
La Juventus si trova di fronte al terzultimo ostacolo prima del traguardo finale, un Lecce che ha un disperato bisogno di punti per evitare la retrocessione. Antonio Conte ha risposto alle domande dei giornalisti presenti a Vinovo durante la consueta conferenza stampa alla vigilia della partita. Gli argomenti all’ordine del giorno erano tanti, ma anche in questa occasione, come capita sempre da molte settimane, una citazione a parte l’ha meritata l’ormai famigerato gol di Muntari. Su un eventuale rinnovo contrattuale per Del Piero, Conte ha preferito glissare: “Alex è un giocatore straordinario sotto tutti i punti di vista. Pensiamo però al presente che è più importante del resto“. Per Borriello il discorso è lo stesso:
“Rispondo come per Del Piero, pensiamo al presente. Anche perché se dovessimo vincere penso che questo sia uno scudetto paragonabile a quello del Verona. Non dimentichiamoci da dove arriviamo, cerchiamo di fare qualcosa di “super” straordinario come fece la squadra di Bagnoli (nel 1984-85 ndr). Non perdiamo di vista l’obiettivo che era insperato ad inizio campionato. Tutte le altre cose sono secondarie, le affronteremo nel momento giusto”.
Il Lecce soffiò uno scudetto alla Roma negli anni ‘80. Conte non si fida per nulla: “In quella partita il Lecce era già retrocesso e mancava solo una partita. Come vedete c’è la storia a farci tenere le antenne dritte perché nessuna partita è scontata“. E infine la risposta ad Allegri che parla ancora del gol di Muntari:
“Problemi di Allegri se ne parla ancora. Parlerò delle differenze tra Juve e Milan a fine campionato, tirando fuori qualche chicca. Una chicchetta posso darvela ora: dopo il confronto diretto siamo arrivati a giocarci le partite a meno sette dal Milan, non ci siamo messi a frenare la corsa dei rossoneri. Avevano sette punti di vantaggio, sono loro che si sono fermati”.
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La Juventus si avvicina a grandi passi verso il titolo, anche se molti tifosi e soprattutto dirigenti e calciatori bianconeri preferiscono, per implicita scaramanzia, non nominare la parola “scudetto”. Antonio Conte, alla fine del match stravinto dalla sua squadra a Novara, stavolta si è un po’ sbilanciato sul traguardo da raggiungere che si trova ormai a portata di mano. A tre partite dal termine la Juve, forte di tre punti di vantaggio sul Milan (più il computo degli scontri diretti a favore), Conte sa che la meta è vicinissima:
“Siamo i padroni del nostro destino, ci stiamo avvicinando. I calcoli li sappiamo fare anche noi. Ci stiamo avvicinando nella maniera giusta, vincendo. Sappiamo di avere un grande avversario ma noi stiamo avanti e questo è un vantaggio. Se è stata una partita facile? Oggi abbiamo trovato gol subito. Il facile viene al 95′. Tre giorni fa il Novara ha battuto la Lazio. Abbiamo incontrato una squadra che voleva fare lo sgambetto. Sono molto contento perchè al di là della vittoria si è vista una squadra che gioca molto bene al calcio. La mia squadra è imbattuta da 35 partite ma c’è sempre qualcuno che cerca il pelo nell’uovo. Questo ci ha caricato, ci ha dato più cattiveria, più voglia di fare qualcosa di superstraordinario. Noi andiamo avanti e mercoledì c’è per noi la partita della vita”.
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Dopo la partita vinta dal Milan con il Genoa due giorni fa, Massimiliano Allegri non si è lasciato sfuggire l’occasione per lamentarsi ancora una volta dell’ormai famoso gol di Muntari, che nell’immaginario collettivo sostituirà l’altrettanto celebre “gol de Turone”. Immediatamente era arrivata la risposta di Conte che alle domande furbette dei giornalisti ha preferito rispondere chiudendo immediatamente la polemica e aggiungendo di essere ormai stufo di sentir parlare di queste cose ogni domenica. A quanto pare il salentino non è il solo a cui queste polemiche sono venute a noia, a lui si unisce anche Marcello Nicchi che si è espresso ieri sull’argomento.
