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Buffon ammette: "Ogni tanto si fanno calcoli e si pareggia" e impazzano le polemiche

pubblicato da vieni_127


Gianluigi Buffon non ha peli sulla lingua e spesso le sue dichiarazioni esternate in totale sincerità hanno scatenato polemiche: è il caso di quando ammise che sul gol-non gol di Muntari nel famigerato Milan - Juve di qualche mese fa seppure avesse visto la palla oltrepassare la linea non avrebbe avvertito l’arbitro, è il caso di ieri quando il portierone della Nazionale, interpellato a Coverciano sul caso calcioscommesse e sul presunto coinvolgimento di Antonio Conte, se n’è uscito con una frase di sicuro poco conformista:

“Chi conosce e vive il calcio, nella propria testa può avere già un’idea di cosa sia accaduto o di cosa accade in queste situazioni, nulla di negativo che possa far pensare alla malavita o a qualcosa del genere. Alcune volte si pensa… E in alcuni casi si dice che sono meglio due feriti che un morto. Le squadre le partite se la giocano e sarà sempre così, ma ogni tanto qualche conto bisogna anche farlo”.

Lecito immaginare che qualcuno abbia francobollato queste parole come irresponsabili e per niente in linea col pensiero comune degli addetti ai lavori. Oggi hanno commentato le parole del numero uno azzurro vari personaggi, tra cui il presidente dell’Aic Damiano Tommasi:

“Lo sappiamo, Gigi cerca di spiegare il suo pensiero senza peli sulla lingua. Soprattutto in questo periodo, dove non ci sono partite, le parole che non riguardano il campo, fanno rumore. Credo che le sue intenzioni fossero quelle di spiegare ciò che è sotto gli occhi di tutti. Una competizione di lunga durata vive anche sul pareggio di una singola partita. Detto questo, accomunare le parole di Gigi a quello che si sta evidenziando legato alle scommesse è forse una forzatura. Anche in occasione del ‘gol-non gol’ di Muntari, Buffon si è lasciato andare ad una considerazione personale. Che è diventata dichiarazione di Buffon, capitano della Nazionale e vicepresidente Aic, personaggio di riferimento per tanti calciatori”.

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Bertani, ex Novara scagiona Conte: "Con il Siena partita vera"

pubblicato da Cesare Rinaldi

cristian bertani

Nel giorno del rinnovo contrattuale Antonio Conte può contare su un alleato in più, è Cristian Bertani, attaccante della Sampdoria ex Novara, deferito da Palazzi per l’ormai famosa sfida promozione tra i piemontesi e il Siena. Il blucerchiato racconta la sua versione dei fatti,si difende e lancia pesanti accuse contro il metodo con il quale si stanno conducendo le inchieste, contro la troppa importanza che viene data ai cosiddetti pentiti. Bertani prima di tutto sgombera il campo da ogni sospetto sulla partita incriminata, illustrando quelli che erano gli interessi di entrambe le formazioni, interessi di classifica che difficilmente potevano lasciar spazio ad accordi sotto banco, poi si rivolge direttamente a Gervasoni definendolo suo ex amico:

“Conte può stare tranquillo: Siena - Novara fu partita vera, ci si giocava la posizione in griglia per i playoff e loro la promozione. Quello che dovevo dire sulla partita l’ho detto in deposizione, Carobbio dice la sua. Ho visto e letto tante cose che non mi sono piaciute. So che faccio un lavoro in cui sono sempre sotto i riflettori, ma sono stato condannato senza giudizio e in più sul mio conto non c’è una prova, a differenza di colleghi in cui ci sono intercettazioni compromettenti. Nel mio caso c’è solo un pentito, purtroppo un mio vecchio amico, che parla e parla sempre in terza persona. Col rapporto che avevamo me lo avrebbe detto direttamente, invece parla sempre per sentito dire: la cosa è poco chiara. La giustizia sportiva non può arrogarsi il diritto di decidere senza prova, con me a dimostrare di non aver fatto, cosa non certo semplice”.

