
Con una rete di Iniesta nei supplementari la Spagna si laurea per la prima volta CAMPIONE DEL MONDO. A due anni dalla vittoria dei campionati europei la Spagna è ancora lì, a vincere una finale.
L’Olanda è sconfitta, la Spagna sul tetto del Mondo grazie ad Andres Iniesta che riesce a scardinare il fortino orange solo ai supplementari. Gli iberici conquistano la Coppa del Mondo per la prima volta nella storia, nonostante partissero da superfavoriti hanno dovuto penare non poco per superare la resistenza degli olandesi. Ce la mettono tutta gli sfavoriti per ribaltare il pronostico, anche quello del Polpo Paul (infallibile), con un pressing aggressivo che gli costa diversi cartellini gialli dall’arbitro inglese Webb.
Il possesso palla spagnolo svanisce di fronte alla cattiveria olandese che nel secondo tempo ha avuto l’occasione per fare suo il più prestigioso dei trofei, ma Robben, solo di fronte a Casillas, si fa ipnotizzare quando tutti erano pronti a gridare al gol. Con mezza squadra ammonita l’Olanda riesce a strappare i tempi supplementari, anche grazie ad un salvataggio di Heitinga su David Villa.
Il difensore sarà poi espulso nel secondo tempo supplementare per doppio giallo, ineccepibile, ma già nei primi 15′ minuti la Spagna aveva avuto occasioni a ripetizioni per portarsi in vantaggio. Ci è voluto Iniesta per battere la difesa orange e perforare Stekelenburg. La finale va ai favoriti, scoppia la festa in tutto il paese iberico (e sarà una lunga festa), Sudafrica 2010 va in soffitta.












Prime dichiarazioni del dopopartita per il match winner della finalissima di Sudafrica 2010, il centrocampista del Barcellona, Andres Iniesta e per il commissario tecnico delle Furie Rosse, Vicente Del Bosque. Ai microfoni della stampa il talentuoso numero sei della nazionale spagnola ha commentato:
È un’emozione incredibile. Non ho parole per descriverla. Al momento del gol ho pensato alla mia famiglia, a tutti. Ora non vedo l’ora di tornare in Spagna. Oggi è arrivato il coronamento di un lavoro durato molti anni.












Soffertissima vittoria per la Spagna, che batte per 1-0 il Paraguay con un gol nel finale del solito David Villa (ora capocannoniere del Mondiale a quota cinque reti) e raggiunge la Germania nella semifinale di Durban, in programma mercoledì 7 luglio. Prestazione abbastanza deludente per gli uomini di Del Bosque, ibrigliati per quasi tutta la durata dell’incontro dall’attentissima difesa dei sudamericani, superata solo grazie ad una prodezza del talentuoso centrocampista del Barcellona Andres Iniesta, dal piede del quale è partita l’azione del gol. In precedenza un rigore sbagliato a testa, con Cardozo e Xabi Alonzo ipnotizzati dal dischetto dai portieri avversari. Ad un minuto dal termine Casillas nega con un grande intervento il gol del pari a Sant Cruz.
Le foto di Paraguay - Spagna 0-1
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Una cinica Spagna batte un ingenuo Cile. Nei primi 25 minuti di gioco i sudamericani creano gioco a volontà mostrando deliziose trame offensive, pungendo Casillas in un paio di occasioni (soprattutto grazie a Sanchez) e mettendo da parte i timori reverenziali. La Spagna sembra bloccata, a tratti impaurita, è incapace di mettere il naso fuori dalla propria metà campo. Ma il Cile decide di mostrare il suo volto più debole, quello difensivo: rinvio alla cieca del centrocampo spagnolo, Bravo, il portiere cileno decide di uscire senza logica dalla propria area di rigore nonostante la marcatura abbastanza sicura del suo difensore su Torres e di rinviare maldestramente.
Il pallone arriva sui piedi di Villa che insacca a porta vuota per l’1-0. Il neo blaugrana diventa di fatto il miglior marcatore spagnolo della storia dei mondiali. Il Cile non si abbatte e carica a testa bassa. Anche troppo. Beausejour, dieci minuti dopo, ha sui piedi la palla del pareggio ma Piquè sfiora quel tanto che basta per deviare il pallone in angolo. La Spagna sfrutta l’inesperienza dei cileni e raddoppia con Iniesta, servito magnificamente a centro area da Villa. Nell’azione in questione il cileno Estrada viene espulso per un fallo su Torres giudicato troppo severamente dall’arbitro messicano.





