
Pep Guardiola senza freni ieri al Palau de la Musica di Valencia: durante una conversazione pubblica il pluricampione allenatore del Barcellona ne ha approfittato per elogiare senza mezzi termini la sua creatura blaugrana, incensandone i protagonisti, arrivando a dichiarare addirittura che talvolta nel vederli giocare rischia di soffrire della Sindrome di Stendhal. Un Guardiola insolitamente chiacchierone e orgoglioso di quanto fatto in Catalogna, che gioca a stupire tutti anche quando gli viene chiesto chi fosse ad oggi il miglior allenatore del mondo: “Senza dubbio, José Mourinho“. Poche spiegazioni, risposta netta, pubblico attonito; quando invece si parla del “suo” Barcellona allora diventa un fiume in piena:
“Dove li trovo giocatori così? Gente che va in visibilio quando è sul campo. A Hospitalet, un paese piccolino, Xavi, Iniesta, Fabregas e Villa hanno corso all’ultimo respiro. Adesso quando un atleta mi dirà che è stanco, gli farò notare: ‘Guarda quelli. Hanno tutto… soldi, donne, titoli… eppure vanno a mille’. Ho inserito cinque ragazzi della seconda squadra perché vedessero cosa significa competere”.
Per la cronaca, proprio Iniesta ha siglato con un tiro da fuori l’unico gol nell’andata dei sedicesimi di Coppa del Re di due giorni fa, partita vinta appunto per 0-1 dal Barça contro l’Hospitalet. Ma tornando al nostro Pep, sentite cosa aggiunge quando si parla del suo lavoro:
“Da allenatore si soffre molto: ansia, pressione, perfino la sindrome di Stendhal e le vertigini di fronte alla tua stessa creazione. Dove troverò un posto come questo e giocatori come questi? E poi, la felicità non te la danno i titoli. A 25 anni volevo fare l’allenatore, mentre adesso non vedo l’ora di andarmene a casa… So che un giorno mi stancherò di fare questo mestiere. Il massimo è poter essere io a stabilire quando andarmene, e al giorno d’oggi sono io che lo decido”.
Il giocatore più forte del mondo? “Che domande, Messi“, mentre per il suo futuro sa solo che non rimarrà al Camp Nou a vita e non andrà neanche in un’altra squadra spagnola. I campionati più interessanti? “Premier, Bundesliga e Ligue 1“, povera Serie A, nonostante corteggiamenti nerazzurri e un passato da giocatore con Brescia e Roma, il nostro campionato pare non interessargli.

Lionel Messi ha vinto il Fifa - Ballon d’Or 2010. L’attaccante del Barcellona e dell’Argentina vince nuovamente il premio individuale di maggior prestigio per il secondo anno consecutivo. Vince il più talentuoso, probabilmente vince il più forte, ma non ai più appare un verdetto ingiusto. I due compagni di squadra, i due Campioni del Mondo spagnoli Andrés Iniesta e Xavi avrebbero meritato di più un riconoscimento che l’argentino ha già vinto e potrà vincere ancora in futuro.
Non fraintendiamoci, il 2010 di Messi è stato straordinario, ma non irripetibile come quello dei due centrocampisti che rendono possibile la straordinaria qualità del gioco del Barcellona e della Spagna. Iniesta, il favorito della vigilia, aveva dalla sua anche l’aver segnato il gol decisivo nella finale del Mondiale contro l’Olanda e aver deciso di dedicarlo all’amico scomparso Dani Jarque, ottenendo l’eterna stima dei tifosi avversari per antonomasia di una bandiera del Barca. Il verdetto ha sorpreso anche lo stesso Messi, contento, ma evidentemente non “pronto” a ricevere il premio. Anche la sua postura sul palco, appoggiato con i gomiti sul leggio, rendeva l’idea di un riconoscimento che non sentiva di meritare nonostante i 60 gol segnati nella scorsa stagione. Il paradosso di un giocatore che segna 5 gol di media al mese, anche quando è al mare in vacanza per intenderci, e sembra ricevere quasi un premio “alla carriera”.
Il riconoscimento a Lionel Messi arriva dopo quello a José Mourinho come miglior allenatore, altra sorpresa, che lascia a bocca asciutta la Spagna campione del Mondo. Niente Del Bosque, niente Xavi e niente Iniesta. Hanno vinto i migliori in assoluto, ma “non meritando”. Fra virgolette, sia chiaro.