Quello che Bertani non riesce a digerire è il fatto che le parole di un “pentito” siano più ascoltate di quelle di una persona innocente, almeno fino a prova contraria. Poi il calciatore svela alcuni retroscena a proposito del suo interrogatorio e ribadisce la sua intenzione di difendersi fino in fondo:

“Altra cosa che mi ha lasciato perplesso è che le accuse di un pentito sembrano la verità assoluta: il mio interrogatorio è stato molto blando, non incalzante o severo: loro avevano già deciso il mio destino. Si parla di 33 partite, io sono chiamato in causa in due sole di queste e mi contestano l’associazione a delinquere: in una delle due non ero neanche convocato. La scheda telefonica datami da Gervasoni? È la sua parola contro quattro miei compagni che negano. Io lotterò fino all’ultimo secondo per salvaguardare la mia famiglia e i miei figli, non mollerò mai. Sono messo sullo stesso piani di Gervasoni, rischio la sua stessa condanna, è una cosa fuori dal normale”.

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Coppa Italia, Juve - Napoli 0-2 - Antonio Conte: "Avevano più fame di noi"

pubblicato da vieni_127


Strano vedere un Antonio Conte che a fine partita alza bandiera bianca, con la voce intatta, e commenta lucidamente una sconfitta: dopo 42 partite, in altre parole tutte, la sua Juve scivola sulla buccia di banana dell’ultimo metro, la finale di Coppa Italia contro il coriaceo Napoli. All’Olimpico di Roma i bianconeri sono apparsi meno brillanti del solito, pur tenendo abbastanza agevolmente in mano la gara; è servito un episodio, rimessa laterale lunga di Campagnaro per Lavezzi che in area è stato atterrato da Storari, per sbloccare la gara. Gol di Cavani, assalto Juve, ripartenze partenopee e due a zero proprio con un contropiede mortifero concretizzato alla perfezione da Hamsik. Come detto a fine gara Conte non si nasconde e ai microfoni della Rai analizza la gara:

“Sconfitta? Non deve mai far piacere perdere, soprattutto una finale quindi siamo molto arrabbiati. Questa è una partita che ci deve far crescere però perché ci deve far capire che si deve avere sempre tantissima fame, il Napoli ne aveva più di noi, oggi il Napoli aveva più fame di noi. Scudetto? Questo è un gruppo giovane quindi vincendo il campionato abbiamo fatto qualcosa di straordinario, a questa partita siamo arrivati con dei giocatori non al massimo ma la partita di stasera non influisce sulla stagione che è stata a dir poco fantastica”.

Nella serata in cui Alessandro Del Piero ha indossato per l’ultima volta la casacca a strisce bianche e nere, il tecnico salentino non ha risparmiato l’eterno fuoriclasse della Vecchia Signora all’usuale sostituzione: senza guardare in faccia alla passerella dell’ultimo atto, lo ha sostituito quando la squadra era sotto di un gol con Vucinic. Poi Pepe, quindi Quagliarella: le ha tentate tutte l’allenatore juventino, alla fine però ha prevalso la banda di Mazzarri. Complice, a detta del condottiero della Juve, anche della condizione non ottimale di alcuni dei suoi:

“Questo è un gruppo giovane fiorito da due settimi posti, abbiamo vinto in modo straordinario il campionato e dobbiamo tenere a mente il modo in cui abbiamo fatto per vincerlo, ovvero usando cattiveria e motivazioni. Avevamo gente non in grande condizione, specie Vidal e Lichtsteiner e Chiellini era infortunato. Dispiace perdere così”.

