
La Corte di Giustizia della Figc ha respinto il ricorso presentato da Luciano Moggi contro la radiazione che gli è stata inflitta. È dunque confermato l’allontanamento dal mondo del calcio dell’ex direttore generale della Juventus, la stessa sorte è toccata agli altri due radiati, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini. Il dibattimento ha avuto luogo ieri ed è durato tre ore e mezzo, dopo la Corte si è riunita in camera di consiglio per prendere la sua decisione.
Nel suo intervento il procuratore Palazzi ha confermato quanto detto lo scorso 15 giugno, respingendo la richiesta di prescrizione, come ha spiegato la radiazione “deve servire a dare memoria storica di quei fatti di particolare gravità”. La vicenda però non è destinata a concludersi con la decisione della Corte di Giustizia, i legali di Luciano Moggi hanno infatti spiegato che il passo successivo sarà quello di rivolgersi all’Alta Corte del Coni. Poi sarà la volta del Tar, del Consiglio di Stato e infine la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.
La sentenza della Corte di Giustizia federale è stata così commentata da Maurilio Prioreschi, avvocato difensore di Moggi: “Non ci meraviglia. Sono sentenze scritte prima, figlie di norme che non consentono di difendersi. La giustizia sportiva giudica le persone sulla base di sentenze rese. Ci si può difendere da fatti contestati e non da sentenze. È un mostro giuridico e ci auguriamo che prima o poi la giustizia ordinaria spazzi via questo modo vergognoso di operare nel settore sportivo”. Chi sperava che le vicende del 2006 fossero ormai relegate al passato si sbaglia, i fatti di quell’estate sono ancora attuali e ci sarà ancora molto da scrivere e commentare.
E’ arrivata poche ore fa l’attesa sentenza della Commissione Disciplinare della Federcalcio che accogliendo le richieste avanzate dal Procuratore Federale, Stefano Palazzi, ha decretato la radiazione “da qualsiasi rango o categoria della Figc” di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini, in seguito alle vicende di Calciopoli, che nel 2006 provocarono un terremoto nel mondo del calcio italiano.
Non è stata dunque accolta la tesi della difesa, seconda la quale il tempo passato, cinque anni dai pronunciamenti della giustizia sportiva, sarebbe dovuto essere considerato un elemento di decadenza della proposta di radiazione. I giudici federali hanno ribadito in tutti e tre i casi ribadendo in tutti e tre i casi “la piena e concreta attitudine a falsare la classifica attraverso una continua opera di condizionamento del settore arbitrale”.
I condannati, ai quali sono state negate anche le attenuanti richieste dopo la scoperta di nuove intercettazioni nel corso del processo penale di Napoli, potranno comunque ricorrere in appello prima Corte di Giustizia Federale e poi eventualmente all’Alta Corte di Giustizia Sportiva presso il Coni. Il primo a commentare la notizia è stato l’ex vice-presidente della Figc, che ai microfoni di Radio Radio ha dichiarato:
“Chi mi conosce sa chi sono. Per me, più che questa sentenza, parlano gli oltre 40 anni di volontariato nel mondo del calcio. C’è chi parla di giustizia burla. Io questo non lo dico. Dico solo che è stato fatto tutto, fuorché la giustizia.”

In una lunga e interessantissima intervista a Il Giornale, l’ex allenatore della Juve Alberto Zaccheroni parla apertamente del suo scorcio di stagione coi bianconeri, un rientro nel mondo del pallone breve ma intenso. Sono dichiarazioni pacate e sobrie, come nel suo stile, ma anche molto sincere e poco scontate, merce rare nel mondo ovattato del calcio in cui spesso si dice quello che si deve dire, e non propriamente quello che si pensa. Partiamo dalla stoccata al collega José Mourinho, fino a meno di un mese fa allenatore dell’Inter:
“Lui ha sempre bisogno di trovare un nemico, se non lo trova all’esterno, lo cerca all’interno e offende, questo non mi piace. Tatticamente vale poco, mandai dei tecnici a studiarlo a Riscone, nel ritiro atesino dell’Inter. Tutte le sere mi chiamavano e mi dicevano: mister, ce ne andiamo, qui non si impara niente. Quando ha detto che l’Inter avrebbe vinto anche senza di lui ho capito che se ne sarebbe andato. Ma a Madrid farà bene, nessuno come lui sa motivare i giocatori, sfrutta il patrimonio della società, la felicità di ogni presidente“.
