
Si respira un’aria frizzante a Bologna, i tifosi dei felsinei non vedono l’ora di ricominciare a sognare dopo due anni non deludenti ma comunque non per deboli di cuore: i rossoblu con la gestione Menarini non hanno mai davvero brillato, hanno racimolato due salvezze all’ultimo respiro e dalle parti del Dall’Ara raramente si è visto un buon calcio se non, forse, per un periodo della passata stagione dove in ogni modo Franco Colomba riusciva ad ottenere i migliori risultati in trasferta. Insomma, con l’acquisizione dell’80% delle quote societarie di Sergio Porcedda, imprenditore sardo, l’obiettivo è ripartire da zero, adottando una politica in controtendenza rispetto agli ultimi anni: giocatori giovani e promettenti.
Subito 2,5 milioni di euro per accaparrarsi Riccardo Meggiorini, in comproprietà col Genoa; arriva in prestito, sempre dalla società ligure, il difensore Andrea Esposito che si è già detto entusiasta della nuova avventura. Ma il nuovo Presidente ha già fatto sapere che altre trattative sono più che ben avviate e la prossima settimana si potranno ufficializzare ulteriori transazioni: Albin Ekdal dalla Juve e René Khrin dall’Inter sono due centrocampisti molto interessanti (e giovani) che arriverebbero in comproprietà (per lo sloveno si parla di 3 milioni di euro); Cristiano Lupatelli, svincolato, sarà invece il secondo di Emiliano Viviano.
La Roma non coglie l’occasione per avvicinarsi alla capolista Inter, a Livorno non va oltre il pari, frutto di una partita divertente e rocambolesca. Il mattatore di giornata è senza dubbio Cristiano Lucarelli, il capitano amaranto ha messo per ben tre volte la sua firma sulla partita risultando alla fine determinante, complice anche qualche disattenzione di troppo della difesa di Claudio Ranieri. Per i giallorossi sono andati in rete Simone Perrotta, Luca Toni e David Pizarro, il cileno ha anche sbagliato un rigore che avrebbe portato la sua squadra sul 4-2, il suo tentativo di trasformazione però si va ad infrangere sul palo (Il video di Livorno - Roma 3-3 - Il tabellino di Livorno - Roma 3-3).
L’incontro inizia con i padroni di casa che attaccano a testa bassa, provando a mettere in difficoltà immediatamente l’avversario. La Roma prova a controllare l’ardore toscano ma dopo soli nove minuti capitola, Lucarelli va via sul filo del fuori gioco e infila per la prima volta Julio Sergio. I giallorossi reagiscono immediatamente e dopo un solo minuto pareggia i conti: Toni fa la torre in area, Taddei serve di tacco Perrotta che non sotto porta non sbaglia. Al 19′ arriva anche il vantaggio romanista, a siglarlo è Luca Toni sugli sviluppi di un calcio di punizione che lui stesso si era procurato.
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Solo il Catania risulta particolarmente indigesto al Palermo: gli etnei sono stati gli ultimi ad uscire imbattuti dal Barbera (era il 22 novembre scorso, finì 1-1) e sempre la squadra catanese è stata l’ultima a battere i “cugini” in casa propria (lo storico 0-4 di un anno fa). Quest’anno tra le mura amiche i rosanero non hanno mai perso e con l’1-0 di oggi ai danni del Livorno sono sette le vittorie consecutive in casa (su un totale di dieci alla Favorita). Eroe del giorno, manco a dirlo, il solito Fabrizio Miccoli che dopo vari tentativi suoi e dei suoi compagni (superbo l’ex Rubinho, bella rivincita per il portiere brasiliano) è riuscito a trovare il guizzo giusto per i tre punti (Tabellino di Palermo - Livorno 1-0 - Foto di Palermo - Livorno 1-0 - Video di Palermo - Livorno 1-0).
Vincere, vincere, fortissimamente vincere: la voglia del Palermo di conquistare era tanta, frutto anche della vittoria di ieri della Juve che aveva momentaneamente scavalcato in classifica la squadra di Delio Rossi. Nessuna comparsata, però, per Serse Cosmi e i suoi ragazzi, scesi in Sicilia col coltello tra i denti per raggiungere una salvezza sempre più complicata. E’ il giorno di Rubinho che dopo sei mesi sull’isola è tornato sulla terra ferma e vuole prendersi una piccola rivincita con i suoi ex tifosi; il brasiliano è in stato di grazia e se i labronici rimangono in pista per tanto tempo è principalmente merito suo. Certo, nel primo tempo l’assetto tattico degli ospiti è di quelli tignosi, scardinare le fitte maglie degli amaranto è un rebus che neanche ragionier Liverani o geometra Pastore riescono a risolvere.
