare, pur essendo cosciente che una rivoluzione non è mai semplice e spesso dolorosa all’inizio:
“Un’idea saggia potrebbe essere partire pensando al futuro non in termini immediati, costruendo con una squadra essenzialmente giovane. Il problema è che se dopo tre partite non va tutto bene cominci a pentirti… Un progetto come quello della Roma? Dipende dalle realistiche ambizioni e abitudini che si vuole avere. Sarebbe saggio ricostruire dalle basi con l’idea di non ottenere subito dei risultati importanti e sperando di indovinare tutti gli acquisti”.
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Roberto Di Matteo inizia nel migliore dei modi l’avventura sulla panchina del Chelsea. Il tecnico italiano, chiamato in sostituzione dell’esonerato Villas Boas, ha assistito alla vittoria dei Blues a Birmingham, un successo che consente alla squadra londinese di accedere ai quarti di finale della Fa Cup (1-1 nella prima partita). Una rondine non fa primavera, ma il Chelsea, prossimo avversario del Napoli nel ritorno della Champions League, in questa gara, è sembrato più tonico e motivato rispetto alle ultime partite con Villas Boas alla guida.
Di Matteo lascia in panchina Drogba, Terry, Lampard ed Essien. La prima formazione schierata dall’ex laziale vede Ivanovic, Chill, Luiz e Bertrand davanti a Cech con Obi Mikel, Ramires e Raul Meireles a centrocampo. Davanti il tridente è formato da Kalou, Mata e Torres. Nella ripresa, nel giro di sei minuti, sono arrivate le reti di Mata al 54′ minuto (che sbaglia un rigore al 70′) e di Meireles al 60′ minuto.
Il quadro completo dei quarti di finale di Fa Cup
Liverpool-Stoke City
Chelsea-Leicester
vinc. Stevenage-Tottenham (in programma stasera)-Bolton
Everton-Sunderland
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André Villas Boas si sente sull’orlo dell’esonero e non lo nasconde in un’intervista rilasciata al Daily Mirror. Il 3-0 casalingo rifilato al Bolton non ha certamente migliorato la sua posizione di dipendente di Abramovich, il patron russo abbastanza avvezzo ai licenziamenti degli allenatori. La percentuale di successi in Premier League resta la più bassa (49%) degli ultimi 15 anni del club. Ma la goccia sta facendo traboccare è sicuramente la batosta subita a Napoli, in Champions League, quando Villas Boas è stato aspramente criticato dalla stampa inglese. Un eventuale qualificazione ai quarti della Champions potrebbe non bastare per la conferma sulla panchina dei Blues, dice il portoghese:
“Sono consapevole che, per quanto riguarda l’era Abramovich, questi sono i risultati peggiori, ma credo di sentire ancora la fiducia del patron. In questo momento siamo esattamente nella posizione dello scorso anno, ma con un allenatore meno esperto in panchina (lo scorso anno c’era Ancelotti sulla panchina dei blues, ndr). Sono troppo coinvolto nelle cose che voglio costruire qui al Chelsea, credo nel ciclo di cambiamento su cui sto lavorando e so che il futuro della nostra realtà à eccellente, ma so anche che il modello di comportamento del proprietario ha portato a esoneri di allenatori in situazioni simili o anche migliori della mia. Vedremo se il club opterà per un cambiamento o meno. Le possibilità sono due: la continuazione del progetto e il supporto completo o il seguire il modello culturale del passato”.
Villas Boas non ha intenzione di cambiare mentalità e prende l’esempio del Manchester City, definito un club con una filosofia “troppo italiana”: “Mi rifiuto di costruire una squadra come il Manchester City. Non mi piace quella filosofia, perché il City è una squadra italiana che segue i dettami del calcio italiano“.