Juventus - Napoli 0-2 | Le foto della vittoria azzurra
Juventus - Napoli 0-2 | Le foto della vittoria azzurraJuventus - Napoli 0-2 | Le foto della vittoria azzurraJuventus - Napoli 0-2 | Le foto della vittoria azzurraJuventus - Napoli 0-2 | Le foto della vittoria azzurra

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Carobbio accusa Conte: "Contro il Novara ci disse di stare tranquilli, risultato aggiustato" - Terzi, Ficagna e Vitiello smentiscono

pubblicato da vieni_127


La stagione scorsa Filippo Carobbio non giocò moltissimo, eppure quando Antonio Conte lo metteva in campo ben figurava: il centrocampista bergamasco, faccia pulita da bravo ragazzo, senso della posizione in mediana e piedi sufficientemente buoni per impostare al meglio l’azione, alla fine fu più che apprezzato dai tifosi del Siena anche se durante la festa promozione fu uno dei più sobri. Lo Spezia, fresco di promozione in Serie B e già dodici mesi fa ambizioso e deciso a salire di categoria, puntò su di lui perché anche dalle sue geometrie doveva passare la promozione; alla fine si è ritrovato in rosa un giocatore “corrotto“, e nei verbali fino a ieri secretati si scorge che anche la Robur aveva la mela marcia in casa propria. Che fosse l’unico non è dato ancora saperlo (lui stesso fa i nomi di alcuni compagni di squadra), di sicuro ha messo in mezzo anche il suo ex allenatore Conte, in questi giorni impegnato a tenere a bada gli entusiasmi juventini in vista della finale di Coppa Italia di domenica sera. I racconti di Carobbio sono sconcertati e riguardano le partite che il Siena giocò l’anno scorso contro Novara (2-2 al Piola) e Albinoleffe (all’ultima giornata, 1-0 per i seriani). Sono parole riportate da molti organi di stampa ma che non provano assolutamente nulla nei confronti delle persone tirate in ballo dal sedicente giocatore lombardo:

“Ci fu un accordo per il pareggio e in effetti ne parlammo durante la riunione tecnica. Eravamo tutti consapevoli del risultato concordato, soprattutto al fine di comportarci di conseguenza durante la sfida. Lo stesso allenatore, Antonio Conte, ci disse che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l’accordo con il Novara. Non sono certo su chi si accordò per primo, ma Drascek venne nel nostro ritiro e ne parlò con Vitiello. Quello è stato il contatto iniziale, ma poi fu comunicato all’intera squadra e io ne discussi in campo prima del match con Bertani e Gheller, giocatori del Novara”.

Carobbio scende nei dettagli quando spiega agli inquirenti come andarono le cose in occasione della gara contro l’Albinoleffe a Bergamo:

“Al termine di Siena-Albinoleffe dell’8 gennaio 2011, l’allenatore in seconda, Stellini, chiese a me e a Terzi di contattare qualcuno degli avversari per prendere accordi sulla partita del ritorno, in modo da lasciare i punti a chi ne avesse maggiormente bisogno. Ne parlai con Garlini, un senatore dell’AlbinoLeffe, e Terzi che contattò Bombardini, entrambi mostrarono la loro disponibilità. Nel tardo pomeriggio, o in serata, del giorno prima della gara AlbinoLeffe-Siena del 29 maggio, ci fu un ulteriore incontro fuori dal nostro albergo del ritiro al Park hotel di Stizzano, in provincia di Bergamo. Vennero Sala, Passoni e Poloni, quest’ultimo collaboratore tecnico dell’AlbinoLeffe, che s’incontrarono con me, Nando Coppola e un altro del Siena che non ricordo. In quell’occasione ci accordammo per dare i punti all’AlbinoLeffe che ne aveva bisogno per andare matematicamente ai playout, ma chiedemmo di limitare la sconfitta a un solo gol di scarto, possibilmente 1-0. Sia per cercare di mantenere la miglior difesa, sia per evitare clamori per un risultato eclatante. In settimana si parlò molto tra società, calciatori e allenatore sull’accordo raggiunto. Qualcuno voleva vincere, nella speranza di arrivare primi e conseguire il premio previsto. Ma alla fine fummo tutti d’accordo, squadra e allenatore, nel lasciare la vittoria all’AlbinoLeffe”.