Presente al convegno “Le regole, il rispetto, la reputazione” organizzato dalla Lega Serie B l’attuale presidente dell’Aia ha risposto così all’allenatore del Milan:
“Ci troviamo di fronte a due grandissime squadre che stanno facendo un grandissimo campionato, con due allenatori che valgono la capacità di condurre questi team. Queste battute cominciano un po’ a stufare la gente. Parliamo di quello che succede tutti i giorni, di un calcio bello, di un campionato entusiasmante. Credo comunque si tratti solo di battute e così vanno prese, altrimenti diventerebbero stucchevoli”.
Il numero uno della classe arbitrale ha poi manifestato apprezzamento per il rendimento dei fischietti in questa stagione e ha ricordato come la scuola italiana sia ancora un punto di riferimento in Europa e nel mondo, un motivo in più per smetterla con le continue polemiche, non nascondendo, infine, un certo orgoglio per il mancato coinvolgimenti dei direttori di gara nell’inchiesta relativa al calcioscommmesse:
“Gli arbitri hanno vinto il loro campionato. I giovani avanzano e gli anziani fanno bene. A volte capita di sbagliare e capiterà ancora, ma oggi possiamo vantare una classe arbitrale libera e terza. Spesso in Europa si seguono gli sviluppi tecnici italiani, la nostra scuola arbitrale è di prestigio ed alto livello. Come arbitri siamo orgogliosi del fatto che i fatti del calcioscommesse non ci riguardano. Come sportivi siamo parte dispiaciuta e non parte lesa. Questa è malversazione, ci saranno i dovuti approfondimenti, ma la classe arbitrale è lontanissima da questi episodi”.
Alla vigilia del quartultimo capitolo di questo campionato di Serie A Nicchi ha provato ancora una volta a invocare la calma e la serenità, resta lo scetticismo sull’efficacia delle sue parole. È facilmente immaginabile che non appena ci sarà un altro episodio da contestare le chiacchiere riprenderanno con lo stesso vigore che le ha contraddistinte fino ad ora, dimenticandoci che, come ha suggerito Nicchi, stiamo assistendo ad un campionato emozionante come non se ne vedevano da un bel po’ di tempo.
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Antonio Conte ha aperto il lungo balletto delle conferenze stampa che precedono il turno infrasettimanale, lo ha fatto poco prima di imbarcarsi sull’aereo che da Caselle porterà la Juventus a Forlì e poi a Cesena, dove i bianconeri sono chiamati ad un’altra finale, l’ennesima di questo finale di stagione appassionante come non se ne vedevano da anni. La capolista scenderà sul terreno di gioco del Manuzzi per difendere i tre punti di vantaggio sul Milan, di fronte si troverà una squadra ad un passo dalla retrocessione. Ma attenzione a sottovalutare i romagnoli che vengono da cinque risultati utili consecutivi e fino alla fine proveranno a conquistare più punti possibile, per poi poter sperare in qualche ribaltone causato dalla vicenda calcioscommesse. Alla luce di queste considerazioni l’allenatore juventino lavora per mantenere alta la concentrazione dei suoi ragazzi nei quali, a questo punto, dice di nutrire estrema fiducia:
“Viviamo momenti importanti e situazioni che si evolvono in fretta. Oggi siamo celebrati su tutti i giornali, giustamente, visto quanto stiamo facendo. ma se questo dovesse farci cambiare atteggiamento, significherebbe non aver capito molto. Dobbiamo sempre avere in mente ciò che ci ha portato a fare una stagione straordinaria: l’umiltà, il sacrificio, il lavoro, il pensare al “noi” e non all’”io”. Abbiamo centrato la Champions, obiettivo straordinario, ma ora possiamo giocarci lo scudetto. Se dovessimo cambiare anche solo di una virgola, torneremmo indietro. Questo non deve accadere e sono convinto che non accadrà. I miei giocatori finora mi hanno sempre stupito in positivo e hanno voglia di continuare. Abbiamo davanti degli ostacoli facili sulla carta, ma di facile nel calcio non c’è niente. Sappiamo di avere un bonus in più, ma anche che le difficoltà rimangono da qui sino alla fine. Sono cinque finali da giocare, cinque “partite della vita” per coronare un sogno”.