Poi si sofferma sulla sua esperienza piemontese, non proprio una campagna vincente: “Non mi sarei riconfermato neppure io senza il quarto posto. Eppure era già tutto fatto, mi chiedevano di rinnovare, dicevo che non avevo tempo, troppi impegni, 14 partite in 42 giorni e più della metà dei giocatori infortunati o reduci da infortuni. La svolta a Siena, 3-0 dopo pochi minuti, poi Grygera si perde Maccarone e c’è il crollo, andiamo a Londra e succede il disastro contro il Fulham. In una squadra ci vuole qualità, e c’era, gambe, e non c’erano, testa, e quella dopo Siena non c’era più.
Eravamo lì senza Iaquinta, Amauri, Buffon, Chiellini, Sissoko, Marchisio e forse ne dimentico qualcuno, quel Fulham era poco. Il primo tempo era sempre ottimo, nel secondo sparivamo. E meno male che c’era Del Piero. Lui non ha più la forza di prima ma resta l’unico che la mette dentro. L’ho usato con parsimonia, lo sostituivo, lo mettevo in panchina, mi ha sempre seguito. Non ha più i novanta minuti ma resta il migliore. E con lui mai una incomprensione, neppure quella volta del cambio con Marchisio che poi non feci, scrissero che era come Totti, decideva lui al posto dell’allenatore. Ma anche in quella occasione avevamo avuto la stessa intuizione“.
Le migliori immagini di Alberto Zaccheroni




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Nel giorno dell’audizione sul banco dei testimoni di Roberto Mancini al processo di Napoli su Calciopoli, Luciano Moggi ha rilasciato una dichiarazione spontanea per rispondere a Carlo Ancelotti che, nell’udienza precedente, aveva affermato di essersi sentito defraudato dall’ex direttore generale della Juventus:
«Ancelotti ha detto che Meani non era un dirigente del Milan. Io so che quando si porta una lista all’arbitro c’è scritto chi è l’addetto e c’è il nome di Meani. I dirigenti venno nello spogliatoio solo prima e dopo la gara e possono parlare con l’arbitro quanto vogliono. Ancelotti ha anche detto di essersi sentito defraudato e i giornali ci hanno fatto i titoli. Ma sentendo la testimonianza di Ancelotti, dico che probabilmente i defraudati siamo stati noi. Siccome in questo mondo si dicono solo le cose che interessano, citerò, in quel campionato, in cui il Milan è stato favorito: Parma-Milan, vince il Milan 2 a 1, arbitro Pieri. Per la moviola è dubbio un intervento di Cafù su Gilardino; se questo fosse un sodale dell’associazione, quale migliore occasione per far perdere il Milan? Reggina-Milan. arbitro Racalbuto, altro arbitro della cupola: commento dei giornali: “La Reggina ha un paio di cose da dire all’arbitro, fallo di Nesta su un giocatore della Reggina ma manca il rosso”. Se Racalbuto era veramente uno che parteggiava per l’associazione poteva, applicando la regola, espellere Nesta. Atalanta-Milan, arbitro Bertini: per la moviola Bertini, altro arbitro dell’associazione, non concede la punizione per fallo di Nesta e non lo espelle».
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A distanza di 4 anni dalle sentenze sportive che comminarono 5 anni di squalifica (il massimo possibile) a Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini arriva oggi, a sorpresa, la definitiva decisione della Federazione riguardo la radiazione dei tre soggetti. I due ex dirigenti della Juventus e l’ex vicepresidente federale non potranno mai più ricoprire ruoli federali ed essere tesserati.
Per quello che vale (nella sostanza zero) è la pietra tombale sulla speranza di riabilitazione che fra i tre sicuramente nutriva Luciano Moggi anche se questo non esclude in realtà la possibilità di lavorare come consulente esterno per una qualunque società. La procedura, un po’ come tutte quelle che hanno visto la giustizia sportiva alle prese con le vicende di Calciopoli, è alquanto anomala oltre che tardiva.
Sui tre pendeva da 4 anni una “proposta di radiazione” che secondo il codice di giustizia sportiva vigente all’epoca doveva essere decisa dal Presidente. Giancarlo Abete ha sempre evitato di apporre la sua firma facendo finta di nulla, almeno fino ad oggi quando è riuscito a trovare la più bieca delle scappatoie per riuscire a non prendere una posizione netta, ma contemporaneamente a lanciare un messaggio.
