
L’improvvisa rottura tra il portiere Mariano Andujar e il Catania ha lasciato sconcerto e dubbi in seno ai tifosi etnei. Tante le domande dei catanesi: perché il loro storico estremo difensore, un beniamino dalle parti del Massimino, ha interrotto così la sua storia coi colori rossoazzurri? Chi lo sostituirà ora? A notizia fresca sembrava difficile riuscire a dare delle risposte ma man mano che passano i giorni il quadro diventa più nitido e gli scenari cominciano a delinearsi in maniera verosimile. Innanzitutto chiariamo i motivi per cui l’argentino ha deciso di rompere: si è parlato di divergenze insanabili dopo la partita di Parma, quella prima di Natale, tra lui e Pietro Lo Monaco. Plausibile, ma ieri il presidente Antonino Pulvirenti ha aggiunto a Sky Sport24: “Da tempo non era contento, credeva che Catania non fosse una piazza all’altezza del suo valore. Noi vogliamo giocatori che siano convinti di giocare con la nostra maglia“.
Per cui niente ritiro a Malta coi compagni e contratto in scadenza nel 2013 che è diventato di fatto carta straccia. Dalle parti di Via Magenta si cercano acquirenti per monetizzare (il ritorno in patria è difficile per via dell’ingaggio di 800mila euro annui che percepisce, è stato proposto al Malaga di Pellegrini ma occhio anche ai greci dell’Olympiakos), ma anche un sostituto per non far rimpiangere un comunque ottimo portiere. Gianluca Curci dalla Sampdoria? Michele Arcari del Brescia? Addirittura Alexander Manninger dalla Juve? Nomi e idee, alla fine Pulvirenti e Lo Monaco pare si siano accordati per la soluzione interna: puntare tutto su Tomas Kosicky, nato a Bratislava quasi 26 anni fa e da 4 numero 12 (ma in realtà è il numero 1) del sodalizio etneo. Giovanni Tateo, agente dello slovacco, non si sorprende della piega che hanno preso gli eventi e rivela a Itasportpress.it:
“La dirigenza etnea mi ha sempre detto che Tomas è un valido elemento e che prima o poi sarebbe arrivato il suo momento. La stima dell’ad Pietro Lo Monaco per Kosicky trova conferma nella scelta di prolungare il contratto tre mesi fa al giocatore fino al 2014 e di aver respinto le avances di molti club di serie B che volevano il mio assistito. Insomma non mi sorprenderebbe affatto l’eventuale decisione del club di affidare a Kosicky la maglia da titolare a partire dalla prossima partita di campionato contro il Bologna”.
Ancora pochi giorni e la cosa sarà ufficiale.

Una cosa è sicura, Catania e Juventus hanno dato vita ad una bella partita (guarda il video) ed entrambe le formazioni hanno provato a centrare la vittoria fino all’ultimo secondo. Lo spirito mostrato in campo dalle due squadre ha sicuramente soddisfatto i due allenatori, resta solo il rimpianto per entrambi di non aver centrato la vittoria concretizzando una delle tante occasioni che si sono viste nella ripresa. Antonio Conte continua a predicare prudenza, sa che c’è ancora molto da lavorare, in particolare oggi la sua squadra ha mostrato di soffrire un po’ troppo dietro, anche se come al solito ha fatto molto bene dal punto di vista dell’intensità.
Ai microfoni di Sky Sport l’allenatore salentino ha evidenziato quelli che sono stati gli errori commessi, situazioni di gioco che saranno analizzate con attenzione durante la settimana per non lasciarsi trovare impreparati per il big match contro il Milan che si giocherà domenica prossima allo Juventus Stadium:
“Bergessio in occasione del gol, fa un movimento importante tagliando davanti al difensore, dire adesso che errore c’è stato sarebbe ingeneroso nei confronti dei miei giocatori. Sicuramente la analizzeremo in settimana e cercheremo di trovare le contromisure adatte come facciamo sempre. Siamo stati colti di sorpresa. Noi stiamo lavorando su tutto a livello individuale, di reparto e di squadra e sappiamo che c’è ancora tanto da fare e questo deve darci tanta forza e non spaventarci. Dobbiamo cercare di dare per primi il cazzotto e non di subirlo per poi rialzarci e reagire”.