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Da trentadue anni la Spagna non manca all’appuntamento dei campionato Mondiali di calcio; già, gli attuali campioni d’Europa in carica hanno sempre fatto parte della festa, ma è ormai risaputo come cronica sia la loro difficoltà ad arrivare fino in fondo. Chiunque abbia memoria delle ultime edizioni dei Mondiali, non può non ricordare le debacle degli iberici, con i quarti di finale scoglio insormontabile; avrebbero potuto infrangere il tabù nel 2002, ma un arbitraggio scandaloso spedì in semifinale i padroni di casa della Corea del Sud e non gli spagnoli. In ogni modo di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e ora questa Selezione è pronta per riscrivere la storia.
Non c’è più il capitano della nave di due anni fa, quando la Spagna trionfò a Vienna nella finale degli Europei: via Luis Aragones, al suo posto una vecchia volpe della panchina, ossia l’ex marengue Vicente Del Bosque. Rigoroso, preciso, tatticamente all’avanguardia, il nuovo ct delle Furie Rosse sa come farsi rispettare; senza troppi giri di parole ha scelto in largo anticipo la rosa dei 23. Sembrerebbe quasi inutile andare a commentare le scelte del ct spagnolo: non ci sono alcuni giocatori che hanno trionfato due anni fa (come Senna e Guiza), ma spulciando i nomi dei giocatori convocati per la spedizione sudafricana l’impressione è che siano stati scelti i migliori.
In porta c’è poco da appuntare al trittico selezionato, con Iker Casillas ovvio titolare e capitano della squadra. La difesa è il settore che forse lascia qualche perplessità: da Capdevila a Marchena, tutti giocatori con grande esperienza ma non dei campioni (e Albiol, Ramos e Arbeloa nel Real non hanno propriamente brillato); Puyol e Piqué comunque sono una garanzia. Il centrocampo è fosforo puro col blocco blaugrana, ma che dire di Fabregas, Xabi Alonso e David Silva? Fantastici. E poi l’attacco, un’altra bomba ad orologeria: i nomi sono di primissima qualità, con l’ovvio duo titolare Torres - Villa, anche se il centravanti del Liverpool è reduce da un infortunio. Insomma, tra i favoriti la Spagna c’è.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica





Il Ct della Spagna, Vicente del Bosque, ha diramato la lista dei 23 convocati per la Coppa del Mondo FIFA. Santi Cazorla e Marcos Senna pagano la stagione frammentata, a causa degli infortuni, e deludente dal punto di vista dei risultati, giocata con il Villarreal, e rimangono esclusi dalla lista definitiva della Spagna di Del Bosque in vista del Mondiale di Sudafrica 2010. In difesa rimane a casa l’ex capitano dell’Under 21 Azpilicueta, mentre a centrocampo vale la pena di segnalare l’inclusione del basco Javi Martinez, 21enne dell’Atletico Bilbao dal gran fisico. (La Lista dei 23 Convocati)
Premiati invece i catalani Valdes e Pedro, ottimi protagonisti nell’annata del Barça di Guardiola: il portiere è stato preferito al giovane De Gea (Atletico Madrid) e a David Lopez (anche lui del Villarreal), mentre la giovane ala ha trovato il suo spazio tra gli attaccanti insieme al basco Llorente, scelto come vice-Torres al posto di Negredo e Güiza. “Tutti i giocatori che ho scelto hanno avuto una stagione eccellente, ma ovviamente è doloroso non poterne scegliere altri. So che per loro sarà una delusione non venire alla Coppa del Mondo“, ha detto Del Bosque. Prima convocazione anche per il portiere blaugrana Víctor Valdés, che di recente ha vinto il terzo trofeo Ricardo Zamora personale come portiere meno battuto in Liga.
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Tegola sulla testa dell’allenatore del Barcellona, il centrocampista Andres Iniesta si è infortunato questa mattina durante l’allenamento e per lui si profila una lunga assenza dai campi. Josep Guardiola dovrà rinunciarvi per almeno un mese, salterà quindi sicuramente le due sfide di Champions League contro l’Inter, cosa che sicuramente non potrà che far piacere ai tifosi nerazzurri. Il giocatore potrebbe essere recuperabile, anche se non è possibile dirlo con certezza, in occasione della finale di Madrid in programma a fine maggio.
Iniesta durante la seduta di allenamento di stamattina si è procurato una lesione al bicipite femorale della gamba destra, lo stesso infortunio subito lo scorso 28 marzo nel corse della partita Maiorca - Barcellona. Allora lo staff medico blaugrana optò per una pausa di dieci giorni, il giocatore era ritornato in campo per la prima volta nelle fasi finali della partita contro il Real Madrid vinta per 2-0. Il ripetersi dello stesso infortunio in così poco tempo ha ora spinto i medici ad usare una maggiore prudenza.
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Ci ha pensato il The Sun, tabloid inglese che non disdegna mai un pizzico di ironia, a soprannominarlo così: aggiungete una “a” al suo cognome e voilà, nel mondo del calcio è atterrato il Messia. Lionel Messi ieri ha fornito una delle prestazioni individuali più eclatanti di tutta la storia di questo sport, siglando ben 4 gol in un quarto di finale di Champions League, gol tutti diversi, tutti belli a loro modo, un exploit difficile non perché non ci avesse già abituato in passato a cose di questo genere, ma perché la Pulce riesce a confermarsi ogni partita, sempre di più. Di solito i giocatori forti, quando usciti allo scoperto, vengono imbrigliati da rudi difese avversarie, asfissiati, rendendo loro la vita più difficile che a chiunque altro atleta in campo.
Ma l’argentino, benché gli allenatori avversari studiano ogni volta come fermarlo, pare giocare da solo, avendo comunque intorno un apparato di primissima qualità. Aggredisce gli spazi, è brevilineo, veloce e con un cambio di passo impressionante, un mancino naturale che di destro se la cava, basso come una pulce ma capace di segnare di testa in una finale di Champions, aggira le linee, è freddo sotto porta, dribbla con facilità, ripiega quando serve e non disdegna assistenze ai compagni. “Perfect 10: Prima c’era Pelè, poi è arrivato Maradona… Ora salutiamo il nuovo re” ha titolato oggi il Mail Online, ma la stampa iberica e inglese si è scatenata tessendo lodi e panegirici all’attuale Pallone d’Oro.
La gallery del trionfo di Messi e compagni
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La psicologia dei calciatori è spesso un fattore sottovalutato: se la Lazio e la Juve stanno andando così male è perché ormai sono in una spirale al contrario, un feed-back negativo in cui più giochi male e più ti deprimi. Mazzarri, ad esempio, ha preso un Napoli col morale a pezzi, ha parlato con ognuno dei giocatori e ha accresciuto la loro autostima: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ibrahimovic è un campione, in Italia non era più felice ma rendeva lo stesso; già, ma le interviste erano sempre così istituzionali, il suo viso dopo un gol mai particolarmente esultante, il suo rapporto coi compagni ordinaria routine. A Barcellona, dopo tanti anni, si sente un calciatore felice, voglioso di andare al campo di allenamento e poi di calcare il Camp Nou.
L’intervista rilasciata al Periodico, giornale catalano di politica, è qualcosa di sfiziosissimo. Il fuoriclasse svedese parla della sua nuova vita come mai lo aveva fatto, sottolineando sin dall’inizio come non sia un problema questo digiuno da gol: “Non sono preoccupato, mi è già successo altre volte, all’Ajax, alla Juventus, all’Inter: comincio bene, poi mi fermo, poi riparto: un po’ come sulle montagne russe. Sono un 9, è importante segnare, ma non è tutto o almeno non è tutto per me. Se partecipo al gioco e faccio un assist a un compagno mi sento bene lo stesso“. La sua serenità passa anche dal rapporto che ha sin da subito instaurato col suo allenatore, il giovane e brillante Sep Guardiola. Ibra lo descrive così.

Se Juve e Milan ieri hanno potuto “festeggiare” l’approdo al turno successivo, i quarti di finale, della Coppa Italia, in altre lande europee ha fatto notizia l’eliminazione eccellente di due super big del calcio continentale: il Barcellona è stato eliminato agli ottavi di finale dalla Coppa del Re (ne era detentore), il Liverpool fuori dalla FA Cup al terzo turno (come per altro accaduto al Manchester United pochi giorni prima contro il derelitto Leeds). Fatali sconfitte interne nei leggendari Camp Nou e Anfiel Road: per i blaugrana di Guardiola l’1-2 casalingo ad opera del Siviglia s’è rivelato decisivo ai fini dell’eliminazione, stesso risultato, 1-2, ai tempi supplementari del Reading nel Merseyside.
Partiamo dai catalani che ieri sera in terra andalusa dovevano ribaltare la sconfitta patita nel match d’andata: vincere 0-2, questo l’obiettivo minimo per andare avanti nella competizione e non subire così il primo smacco (o eliminazione che dir si voglia) della gestione Guardiola, che di fatto fino ad ora aveva vinto tutti i trofei disputati. Ebbene, non è bastato lo 0-1 finale, frutto di un bel gol nella ripresa di Xavi su assist di Iniesta; i due centrocampisti hanno fatto del loro meglio, Messi e Henry ci hanno provato senza lesinare impegno e Palop, portiere del Siviglia, è stato alla fine migliore in campo. Ma gli errori di Ibrahimovic sotto porta (due, uno dei quali clamoroso) e un po’ di sfortuna hanno fermato la corsa di Puyol e soci (anche se il Siviglia ha recriminato per due gol annullati a Jesus Navas, entrambi forse buoni).
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