Forse per scaramanzia la parola “scudetto” ancora non viene pronunciata, si parla di “sogno”, ma non ci sono dubbi che ormai il bersaglio grosso è nel mirino della squadra di Torino. Conte ha troppa esperienza per lasciarsi esaltare dalle tante lodi tessute dagli addetti ai lavori e sa che senza vittorie nessuno si ricorderebbe di quanto di buono fatto fino ad ora e a tal proposito riporta a titolo di esempio alcune sue storiche medaglie d’argento:
“Siamo curiosi di vedere il nostro comportamento. Fin’ora questi ragazzi hanno superato prove straordinarie, giocando a -7, a -5, a -1 o a più 1, sempre con l’obbligo di vincere. L’hanno fatto, dimostrando maturità e personalità. Io ripeto sempre di dare il massimo sino alla fine e vedremo se questo ci porterà a coronare il sogno. Faremo di tutto perché questo avvenga, ma celebreremo solo quando avremo qualcosa in mano. Prima di parlare è meglio vincere. Io ho perso una finale di Coppa del Mondo e una di un campionato Europeo. Non se lo ricorda nessuno però. Così come nessuno si ricorda le cinque volte in cui sono arrivato secondo in campionato. Solo chi vince scrive la storia e questo deve essere uno stimolo feroce per noi”.

La Juve vince, anzi stravince, e annienta la solita ondivaga Roma: sono tre punti, quelli conquistati dai bianconeri, che pesano come macigno sulla corsa scudetto. Non c’è stata partita allo Juventus Stadium, in dieci minuti Vidal, autore di una doppietta (gol di sinistro, poi di destro), ha fatto capire a chi ancora avesse dei dubbi che il cileno è stato uno dei protagonisti più brillanti di questo campionato dell’imbattibile Juve; poi il rosso a Stekelenburg per fallo su Marchisio, il rigore di Pirlo e la quaterna proprio di Marchisio, i tre moschettieri del centrocampo juventino hanno mostrato una volta di più i muscoli e i denti a un undici (poi dieci) giallorosso spaurito, confuso, inerme. E a fine gara i microfoni di Sky non potevano non andare a beccare Arturo Vidal:
“Sapevamo che era una partita difficile, mancano cinque partite, che sono ugualmente difficili. Sono molto contento di come abbiamo giocato. La mia partita? Quando gioco cerco di dare il cuore. Quando la palla ce l’ha l’avversario, cerco di giocare come se il pallone fosse sempre nostro per andarmelo a riprendere. Scudetto? Ancora no, mancano cinque partite, ma siamo molto contenti e tranquilli per quello che abbiamo fatto fino adesso nella stagione. Dobbiamo continuare a giocare così e vedremo alla fine se vinceremo o meno il campionato”.
