
Degli sconosciuti hanno fatto ritrovare resti di un cinghiale davanti ad un’azienda agricola di proprietà di Angelo Peruzzi. Secondo gli investigatori l’obiettivo di questi malfattori, ancora anonimi, sarebbe quello di intimidire e minacciare Peruzzi, soprannominato proprio ‘cinghialone’ durante la sua carriera di calciatore, che da due anni è vicesindaco di Blera, paesino di 3000 abitanti in provincia di Viterbo. Si tratta di un episodio veramente spiacevole per l’ex portiere della Lazio e della nazionale anche perché non è la prima volta che subisce questo tipo intimidazione.
Solo qualche mese fa la moglie dell’ex portiere ritrovò davanti al cancello di casa un testa mozzata di un cinghiale, e per questo motivo Peruzzi decise di far istallare delle telecamere a circuito chiuso intorno alla propria abitazione. Evidentemente consapevoli della novità, questi sconosciuti hanno deciso di “colpire” questa volta presso l’azienda agricola dove sono state ritrovate le zampe di un cinghiale. Peruzzi ha preferito non commentare l’accaduto, a differenza dell’assessore Pierluigi Sandoletti che ha espresso la propria solidarietà al collega, lasciando intendere che l’intimidazione potrebbe avere ragioni politiche:
“Esprimiamo solidarietà e vicinanza al vicesindaco Angelo Peruzzi, che a causa della massima serietà con cui svolge il compito di amministratore, è fatto oggetto di minacce, avvertimenti e intimidazioni. Quanto è accaduto dimostra che abbiamo a che fare con persone spregiudicate, bracconieri, incivili, che non si curano minimamente degli effetti delle loro azioni possono avere sulla serenità della famiglia di Peruzzi, della moglie e dei loro figli di 9 e 14 anni”.

Mercoledì 17 novembre la nuova Italia Under 21 riaccende i motori per cercare di dimenticare, e il più in fretta possibile, la debacle (perché così in fin dei conti si può chiamare) della precedente gestione, quella targata Pierluigi Casiraghi culminata con il pesante ko di Borisov, contro la Bielorussia. Il nuovo allenatore degli azzurrini, come è noto, si chiama Ciro Ferrara che nelle ultime settimane ha assistito dal vivo a numerose partite, soprattutto di seconda e terza serie; oggi ha diramato le sue prime convocazione da commissario tecnico, chiamando 23 giocatori tra cui 12 nuovi.
I ragazzi insieme allo staff tecnico dovranno ritrovarsi domenica sera a Fermo e nella città marchigiana preparare la sfida d’esordio di questa nuova avventura contro i pari età della Turchia. Coadiuvato dall’ex portiere e compagno di squadra Angelo Peruzzi, Ferrara ha scelto di far debuttare una dozzina di nuovi ragazzi: alcuni li conosce bene come Pinsoglio (portiere juventino ora al Viareggio) e Giandonato (che ha già esordito coi bianconeri in coppa e campionato), altri sono sue scommesse, da Caldirola (dell’Inter, ma attualmente in Olanda col Vitesse) a Gabbiadini, punta del Cittadella.
Torna in pista Ciro Ferrara. Il tecnico, esonerato dalla Juventus nella scorsa stagione, rileva Pierluigi Casiraghi alla guida dell’Under 21 fino al 2013. La notizia, comunicata dalla FIGC, è arrivata a sorpresa rispetto alle previsioni che davano favorito Zoratto o, come alternativa, Ballardini. Ferrara sarà affiancato da un suo vecchio compagno nella Juventus di Marcello Lippi, l’ex portiere Angelo Peruzzi.
Per Ciro, reduce da un’esperienza non certo esaltante come allenatore di club, si ripropone la possibilità di lavorare con la Federazione dopo gli incarichi di vice allenatore della nazionale maggiore agli ordini di Lippi. La sfida è difficile e stimolante, gli azzurrini sono a pezzi dopo l’eliminazione dalla fase finale dell’Europeo di categoria e la conseguente non qualificazione ai giochi olimpici, il nostro calcio giovanile (e non solo) è in grossa difficoltà.
Sarà Ferrara l’uomo giusto oppure, già per la seconda volta nella sua brevissima carriera di allenatore, si è messo in gioco in una situazione dalla quale non può che uscire sconfitto?
Termina prima di cominciare il lavoro di Daniele Popolizio alla Lazio, motivatore e psicologo chiamato da Lotito. La crisi nera di risultati che ha fatto sprofondare i biancocelesti a soli due punti dal terzultimo posto aveva spinto il presidente romano ad una soluzione diversa come l’assunzione di un mental coach. Ma i giocatori, con il capitano Rocchi in primis, non hanno gradito la scelta della dirigenza, lasciando intendere che dal momento negativo sono capaci di uscirne anche da soli:
“In riferimento alla proposta della società di avvalersi di un mental coach - ha spiegato Rocchi - la squadra, dopo un confronto ed un’attenta valutazione, ha deciso di non usufruire di questo supporto in quanto crede di non averne proprio bisogno». E dopo avere promesso «il massimo impegno per raggiungere il nostro obiettivo», il capitano biancoceleste ha sottolineato: «È una cosa che abbiamo deciso tutti insieme e che tenevamo a far sapere. La squadra è consapevole del momento che vive, e può uscirne in un certo modo » . Lotito si è limitato a commentare che se “i giocatori criticano il mental-coach vuol dire che hanno ritrovato l’unità”. Danieli Popolizio, già psicologo di Federica Pellegrini e Carolina Kostner, si aspettava questo tipo di conclusione:
Continua a leggere: Psicologo per la Lazio, i giocatori si ribellano