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Juve, Pirlo è innamorato del bianconero: "Scaricato da Allegri, Conte il migliore allenatore avuto"

pubblicato da vieni_127


Andrea Pirlo e la Juve: difficile immaginare un anno fa a quest’ora che il matrimonio tra loro due, dopo che il primo era stato sentimentalmente impegnato per 10 anni con il Milan, potesse essere da subito così intenso e amorevole. Nell’intervista apparsa oggi sulle colonne rosa della Gazzetta dello Sport, il fuoriclasse bresciano non lesina parole al miele per la sua nuova squadra, non nascondendosi quando le domande intenderebbero punzecchiarlo sul suo ex club. Insomma, per i tifosi bianconeri c’è un nuovo idolo che non solo ha giocato alla perfezione, ma ha giocato anche tanto e ha sfornato vagonate di assist condendoli con tre gol. Pirlo non ha assolutamente rimpianti, ci mancherebbe, per aver lasciato Milanello, anzi spiega i motivi che lo spinsero a Torino l’estate scorsa:

“Le cose sono andate così. Quando abbiamo parlato del mio contratto, mi hanno proposto il rinnovo per un anno. Io chiedevo un triennale perché ero più giovane degli altri giocatori in scadenza. Ma il vero motivo del mio trasferimento è stato un altro: Allegri voleva piazzare davanti alla difesa Ambrosini o Van Bommel e io avrei dovuto cambiare ruolo. Allora ho detto ‘no, grazie’ e ho scelto la Juve, che mi offriva motivazioni importanti. Ci tengo a dire che non è stata una questione economica. Il Milan ha deciso che non servivo più. L’ho capito subito durante quel colloquio. Nel mio ruolo Allegri preferiva altri giocatori. Infastidito dalla richiesta di prova tv pubblicata sul sito del Milan per una mia presunta gomitata a Van Bommel? Certo: ho giocato lì 10 anni, sanno che io non faccio certe cose. Qualcuno si sarà pentito di avermi lasciato andare? Non lo so. Ma durante la stagione molti miei ex compagni mi hanno detto che sentivano la mia mancanza. Io sono contento: ho vinto. Se è arrivato qualche sms di complimenti dal Milan? Sì, quasi tutti gli ex compagni mi hanno scritto. Berlusconi e Galliani? No”.

Pirlo poi traccia un profilo di Antonio Conte che in pochi si sarebbero aspettati. Sì, insomma, ha avuto tecnici importanti e lui di tattica se ne intende, ma a sentire le sue parole l’allenatore juventino è davvero una spanna sopra gli altri:

“Se ricordo le prime parole di Conte? Ero in Nazionale, lui aveva appena firmato. Mi chiamò per presentarsi e mi sorprese: dovevamo ancora fare le vacanze e lui era già carico. Fu una bella telefonata. È un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. Prepara benissimo le partite, studiamo i video degli avversari 3-4 volte alla settimana e quando scendiamo in campo è difficile che qualcosa ci sorprenda. Conte è un talento della panchina. Se ha un chiodo fisso? Vuole i centrocampisti stretti per evitare passaggi tra le linee. Se il 4-2-4 iniziale mi sembrava un azzardo? Per me non cambiava molto, comunque quel modulo mi divertiva. Poi Conte ha scelto altre strade: è segno di grandezza saper modificare le proprie idee. Il modulo con tre centrocampisti centrali è il più adatto alla squadra, ci ha reso più aggressivi. Conte parla molto con noi, si confronta”.

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Elia, una voce fuori dal coro: "Voglio lasciare la Juve"

pubblicato da Cesare Rinaldi

eljero elia

Nel coro festante di voci juventine ce n’è una che stona, quella di Eljero Elia. L’olandese, sbarcato a Torino da Amburgo nell’ultimo giorno di mercato, era uno dei più attesi ai nastri di partenza, presto però è finito ai margini della rosa di Conte e in campo lo si è visto davvero pochissimo, forse troppo poco per saggiare il suo valore. L’esperienza italiana ha aggiunto al suo palmares uno scudetto, titolo che lo rende felice ma che allo stesso tempo fa veramente fatica a sentire suo, lo ha confidato al quotidiano olandese Algemeen Dagblad:

“Faccio i complimenti ai miei compagni di squadra. Spero che i ragazzi, i tifosi e il club stesso capiscano però che non sento mio questo titolo. Ora sono in Olanda per un paio di giorni con la mia famiglia che mi ha dato un grande aiuto durante tutta la stagione, senza di loro non mi sarei salvato. Mio padre ieri mi ha detto: ‘El, puoi anche non aver giocato quest’anno, ma non preoccuparti, perché tu sei il mio campione’. Non ho potuto trattenere le lacrime”.

