
Ieri Domenico Di Carlo, per gli amici Mimmo, ha concluso il suo personale “girone d’andata“: subentrato a Iachini all’indomani della sconfitta del Chievo Verona sul campo del Palermo, alla vigilia del suo 45esimo compleanno ha affrontato l’ultima squadra che ancora non aveva avuto modo di incrociare, regalando a sé, ai suoi ragazzi e al presidente Campedelli gli ennesimi tre punti pesantissimi in chiave salvezza. Esordì in questa nuova avventura veronese contro la Juve, gli inizi non furono felici (6 sconfitte e una sola vittoria, a Udine, nelle prime 7 partite) e le critiche fioccavano da più parti, tanto che ha passato le vacanze natalizie con l’ombra di un possibile esonero. Nel 2009 però è cambiata musica, il miracolo Chievo s’è rinnovato.
Dodici partite nel nuovo anno e la bellezza di 21 punti: dai 9 della 17esima giornata (a -6 dalla quart’ultima) ai 30 della 29esima (a +6 dalla terz’ultima), un bottino invidiabile che si rende ancora più incredibile se si stilasse una classifica del solo girone di ritorno in cui il Chievo sarebbe quarto dietro soltanto a Inter, Juve e Milan. In 12 incontri ha perso solo a Firenze, per di più al 90° e con mille polemiche, per il resto 5 vittorie e 6 pareggi: chi lo accusava di difensivismo, di non schierare Italiano e di non aver saputo creare un gruppo in questi giorni s’è dovuto ricredere. Ma lui rimane umile, atteggiamento indispensabile per non mollare la presa.
Sono i numeri a parlare al termine di Chievo-Juve: lo 0-2 dei bianconeri al Bentegodi assicura la sesta vittoria consecutiva tra campionato e Coppa per la truppa di Ranieri, con Del Piero che nel giorno del suo 34esimo compleanno realizza la quinta punizione stagionale raggiungendo quota 249 gol con la maglia della Juve (250 per altri e per lui stesso che s’appropria di una punizione contro il Brescia in Serie B deviata da Colombo). I clivensi del neo-allenatore Mimmo Di Carlo ci hanno messo generosità e applicazione, ma alla fine dei 90 minuti sono apparsi inferiori agli ospiti, non avendo di fatto mai tirato nello specchio della porta. Torna al gol anche Iaquinta che ribatte in rete un rigore paratogli da Sorrentino, col capitano galantuono che s’è privato della doppietta per far segnare l’amico Vincenzo (Fotogallery - Video).
Eppure i presupposti di una buona gara per i gialloblu di casa c’erano tutti: tridentone per due terzi come quello del Cagliari di qualche anno fa, con Esposito e Langella larghi a supporto di Pellissier. Ma è il centrocampo che ha tradito, con Marcolini impalpabile, Pinzi vagabondo e Bentivoglio a volte troppo irruente, come sul fallo da cui è scaturita la punizione del vantaggio: è il 40° quando Pinturicchio si fa un bel regalo di compleanno, pennellando una traiettoria perfetta su cui non può nulla Sorrentino. Prima d’allora non s’era visto granché, a parte tanti scivoloni sul campo viscido; giusto un tiro di Pellissier fuori di poco, con la Juve comunque leggermente padrona del campo.
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