Lionel Messi Pallone d’Oro 2010




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Dopo 130 partite in blaugrana, ecco il primo gol di Eric Abidal, giocatore francese che i tifosi del Barcellona apprezzano innanzitutto per il suo carattere: fa gruppo, è sempre sorridente, lavoratore che parla il giusto. Il classico calciatore che fa la fortuna del proprio allenatore, anche grazie alla sua adattabilità: nell’inferno del San Mames, Bilbao, Abidal ha cominciato da difensore centrale senza batter ciglio, poi con l’ingresso di Iniesta per Adriano si è spostato nel suo settore di competenza naturale, la fascia sinistra. E proprio dopo una sgroppata senza palla sulla corsia mancina, ha trovato il suo terzo gol in carriera dopo due marcature in Francia: il solito Messi che mette scompiglio nella difesa basca, scarico a sinistra dove Abidal ha tirato con precisione in porta, 0-1.
Coppa del Re, ottavi di finale, all’andata era finita 0-0 al Camp Nou; si sa, in Euskadia l’orgoglio la fa sempre da padrone e a volte solo con quello si riescono ad ottenere risultati impensabili. L’Athletic Bilbao, formazione che ha sempre religiosamente schierato in squadra giocatori baschi, in Catalogna aveva retto per 90 minuti, 0-0 e tutto rimandato nella bolgia del più infuocato degli impianti iberici, il San Mames, anche detto La Catedral. Alcune centinaia di tifosi addirittura dormono fuori dall’impianto per accaparrarsi gli ultimi preziosi tagliandi, ma Joaquin Caparros, allenatore dei biancorossi, non imposta la partita col più aggressivo dei pigli. Di contro i blaugrana traccheggiano, e a fine primo tempo è ancora 0-0. I baschi, sulle tribune, ci credono.
Forse troppo quando nella foga, sospinti dall’entusiasmo e dalla stupidità (di pochi, pochissimi isolati elementi, per carità) qualcuno lancia una monetina nell’area di rigore del Barcellona, prima di un corner a favore dei padroni di casa; le monetine sono due, ma solo la seconda colpisce vicino all’occhio il povero Abidal. Che si accascia, si spaventa e vede (o meglio, se lo sente) spuntar fuori un bernoccolo. Guardiola non sa che fare, sostituirlo o no? Poi decide semplicemente di spostarlo a sinistra, dopo l’ingresso di Iniesta (pensate, fischiatissimo all’ingresso e ad ogni tocco di palla perché match-winner della Spagna nella finale Mondiale). E allora Abidal segna ed esplode di gioia, La Catedral si ammutolisce. Poi si rianima al gol di Llorente, ma arriva troppo tardi e alla fine è 1-1.
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Neanche il clima natalizio rende più buono José Mourinho, l’allenatore portoghese non perde mai il suo piacere per la polemica e l’abitudine ad attaccare i propri avversari. In un’intervista concessa al bisettimanale portoghese A Bola, l’ex interista manifesta il suo dissenso per l’assegnazione del Pallone d’Oro 2010 al centrocampista del Barcellona e della Spagna Andres Iniesta. Più in generale, mettendo in discussione anche l’analogo riconoscimento per tecnici che molto probabilmente sarà assegnato al suo collega Vicente Del Bosque, lamenta chiaramente la scarsa considerazione ottenuta da lui e dalla sua Inter.
Non usa parole gentili per criticare la scelta di Iniesta come vincitore dell’ambito trofeo. Il blaugrana, in competizione con i compagni di squadra Messi e Xavi, probabilmente vedrà premiato il suo gol negli ultimi secondi della finale mondiale contro l’Olanda, una realizzazione che secondo Mou “avrebbe potuto segnare chiunque, anche un anonimo terzino”. Secondo il portoghese il premio dovrebbe tenere contro dell’intero anno solare di un calciatore e non soltanto del picco, seppur storico, di una partita, il riferimento è ai 5 mesi di infortunio che hanno tenuto fermo Iniesta nel 2010.
Sicuramente più morbido il suo giudizio su Vicente Del Bosque, il tecnico campione del mondo con la Spagna sarà eletto miglior allenatore del 2010. Mourinho in questo caso non contesta la decisione ma ci tiene a far notare come il lavoro di allenatore di club sia decisamente più duro: “Un allenatore di club lavora e compete per 11 mesi l’anno, deve affrontare oltre 50 partite, ha la responsabilità totale sulla crescita e sugli alti e bassi dei giocatori e delle squadre. Quindi, inserire nella stessa categoria gli allenatori di club e i ct è decisamente ingiusto”.
Lo Special One si salva cosi in corner, accusando piuttosto la Fifa per non aver concepito due diverse categorie per gli allenatori. Ma il portoghese è comunque formalmente ancora in gara per ottenere questo riconoscimenti, insieme al collega Pep Guardiola, ovviamente non ha dubbi su chi dovrebbe aggiudicarsi alla fine il premio: “Con l’Inter ho vinto tutto, di più non potevo fare!”.