Per una volta Antonio Conte non ha perso la voce. Con una squadra stranamente concreta sotto porta, il tecnico salentino ha potuto tranquillamente godersi la serata senza urla o tensioni particolari. A fine partita non può certo rifiutare di parlare della sua Juve:
“Siamo contenti il giusto perché abbiamo fatto sicuramente una buona partita, l’approccio è stato fondamentale, da grande squadra. Questi ragazzi continuano a stupirmi in maniera eccezionale. Bene così, sappiamo che abbiamo fatto un passettino in avanti, ma sappiamo anche che mancano cinque partite, cinque finali e pensiamo già al Cesena, che è la partita più importante adesso, questa è già stata archiviata. Facile stasera? Facile non c’è niente, assolutamente. Di facile c’è solo il dopo, quando hai vinto, ma prima sapevamo che questa era una partita molto scorbutica, contro una squadra che, comunque, può far male a chiunque, ma stasera era, penso, dura giocare contro questa Juve attenta, determinata, cattiva, organizzata, con grande entusiasmo. Quindi, penso che ogni tanto sia anche giusto dare i meriti alla squadra che vince e non solo i demeriti alla squadra che perde.
Inevitabile una domanda sulle vicende degli ultimi giorni, con l’ex centrocampista del Siena Filippo Carobbio che ha rivelato che Conte era a conoscenza di una combine della partita della scorsa stagione del Siena a Novara:
“Sono nel mondo del calcio da tantissimi anni per capire alcune dinamiche, a volte sono spropositate, a volte sono cattive o sono brutte, ma io ho scelto di fare questo lavoro, ho scelto di allenare una grande squadra e, quindi, devo accettare onori e oneri. A tutto, comunque, c’è un limite, però va bene così, anche perché ogni volta che ci cerca di attaccarmi, succede che vinciamo 3-0, 4-0, quindi, va benissimo così. Siamo nel calcio da tanti anni per capire le dinamiche. Poi, ognuno deve fare le sue considerazioni. Quando sei in cima, è inevitabile che il vento è sempre più forte e cercano di farti cadere. Bisogna essere bravi ad avere l’equilibrio, ad essere più bravi e più forti del vento”.
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La Juve doveva vincere, alla fine la Juve ha vinto: a sei giornate dalle fine i bianconeri mantengono il preziosissimo punto di vantaggio sul Milan e spulciando il calendario a venire, per questo rush finale ora viene naturale dire Juve quando si parla di favorita per lo scudetto. Tre punti che valgono oro, tanto importanti quanto sudati se è vero che alla fine ha deciso l’immortale Alessandro Del Piero, al gol numero 288 con la maglia della Juve nella sua 700esima presenza; e pensare che lo storico capitano è entrato come al solito dalla panchina, poco male per un fuoriclasse che una punizione delle sue non ha dato scampo a Marchetti regalando alla Vecchia Signora gli ennesimi tre punti stagionali, di quelli che valgono doppio visto come si era messa la partita. Dopo un primo tempo spumeggiante in cui i padroni di casa avevano trovato il vantaggio con una perla di Simone Pepe, la Lazio aveva gelato i quasi 40mila dello Juventus Stadium con Stefano Mauri prima di riportare la partita sui binari a tinte bianco e nere a dieci minuti dalla fine; proprio Del Piero a fine gara ammette che non vincere contro la banda di Reja sarebbe stato, tra virgolette, terribile:
“Pareggiare o perdere questa partita sarebbe stato un suicidio. Siamo alle battute finali, non molleremo nè noi nè il Milan: sarà una guerra di nervi, noi stiamo bene, abbiamo vinto e pensiamo alla prossima. Futuro? Sto bene e penso solo alla gara successiva…”.
Ma è Antonio Conte il più felice, almeno a quanto traspare dalla faccia del tecnico bianconero di fronte ai microfoni di Sky a fine gara:
“C’è un po’ di rammarico perché abbiamo pareggiato tante partite, come con Genoa, Cagliari e Chievo, dopo aver dominato. Stasera è accaduto di nuovo, non abbiamo dato il ko con la giusta cattiveria, ma siamo riusciti a vincere nonostante una sofferenza che non meritavamo per quanto abbiamo prodotto. Dobbiamo crescere in quest’aspetto, ma i ragazzi stanno facendo qualcosa di straordinario. E’ un altro passettino in avanti, ma mancano ancora tante partite. Del Piero? Per fortuna entra e fa gol. Per me è un valore aggiunto a questa squadra. Se gli chiedo un minuto o una partita intera lui entra per aiutarci. Complimenti a lui e a tutta la squadra. Ora pensiamo al Cesena. E’ l’impegno della vita per noi. Ci ritroviamo a lottare per qualcosa di impensabile, quindi dobbiamo essere concentrati su questa gara. Per altre cose poi ci sarà tempo. Recuperiamo energie e pensiamo a vincere”.