Anche oggi l’allenatore ha dimostrato che in fondo il suo 4-2-4 non è così estremo e che all’occorrenza può trasformarsi in uno schema con tre centrocampisti, questa duttilità di sicuro tornerà molto utile nel corso della stagione:
“Abbiamo la possibilità di cambiare schieramenti visti i giocatori di centrocampo che abbiamo in rosa e ciò può renderci più imprevedibili nei confronti degli avversari. So che posso attuare questa soluzione alternativa con tre centrocampisti centrali anche durante la gara e non solo dall’inizio. Io so che i miei esterni spendono molto, specie con tre gare in pochi giorni e quindi devo dosare le energie di tutti, cercando sempre di mettere in campo la migliore formazione per vincere la partita”.
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Può una società di recente fallita e declassata nelle infime pieghe della Serie D essere al centro del ciclone al 21 di luglio? La Salernitana può, se è vero che il club campano è stato indirettamente coinvolto anche nel deferimento dell’allenatore del Verona Andrea Mandorlini. Ma la notizia è che i granata da oggi hanno una nuova proprietà: la Morgenstern srl di Gianni Mezzaroma, padre di Marco (marito della salernitana Mara Carfagna, ministro delle pari opportunità) e suocero di Claudio Lotito (ricordiamo a titolo informativo che Massimo e Valentina Mezzaroma, proprietari del Siena, sono cugini di Marco). Lo ha reso noto il sindaco della città campana Vincenzo De Luca. Questa acquisizione coinvolge direttamente anche due club di Serie A: la Lazio e il Catania.
I biancocelesti capitolini, il cui presidente è Claudio Lotito, saranno verosimilmente il club di riferimento della Salernitana, come se quest’ultima diventasse una sorta di società satellite della Lazio (tra l’altro proprio di recente il Consiglio Federale ha riconosciuto la possibilità di creare questo tipo di collaborazione tra società di A e società di D, nel senso che le prime possono acquistare le seconde) e in questo senso Lotito ha già fatto sapere di essere “un uomo del fare” e di essere disposto a dare una mano alla derelitta Salernitana. Ma a tenere banco, soprattutto, è quanto accaduto a Catania. Perché? Presto detto: l’amministratore delegato degli etnei Pietro Lo Monaco aveva presentato, da privato e non coinvolgendo il club siciliano, un’offerta per acquisire la squadra di Salerno.
Mossa che evidentemente non è piaciuta al presidente del Catania Antonino Pulvirenti che aveva invitato Lo Monaco “a scegliere, o l’uno o l’altro club“. Più nello specifico queste le parole di Pulvirenti:
“La società Calcio Catania e il sottoscritto non hanno nulla a che vedere con la trattativa per l’acquisto della Salernitana di cui parla oggi la stampa. Non ne sapevo e non ne so nulla di questa trattativa e non nascondo che ci sono rimasto un po’ male dal punto di vista umano. Capisco, invece, da un punto di vista professionale la scelta che potrebbe fare Pietro Lo Monaco; al Catania il direttore è legato da un contratto e può accadere che prima o poi il rapporto si interrompa e che le nostre strade si dividano, a prescindere dalla vicenda Salernitana”.
Risentitosi, il dirigente catanese ha dato le dimissioni:
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Il prossimo turno di campionato si preannuncia assolutamente imperdibile, oltre al derby milanese il calendario ci propone i big match Napoli - Lazio e Roma - Juventus. A questo si aggiunge un’altra sfida di assoluto fascino, il derby siciliano tra Catania e Palermo, teatro dell’incontro il Massimino della città etnea. All’andata al Barbera vinsero i rosanero, ma la giornata fu resa particolarmente memorabile da un altro evento: prima del fischio d’inizio i presidenti delle due squadre, Zamparini e Pulvirenti, scesero in campo a braccetto per salutare le due tifoserie.
Il gesto era pensato per distendere gli animi delle tifoserie, solitamente divise da un’accesissima rivalità che in alcuni casi è degenerata anche in episodi di violenza, il più grave dei quali porto alla morte del poliziotto Filippo Raciti. In occasione del derby di ritorno il patron dei catanesi ha ricambiato l’invito al suo collega, invitandolo ad assistere all’incontro dalle tribune del Massimino. Zamparini ha però declinato, adducendo come giustificazione la sua ritrosia a seguire le gare in trasferta del suo Palermo. Peccato sarebbe stato bello rinnovare quell’iniziativa tanto apprezzata nello scorso novembre.