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Massimo Moratti, nel corso di un’intervista al magazine del Corriere della Sera del 31 agosto 2006, ammise l’esistenza di sue chiacchierate al telefono con Bergamo, precisando che si trattava di colloqui “normali”. Ecco il testo integrale dell’intervista:
Moggi dice che con Bergamo ci parlava anche Facchetti…
“Non c’è niente di male a parlare con Bergamo. La differenza sta nelle cose che si dicono”.
Meno rapporti si hanno con i designatori e meglio è.
“Sono loro che chiamano per sapere se tutto va bene”.
Lei ha mai telefonato a un designatore?
“No. Ma posso aver ricevuto da loro qualche telefonata in cui mi chiedono opinioni”.
Quindi non è da escludere che un giorno vengano fuori delle telefonate in cui c’è anche lei…
“Solo telefonate ‘normali’ senza alcun interesse”.
Moggi dice che se avessero intercettato anche gli altri si sarebbero scoperte le stesse cose.
“Ma mica intercettavano Moggi. Intercettavano Bergamo. Evidentemente la Juve c’entrava e l’Inter no”.
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La procura di Napoli ha reagito dopo la pubblicazione delle telefonate tra Moratti e Bergamo parlando di un tentativo di “fare disinformazione” e sottolineando che l’esistenza di una telefonata non rappresenti necessariamente un reato. La cosa che però lascia molto perplessi arrivati a questo punto, è che il Pm Giuseppe Narducci in data 27 Ottobre 2008, nella sua requisitoria di apertura del processo celebrato con rito abbreviato nei confronti di 11 imputati, tra i quali Antonio Giraudo, aveva smentito categoricamente l’esistenza di altre telefonate che riguardassero altri dirigenti; ”balle smentite dai fatti” per usare le sue parole.
Lo scopo era quello di liquidare la tesi sostenuta da diversi imputati, tra i quali Moggi e Giraudo, seconda la quale ad intrattenere rapporti con i designatori erano tutti i dirigenti di tutte le squadre e che la cosa fosse normale e risaputa. Queste le parole del Pm Narducci nella sua requisitoria:
”Piaccia o non piaccia agli imputati non ci sono mai telefonate tra Bergamo o Pairetto con il signor Moratti, o con il signor Sensi o con il signor Campedelli, presidente del Chievo. Ci sono solo quelle persone (gli attuali imputati, ndr), perché solo quelle colloquiavano con i poteri del calcio. I cellulari erano intercettati 24 ore su 24: le evidenze dei fatti dicono che non e’ vero che ogni dirigente telefonava a Bergamo, a Pairetto, a Mazzino o a Lanese: le persone che hanno stabilito un rapporto con questi si chiamano Moggi, Giraudo, Foti, Lotito, Andrea Della Valle e Diego Della Valle”
Adesso il Pm Narducci dovrà spiegare il perché di queste sue affermazioni, e chiarire se la sua negligenza fu di natura colposa o dolosa. Un velo sempre più torbido avvolge dunque la vicenda che adesso merita chiarezza nel più breve tempo possibile vista la grossolanità delle contraddizioni emerse che non lasciano margini ad interpretazioni di sorta.
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Odiato, osannato o che sia indifferente, Luciano Moggi quando parla si lascia ascoltare. E’ nel bene o nel male uno dei simboli del calcio italiano. Ieri era ospite del giovane e bravo Michele Criscitiello su Sportitalia, ne ha approfittato per dire la sua su eventi passati e attuali, battibeccando con un Maurizio Pistocchi in vena di attacchi puntuali. “Non sono venuto per confessarmi. L’altra volta non sono venuto qui perché non ero preparato? Cosa dovrei preparare? Sono venuto per parlare di calcio, se tu (Maurizio Pistocchi, ndr) vuoi farmi delle domande extra vieni al processo a Napoli, a Roma e a Torino mi hanno assolto e a Roma mi hanno condannato per non aver dato uno stipendio a un giocatore, pensate un po’. E’ stata un’azione giudiziaria voluta dai media perché la partita che dava più problemi era Lecce-Parma in cui io non c’entravo nulla” le parole di Moggi in merito al sempre caldo argomento calciopoli.
