
Continuiamo la rassegna col dettaglio dell’ultima giornata di mercato squadra per squadra. La prima puntata, con le prime dieci squadre, potete leggerla qui.
Lazio
Parola d’ordine: vendere. Lotito e Tare, dopo i numerosi (e interessanti) colpi in entrata cominciati ben presto durante l’estate, hanno smaltito la rosa. Eclatante Zarate all’Inter, ma anche Floccari al Parma; Foggia ceduto alla Samp, Perpetuini al Foggia, Makinwa al Pergocrema (ma c’è un piccolo giallo col nigeriano che ha smentito): operazione potatura andata a buon fine, la ciliegina sulla torta per il club capitolino che, almeno sulla carta, ha lavorato egregiamente.
Lecce
Applauso per il ds dei salentini Osti: sul filo di lana ha completato splendidamente l’organico che avrà a disposizione Di Francesco, offrendo per altro numerose soluzioni tattiche al tecnico dei giallorossi; Oddo dal Milan garantisce esperienza, beata gioventù invece per i promettentissimi Giandonato e Pasquato dalla Juve. Tutti prestiti, ma importanti. Citiamo anche i vari Cacia, Strasser, Muriel, Carrozzieri e Julio Sergio in porta, giusto per far capire meglio quanto bene abbia fatto il club salentino in questa sessione di mercato.
Milan
Niente vice Ibra, ma semplicemente il sostituto dell’infortunato Flamini: Nocerino arriva a titolo definitivo al Diavolo, l’emblema di un mercato davvero a fari spenti per una squadra che aveva comunque la rosa campione d’Italia. Oddo al Lecce e Zigoni all’Avellino prestiti intelligenti. Galliani ha passato un fine agosto rilassante, se paragonato allo stress dell’agosto 2010 (Robinho, Ibra) e del gennaio scorso (Cassano, Van Bommel, Emanuelson).
Napoli
Bigon è soddisfatto, di certo bisognerà capire com’è questo Fideleff (difensore arrivato dal Newell’s Old Boys); a parte l’ultimo tassello, mercato da 7 in pagella per i partenopei anche se manca un vero vice Cavani. Prestito secco per Cigarini che va all’Atalanta, Bogliacino si accasa invece a Bari a titolo definitivo, salutando così per sempre la compagine campana.
Novara
Il club piemontese manda Motta alla Triestina, ieri era stato il turno di Gigliotti e Cossentino rispettivamente al Foggia e all’Andria Bat. Dunque solo movimenti in uscita, d’altra parte il lavoro grosso era stato già fatto (Jeda, Granoche, Morimoto, Meggiorni, Paci, Dellafiore, Pesce).
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Antonio Nocerino è un giocatore del Milan. L’ex Juventus passa dal Palermo ai rossoneri nell’ultima mezzora di mercato confermando ancora una volta la capacità di Adriano Galliani e dei suoi collaboratori di nascondere le proprie intenzioni e le trattative ai media. Fra le trattative concluse al fotofinish (compreso Zarate all’Inter) questa è quella che più ha colto di sorpresa i giornalisti e gli esperti. Non sarà “Mr. X“, ma l’acquisto di Nocerino era assolutamente fondamentale per sopperire all’assenza di Flamini, bloccato per 6 mesi da un grave infortunio.
Nocerino era in scadenza con il Palermo e così è bastato un milione di euro e la comproprietà di Riccardo Ferreira per portarlo a Milanello. Il centrocampista ha firmato un contratto quinquennale e nel ritiro della nazionale di Prandelli a Coverciano è stato festeggiato dagli azzurri per questa che è la sua seconda possibilità in un grande club dopo quella nella Juventus.
All’epoca il giocatore era ancora acerbo, ma non sfigurò poi così tanto nella Juve di Ranieri. Pensare che al Palermo approdò come pedina di scambio nell’affare Amauri, proprio l’attaccante brasiliano dall’ingaggio pesantissimo che la Juventus rischia di dover pagare 4 milioni di euro per una stagione da passare in tribuna.