Va in soffitta un anno di calcio, prima però di impacchettarlo e posizionarlo sull’armadietto dei ricordi è bene dargli una lucidata e ricordare, insieme, tutto il meglio (e perché no, il peggio) offertoci da questi dodici mesi appassionanti e non banali. Anno di Mondiali, di protagonisti nel bene e nel male, di litigi e polemiche, triplete e naufragi, bandiere e voltagabbana, insomma il solito calderone di emozioni che ci auguriamo possa regalarci anche il 2011. E pazienza non ci sia una certa competizione internazionale in Sudafrica.
La squadra di club: Se dall’altra parte del globo i vincitori della Libertadores capitombolano contro undici congolesi volenterosi e niente più, se la squadra più “bella” del mondo in undici contro dieci impatta continuamente contro la difesa avversaria, se qualcuno avesse avuto il minimo dubbio che la squadra dell’anno è senza neanche stare a ragionare l’Inter allora tutto diventa relativo. Perché se c’è stato un club davvero protagonista di questo anno solare, allora quello è stato l’Inter di Moratti e Mourinho, del triplete, di Sneijder e di Milito, insomma la squadra capace di battere campioni di Inghilterra, Russia, Spagna, Germania, e poi i trionfi in Italia, e negli Emirati Arabi Uniti… Niente da aggiungere, il 2010 è stato un anno a tinte fortemente nerazzurre.
Il calciatore: L’Inghilterra e il suo campionato non hanno esaltato i calciofili più di tanto, idem per la Bundesliga, in crescita ma ancora non irresistibile, la Spagna ha vinto sì il Mondiale ma i veri protagonisti del suo campionato (quelli da copertina, per intenderci) sono stranieri (portoghesi, argentini, brasiliani, italiani) e per di più spadroneggiano contro difese opinabili (se il Saragozza si affida a Contini e Lanzaro, con tutto il rispetto…), chi insignire allora di calciatore dell’anno? Al diavolo Blatter e France Football, il migliore è stato Diego Milito e il puntero interista si merita questo riconoscimento: è stato lui più di chiunque altro il trascinatore nerazzurro, a Siena, con la Roma, in Champions. E pazienza se all’alba della nuova stagione ha combattuto contro acciacchi di varia natura.
La filosofia di gioco: Il calcio è diventato più fisico rispetto a venti anni fa, ma anche più veloce rispetto a dieci anni fa. Insomma, potenza e movimenti guizzanti, palla a terra e colpi di gran classe, questo cercano gli spettatori. E nell’anno che stiamo per salutare due sono le squadre che hanno combinato gran movimento di palla, pragmatismo e spettacolo: il Barcellona e l’Arsenal. Ma se per i blaugrana non ci si trova più di fronte a una novità, i Gunners giovani e pazzi tirati su da Arsene Wenger sono davvero il nuovo che avanza: gli manca forse quel pizzico di cattiveria, ma d’altra parte c’è tempo. Vedere Nasri, Chamakh, Arshavin, Walcott e Fabregas dialogare, molto spesso, è gioia per gli occhi.
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Se ieri erano indiscrezioni rivelate soprattutto dalla Gazzetta dello Sport, oggi c’è l’ufficialità: in una conferenza stampa tenutasi stamani a Parigi nella sede del noto quotidiano sportivo L’Equipe, sono stati svelati i nomi dei tre finalisti che concorreranno alla vittoria del Pallone d’Oro 2010. Il premio per la prima volta sarà un riconoscimento della Fifa che in coabitazione col giornale France Football sceglierà il miglior giocatore del mondo dell’anno solare; per selezionare i primi tre si è tenuto conto della votazione effettuate dagli allenatori e dai capitani delle squadre nazionali, oltre che da alcuni rappresentati dei media.
Il prossimo 10 gennaio in una serata di gala a Zurigo sapremo chi alla fine la spunterà tra Andres Iniesta, Xavi Hernandez e Lionel Messi: tre giocatori del Barcellona, due spagnoli campioni del mondo e un argentino, tre fuoriclasse che col loro club l’anno passato vinsero sì lo scudetto ma furono eliminati in semifinale dall’Inter di Mourinho in Champions League. Se Milito non era nemmeno stato inserito nei 23 finalisti, Sneijder (altro protagonista del clamoroso triplete nerazzurro, oltre che finalista in Sudafrica con l’Olanda) non è riuscito a salire sul podio, una decisione che il suo capitano all’Inter Javier Zanetti solo ieri, commentando le prime succitate indiscrezioni, aveva definito “un’assurdità“. Svelati anche gli altri finalisti, tra calcio femminile e allenatori.