Il presidente dei rosanero ha però comunque voluto rispondere a Pulvirenti, scusandosi innanzitutto per la sua assenza: “Lo ringrazio per l’invito ma non andrò al Massimino. Non vado mai in trasferta. Non vedo neanche le partite casalinghe… Comunque ringrazio Pulvirenti per la telefonata che mi ha fatto grande piacere. La scena dell’andata verrà ripetuta idealmente perchè da un punto di vista emotivo sarò con Pulvirenti. Spero sia una partita di calcio, un evento sportivo con la giusta rivalità ma all’insegna della correttezza. L’auspicio è che sia tenuto lontanissimo il valore negativo rappresentato dalla violenza”.
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Giornata turbolenta quella di ieri, la 18esima e prima del nuovo anno solare; non tanto per i risultati, alcuni più eclatanti di altri, ma anche per il comportamento disciplinare di giocatori, dirigenti e tifosi. Un bel guazzabuglio, insomma, a cui ha dovuto metter mano questa mattina Gianpaolo Tosel che ha così emesso i suoi verdetti: 3 giornate a Felipe Melo che con un calcio in pieno volto aveva reagito alla tacchettata di Paci, mentre “solo” una per Giacomazzi, reo di aver rifilato un calcione nelle parti basse di Gillet alla fine del derby pugliese. Un turno di stop anche per l’espulso (ma con doppia ammonizione) Pinzi dell’Udinese, nonché agli ammoniti e precedentemente diffidati Ambrosini (Milan), Belmonte (Bari), Dias (Lazio), Kroldrup (Fiorentina) e Vass (Brescia).
Come di consueto, poi, ecco le multe alla società. Niente di che, appena 7 mila euro a Juve («per avere suoi sostenitori turbato l’iniziale minuto di raccoglimento con grida ingiuriose per la squadra avversaria, con immediata dissociazione da parte della maggioranza del pubblico, e per avere inoltre, nel corso della gara, rivolto grida ingiuriose nei confronti dell’Arbitro») e Cagliari («per via dei numerosi petardi fatti esplodere da alcuni tifosi rossoblu nel corso della partita giocata ieri contro il Milan, punizione tuttavia attenuata per avere la Società concretamente operato con le forze dell’ordine a fini preventivi e di vigilanza»), ma da registrarsi ieri sera sono state i tafferugli tra napoletani e interisti fuori San Siro.
E poi i dirigenti, ammoniti o inibiti in retaggio di una Epifania molto fumantina. E’ stato inibito fino al 25 gennaio 2011 Pietro Leonardi, reo di aver attaccato l’arbitro a fine primo tempo della sfida con la Juve (quando De Marco aveva fischiato la fine di tempo su un contropiede dei ducali); punzecchiato anche l’inseparabile duo del Catania: ammonizione con diffida e ammenda di 5 mila euro a Pietro Lo Monaco, inibizione fino al 31 gennaio 2011 ad Antonino Pulvirenti, rei come noti di aver aspramente criticato l’operato dell’arbitro Brighi in occasione del secondo e del terzo gol della Roma, due reti che anche Ranieri ha ammesso esser scaturite da infrazioni (palla fuori sul cross di Riise, fuorigioco di Vucinic) dei propri giocatori. Ora via col prossimo turno.

Iniziano a mettersi al proprio posto i tasselli del puzzle: anche il Catania ha svelato il rebus allenatore, salutando Sinisa Mihajlovic (sarà lui con molta probabilità il successore di Cesare Prandelli alla Fiorentina) e affidando la squadra a Marco Giampaolo. Fermo praticamente da otto mesi, l’ex allenatore del Siena ieri è stato presentato ad Acicastello in tarda mattinata, a dispetto di quanto era apparso sul sito ufficiale degli etnei in cui veniva spiegato come la presentazione sarebbe avvenuta questa mattina alle 11. Tant’è, il tecnico nativo di Bellinzona ha subito mostrato grande entusiasmo per la nuova avventura.