E arrivò anche il giorno di Andrea Cossu, Salvatore Sirigu e Leonardo Bonucci. Il laboratorio di Lippi in vista del Mondiale si arricchisce di nuovi esperimenti, un riconoscimento sicuramente meritato per questi ragazzi che dopo quasi due terzi di stagione stanno facendo più che bene. Due ventitreenni e un trentenne, quel Cossu che a Cagliari sforna assist come fossero panelle fresche, dribbling e classe tanto da far venire l’acquolina in bocca al presidente del Barcellona Joan La Porta: “Ho pensato a quando, da ragazzino, sono stato mandato via dal Cagliari. Avevo 13 anni e mi hanno detto che non avevo il fisico. A chi dedico la chiamata? A tutto il Cagliari, dai magazzinieri al presidente. Ha fatto scalpore il fatto che lo dedicassi al magazziniere, ma ci credo veramente perché i successi sono di tutti“.
Compagno di stanza di Marchetti anche a Cagliari, ora Cellino può davvero fregarsi le mani; e chissà che anche Matri non avrà qualche chance in futuro. La gavetta del piccolo (di statura) sardo è forse normale, vista la non più giovanissima età; lo è meno quella dovuta fare dagli altri due esordienti. Eh già, perché sia Sirigu che Bonucci nonostante siano entrambi dell’87 hanno già girato la penisola da nord a sud, compreso il centro. Il portiere del Palermo ha vestito le maglie di Venezia, Cremonese e, l’anno scorso, Ancona; quest’anno exploit con Zenga, conferma di Delio Rossi; come ha lui stesso dichiarato, ha preso un treno che viaggiava velocissimo: “La notizia della convocazione me l’hanno data proprio mentre stavo facendo la merenda prima della partita e devo ammettere che mi è rimasta un po’ in gola per l’emozione“.
Continua a leggere: L'Italia degli esordienti: Cossu, Sirigu e Bonucci, felicità in provincia
Arrivò alla Lazio in pompa magna due estati fa, accompagnato da ottime referenze e consigliato da un guru dei pali come Angelo Peruzzi. Un anno di attesa, dovuto a incartamenti irregolari nelle pratiche per il tesseramento da comunitario. La Lazio aveva esaurito i posti in rosa da extracomunitario e negli ultimi giorni di mercato dovette ricorrere in fretta e furia all’acquisto di un semi sconosciuto come Fernando Muslera. Di Carrizo si sapeva invece molto perché al River Plate era il leader indiscusso tanto da guadagnarsi il posto da titolare nella nazionale argentina. Si presenta al pubblico italiano nella stagione 2008/09, ma dopo le prime due giornate di serie A senza lode né infamia, cominciano a serpeggiare le prime perplessità. (Guarda alcuni Video delle Papere)
Uscite a vuoto sulle palle alte, scarsa reattività sia per i tiri da lontano che per quelli da posizione ravvicinata e poca disponibilità al sacrificio per migliorare le sue doti.Juan Pablo Carrizo, come buona parte dei portieri arrivati dal Sudamerica, tra i pali fa affidamento solo sull’istinto un po’ folle del portiere, peccando in tecnica e stile. In più, dopo gli iniziali dubbi di Delio Rossi che lo accantona per dar spazio a Muslera, dichiara ai media argentini che in Italia non sopportano il suo modo di stare in porta e che vorrebbero inculcargli uno stile che lui rifiuta di apprendere. Una mancanza di umiltà che cozza con i sacrifici in allenamento fatti da Muslera, destituito del ruolo di titolare per far posto a Ballotta l’anno precedente: il giovane portiere fu messo in panchina all’istante in seguito al tiro al bersaglio di tifosi e stampa dopo l’esordio nefasto in quel famigerato 1-5 contro il Milan


Continua a leggere: Carrizo, un declino senza fine: papere e contestazioni anche in Spagna
Un’altra (l’ennesima) classifica dell’Iffhs, l’Istituto mondiale di storia e statistica del calcio. Questa volta la graduatoria è meno bislacca del solito e l’unico appunto riguarda l’enigmatico criterio scelto dagli esponenti dell’Iffhs per isolare l’arco di tempo in cui portieri e arbitri più bravi del mondo hanno esercitato la professione: perché 22 anni e non 20? Ad ogni modo Gianluigi Buffon, con 87 voti, si aggiudica il riconoscimento di miglior portiere dal 1987 al 2009, seguito da Casillas, Schmeichel e Kahn. Altri estremi difensori italiani nella lista: Zenga (sesto), Toldo (20esimo), Pagliuca (22esimo), Peruzzi 35esimo, S. Rossi 45esimo, Marchegiani 70esimo. (Graduatorie Complete)
Per lo stesso ventennio Pierluigi Collina, con 86 voti, vince nettamente la classifica dedicata agli arbitri. Secondo il tedesco Merk, terzo il danese Mikkelsen. Altri arbitri italiani in graduatoria: settimo Pairetti, dodicesimo Rosetti, tredicesimo Agnolin, 36esimo Lanese, 76esimo Braschi.