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Il Napoli non si ferma più e a Livorno fa 14, tanti sono i risultati utili consecutivi, l’ultima sconfitta è ormai un ricordo sbiadito e risale al 4 ottobre quando gli azzurri persero a Roma contro i giallorossi, fu l’ultima partita di Roberto Donadoni che due giorni dopo sarà sostituito da Walter Mazzarri. I campani, seppur in emergenza per alcune assenze importanti riesce a ottenere il massimo on Toscana grazie ad un gol meraviglioso di Christian Maggio e al raddoppio di Luca Cigarini. Sul risultato finale c’è però anche la firma di Morgan De Sanctis, decisivo il rigore parato a Cristiano Lucarelli quando la sua squadra ancora era avanti di un solo gol. La sconfitta ha portato in dote un grande sconvolgimento negli amaranto: a fine partita infatti Serse Cosmi ha rassegnato le sue dimissioni (Il Tabellino di Livorno - Napoli 0-2 - Il Video di Livorno - Napoli 0-2).
Senza i pezzi pregiati in attacco, sono indisponibili infatti Quagliarella e Lavezzi, il peso del reparto azzurro offensivo è sulle spalle di German Denis. Cosmi risponde con Cristiano Lucarelli affiancato dal neo arrivato Claudio Bellucci. La prima frazione di gioco non è stata molto emozionante. I padroni di casa hanno proposto come unica soluzione quella di mandare palle in avanti sperando nell’invenzione del capitano. Il Napoli versione operaia è manovriero a centrocampo e attento a non lasciare spazio agli attacchi livornesi. La svolta della partita arriva però allo scadere quando Aronica lascia partire un cross sulla sinistra, la palla arriva a Maggio che con un destro al volo indirizza la palla all’incrocio dei pali opposto. La marcatura, meravigliosa, ricorda molto quella che Marco Van Basten mise a segno nel 1988 contro la Russia, durante gli Europei che poi avrebbero visto l’Olanda trionfare.





La Fiorentina s’è praticamente assicurata Royston Drenthe, talentuosa ala olandese (di origini surinamensi) che negli ultimi due anni ha giocato nel Real Madrid; 22 anni e appena 167 centimetri d’altezza, di lui s’è sempre parlato in termini entusiastici, per il suo talento e la sua esplosività: sia al Feyenoord, dove è cresciuto e s’è fatto conoscere, che a Madrid, che seppur tra alti e bassi (e con molte panchine), non s’è per niente svalutato. Lunedì sarà nero su bianco, anche se ormai c’è l’accordo sia col giocatore che tra i due club.
Drenthe arriverà a Firenze per una stagione ma il club viola avrà il diritto di riscatto fissato sui 9-10 milioni; l’ingaggio del giocatore è di un milione e mezzo di euro, cifra che come ovvio si sobbarcherà la famiglia Della Valle. E’ sicuramente un colpo importante, ma Corvino continua a lavorare anche su altri fronti: occorre un vice Gilardino, altri esterni, un difensore centrale. E’ così che per l’attacco, oltre all’ormai noto nome di Julio Cruz, è spuntato lo svedese Marcus Berg, centravanti del Groningen: gli olandesi chiedono troppo, come troppo alto è l’ingaggio di Cruz, l’impressione è che non arrivi nessuno dei due.
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Fare gli auguri tramite queste pagine a Damiano Tommasi è una inezia in confronto a cosa gli hanno organizzato a Tianjin i suoi tifosi: durante la partita contro lo Shangai hanno issato sue gigantografie e hanno composto una coreografia solo per lui (che ha ripagato sbagliando in occasione del gol degli avversari, eheh). Continua bene l’avventura al Tianjin Teda per Tommasi che oggi compie 35 anni, scrivere della sua carriera è forse pleonastico dato che la storia di questo centrocampista veneto è ormai vicenda nota, quasi una favola fatta di grande umanità, forza d’animo e chilometri macinati sul terreno verde.
Dopo gli inizi col Negrar e il San Zeno, entrò nelle giovanili del Verona e con gli scaligeri firmò pure il suo primo contratto da professionista: 3 anni nella città di Romeo e Giulietta con 77 partite disputate e 3 gol realizzati. Nel ‘96 passò alla Roma e nella capitale divenne un punto fermo del centrocampo giallorosso per ben 10 stagioni, con tanto di convocazioni in Nazionale (29 presenze e 1 gol) fino al tragico infortunio dell’estate 2004: “Lesione complessa di tutte le strutture capsulo-legamentose del ginocchio destro; rottura dei menischi interni ed esterni; rottura del crociato anteriore e posteriore; rottura del collaterale mediale; rottura dell’inserzione dei flessori della coscia destra“.