Ma cosa è andato storto a Torino? Come mai un giocatore che da giovanissimo è riuscito a disputare la finale di un mondiale, arrendendosi solo alla Spagna, non ha saputo mostrare il suo valore in bianconero? Le poche presenze sono sicuramente una delle cause, ma non si può ridurre il problema soltanto alle scelte di Conte. Ad inizio anno gente come Giaccherini e Estigarribia non erano certo davanti a Elia nelle preferenze del tecnico che aveva richiesto espressamente l’olandese alla società. L’ex Amburgo da parte sua è sicuro di aver fatto tutto il possibile per seguire le indicazioni dell’allenatore, ma a quanto pare non è bastato:

“La Juventus è uno dei club più grandi al mondo, mi volevano anche l’anno prima e quindi riponevo molte speranze in questo, anche la mia prima conversazione con Conte e Marotta è andata bene. Volevano costruire una nuova squadra e tutto mi sembrava super. Poi però non ho mai avuto la possibilità di giocare con continuità per mettermi in mostra. Ci sono rimasto male, ma sono cose che capitano, non tutto va come uno desidera. L’allenatore voleva che stessi tranquillo, che prima dovevo imparare meglio l’italiano per capire le indicazioni sul campo. Sono stato a lezione e adesso posso parlare e capire bene. Poco prima dell’inverno l’allenatore ha detto che stavo lavorando bene e la mia chance l’avrei avuta nella seconda parte della stagione. Non è stato così, gli ho chiesto cosa dovevo fare, ma non ho avuto risposta”.

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Juve Campione d'Italia 2011/2012: il pagellone di fine anno

pubblicato da vieni_127


Diamo i voti come a scuola: lo scudetto della Juve è da più parti stato definito come quello “del gruppo”. Il goleador ha fatto “solo” 10 reti sintomo di un gioco corale che ha portato in rete quasi tutti i giocatori della rosa (solo Barzagli è mancato all’appello), la difesa ermetica, il centrocampo super, il ricco ventaglio di scelte in attacco. Tutti ampiamente sopra la sufficienza, ma vediamo nel dettaglio chi potrà fregiarsi del titolo di più bravo della classe.

Buffon - 9 - Garanzia assoluta, la topica contro il Lecce l’eccezione che conferma la regola: è ancora il numero uno.

Lichtsteiner - 8,5 - Ha lasciato un polmone sull’out di destra e ha pure timbrato due volte il cartellino. Troppo nervoso.

Barzagli - 9,5 - Elegante e preciso, sempre sul pezzo con la puntualità dei campionissimi. Mai squalificato.

Chiellini - 9,5 - Quando c’è stato da randellare non ha mai lesinato carica agonistica. Non solo, duttile nel passare a sinistra all’occorrenza.

Bonucci - 9 - Cresciuto alla distanza, la sua è stata una stagione pressappoco perfetta. Bravo a prendersi le sue rivincite con stile.

De Ceglie - 8,5 - Ha perso il posto e se l’è riconquistato. Come? Correndo come un matto e sbagliando pochissimo. Sorpresa.

Caceres - 8,5 - Voleva la Vecchia Signora che alla fine ha riaccolto il figlio suo: ha ripagato con gol, presenza e disponibilità.

Vidal - 9,5 - Il Guerriero che non t’aspetti: corre per tre e riesce a rimanere lucido, le gambe della mediana bianconera.

Pirlo - 10 - Lui invece è stata la mente del centrocampo: ha dettato i tempi da maestro e ha vinto pure la scommessa della vita. Un alieno.

