Dal processo di Torino sulle presunte plusvalenze gonfiate nella vendita di giocatori durante la gestione Moggi-Giraudo-Bettega, i tre ex dirigenti del club bianconero sono stati assolti dal giudice Dante Cibel perchè il fatto non sussiste. Sconfitta quindi la linea portata avanti dai pm Marco Gianoglio e Antonio Pacileo che avevano chiesto la condanna a tre anni di reclusione per Luciano Moggi e Antonio Giraudo e a due anni per Roberto Bettega.
All’uscita dal Palazzo di Giustizia del capoluogo torinese, Bettega e Giraudo (Moggi non era presente) hanno preferito non rilasciare dichiarazioni, lasciando la parola a uno dei loro avvocati difensori, Antonio Galasso, che ha commentato: è il trionfo della giustizia sulle considerazioni metagiuridiche che hanno animato questa dolorosa vicenda giudiziaria.
Intanto Moggi ha fatto sapere di aver dato mandato ai suoi legali di querelare Zdenek Zeman per il contenuto delle deposizioni di quest’ultimo al processo Calciopoli in corso alla nona sezione penale collegio A del Tribunale di Napoli. In precedenza l’ex d.g della Juventus aveva dichiarato in aula a questo proposito:
Continua a leggere: Triade assolta nel processo sulle plusvalenze e intanto Moggi denuncia Zeman

Si sta per concludere il processo con rito abbreviato per falso in bilancio contro la Triade, i tre massimi dirigenti della Juventus pre-calciopoli, Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega. La procura ha chiesto condanne per tutti i soggetti coinvolti, nello specifico a tre anni di reclusione per Moggi e Giraudo e a due anni per Roberto Bettega. L’ipotesi del procuratore aggiunto Bruno Tinti è che la Juventus abbia gonfiato i propri bilanci grazie a plusvalenze fittizie. In particolare sono finite nel mirino degli investigatori le operazioni che hanno portato alla cessione in comproprietà al Parma di Matteo Brighi nella stagione 2002/03, lo scambio Amoruso - Ametrano con il Napoli e quello Cannavaro - Carini con l’Inter.
La parola è ora affidata alle parti civili presenti nel processo (un piccolo azionista, il Coni e la Figc), prima che nelle udienze del 16 e del 23 ottobre gli avvocati degli imputati possano procedere alla loro arringa finale. Il caso appare, alla luce delle gestioni finanziarie di quegli anni (e non solo) nel nostro calcio, decisamente sui generis. La Juventus fu l’unica società di punta a non approfittare del decreto salva calcio del secondo governo Berlusconi, tanto per avere un’idea lo fecero Milan, Inter, Lazio e Roma per una cifra vicina ai 900 milioni di euro, un decreto che aveva lo scopo di diluire nel tempo proprio il peso di quelle plusvalenze gonfiate che stavano strozzando finanziariamente tutti i club di A.
Inoltre le inchieste sui falsi in bilancio attribuiti al Milan e l’Inter, partite su iniziativa della Procura di Milano, si sono chiuse con una sentenza di assoluzione perché “il fatto non costituisce reato“, mentre di fronte alla giustizia sportiva i dirigenti delle squadre milanesi (compresi Galliani per il Milan, Rinaldo Ghelfi e Gabriele Oriali per l’Inter) hanno chiesto il patteggiamento ottenendo una semplice sanzione pecuniaria per qualche decina di migliaia di euro ciascuno.

Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, i pubblici ministeri di Napoli che tre anni fa con la loro inchiesta hanno dato via al più grande scandalo del calcio italiano, hanno formulato oggi davanti al giudice Eduardo De Gregorio le loro richieste di condanna per tutti gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra questi c’è l’ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, ed è proprio per lui la richiesta di condanna più severa: 5 anni di reclusione.
In questa fase del processo sono coinvolti anche molti arbitri e anche per loro le richieste dei pm non sono state affatto morbide. Chiesti 2 anni per Tullio Lanese così come per Stefano Cassarà, Paolo Dondarini e Marco Gabriele. Ancora più severe le pene per Tiziano Pieri, 3 anni e 6 mesi, e per Duccio Baglioni, 3 anni. Mentre ” se la cavano” Gianluca Rocchi e Domenico Messina, chiesti un anno e 4 mesi, e Giuseppe Foschetti e Alessandro Griselli, per loro invece soltanto un anno.
Continua a leggere: Processo Calciopoli: chiesti 5 anni per Giraudo
Non ci sarebbe nulla di vero nelle voci che parlavano di una chiamata per Francesco Guidolin sulla panchina della squadra inglese del Queens Park Rangers, recentemente acquistata da Flavio Briatore insieme al patron della Formula 1 Bernie Ecclestone.
La strategia di “italianizzazione” dello storico club inglese caduto in disgrazia e rilevato da Briatore sarebbe dovuta cominciare dall’allenatore, dopo i tentativi, non andati a buon fine, di tesserare Billy Costacurta come giocatore. Il QPR, oltre ad essere oberato di debiti, è ultimo in Championship (la Serie B inglese) e il Geometra di Verzuolo, Team Manager della Renault, ha deciso di entrare direttamente nella gestione del club. I ben informati dicono si faccia consigliare da un suo carissimo amico, recentemente trasferitosi a Londra dopo l’uscita di scena dal calcio italiano: l’ex AD della Juventus Antonio Giraudo. Difficile sapere quanto ci sia di vero in questo rumor.
Secondo le indiscrezioni pubblicate su The Sun Guidolin sarebbe dovuto arrivare presto a Londra per iniziare a lavorare con lo staff del QPR: l’allenatore John Gregory è stato rimosso, al suo posto un traghettatore, Mick Harford.
Per il Tecnico di Castelfranco Veneto si tratterebbe della seconda esperienza all’estero dopo quella deludente del 2005/06 in Ligue 1 con il Monaco e l’ultimo travagliato anno sulla panchina del Palermo: protagonista di un inizio di stagione travolgente, poi additato come responsabile della crisi dei siciliani, rimosso ed infine richiamato da Zamparini per le ultime partite in attesa dell’arrivo, già definito, di Stefano Colantuono dall’Atalanta.
Continua a leggere: Guidolin smentisce i contatti con il QPR di Briatore