Vedere il Chelsea al San Paolo fa un certo effetto; se qualche anno fa al Napoli che giocava contro la Sangiovannese gli si faceva vedere in una sfera di cristallo, di sicuro neanche il più ottimista dei tifosi avrebbe immaginato che i partenopei non solo avrebbero giocato un ottavo di Champions League contro i Blues, ma che addirittura lo avrebbero fatto con ottime possibilità di passare il turno. Non a caso nella conferenza stampa della vigilia, tenutasi nel tardo pomeriggio nella “pancia” dell’impianto di Fuorigrotta, Didier Drogba e André Villas-Boas hanno sottolineato come entrambi rispettano la banda terribile allenata da Mazzarri. Queste le parole dell’attaccante ivoriano in merito:
“E’ vero, abbiamo più esperienza, ma se il Napoli è qui significa che ha meritato di esserci, e quindi non sarà affatto facile per noi. E’ una squadra forte, sicuramente Hamsik, Lavezzi e Cavani sono i tre calciatori che fanno più paura, ma noi cercheremo di metterli in difficoltà. Noi siamo convinti che domani avremo l’opportunità di giocare una grande partita. Questo è uno stadio ideale, ricordo quand’ero piccolo e ammiravo le gesta di Maradona in quest’impianto. Saremo molto gasati”.
Il tenore è lo stesso, i concetti più o meno quelli, anche il tecnico dei londinesi, il portoghese Villas-Boas non si fida per niente di questo Napoli sbarazzino che pare aver ritrovato la strada maestra anche in campionato (2 vittorie di fila e De Sanctis imbattuto da 4 partite):
“Cosa temo degli avversari? Prima di tutto lo stato d’animo, il Napoli rappresenta la città, ed è uno stato d’animo immenso: va oltre il campo di gioco, si immedesima nella città stessa. E’ stato bravo il presidente a prenderlo in un momento di crisi e a portarlo a scalare divisioni su divisioni fino ad arrivare qui. E poi c’è Mazzarri, un tecnico che sta confermando quanto di buono fatto vedere alla Sampdoria, e che ha potuto usufruire anche del lavoro fatto da Reja in precedenza. E’ un match importante ovviamente, ma sappiamo che c’è anche la gara di ritorno. E anche Stamford Bridge è uno stadio che incute timore: ora dobbiamo essere concentrati sul Napoli, che è una squadra guidata da un ottimo allenatore e in crescita, ha ottenuto ottimi risultati prima in Europa League, poi in campionato e ora in Champions”

Ci siamo. Domani sera alle ore 20 e 45 si accenderanno i riflettori dello stadio San Paolo e a Fuorigrotta scenderà in campo il Napoli di Mazzarri contro il quotatissimo Chelsea di Villas-Boas. L’andata degli ottavi di finale di Champions League, un appuntamento che ha il sapore della storia per i campani, carichi al punto giusto a poco più di ventiquattro ore dal big-match; non potrebbe essere altrimenti se a preparare la partita ci ha pensato Walter Mazzarri che in conferenza stampa si è mostrato sicuro senza disdegnare la giusta umiltà:
“Siamo coscienti delle difficoltà che andremo ad incontrare. Non dovremo sbagliare niente e cercare di dare il meglio di noi stessi. E’ la squadra che conta. Il risultato arriverà soltanto se tutta la squadra giocherà al massimo: in alcune partite la mia squadra è arrivata un po’ contratta, in altre occasioni si è espressa nel migliore dei modi. Domani spero di vedere una squadra più matura, sicuramente dovranno coincidere gli episodi con la gara che andremo a fare”.
Non fidarsi del Chelsea è d’obbligo, anche se i londinesi non stanno giocando un buon calcio, i risultati mancano ormai da tempo e da più parti i partenopei vengono dati per favoriti nella doppia sfida:
“Siamo contenti di giocarci una partita di così alto livello, contro una squadra che ha fatto più di 100 partite in Champions. Fa sorridere sapere di essere favoriti, ma ne siamo orgogliosi. Queste due partite non sono giudicabili, sono partite a se stanti, che non rientrano in una logica striscia di risultati positivi o negativi. Ci possono essere invece giocatori più o meno in forma. Questo aspetto lo verificheremo domani. Intanto penseremo a limitare il loro gioco. Se guardo la loro rosa dovremmo stare attenti a tutti. Villas-Boas? Lo stimo e sono felice delle sue parole nei nostri confronti. Ma sono sicuro che loro non sbaglieranno niente, e che verranno qua per vincere, non per pareggiare”.