“Non voglio illudermi e illudere. Cominciamo a lavorare bene, strada facendo dovremo dimostrare il nostro reale valore. Non credo sia una questione di tattica e schemi, ma di impegno costante, quotidiano. Tutti al servizio del gruppo. Mascara, per citare uno dei giocatori in organico, è un ragazzo che si è messo sempre al servizio degli altri” ha esordito Giampaolo che ha firmato un contratto biennale. Non ha voluto parlare di mercato, ma con Pietro Lo Monaco e Antonino Pulvirenti l’avrà certamente fatto ed è cosciente che qualche pezzo pregiato della rosa debba andar via.

Capita che una partita di fine stagione tra una squadra agonizzante, il Livorno, e una relativamente tranquilla, il Catania, abbia una coda inaspettata e abbastanza sui generis: i labronici vincono 3-1 ma nonostante questo vengono retrocessi in Serie B, gli etnei rimandano la festa salvezza e, facendo due conti, si accorgono di aver “regalato” sei punti alla compagine toscana (più quattro al Siena, altra squadra ormai spacciata). L’amarezza per la retrocessione rende Aldo Spinelli irrequieto e annuncia di voler quanto prima vendere il club livornese, il presidente del Catania Antonio Pulvirenti, dal canto suo, ha preso malissimo la sconfitta al Picchi e contro ogni pronostico si è infuriato indicendo il silenzio stampa e ordinando un ritiro di quattro giorni in vista della prossima partita contro la Juve.
Queste le dichiarazioni del patron amaranto, ormai ex, Aldo Spinelli: “Aspetto l’offerta giusta, ma se non arriverà voglio dire chiaro e tondo che la mia esperienza con il Livorno è finita lo stesso. Ho già parlato con due intermediari di altrettanti imprenditori interessati, ma se l’affare non si dovesse concretizzare io comunque a Livorno non torno“. Dopo undici anni, è ora di passare mano: “Neppure i tifosi mi vogliono più e hanno ragione. Vogliono cambiare. Una stagione sportiva si comincia a programmare da giugno e dunque c’è ancora qualche settimana di tempo. Anche perché la società è proprietaria di 24 giocatori e dunque chi subentra non deve partire da zero. Ma se non ci fossero le condizioni per definire la cessione, allora saremmo costretti ad agire diversamente. Ma io e la mia famiglia a Livorno comunque non torneremo più“.
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Non si placano le scaramucce verbali all’indomani di Catania-Roma. Ieri Mexes e Zenga, tra i più esagitati, hanno mostrato un certo nervosismo a fine partita ma per la Roma, per Perrotta e Spalletti in particolare, troppe persone non autorizzate sostavano sul terreno di gioco. Un’accusa non nuova rivolta all’organizzazione dello stadio Massimino (e quindi al Catania Calcio) perché, già in occasione dell’ultima partita di campionato della scorsa stagione, la dirigenza giallorossa deplorò, nemmeno troppo velatamente, la gestione dell’evento sportivo all’interno dell’impianto catanese.
Nel frattempo è intervenuto l’Ufficio Indagini con il procuratore Palazzi che ha chiesto e ricevuto un dettagliato rapporto da due suoi incaricati. Il rapporto è sul tavolo del giudice Tosel che domani, martedì, dovrebbe emettere una sentenza (in caso di inadempienza riscontrata il Catania rischierebbe una multa). Il presidente Pulvirenti non ci sta e rispedisce al mittente le critiche piovute da Roma:
Walter Zenga, fino a questo momento, non può lamentarsi: il suo presidente Pulvirenti sta allestendo una bella squadretta per il prossimo campionato e, nonostante l’ormai certa partenza di Vargas, le transazioni ufficiali e di grido sono ben due. Non sappiamo dire quale dei due nuovi acquisti sia più prezioso per la società etnea, ma sicuramente sia Nicoale Dica che Pablo Ledesma sono giocatori di levatura internazionale: entrambi hanno firmato un contratto di 4 anni, entrambi sono stati strappati a una concorrenza abbastanza competitiva.
Il primo è un centrocampista offensivo che può far benissimo anche la punta: è un rumeno di 28 anni prelevato dallo Steaua Bucarest, l’anno passato il terzo miglior giocatore della Champions League dietro C.Ronaldo e Kakà, grazie ai 4 gol realizzati. Lo abbiamo visto anche agli Europei con la maglia della sua nazionale, che ha vestito per 21 volte siglando 9 reti. Il suo arrivo in Sicilia è un retaggio del passato rumeno di Zenga che lo ha voluto fortemente e che si è dichiarato molto soddisfatto del suo approdo in rossoblu.
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