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Il Barcellona si regala la nona Supercoppa di Spagna battendo il Siviglia al Camp Nou: dopo il 3-1 dell’andata (da dire che i blaugrana giocavano quasi con una squadra “bis”, in gol non a caso Ibrahimovic), Guardiola per il ritorno ha trovato i nazionali spagnoli anche se non ha esitato a spedire in panchina Puyol, Iniesta e il nuovo arrivato David Villa, poi entrato nella ripresa a differenza di Ibra, derelitto a bordo campo per l’intera durata del match. Hombre del partido? Neanche a dirlo, Lionel Messi che ha messo dentro una tripletta sfruttando al meglio le assistenze dei suoi compagni di reparto, Pedro e Bojan, ma soprattutto di Xavi, vero ragioniere del centrocampo.
Siviglia con Fabiano, Cigarini e Kanouté out (quest’ultimo addirittura in tribuna), pensieri rivolti al ritorno dei preliminari di Champions contro il Braga, dopo la sconfitta lusitana di mercoledì scorso (1-0 in casa dello Sporting). Così nel primo tempo la squadra andalusa dilapida tutto il vantaggio dei primi 90 minuti; ad aprire le marcature, in realtà un autogol: Pedro è velocissimo, ubriaca la difesa del Siviglia ma soprattutto Konko, l’ex genoano spedisce alle spalle del suo portiere Palop. Poi è Messi-show, anche se l’argentino, pur bravissimo, segna tre gol a tu per tu con Palop (assist di Xavi, Alves e Iniesta). Il Barça domina per 90 minuti, brutta batosta per la squadra di Alvarez.
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Spagna Campione del Mondo. Ma cosa c’era scritto sulla maglietta mostrata da Andres Iniesta dopo il gol? E’ una domanda che forse si saranno posti in tanti, alla quale sembra giusto dare una risposta: “Dani Jarque siempre con nos otros“.
La dedica è appunto per Daniel Jarque, capitano dell’Espanyol, morto prematuramente a Firenze l’8 agosto 2009 per una asistolia, mentre era in ritiro precampionato con la sua squadra nel centro sportivo di Coverciano.
Davvero un gesto nobile quello di Iniesta che ha pensato di dedicare un pensiero all’amico, giocatore simbolo dell’altra squadra di Barcellona, in una serata calcistica tanto importante.
















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Con una rete di Iniesta nei supplementari la Spagna si laurea per la prima volta CAMPIONE DEL MONDO. A due anni dalla vittoria dei campionati europei la Spagna è ancora lì, a vincere una finale.
L’Olanda è sconfitta, la Spagna sul tetto del Mondo grazie ad Andres Iniesta che riesce a scardinare il fortino orange solo ai supplementari. Gli iberici conquistano la Coppa del Mondo per la prima volta nella storia, nonostante partissero da superfavoriti hanno dovuto penare non poco per superare la resistenza degli olandesi. Ce la mettono tutta gli sfavoriti per ribaltare il pronostico, anche quello del Polpo Paul (infallibile), con un pressing aggressivo che gli costa diversi cartellini gialli dall’arbitro inglese Webb.
Il possesso palla spagnolo svanisce di fronte alla cattiveria olandese che nel secondo tempo ha avuto l’occasione per fare suo il più prestigioso dei trofei, ma Robben, solo di fronte a Casillas, si fa ipnotizzare quando tutti erano pronti a gridare al gol. Con mezza squadra ammonita l’Olanda riesce a strappare i tempi supplementari, anche grazie ad un salvataggio di Heitinga su David Villa.
Il difensore sarà poi espulso nel secondo tempo supplementare per doppio giallo, ineccepibile, ma già nei primi 15′ minuti la Spagna aveva avuto occasioni a ripetizioni per portarsi in vantaggio. Ci è voluto Iniesta per battere la difesa orange e perforare Stekelenburg. La finale va ai favoriti, scoppia la festa in tutto il paese iberico (e sarà una lunga festa), Sudafrica 2010 va in soffitta.












Prime dichiarazioni del dopopartita per il match winner della finalissima di Sudafrica 2010, il centrocampista del Barcellona, Andres Iniesta e per il commissario tecnico delle Furie Rosse, Vicente Del Bosque. Ai microfoni della stampa il talentuoso numero sei della nazionale spagnola ha commentato:
È un’emozione incredibile. Non ho parole per descriverla. Al momento del gol ho pensato alla mia famiglia, a tutti. Ora non vedo l’ora di tornare in Spagna. Oggi è arrivato il coronamento di un lavoro durato molti anni.