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Superato dall’Arsenal, agganciato dal Liverpool, alla terza sconfitta allo Stamford Bridge, il Chelsea di Villas Boas imbarca acqua da tutte le parti e chiude il 2011 come peggio non poteva, congedandosi dal pubblico di fede blues con un tonfo interno, 1-3 per opera dell’Aston Villa che centra il seconda successo lontano da Birmingham e sale al nono posto in classifica. Eppure il pomeriggio per il club di Abramovich pareva essersi messo bene col vantaggio siglato da Didier Drogba su calcio di rigore, 150esimo gol col Chelsea per l’ivoriano; poi però la rete di Stephen Ireland (tiro dell’irlandese, respinta col braccio sulla linea di Terry, l’ex Citizens raccoglie di nuovo e insacca graziando JT) ha mandato le squadre al riposo in perfetta parità. Nella ripresa subito traversa del neo entrato Fernando Torres, poi i Villans piazzano l’uno due micidiale: Petrov prima e Bent poi (che errore di Lampard!) spianano la strada al successo degli ospiti, facendo sprofondare il Chelsea e il suo giovane allenatore portoghese.

Che succede in casa Chelsea? Lo squadrone di Abramovich, ambizioso come sempre e sempre alla caccia della prima storica Champions League, in Premier League sta andando piuttosto malino: lo dicono i numeri che recitano impietosi 22 punti in 12 partite, quinto posto e già -12 dalla capolista Manchester City a metà novembre, con 4 ko dall’inizio dell’anno; ma a far preoccupare è anche la tenuta difensiva dei Blues che hanno già subito la bellezza di 17 gol, quando al primo anno a Stamford Bridge José Mourinho incassò, in tutta la stagione, appena 15 reti. Ma sono gli ultimi 360 minuti a far scattare l’allarme rosso in casa Chelsea: 4 partite e 3 ko in campionato, di cui 2 interne nelle prestigiose sfide contro Arsenal (3-5) e Liverpool (1-2), senza contare quella nel derby contro il Queens Park Rangers per 1-0.
Proprio in quell’occasione André Villas Boas se la prese col direttore di gara e dopo qualche settimana è scattata la multa per il tecnico lusitano: la Football Association non ha fatto sconti, l’allenatore del Chelsea ha da pagare 12mila sterline. Piove sul bagnato per l’ex condottiero del Porto, giunto a Londra per la bellezza di 15 milioni di euro (cifra record per un allenatore) ma incapace ad oggi di far rendere al meglio una squadra comunque infarcita di campioni, partita ad agosto con l’obiettivo minimo di competere su tutti i fronti. Tre anni di contratto a otto milioni netti (sedici lordi) all’anno, una difesa composta da nomi altisonanti come Ivanovic, David Luiz, Terry e Ashley Cole, senza dimenticare i vari Bosingwa, Alex e Paulo Ferreira; eppure in seno al club in maglia blu sta iniziando a circolare un pensiero maligno ma insistente: e se Villas Boas, anche detto lo Special Two, non fosse l’uomo giusto?