Che gli piaccia parlare, beh, questo si sa; il merito di Maurizio Zamparini è di essere raramente banale: l’imprenditore friulano non è certo tipo ipocrita, lui dice quello che pensa anche a costo di sembrare, a volte, ridicolo. A tre giorni dalla finale di Coppa Italia contro l’Inter, così, il presidente del Palermo accetta di fare un punto della situazione in casa rosanero, rispondendo senza timori alle domande di Raffaele Auriemma, nel programma radiofonico “Si gonfia la rete“. Sulla finale di Roma di domenica prossima, il patron dei siciliani ha le idee chiare: “Arrivare in finale è già una grande soddisfazione, in caso di sconfitta per noi sarà lo stesso una vittoria, se invece dovessimo vincere contro l’Inter sarebbe come vincere lo scudetto“.
Ma è quando si parla di mercato che vengono fuori sempre le cose più succulente:
“Aguero? Dissi di sì quando me l’offrirono, ma quando gli argentini mi mandarono l’ok mi resi conto che avevo capito una cifra diversa. Ma io non sono l’Inter per cui sono già contento di aver trovato un talento come Pastore. Cavani? A gennaio gli avevo promesso che lo avrei ceduto, ma i grandi club non hanno creduto in lui per cui è stato bravissimo De Laurentiis a fidarsi di ciò che gli dicevo. Per quanto riguarda l’allenatore aspettiamo la finale di Coppa Italia, ma ci sono 60, 70 possibilità su 100 che resti Delio Rossi, molto dipenderà da lui. Non si aspetta la finale di Coppa Italia perché la decisione dipenderà dal risultato. Verrà presa a prescindere, è solo una questione di delicatezza. Non andrei nemmeno a parlare del contratto con i giocatori. C’è però un piano A e un piano B. Nocerino al Napoli? Dipenderà dal ragazzo, quando c’è volontà io non trattengo nessuno. Non mi risulta che voglia andar via, ma se volesse, ne parleremo”.
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Forse la partita più bella tra quelle giocate quest’anno a ora di pranzo, sicuramente un piatto succulento per gli amanti del calcio e delle statistiche: la Fiorentina sbanca il Barbera e ottiene finalmente la prima vittoria esterna della stagione (erano 11 mesi, 1-3 a Napoli, che i viola non tornavano in Toscana con l’intero bottino), mentre si ferma a quota sette il numero di vittorie consecutive del Palermo tra le mura amiche. Tanti gli spunti, le occasioni per andare a segno, le belle giocate e, soprattutto, i gol: finisce 2-4 per gli ospiti, al gol di Pastore replica di Gilardino; poi Nocerino prima dell’accelerata letale della Fiorentina con Camporese, l’autorete di Bovo e, in chiusura, Montolivo, al primo gol in stagione.
C’è il sole nel capoluogo siciliano, ci sono due squadre più o meno in salute, ci sono Mutu e Montolivo tra le fila viola mentre il Palermo paga l’assenza di Cassani (infortunatosi in Nazionale) con lo spostamento a destra di Munoz; al posto dello squalificato Bacinovic debutta dal primo minuto il giovane Kurtic. La partenza sorride ai padroni di casa che, sebbene sin da subito mostrano una certa vulnerabilità in difesa, quando si accendono fanno molto male dalle parti di Boruc; così al primo vero affondo palermitano è subito 1-0: neanche a dirlo l’asse è quella consueta, dal 72 al 27, cioè da Ilicic a Pastore che scarica il pallone alla sinistra di Boruc dopo la magistrale assistenza del compagno sloveno. Brutta botta, subito in avvio, per i toscani che però non si demoralizzano.
Anzi, con un Mutu abbastanza vivo, con Behrami che è entrato sin da subito negli ingranaggi imbastiti da Mihajlovic, con un certo spirito di sacrificio di tutta la squadra, la Fiorentina tiene botta e si fa pericolosa soprattutto con Gilardino, a volte impreciso altre meno bravo di Sirigu. Il gol è però nell’aria e arriva al 36° grazie proprio al Gila che riceve dentro da Behrami, sfrutta l’incredibile indecisione di Munoz (che lo segue invece di fermarsi, tenendolo così in gioco) e di testa firma il pari. E dopo pochi minuti gli ospiti potrebbero addirittura passare, cross di Santana e colpo di testa del caldissimo Behrami, palla di poco al lato. Il primo tempo finisce lasciando in eredità una bella partita ad una ripresa che ricomincia con ancor più bollicine.