Juve campione d’Italia: le foto da Trieste
Juve campione d'Italia: le foto da TriestaJuve campione d'Italia: le foto da TriestaJuve campione d'Italia: le foto da TriestaJuve campione d'Italia: le foto da Triesta

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Juve Campione d'Italia 2011/2012: le parole dei protagonisti

pubblicato da vieni_127


Basta tatticismi verbali, dichiarazioni di rito e scaramanzie di sorta: la Juve è campione d’Italia e i protagonisti dell’esaltante cavalcata possono dare libero sfogo a parole e pensieri. Tutti ebbri di gioia, riportiamo di seguito i virgolettati degli eroi juventini presi dalle loro esternazioni a Sky Sport.

Antonio Conte: “Che scudetto è? Per me il numero uno, il primo che vinco da allenatore. Sono sensazioni fantastiche siamo veramente contenti, merito dei ragazzi ma onore anche ai vinti: il Milan e’ stato un avversario fortissimo. A -1 ho capito che la mia squadra aveva ancora birra, mentre loro erano un po’ stanchi. Finire il campionato imbattuti sarebbe qualcosa di storico“.

Alessandro Del Piero: “Oggi festeggiamo uno scudetto che tutti abbiamo meritato e io sono felice di aver dato il mio contributo. Io comincio ogni anno per vincere, a volte non capita, ma quello che è successo oggi mi ripaga di tanti anni, a cominciare dal 2006. Fra 15 giorni abbiamo un’altra partita che vogliamo vincere (la finale di Coppa Italia ndr). La mia storia l’ho vissuta benissimo con grande entusiasmo e felicità ed e’ un epilogo strano. Da parte mia c’è la volontà di sorridere e basta. Per il resto ci sarà modo e tempo di parlarne. E’ anche per l’anno vissuto in B che questo scudetto ha ancora più valore. Esulterò in maniera totale perché ogni vittoria ha un sapore speciale“.

Gianluigi Buffon: “Dopo il Mondiale vinto nel 2006, questa è la gioia più bella. Per tre giorni ho convissuto con il senso di colpa per l’errore col Lecce. Non posso nascondere che mi ha pesato, ho temuto che qualcuno nella squadra si lasciasse intimidire. Dediche? Alla mia famiglia, ma anche a Del Piero, a Camoranesi, a Trezeguet, a Nedved. E un grazie ai ragazzi dell’Inter. Conosco Javier Zanetti, ogni tanto gli mando dei messaggi e stavolta gli avevo chiesto aiuto dicendogli di non fare scherzi“.

Andrea Pirlo: “E’ uno scudetto meritato e voluto fin dall’inizio. Nessuna rivincita. Credo che sia un risultato che tutto il gruppo ha guadagnato sul campo. Ho sempre fatto il mio, sono sempre stato bene e avevo voglia di vincere e ci sono riuscito. Io sono andato via dal Milan perché avevo bisogno di altre motivazioni e ho scelto la Juve e il suo progetto per poter vincere e ci sono riuscito subito. Ero convinto di essere il numero uno e credo di averlo dimostrato. Eredi? Spero di poter giocare ancora tanti anni, perché mi diverto e ho ancora tanta voglia“.

Mirko Vucinic: “Ci sono andato vicino con la Roma, ma arrivare qui e vincere lo scudetto è una sensazione indescrivibile. È un sogno, una cosa unica, manco mi sono reso conto di aver segnato oggi. È il primo anno che sono qui e abbiamo vinto subito lo scudetto è questa è una cosa bellissima. Siamo stati bravi a mascherare di crederci fin dall’inizio e anche nei momenti difficili. Il mister mi ha dato grande fiducia e io ho provato sempre a dare il massimo per ripagarlo, anche se a volte non ci sono riuscito. Quando la Juve mi ha contattato è stato fondamentale il mister assieme a Paratici che mi hanno convinto a venire qui. A Roma ho fatto più gol rispetto alla Juve, ma l’importante è che abbiamo vinto lo scudetto“.

Giorgio Chiellini: “Tutta la squadra ha fatto bene. Se la difesa prende pochi gol è merito di tutti. Dopo tanti anni di sacrifici questa vittoria ci ripaga di tutti gli sforzi. Festeggeremo stasera, poi un paio di giorni liberi. Vogliamo finire imbattuti, poi vincere la Coppa Italia e gli Europei“.