Fra poche ore l’ex commissario tecnico delle Isole Vergini vivrà 90 minuti molto molto importanti: la difficilissima trasferta di Champions League alla Bayer Arena di Leverkusen. In Champions il Chelsea è primo con 8 punti, tallonato però da Bayer e Valencia che inseguono rispettivamente a 6 e 5; nella massima competizione continentale i Blues hanno ottenuto due vittorie casalinghe e due pari, uno al Mestalla e uno sul campo del Genk. Ovvio che per risollevare l’ambiente sarebbero un toccasana i 3 punti ma nella conferenza stampa della vigilia al portoghese sono state fatte domande più che sulla sfida in terra tedesca, sui continui ko della sua squadra:
“Stavamo giocando benissimo fino alla partita con il QPR (il 23 ottobre scorso, ndr). Da quel momento non si può dire che il Chelsea abbia giocato male, ma si può dire che il Chelsea ha perso; siamo felici per come stiamo giocando, la filosofia è l’ultima cosa da cambiare. Questi giocatori hanno grande talento ma abbiamo bisogno di fiducia, efficacia e continuità”.
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Questa sera il Chelsea debutterà in Champions League contro il Bayer Leverkusen allo Stamford Bridge, partita inserita nel Gruppo E in cui sono presenti anche Valencia e Genk; la vigilia del match è stata scossa da una piccola polemica a distanza tra Fernando Torres e André Villas Boas, dal momento che lo spagnolo, abulico come non mai fino ad ora coi Blues (22 presenze e 1 gol, quello nel video contro il West Ham in aprile), in un’intervista rilasciata in Spagna e riportata dal Daily Mail avrebbe accusato i compagni e la squadra in generale se sembra un lontano parente del El Niño ammirato con Atletico Madrid e Liverpool:
“Quando ho cambiato squadra, sapevo che il processo sarebbe stato lento, ma non mi aspettavo che lo fosse così tanto. Il Chelsea, tra le squadre inglesi, è il meno inglese. Questo per via del tipo di giocatori che ha: più vecchi, che giocano veramente lenti, con tanto possesso palla. Ma la società sta cercando di cambiare questa mentalità. Quando la squadra capirà le idee del nuovo allenatore, che vuole un calcio più verticale e dinamico, tutto andrà meglio”.
Chiaro che Fernando Torres si sia trincerato dietro un “hanno travisato le mie parole e sicuramente sbagliato la traduzione“, fatto sta che le parole riportate sui tabloid d’Oltremanica hanno fatto molto discutere, per cui inevitabile è stata la domanda sulla faccenda al tecnico lusitano del Chelsea nella conferenza stampa pre Bayer:
“Andremo a fondo per ottenere la registrazione dell’intervista. Vedremo se le cose sono come sembrano. Ogni giocatore la pensa a modo suo e nel caso specifico non penso sia un punto di vista condivisibile.Alle volte posso anche non condividere le idee dei miei giocatori”.
In ogni modo per Torres si prospetta una bella multa e, come accaduto sabato scorso a Sunderland, la panchina contro le aspirine.
I campioni d’Inghilterra del Manchester United, anche se con un po’ di fortuna, riescono a fare bottino pieno nella gara d’esordio della nuova stagione. La squadra di Sir Alex Ferguson passa in vantaggio sul campo del West Bromwich Albion al 13′ con un gol del solito Rooney, prima della fine del primo tempo pareggia Long per il WBA. I tre punti arrivano a pochi minuti dalla fine grazie ad un cross di Young che trova fortunata doppia deviazione della difesa avversaria, con tocco decisivo di Reid. Lo United deve però già fare i conti con gli infortuni: decimato il reparto difensivo, il brasiliano Rafael dovrà stare fermo oltre due mesi per una splla slogata, sei settimane di stop per Rio Ferdinand per un problema alla coscia, out anche Vidic anche se dovrebbe tornare in campo molto prima.
Passo falso invece per l’attesissimo Chelsea di André Villas Boas, i Blues seguono la scia di Liverpool e Arsenal e non riescono ad andare oltre il pareggio nella gara d’esordio. La squadra guidata dall’ex Porto non riesce a superare lo Stoke City, bravo a inchiodare il risultato sullo 0-0. Manca soltanto una partita per completare il tabellone della prima giornata, domani esordirà infatti anche l’altra squadra di Manchester, il City di Mancini e Balotelli, impegnato contro i gallesi neo promossi dello Swansea City.