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Un ottimo Palermo interrompe la striscia positiva della Roma e si insinua significativamente nelle zone alte della classifica; al Barbera Pastore e soci si impongono con un netto 3-1 sui ragazzi di Ranieri, a dir la verità non così cattivi. Piuttosto c’è da sottolineare l’abnegazione difensiva dei giallorossi che però ha ceduto il passo ad amnesie inopportune, e poi quel grandissimo giocatore che risponde al nome di Josip Ilicic, questa sera sicuramente l’uomo del match. Lo sloveno si muove con eleganza, aggredisce lo spazio con naturalezza, ha visione di gioco superba, un tiro velenosissimo e l’umiltà per risultare sempre pericoloso. Sul vantaggio rosanero c’è il suo zampino: raccoglie sul filo del fuorigioco dal “gemello” Bacinovic e scarica per Miccoli che con un tiro sul primo palo batte Julio Sergio.
Eppure la Roma nella prima frazione ha impegnato in tre, quattro occasioni il sempre attento Sirigu, non meritando alla fine dei 45 minuti lo svantaggio. Con l’inerzia della gara in mano agli uomini di Delio Rossi e con il gioco armonico, soprattutto quando si tratta di allungarsi con pochi fulminei tocchi, che ha saputo imbastire il tecnico romagnolo, ecco che nella ripresa il Palermo legittima il vantaggio: il raddoppio lo firma proprio Ilicic che raccoglie un cross basso al bacio di Balzaretti, gonfiando la rete per la sesta volta in stagione. Poi il tris di Nocerino dopo un contropiede imbastito alla perfezione da Bovo e concluso, dopo l’assist del difensore, da Nocerino. Ancora Ilicic sfiora il poker, la Roma alle corde si rassegna anche se per le statistiche, all’ultimo secondo, Totti sigla il gol del 3-1 con un destro preciso.
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Mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco: pareva tornato il tempo dei tre punti per il Cagliari del debuttante allenatore Giorgio Melis, in vantaggio di due reti contro il Palermo al 42° del secondo tempo; ma i sardi, a digiuno di vittorie da ormai dieci turni, sono stati capaci di farsi recuperare dall’undici siciliano mai domo e che si è lasciato prendere per mano dal solito Miccoli, che pure era partito dalla panchina. Il Romario del Salento ha prima accorciato le distanze, poi ha confezionato sulla sirena il pallone del due pari con un cross perfetto per la zuccata di Hernandez (Tabellino di Cagliari - Palermo 2-2 - Foto di Cagliari - Palermo 2-2).
In vantaggio con Cossu nel primo tempo, la squadra del patron Cellino ha giocato discretamente bene, compreso il portiere Federico Marchetti. Il vice Buffon in Nazionale nella prima frazione ha compiuto dei veri e propri miracoli sul lungo Goian, in un paio di occasioni vicinissimo alla marcatura con imponenti colpi di testa. Ma a parte questi lampi su calcio da fermo, sono stati i padroni di casa a tenere il pallino del gioco in mano con annesso gol del vantaggio: cross di Lazzari, irruzione di Cossu che al volo ha scagliato un bolide verso Sirigu, ingannato dalla deviazione di Migliaccio.
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Convincente 2-0 del Catania che si aggiudica il derby siciliano e può considerarsi virtualmente salvo; di contro battuta d’arresto che brucia per il Palermo che non solo si vede raggiunto al quarto posto dalla Sampdoria, ma che perde una partita comunque sentita e si riscopre fragile fuori casa, al terzo ko nelle ultime cinque uscite lontano dal fortino del Barbera. Partita bella e dai ritmi alti, fatta principalmente dai padroni di casa, ma che ha evidenziato anche l’importanza dei singoli: di Maxi Lopez e Mascara per quanto concerne i rossoazzurri, il povero Goian tra i rosanero, protagonista in negativo in entrambe le marcature degli uomini di Mihajlovic (Tabellino Catania - Palermo 2-0).
Il tecnico serbo, squalificato, ha saputo dare ai suoi ragazzi (per lo più argentini, con un Martinez uruguaiano) la giusta mentalità tra le mura amiche, sei vittorie nelle ultime otto partite alle pendici dell’Etna, e ha affidato a un rigenerato Maxi Lopez un reparto offensivo che comunque godeva di discreta salute. Ma con l’ex Barcellona le cose sono migliorate sensibilmente: 6 gol in 11 partite per il biondo che oggi ha compiuto 26 anni, suggerisce la profondità, offre pressing e freddezza sotto porta. Così all’avvio sprint del Catania corrisponde anche il gol, con un errore di Goian su cui Lopez è puntuale, sfrutta la situazione e batte Sirigu. Uno a zero.