La Juve dei record, battuta in termini di gol dopo più di 500 minuti ma comunque ancora mai superata in un intero match (sono 32 partite di fila, 36 considerando anche la Coppa Italia - per buona pace di Galliani), ha avuto la meglio anche dell’ondivaga Lazio, formazione capace di prenderne 4 a Siena e 5 a Palermo ma anche di prendersi 4 punti contro il Milan e di vincere due derby capitolini; Edy Reja, espulso dal pignolissimo D’Amato, non riesce a prendersela coi suoi:
“La gara l’abbiamo fatta bene, ma la Juventus era in grande condizione. Nell’arco dei novanta minuti abbiamo sofferto un po’, Marchetti ha fatto degli interventi strepitosi, ma abbiamo fatto la partita che dovevamo fare. Non volevo fare catenaccio, anche perché ho messo quattro giocatori offensivi. Però non hanno funzionato le ripartenze. A momenti, stringendo i denti, ci scappava il risultato. Se fossimo stati un po’ più tranquilli sarebbe potuto venire fuori il risultato. La prestazione è stata eccezionale, devo fare i complimenti ai ragazzi per come hanno lottato. Sono soddisfatto, i ragazzi avrebbero meritato il punto. La mia espulsione? Ormai sono come Kozak, quando parlo mi mandano sempre fuori (sorride, ndr). Ho visto Conte che si sbracciava ma nessuno gli ha detto niente. Io non ho fatto nulla, non so. Dicono che c’è stato un applauso”.
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Ieri pomeriggio la Juve si è ritrovata a Vinovo dopo la vittoria contro il Napoli per cominciare a preparare la sfida di sabato prossimo a Palermo; ospite a sorpresa Arrigo Sacchi, l’ex ct della Nazionale si è soffermato a parlare con la dirigenza bianconera, mentre i giocatori svolgevano l’allenamento prima atletico, quindi tecnico con in fondo esercitazioni di possesso palla. Nulla di particolare, dunque, se non fosse che le telecamere Sky hanno ripreso l’accorato discorso che Antonio Conte ha tenuto ai giocatori, parole di fuoco che dimostrano come la Juve crede eccome allo scudetto. Dopo 3 vittorie nelle ultime 3 partite (senza subire gol da oltre 400 minuti) ci si aspettava un clima più rilassato, invece il tecnico bianconero tiene tutti sulla corda in vista delle prossime 8 (più la finale di Coppa Italia) importantissime partite. Sotto il testo integrale, in cima il video dell’arringa che in rete è già diventata un cult:
“Adesso ci stanno riempiendo di elogi. A me vengono i brividi alti così… Perché? Perché ho timore che ci sia un rilassamento da parte di qualcuno. C’è l’applauso, c’è la firma, c’è il consenso… Va tutto bene. Ma la realtà qual è? La realtà è il campo, la realtà è il sudore, la realtà è il sacrificio. Quello che ci ha portato a fare questo campionato… E ancora non abbiamo fatto niente. Andiamo a guardare chi sta avanti… Perché adesso abbiamo raggiunto una maturità tale, che noi adesso ce la possiamo giocare fino alla fine. Come vi ho detto prima… Devono vincere lo scudetto? Devono sputare sangue fino all’ultima partita. Però per fare questo non voglio atteggiamenti superficiali”.

