
Se il 2009 era stato un anno da ricordare per i colori viola, i dodici mesi che stanno per andare in archivio non saranno certo i più memorabili per la Fiorentina: da un quarto posto di forza e addirittura la vittoria nel girone di Champions (con storico successo ad Anfield Road contro il Liverpool), a 19 miseri punti in campionato, senza Europa e ora anche senza Coppa Italia, dopo il ko al Tardini di martedì scorso contro il Parma. Non gira bene alla banda di Mihajlovic che è già in vacanza vista la posticipazione del match contro l’Inter a fine gennaio; dunque è il momento di tracciare alcuni bilanci.
In città l’aria è elettrica: il pubblico fiorentino è sì paziente, ma anche esigente, soprattutto quando la società si mostra immobile, quasi stanca, come se gli annosi problemi misti a dinieghi inerenti la Cittadella Viola propugnata dai Delle Valle avesse fiaccato le velleità della dirigenza. Pur tuttavia Pantaleo Corvino, lui più che Mihajlovic, è tipo tenace e allora lavora senza sosta, corroborato da quell’orgoglio salentino che lo porta a non mollare mai; anche lui è sul banco degli imputati, la campagna acquisti estiva non ha dato i frutti sperati, la squadra gira come gira e non è solo colpa del mister.
Corvino lo ammette, ma ci tiene a sottolineare anche alcuni suoi meriti: “Ammetto che il 2010 è stato un anno difficile e che non sono esente da errori, ma solo chi non lavora non sbaglia. Boruc l’ho preso perché Frey non era in perfette condizioni, Cerci è l’alternativa a Santana, Vargas e Merchionni, non cercavamo un Krasic. Gilardino in questi mesi ha concesso solo 100′ a Babacar, non è facile trovare un giocatore che voglia venire a Firenze sapendo che giocherà pochissimo. In passato ho preso Castillo, Bonazzoli, Keirrison, Vieri e Cacia anche perché erano il tipo di giocatori che rientravano nel nostro monte ingaggi. Crespo? L’avevo preso ma poi ha cambiato le sue pretese economiche“.
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Sinisa Mihajlovic non sa se essere felice per i segnali di crescita della sua Fiorentina o se disperarsi per l’infermeria che non accenna a svuotarsi, anzi. Anche la trasferta di Torino non ha portato buone notizie in questo senso, gli ammaccati sono due, Alberto Gilardino, che aveva lasciato il campo per un problema muscolare alla coscia sinistra, e il portiere Artur Boruc, che aveva evidenziato un problema alla spalla destra che potrebbe anche aver avuto il suo peso in occasione del gol, direttamente su calcio di punizione, di Simone Pepe.
I due sono stati sottoposti stamattina agli esami di rito, il loro esito ha confermato la serietà del problema dell’attaccante, buone notizie invece sono arrivate per l’estremo difensore polacco. Gilardino ha riportato “una lesione distrattiva di secondo grado del muscolo bicipite- femorale”, ciò significa che dovrà stare fermo almeno tre settimane e quindi rivedrà il campo soltanto nel 2011. Per fortuna dei viola in calendario c’è la sfida contro l’Inter che sarà rimandata per gli impegni nerazzurri nel Mondiale per Club, il che vuol dire che l’attaccante di Biella salterà soltanto due partite di campionato.
Le immagini di Juventus - Fiorentina 1-1




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E così, alla fine, ce l’ha fatta. Ma non come sperava: Artur Boruc era arrivato a Firenze via Glasgow col chiaro intento di essere il numero uno della Fiorentina, che ci fosse stato o meno Frey. Il portiere polacco, solo pochissimi anni fa considerato uno dei migliori estremi difensori d’Europa, ha accettato la sfida, ma il collega francese proprio non voleva saperne di farsi da parte; attento e meticoloso nella scelta, alla fine Mihajlovic aveva puntato su Sebastien, per buona pace di Artur, non avaro in quanto a dichiarazioni spesso tendenti a trovare il giusto equilibrio.
Dal classico “mi aspettavo di giocare di più“, al più misurato “devo continuare a lavorare per meritarmi il posto“, fino ai zero pentimenti per aver lasciato il Celtic (”In Scozia non avevo più stimoli e mi stavo lasciando andare“). Una settimana fa l’esordio ufficiale in Coppa Italia contro l’Empoli, 120 minuti giocati e porta inviolata. E ieri la nomina ufficiale a titolare: eh già, perché il buon Frey in allenamento ha messo male il ginocchio destro che gli si è girato in maniera innaturale. Oggi i temuti accertamenti, impietosi: lesione subtotale del legamento crociato anteriore del ginocchio destro.