Il migliore al mondo delle ultime due decadi, davanti al danese Peter Schmeichel e allo spagnolo Iker Casillas. L’IFFHS ha dato il suo verdetto collocando in cima alla lista Gianluigi Buffon, estremo difensore della Juventus e della nazionale. E’ una classifica che considera un limitato arco temporale e non tiene perciò conto di altri mostri sacri della porta, come Lev Yashin, Gordon Banks o del nostro Dino Zoff. Al quarto posto si piazza il tedesco Oliver Kahn con 62 punti, al quinto il paraguayano Josè Luis Felix Chilavert con 58. Al sesto posto un altro portiere italiano, l’attuale tecnico del Catania, Walter Zenga con 55 punti. (clicca per la graduatoria completa)
L’olandese Edwin van der Sar (53 punti) si colloca al settimo posto, il ceco Petr Cech (44) all’ottavo. Chiudono la top ten della speciale classifica il belga Michel Preud’homme (43) e il brasiliano Claudio Andrè Taffarel (40). Altri italiani in lista: Francesco Toldo al 20esimo posto, Gianluca Pagliuca al 22esimo, Angelo Peruzzi al 33esimo, Sebastiano Rossi al 43esimo e Luca Marchegiani al 69esimo posto. La sorpresa più grande? Il brasiliano del Milan, Nelson Dida, al tredicesimo posto.

E’ di oggi la notizia che accertamenti più accurati hanno sancito uno stop più lungo del previsto per Gigi Buffon: non uno ma ben due mesi lontano dai campi da gioco, con Manninger e Amelia che dovranno prenderne l’eredità nella Juve e nella Nazionale. Il solito adduttore, quello di Cagliari, quello per cui il portierone ha accelerato i tempi di recupero giocando con troppa fretta la partita col Palermo: il problema è serio perché Buffon è il portiere più forte del mondo e due mesi possono essere decisivi soprattutto per la Juve. Ma se Amelia predica ottimismo in quanto alla nuova scuola italiana di estremi difensori, elogiando il cagliaritano Marchetti, ma anche portieri di Serie B come De Lucia, Acerbis e Zotti, Peruzzi non è dello stesso avviso.
L’ex giocatore di Roma, Juve, Inter e Lazio, di recente facente parte dello staff della Nazionale lippiana, ha preso spunto da questo infortunio muscolare di Super Gigi per tracciare un po’ il bilancio della situazione portieri nel nostro Paese, non lesinando critiche ad allenatori, genitori e osservatori, per giustificare a suo modo una carenza lampante. D’altra parte lo stesso Amelia non offre garanzie (si veda punizione di Del Piero di domenica scorsa) e il suo secondo è De Sanctis, panchinaro al Siviglia e non brillantissimo in Turchia: “Di sicuro gli stranieri tolgono spazio ai giovani ma se un ragazzo di qualità come Fiorillo a 18 anni costa tre o quattro milioni capisco che un club corra in Sudamerica e prenda a un milione un portiere già formato. Basta farlo ambientare un po’, come ha fatto l’Inter con Julio Cesar, e si sistema” ha detto Peruzzi.
Programma più visto della serata televisiva (come riportato da tvblog) ma di un trashume indescrivibile, la Partita del Cuore, disputatasi ieri all’Olimpico, era degna di esser vista per due soli motivi: la solidarietà e Maradona. Il Pibe de Oro infatti è sceso in campo con la maglia della Nazionale Italiana Cantanti, sfidando di contro una formazione chiamata “Unica“; il match è finito 6-6 e l’argentino ha siglato un gol su rigore ma l’emozione di rivedere il suo sinistro in azione ha prevaricato ogni altro tema della serata (Fotogallery).
Ospite in giornata dell’amico Salvatore Bagni è arrivato a Roma con al seguito lo storico massaggiatore del Napoli Salvatore Carmando, con Veronica Ojeda (sua giovane fidanzata) e Ezequiel Lavezzi, anche lui sul terreno di gioco con la maglia blu dei cantanti. Sebbene in ritardo è riuscito ad essere in campo in tempo e non ha lesinato abbracci e risate, prima, durante e dopo il match. Il suo piedino è sempre quello, il fisico un po’ più asciutto rispetto alle ultime apparizioni, lo sguardo solito; ha sorpreso per l’impegno e l’abnegazione, dimostrandosi disponibile e simpatico.
Continua a leggere: La partita del cuore: Maradona torna in campo all'Olimpico di Roma