Partita splendida della Juventus di Antonio Conte contro il Napoli. Gli azzurri sono usciti dal campo sconfitti sotto ogni punto di vista, sia sotto l’aspetto della qualità che sotto quello della quantità. Grande pressing a tutto campo dei bianconeri che hanno lasciato poco spazio al centrocampo azzurro per ragionare. Non una giornata di grazia dei tre tenori di Mazzarri che hanno perso nettamente il confronto con la difesa juventina che ha dimostrato anche questa sera perché è la meno battuta del campionato con appena 17 gol subiti. Nonostante la prestazione esaltante ed i due punti guadagnati al Milan in questa giornata, Antonio Conte resta convinto che lo Scudetto sia totalmente nelle mani della squadra di Allegri:
“Nelle ultime due settimane abbiamo affrontato Inter e Napoli ed abbiamo vinto, posso dire anche nettamente, contro due squadre che inizio campionato ci erano davanti. Oggi abbiamo battuto un Napoli che è una realtà ed ha due anni di grande lavoro alle spalle. È una vittoria fondamentale perché mettiamo una seria ipoteca sul secondo posto e questo è già qualcosa di straordinario, considerando come eravamo partiti. Un’occhiatina davanti noi la diamo perché è giusto così, e se il Milan dovesse fare un passo falso noi cercheremo di farci trovare pronti. Ma solo il Milan può perdere lo scudetto. Come organico e qualità dei giocatori forse solo l’Inter gli si avvicina”.
Anche un rammaricato Walter Mazzarri ha riconosciuto i meriti della Juventus a fine partita:
“…a Torino, contro questa Juventus è possibile perdere, dispiace come, fino all’1-0 siamo stati in partita, secondo me abbiamo fatto una partita alla pari, ma il secondo gol c’ha tagliato le gambe, c’ha fatto perdere coraggio e ci siamo anche un po’ innervositi. Dispiace, ma andiamo avanti e pensiamo alla prossima”.
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Sta per iniziare una settimana fondamentale per le sorti del Napoli, domani i partenopei incontrano la Juventus a Torino, la settimana prossima toccherà invece alla Lazio, sempre lontano dal pubblico amico del San Paolo. Da queste due partite dipenderà molto del futuro dei partenopei, in particolare in questi sette giorni gli azzurri capiranno quante possibilità hanno di giocare la prossima Champions League. Walter Mazzarri allo Juventus Stadium festeggerà la sua panchina numero 400, il livornese però non sembra voglioso di celebrazioni e resta concentrato sul presente che si chiama Napoli, al resto preferisce non pensarci:
“Devo essere orgoglioso di quello che sono riuscito a fare durante la mia carriera, anche se non guardo molto alle statistiche. Ma sono partito da sotto zero e arrivato quasi al massimo, perché la Champions è l’obiettivo più alto per ogni allenatore. Il futuro? Ho un contratto fino al 2013 con il club azzurro e intendo rispettarlo. Parleremo di programmi quando sarà il momento giusto e De Laurentiis mi chiamerà. Io penso solo al campo, non alle voci di mercato e agli attestati di stima che mi arrivano da altre società, comunque gratificanti dal punto di vista personale”.