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Non è arrivato alla Fiorentina per fare il secondo portiere. Artur Boruc, ex portierone del Celtic Glasgow, mette subito le cose in chiaro, anche se la concorrenza sarà un ostacolo durissimo da superare perché il titolare si chiama Frey. Resta sicuramente da scoprire la motivazione che ha indotto il club viola ad acquistare Boruc, un estremo difensore di tutto rispetto difficilmente adattabile al ruolo di riserva. “Sono venuto per giocare, se questo non avverrà cambierò“, ha detto nel corso di un’intervista rilasciata a ‘rp.pl.’ dal ritiro della nazionale polacca, intervista confermata dalla società viola. Boruc parla della sua situazione:
“Contro l’Ucraina ho giocato bene ma dovrò confermarmi la prossima volta. Se continuerò a stare in panchina a Firenze non avrò tante altre occasioni. Questo è il solo problema che ho in questo momento: la mia posizione nel club viola. Sono contento di essere tornato in nazionale e anche per questo non voglio restare in panchina e mi auguro che la mia situazione cambi. Lotterò per giocare. Ma se questo non avverrà basterà cambiare club. Al momento è difficile dire se ho fatto la scelta giusta”.
Primo giorno di scuola anche per la Fiorentina i cui componenti della rosa, stamani, si sono riuniti alla spicciolata nei pressi dell’Ospedale Careggi per le visite mediche; il gruppo viola giovedì prossimo si trasferirà a Cortina d’Ampezzo per iniziare a fare davvero sul serio. Fino ad ora il mercato dei gigliati non è stato granché, con Pantaleo Corvino che sornione osserva l’andamento delle operazioni altrui per piazzare il colpo: la grande novità è l’allenatore, dopo cinque anni di Cesare Prandelli, ecco Sinisa Mihajlovic, motivatissimo e sicuro di riuscire nella difficile impresa di raccogliere degnamente l’eredità del suo predecessore. Altro volto nuovo Gaetano D’Agostino, il playmaker arrivato sin dalle prime battute di mercato dall’Udinese.
E oggi è stato ufficializzato un altro colpo, anche questo niente male: dopo anni passati a difendere, da gran protagonista, la porta dei Celtic Glasgow, arriva in Toscana il portiere polacco Artur Boruc, per anni accostato alle big del calcio europeo, Milan in primis. Contratto di due anni con opzione per il terzo, 3,5 i milioni spesi dai Della Valle per questo estremo difensore 30enne, eppure Sebastien Frey oggi è stato il primo a presentarsi al nosocomio fiorentino e l’arrivo del collega non prelude, necessariamente, a una sua dipartita. Massimo Donati, ex compagno di Boruc in Scozia e ora al Bari, si è detto contento del trasferimento del polacco in Italia, considerandolo il secondo al mondo dopo Gianluigi Buffon.
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La Polonia, come al mondiale, non si smentisce mai. Si qualifica alle competizioni disputando ottimi gironi e puntualmente delude quando c’è da fare sul serio. Torna a casa mestamente mostrando una pochezza tecnica disarmante. Beenhakker ci ha provato a compiere il miracolo ma quando manca la materia prima c’è poco da fare. La Croazia, dal canto suo, comincia seriamente a far paura. Bilic schiera una formazione rivoluzionata (cambia nove titolari) e ottiene ugualmente i tre punti chiudendo in testa al girone, davanti ai panzer tedeschi. (Fotogallery - Video)
Il primo tempo è stato fin troppo tranquillo per la Croazia e decisamente negativo per la Polonia, costretta a vincere e a sperare nella contemporanea sconfitta della Germania. Anzi, è Boruc il migliore in campo per i polacchi, mentre dall’altra parte l’attaccante del Werder Brema, Klasnic, comincia a prendere la mira. Si va al riposo sullo 0-0 senza alcun sussulto degno di nota per la Polonia.

Un pareggio che rischia di diventare il punto della bandiera per due squadre. Questo risultato lancia la strabiliante Croazia ai quarti di finale mentre l’Austria avrà il difficilissimo compito di battere la Germania. La Polonia, dal canto suo, dovrà ad ogni costo superare i croati e sperare in un improbabile passo falso dei tedeschi. Il primo quarto d’ora di Austria-Croazia è un infruttuoso assalto a Fort Apache dei padroni di casa: 3 conclusioni sprecate a tu per tu con l’ottimo Boruc. La prima con Harnik deviata dal portiere, poi è la volta di Kinz ed è ancora Boruc a deviare in angolo, quindi è Leitgeb a sciupare. (Fotogallery - Video)
C’è ancora il tempo per una mezza occasione austriaca ma come al solito chi sbaglia paga e al 30esimo la Polonia passa: Saganowski sulla fascia destra si accentra in area di rigore e lascia partire un tiro che cambia leggermente direzione dopo il tocco del portiere austriaco e finisce a due metri dalla porta, sui piedi di Guerreiro (in dubbia posizione di fuorigioco). E’ l’1-0 immeritato per la Polonia anche se a onor del vero l’Austria ci ha messo del suo con un’infinità di errori sotto porta.