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Continua a leggere: Catania - Palermo 2-0: Maxi Lopez regala il derby agli etnei
Solo il Catania risulta particolarmente indigesto al Palermo: gli etnei sono stati gli ultimi ad uscire imbattuti dal Barbera (era il 22 novembre scorso, finì 1-1) e sempre la squadra catanese è stata l’ultima a battere i “cugini” in casa propria (lo storico 0-4 di un anno fa). Quest’anno tra le mura amiche i rosanero non hanno mai perso e con l’1-0 di oggi ai danni del Livorno sono sette le vittorie consecutive in casa (su un totale di dieci alla Favorita). Eroe del giorno, manco a dirlo, il solito Fabrizio Miccoli che dopo vari tentativi suoi e dei suoi compagni (superbo l’ex Rubinho, bella rivincita per il portiere brasiliano) è riuscito a trovare il guizzo giusto per i tre punti (Tabellino di Palermo - Livorno 1-0 - Foto di Palermo - Livorno 1-0 - Video di Palermo - Livorno 1-0).
Vincere, vincere, fortissimamente vincere: la voglia del Palermo di conquistare era tanta, frutto anche della vittoria di ieri della Juve che aveva momentaneamente scavalcato in classifica la squadra di Delio Rossi. Nessuna comparsata, però, per Serse Cosmi e i suoi ragazzi, scesi in Sicilia col coltello tra i denti per raggiungere una salvezza sempre più complicata. E’ il giorno di Rubinho che dopo sei mesi sull’isola è tornato sulla terra ferma e vuole prendersi una piccola rivincita con i suoi ex tifosi; il brasiliano è in stato di grazia e se i labronici rimangono in pista per tanto tempo è principalmente merito suo. Certo, nel primo tempo l’assetto tattico degli ospiti è di quelli tignosi, scardinare le fitte maglie degli amaranto è un rebus che neanche ragionier Liverani o geometra Pastore riescono a risolvere.
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Il risultato che non ti aspetti: i piccoli passi in avanti della Juve di Zaccheroni vengono cancellati in un sol colpo dalla sconfitta casalinga contro i rivali (per la corsa al quarto posto) del Palermo. Senza panchina e con un undici obbligato, i bianconeri incappano in una serataccia e Miccoli e soci riescono ad inferire con una partita accorta in difesa e micidiale nelle ripartenze. Eroe della serata il capitano rosanero: è Miccoli a sbloccare il match nella ripresa, con una perla balistica da applausi. Reazione juventina debole, gol annullato a Cannavaro e gol finale di Budan, su erroraccio di Grygera. E’ un risultato inaspettato che fa ripiombare la squadra piemontese in depressione, ora Zac avrà sette giorni per recuperare morale e giocatori; anche se, senza nazionali, non potrà lavorare come vorrebbe. Il Palermo ora è quarto, riuscirà a rimanerci? (Tabellino e Pagelle di Juve - Palermo 0-2 - Foto di Juve - Palermo 0-2)
I bianconeri, che ritrovano Cannavaro in difesa e hanno in Candreva la variabile imprevedibile al centro del campo, si affidano alla storica coppia del gol, Trezeguet e Del Piero; Delio Rossi dà fiducia a Hernandez a discapito di Cavani, per il resto formazioni tipo col solito Liverani in cabina di regia. Buon palleggio juventino, il Palermo pare controllare ripiegando con movimenti sincronizzati e provando con le giuste profondità, spesso suggerite dai guizzi di Pastore, di impensierire Manninger. E’ Nocerino l’unico che abbozza qualche tiro dalle parti del portiere della Juve, poca roba comunque; Zac invece insiste sulle fasce e gli interpreti fanno il loro: Grygera e De Ceglie salgono spesso, Candreva sovente si decentra verso destra, Sirigu non può dormire sonni tranquilli. Ma la produzione offensiva bianconera non è granché: un tiro-cross velenoso di Candreva, un tiro debole di Diego, bolide largo di Del Piero.
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