“Non abbiamo fatto niente di particolare se non difenderci da quello che abitualmente avviene nel campionato di calcio. Dal 2000 al 2006 non è successo quello che è successo dal 2006 al 2010: un casotto che non c’è mai stato prima. Faceva solo comodo far fuori la Juventus, Moggi, Giraudo e Bettega, anche se Bettega poi è rientrato. Siamo entrati nei pasticci come immagine dopo la morte di Gianni e Umberto Agnelli. Adesso si dice di abbassare i toni. La prima in classifica è la prima a non farlo. Zamparini dice che vuole perdere il quarto posto solo per demeriti della squadra e non per errori arbitrali. A Firenze appena saputo della designazione di Rosetti col Milan i giornali di Firenze hanno subito detto ‘Rosetti per carità’, dopo la partita il presidente della Fiorentina che aveva detto di abbassare i toni dice che Rosetti non deve più arbitrare la Fiorentina” ha continuato ad attaccare l’ex direttore sportivo di Juve e Napoli. Che poi dispensa opinioni prettamente calcistiche.
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Luciano Moggi lo aveva annunciato durante la trasmissione Studio Stadio: al Processo di Napoli porterò un’intercettazione (inedita) fra Franco Baldini e Innocenzo Mazzini, dirigente della Federcalcio che sarà poi implicato in Calciopoli. Nella telefonata datata 2005 Baldini, che non era già più direttore sportiva della Roma proprio perché divenuto acerrimo nemico di Moggi che all’epoca aveva ottimi rapporti con la Famiglia Sensi, chiede a Mazzini di sponsorizzare Renzo Castagnini proprio a Big Luciano. (Clicca qui per ascoltare l’audio della telefonata)
Castagnini, che oggi lavora per la Juventus ed è capo degli osservatori, allora cercava una sistemazione all’Arezzo e Baldini voleva aiutarlo in un modo molto particolare. Mazzini avrebbe dovuto “testimoniare” a Luciano Moggi che Castagnini era un nemico dell’ex DS della Roma: se il direttore generale della Juventus avesse capito il suo legame con Baldini avrebbe ostacolato la sua nomina.
La telefonata contiene però un dettaglio particolarmente inquietante: Baldini dice chiaramente di lavorare per preparare il “ribaltone”, inteso come quello che avrebbe portato alla caduta di Moggi e rassicura Mazzini.
Forse se ti comporti bene, quando farò il ribaltone e tanto lo farò perché io vivo per quello, fare il ribaltone e buttare tutti di sotto dalla poltrona, io ti salverò. Forse. Mi sono sempre guardato bene dal fare il tuo nome ho parlato di Carraro, Galliani, Giraudo. Non t’ho mai nominato.

Antonio Giraudo, ex amministratore delegato della Juventus, è stato condannato oggi a 3 anni di reclusione nel processo con rito abbreviato per Calciopoli. Giraudo è stato riconosciuto colpevole di “associazione a delinquere” finalizzata alla truffa sportiva. Condannati anche Tullio Lanese, ex presidente dell’associazione italiana arbitri e Paolo Dondarini, ex arbitro attualmente vicecommissario CAI (Commissione Arbitri Interregionale) a 2 anni per Tiziano Pieri (ex arbitro) 2 anni e 4 mesi.
Assolti con formula piena gli arbitri Stefano Cassarà, Giuseppe Foschetti, Marco Gabriele, Domenico Messina e Gianluca Rocchi (ancora all’opera sui campi di A e B) e i guardalinee Alessandro Griselli e Duccio Baglioni. Il giudice per le indagini preliminari, De Gregorio, ha accolto quindi parzialmente la tesi accusatoria dei PM Narducci e Beatrice. La condanna di Giraudo rimane un elemento importante anche per valutare il processo ordinario che si sta svolgendo parallelamente sempre a Napoli visto che l’ex ad bianconero non compariva in alcuna delle famose intercettazioni che diedero il via all’inchiesta.
Si attendono naturalmente le motivazioni, ma allo stato dei fatti per l’arbitro Pieri (l’unico condannato insieme a Dondarini) parrebbe sia bastata la prova di aver comunicato con Luciano Moggi attraverso le schede svizzere il cui contenuto non è intercettabile. Restiamo pronti ad aggiornare in caso di ulteriori sviluppi.