Un tedesco di origini polacche stende la Polonia e trascina la Germania al primo posto del girone B. La partita è stata preceduta dalle solite frecciate lanciate dalla stampa dei due paesi (stavolta sono stati i polacchi a cominciare) ma in campo, se si eccettua un paio di fallacci, non si sono viste scaramucce poco lecite. Stesso discorso per le due tifoserie, divise equamente a livello numerico, che allo stadio sono state corrette, colorate e solo rumorose. A vigilare l’ordine pubblico della città di Klagenfurt, capoluogo della Carinzia, c’erano circa 2000 agenti che prima della partita hanno dovuto sedare un paio di risse tra sostenitori tedeschi e polacchi fermando 17 persone e hanno arrestato oltre 100 tifosi tedeschi per cori nazisti e offese razziste verso i polacchi.
Il match: dopo 4 minuti l’attaccante tedesco di origini spagnole Mario Gomez non arriva per un soffio a depositare il pallone in rete dopo l’assist di Klose. I polacchi, allenati dal vecchio volpone Leo Beenhakker non demeritano per organizzazione di gioco e fraseggi ma dimostrano carenze in fatto di tattica del fuorigioco. Ed è proprio un’avanzata della difesa venuta male al 19esimo minuto (ad onor del vero sembra fuorigioco millimetrico) a liberare Klose che serve un liberissimo Podolski che a porta vuota insacca. (Fotogallery - Video)
La Polonia non sembra affranta a prova a riorganizzarsi. Al 35esimo Zurawski, servito al al limite dell’area di rigore mette i brividi ai tedeschi spedendo un rasoterra di poco a lato della porta difesa da Lehmann. Risponde la Germania con Gomez imbeccato da Fritz che spara fuori. E’ ancora la Polonia a farsi vedere dalle parti di Lehmann con un tiro da fuori di Lewandowski. Al 39esimo viene ammonito Smolarek per fallo da dietro, non succede più nulla e si va al riposo.
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Leo Beenhakker ha definito la qualificazione con la Polonia a Euro 2008 uno dei più grandi successi della sua carriera e considerando che l’olandese ha esordito su una panchina nel lontano 1967 si intuisce che l’impresa è stata davvero notevole. In effetti è la prima volta in assoluto che la Polonia riesce a qualificarsi per la fase finale degli Europei di calcio, obbiettivo raggiunto grazie ad un girone di qualificazione impeccabile, eccezion fatta per la sconfitta con la Finlandia nella partita d’esordio, durante il quale sono riusciti a mettere dietro Portogallo, Serbia e gli stessi scandinavi.
La storia di questa nazionale non è ricca di successi ma tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio del decennio successivo è riuscita a togliersi qualche soddisfazione. Oltre ad un oro (Monaco 1972) e due argenti (Montreal 1976 e Barcellona 1992) alle olimpiadi può anche fregiarsi di due ottime prestazioni mondiali: due terzi posti. Nel 1974 in Germania dovette arrendersi soltanto ai padroni di casa, si narra che i tedeschi come contromisura alla velocità della squadra polacca innaffiarono il campo prima della partita. Otto anni più tardi in Spagna dovette arrendersi ai futuri campioni del mondo italiani, riuscendo però a battere la Francia nella finalina di consolazione. Memorabile anche la prima partita in assoluto di questa squadra in un Mondiale: nel 1938 in Francia affrontò il Brasile e dopo 90 minuti di battaglia dovette arrendersi al 6-5 finale essendo riuscita però a pareggiare per ben cinque volte.
La squadra di Beenhakker arriva a questi europei sperando in un risultato migliore di quello di quattro anni fa ma le ultime amichevoli hanno sollevato qualche perplessità tra i tifosi. Due pareggi contro Macedonia e Danimarca e una vittoria di misura contro l’Albania non rappresentano un segnale incoraggiante, ma il commissario tecnico è sicuro del fatto suo e anche la federazione è contenta dell’operato tant’è che gli è già stato rinnovato il contratto fino alla fine delle qualificazioni per i mondiali 2010. Tra i convocati ci sono due assenti non previsti, a sorpresa infatti mancano Radosław Matusiak e Grzegorz Bronowicki, il primo soprattutto ha molto brillato durante le qualificazioni realizzando tre reti in sette partite. Ma vediamo chi sono i 23 prescelti per difendere i colori polacchi (Fotogallery).