Leonardo Bonucci: “Abbiamo conquistato lo scudetto nelle partite che contavano e abbiamo dimostrato che questo 30° titolo è meritato e che la Juventus è tornata. E’ bellissimo, sono sensazioni bellissime. E’ qualcosa di stupendo e meraviglioso. E’ uno scudetto da veri juventini. Quando tutti ci davano per sconfitti abbiamo lottato e vinto anche per i tifosi. La Juve sul campo ne ha conquistati 30, poi lasciamo stare tutto il resto perché a me interessa solo quello che succede sul campo e non altrove. Festeggiamenti? Stiamo festeggiando nello spogliatoio con lo champagne. Vincere a 25 anni uno scudetto con la Juve è bellissimo. Sono cresciuto tantissimo e devo ringraziare Conte per l’aiuto che mi ha dato nella crescita come giocatore“.

Giuseppe Marotta: “E’ lo scudetto numero 30, assolutamente. Lo abbiamo scritto anche sull’etichetta delle bottiglie, perché 30 sono quelli che abbiamo vinto“.

Juve campione d’Italia: le foto da Trieste
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Juventus, Conte risponde a Galliani: "Sul telefonino ho la foto di mia figlia"

pubblicato da Cesare Rinaldi

antonio conte

La Juventus vive la seconda vigilia importante in pochi giorni, dopo il clamoroso pareggio interno con il Lecce macchiato dalla clamorosa topica di Buffon gli uomini di Antonio Conte vanno a Trieste per giocarsi il secondo match point contro il Cagliari. Una vittoria potrebbe significare scudetto se il Milan non dovesse uscire vincente dal derby, ma la tensione dettata dall’importanza del momento potrebbe essere il peggior avversario dei bianconeri. L’allenatore dei piemontesi appare tranquillo in occasione della conferenza stampa della vigilia e assicura che anche i suoi ragazzi sono pronti a dare il massimo al Nereo Rocco:

“A questo punto della stagione penso di capire con un’occhiata i miei giocatori. Questo gruppo ha sempre meritato la mia fiducia e non vedo perché domani dovrebbe cambiare tutto questo. Dopo il Lecce tutti avremmo voluto rigiocare il giorno dopo. È stata un grande beffa e c’è voglia di rivincita e di cancellare quanto è accaduto mercoledì. La sera abbiamo dormito con difficoltà, ma il calcio e la vita insegnano che si deve guardare avanti. E, a due giornate dalla fine, avere un punto di vantaggio sul Milan è un bel vedere”.

Di sicuro la Juventus si trova nella condizione di poter vivere un momento storico, lo scudetto manca ormai da molto tempo e dai fatti di Calciopoli sembra essere passato un secolo. Conte appare abbastanza tranquillo e non crede di doversi preoccupare per la risposta in campo dei suoi giocatori, ci tiene però a sottolineare, con il solito refrain, come il semplice fatto di vivere vigilie del genere sia un motivo di grande soddisfazione:

“L’aspetto positivo è essere tornati a vivere queste vigilie. Nessuno si immaginava che sarebbe accaduto così presto. Questo è merito dell’imponente lavoro fatto in questi mesi dalla società, dallo staff, dai giocatori. Viviamo questi momenti con grande soddisfazione, perché evidentemente la strada intrapresa è quella giusta. I ragazzi sono pronti, convinti e sanno che questo è un momento storico che potrebbe farci entrare negli annali. Non credo proprio di doverli motivare, anzi, al massimo dovrò tenerli a freno e tranquillizzarli. All’ultima giornata a volte mi sono trovato a inseguire, altre volte davanti. È la bellezza del calcio, che regala sempre sensazioni nuove e per tanti di noi lo sono. Il passato però, bello o brutto che sia non lo può toccare nessuno, ma quello che conta è il presente”.