L’allenatore del Napoli è soddisfatto di come la squadra ha lavorato in questa settimana, il non aver avuto nessun tipo di distrazioni ha permesso al gruppo di recuperare energie fondamentali. Il tecnico, pur essendo ancora dispiaciuto per l’eliminazione dalla Champions, riconosce che il minor numero di impegni gli ha permesso di lavorare meglio in questa fase importantissima della stagione. La maggior freschezza atletica di questi tempi, qualità riconosciuta anche da Antonio Conte, gli ha permesso di rimettersi in corsa per il terzo posto:
“Intanto a me dispiace essere uscito perché ci credevamo e penso che avremmo meritato anche di proseguire l’avventura. Ma è chiaro che energie ne avremmo perse, mi sembra ovvio. Però è inutile fare questi ragionamenti. Ora stiamo bene e pensiamo alla partita che verrà. Noi stiamo facendo grandi cose quest’anno, compresa l’avventura Champions. Guardandoci dietro forse c’è il rammarico di punti persi per strada pur non meritandolo. Ma guardiamo avanti. Dobbiamo concentrarci sul nostro gioco senza pensare troppo all’avversario, puntando sulle nostre risorse e la nostra mentalità. Sicuramente dovremo fare tesoro delle disattenzioni avute contro il Catania. E sotto questo profilo spero che le energie nervose e fisiche siano state recuperate, credo che la squadra si è ristabilita e possa rendere al top. Anche perchè per pensare di superare questo ostacolo bisogna essere al massimo della condizione”.

Alle 18 il Milan scende in campo a Catania, è ovvio che gli juventini guarderanno con molta attenzione questa sfida sperando nell’impresa dei ragazzi di Montella, allo stesso tempo però il pensiero è rivolto a domenica sera. La Juventus ospita il Napoli e si trova nuovamente di fronte ad una partita che non si può sbagliare, Antonio Conte è ben cosciente delle insidie che nasconde la squadra di Mazzarri e tiene alta la concentrazione del gruppo. L’avversario che si troveranno di fronte i bianconeri è di quelli tosti, senza l’impegno europeo gli azzurri sono tornati a macinare punti in campionato e inseguono una qualificazione alla prossima Champions League, l’allenatore salentino riconosce il valore dei campani ricordando anche il percorso comune delle due squadre che nel 2006 si ritrovarono in Serie B:
“Alla fine di questa giornata mancheranno altre otto partite… Noi sappiamo di avere un impegno probante, contro una squadra che ha fatto benissimo in Coppa Italia e in Champions, dove forse, con un po’ di esperienza, sarebbe potuta arrivare in semifinale, visto quello che ha fatto il Chelsea con il Benfica. Non dimentichiamo che cinque anni fa Juventus e Napoli erano in serie B e loro hanno avuto una crescita esponenziale. Merito del presidente De Laurentiis che è riuscito a costruire un progetto solido, merito di Mazzarri, dei calciatori, dell’ambiente… Questo era il loro primo anno di Champions dopo tanto tempo e sicuramente i numeri della rosa non sono quelli del Milan, quindi avranno pagato un po’ dazio, perché quella competizione porta via risorse preziose. Meglio giocarla, certo, ma sicuramente qualcosa toglie al campionato. Credo che la differenza di classifica tra noi e loro sia dovuta a questo”.
E il tecnico bianconero ci tiene tantissimo a mantenere inalterato, se non ad incrementare, questo gap dal momento che il Napoli in fondo punta allo stesso obbiettivo della sua squadra è cioè la qualificazione, possibilmente senza preliminari, alla prossima Champions League. L’imperativo è quello di vincere, per blindare la seconda piazza e per continuare a sperare in un passo falso del Milan:
“Vincere domani significherebbe porre un sigillo bello grosso sul secondo posto. Metteremmo il Napoli a 14 punti e lasceremmo come minimo invariata la posizione sulle altre. E per noi entrare in Champions senza preliminari sarebbe straordinario. Quanto allo scudetto, solo il Milan può perderlo. Una rosa che permette di sopperire a undici, dodici assenze in ogni partita, in Italia non ce l’ha nessuno, forse solo l’Inter che però è fuori dai giochi. Noi ora pensiamo a blindare il secondo posto e stiamo pronti ad approfittare di eventuali harakiri, ben sapendo che il nostro calendario è più difficile del loro. Rimpianti? A parte quelli con il Napoli e con il Milan, tutti gli altri pareggi potevano essere vittorie. So che comunque abbiamo sempre dato il massimo. A volte, purtroppo, non è bastato”.