Antonio Conte chiude il suo incontro con i giornalisti con una battuta, rispondendo a Galliani che nei giorni scorsi ha detto di conservare sul telefono il fermo immagine del gol di Muntari. Evidentemente per lo juventino sono altre le cose importanti che vale la pena tenere sempre con sé e lo spiega con il sorriso sulle labbra: “Io ho la foto di mia figlia Vittoria sul cellulare. Non vorrei altro!”. Magari domani, se la giornata dovesse consegnare la vittoria del campionato alla Juventus, l’allenatore bianconero potrebbe voler aggiungere qualche nuova immagine alla galleria del suo telefono. E che ci sia ottimismo traspare anche dalle convocazioni fatte dal tecnico: a Trieste ci saranno tutti gli elementi della rosa, compresi Krasic, che ultimamente ha sempre passato i suoi week end a casa, e l’infortunato De Ceglie.

Foto | © TMNews

Conte: "Ha sbagliato Buffon, ma abbiamo sbagliato anche i gol. Capita"

pubblicato da Antonio D'Avanzo


Si assottiglia il vantaggio della Juventus in classifica e nel modo più impensabile. Capita anche ad uno dei portieri più forti del mondo di commettere un gravissimo errore. E’ una disattenzione che costa due punti alla Vecchia Signora, un regalo di Buffon ad un Lecce mai domo in questo campionato, arrivato proprio quando la partita volgeva al termine e con i salentini in inferiorità numerica. Ma di errori ne sono stati commessi altri dalla Juventus, come quello di non aver saputo chiudere la partita. Conte, a fine partita, difende il suo portiere e ricorda i gol mangiati:

“Ci sono stati già in passato episodi di questo genere e oggi l’abbiamo beccato noi. A inizio anno, comunque, avremmo messo 100 mila firme per trovarci con un punto di vantaggio sulla seconda a questo punto. Certo, potevamo mettere una seria ipoteca sullo scudetto. Ma è successo questo, ora guardiamo avanti. Le prossime due partite saranno le ultime tappe di un percorso di crescita: se le vinceremo avremo meritato lo scudetto, altrimenti l’avranno meritato gli altri. Com’è capitato di sbagliare alcuni gol c’è stato l’infortunio del nostro portiere, che però sta facendo un campionato straordinario. Gigi ha la forza e la capacità per rimanere sereno e guardare avanti. C’è stata una battuta d’arresto, si è fallito un bonus, adesso per lo scudetto siamo obbligati a vincere le ultime due partite. Ripeto, stiamo facendo qualcosa di straordinario, se vinceremo lo scudetto avremo fatto qualcosa di superstraordinario. Abbiamo avuto delle occasioni per raddoppiare e non ci siamo riusciti. Oggi è successo qualcosa di imponderabile, Buffon fino a quel punto non si era sporcato i guanti. La posta in palio era importante, sapevamo che vincendo avremmo fatto un passo avanti e forse questo ci ha tolto qualcosina nella spensieratezza. Siamo cresciuti in maniera molto veloce ed è inevitabile che in questa crescita lasciamo qualcosina. Abbiamo comunque tutto in mano nostra, ci sono due partite da vincere per coronare un sogno”.

Dall’altra parte Serse Cosmi “rincuora” Buffon e già si proietta alla sfida contro la Fiorentina (i salentini, oltre a vincere, dovranno sperare in un passo falso del Genoa a Udine):

“Sono felice per il risultato ma mi dispiace per Buffon perché è un grande portiere e un grande uomo. Per ottenere un risultato come la salvezza devi tirare fuori molto di più rispetto a quello che hai dentro. Ma poi serve anche un pizzico di fortuna: un errore come quello lì Buffon lo fa una volta ogni 15 anni. Ma in questo finale di campionato più passano i minuti, più le risorse fisiche e mentali diminuiscono, puoi commettere degli errori. Stasera torneremo a Lecce alle 3.30, sia per noi che per la Fiorentina è una partita vitale e farci giocare sabato alle 18 e non in contemporanea con Cagliari e Genoa è una mancanza di rispetto. L’obiettivo salvezza è importantissimo come lo scudetto”.

Juventus-Lecce 1-1 | Le Foto
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