
Thiago Motta “chiama” Lippi e rispolvera le sue origini italiane per chiedere la convocazione tra gli azzurri. Il centrocampista brasiliano di nascita, ma italiano di origini, ha infatti ripetuto per l’ennesima volta quale sarebbe la sua scelta in materia di nazionali: Motta desidera fortemente la convocazione da parte del ct azzurro. “Il mio sangue è italiano - ha dichiarato Motta - dunque sceglierei la nazionale di Lippi. Se arrivasse la chiamata, non perderei nemmeno un secondo ed accetterei la proposta”. L’ex Barcellona rinucerebbe senza rimpianti alla convocazione nella seleçao: “Ho fatto tutta la trafila delle giovanili della nazionale brasiliana, ma mai hanno pensato che potessi entrare nella nazionale maggiore”.
Thiago Motta ripercorre poi la sua storia calcistica, dagli inizi nella Juventude, all’approdo al Barcellona, un club la cui “cantera” è definita speciale dal giocatore: “Perché con me c’era gente come Puyol, Iniesta e Reina, che poi è arrivata molto in alto”. Poi, il momento dell’infortunio fino alla rinascita con il Genoa e Gasperini: “Lui mi ha regalato una seconda vita dal punto di vista calcistico. Gli devo tutto”. Ora, l’Inter, scelta perché “è uno dei top club in Europa, mi consente di puntare ai massimi traguardi e mi ha ridato un palcoscenico che gli infortuni mi avevano tolto”.

Tutti gli estimatori di Antonio Cassano, ma anche chi semplicemente crede che il barese meriti una possibilità in azzurro, possono mettersi l’anima in pace. In un’intervista concessa a Sky Sport il ct della nazionale Marcello Lippi è tornato sull’argomento, le sue parole dovrebbero lasciare aperte le speranze del doriano ma il loro sapore è quello di una definitiva bocciatura: “Cassano deve continuare a giocare come sa. Poi, quando io farò le scelte, se per caso non ci sarà, non deve pensare assolutamente che io abbia qualche motivo particolare né con lui, né con nessuno. Sono semplicemente convinzioni mie psico-tecniche”.
Ma non di solo Cassano vive la nazionale e quindi sono molti gli argomenti toccati dal viareggino nel corso dell’intervista. Uno di questi è l’inserimento in rosa degli oriundi, cioè di quei giocatori con doppio passaporto che stanno facendo le fortune di molte selezioni nazionali. In Italia abbiamo il campione del mondo Camoranesi e molti altri papabili come lo juventino Amauri, da telenovela la sua vicenda, o la new entry Thiago Motta. Se per il primo Lippi preferisce essere evasivo, per il secondo si dilunga affrontando il tema più in generale:
Quando Amauri avrà il doppio passaporto, vedremo. Motta si è già proposto, dicendosi disponibile a giocare con noi. Così come lo hanno fatto Ledesma e Taddei. Fa piacere anche se deve essere chiaro che non vogliamo fare una nazionale di oriundi. Ci sono tanti buoni giocatori in Italia”.

Nonostante i molti acciacchi che hanno contraddistinto la sua stagione, Francesco Totti non perde la voglia di scherzare. Il capitano della Roma oggi si è sottoposto a degli esami per valutare le sue condizioni in vista del prossimo rientro, all’ingresso di Villa Stuart, come è normale che sia, era presente una folla di giornalisti ansiosi di conoscere la sorte del numero dieci giallorosso. Il pupone, scuro in volto, ha quindi placato la sete di notizie fresche dei presenti: “Devo stare fermo 40 giorni e non capisco che cosa ho”.
Le sue parole hanno lasciato di sasso tutti e il giocatore non ha voluto aggiungere altro. La preoccupazione per l’ennesimo lungo stop però è durata soltanto due minuti, il tempo necessario a vedere comparire all’ingresso della clinica il professor Mariani che lo aveva appena visitato. La notizia è che Totti sta benissimo e già da domani sarà a disposizione di Spalletti che potrà dunque schierarlo domenica contro il Bologna. si trattava dunque di un pesce d’aprile che per un attimo deve aver gettato nello sconforto i tifosi romanisti.
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“Se il commissario tecnico Marcello Lippi chiamasse non direi no subito. Ci penserei mille volte, solo perché è Lippi. Con me si e’ comportato in maniera straordinaria. E’ stato un grande uomo. Con lui ho un rapporto particolare. Perché ho detto addio alla Nazionale? Avevo appena vinto il Mondiale, ero soddisfatto di quello che avevo fatto, perché per quello che potevo avevo dato parecchio alla squadra. Il mio recupero dall’infortunio era stato molto rapido, avevo bisogno di fermarmi e gestirmi”.
Francesco Totti riapre una piccola porticina per la nazionale italiana e lo fa dichiarando tutta la sua stima per Marcello Lippi. Una minuscola marcia indietro che farà sicuramente discutere dopo le polemiche in seguito al suo addio alla maglia azzurra. Intervistato dal Corriere dello Sport Totti ha detto la sua anche su Menez (”…potrebbe diventare forte come Messi”), su Zarate (”…è bravo ma deve ancora crescere“) e su Balotelli (“…dovrebbe migliorare dal punto di vista del comportamento ma ha molte potenzialità e dei numeri eccezionali“).
Lo scorso 9 luglio, attraverso le pagine de “L’Équipe“, David Trezeguet ha annunciato il suo addio alla nazionale. Si è trattato di una decisione sofferta e a lungo meditata, maturata definitivamente in seguito alla riconferma, sulla panchina francese, di Raymond Domenech. Troppe le provocazioni ricevute, dalle convocazioni nella nazionale B fino all’esclusione dalla lista di Euro 2008.
Dopo quasi cinque mesi l’attaccante torna a parlare di nazionale e lo fa scegliendo sempre il quotidiano sportivo francese che per l’occasione gli dedica la prima pagina. All’interno dell’edizione di ieri è infatti presente una sua lunga intervista nella quale dichiara esplicitamente che la nazionale gli manca e che, se ci fossero le condizioni, tornerebbe volentieri a indossare la casacca bleu.
“L’addio non era voluto, ma non ero più disposto ad essere trattato come un giocatore alla prima convocazione. Era tempo di lasciare il posto ad altri. Ma oggi mi dico che i mondiali del 2010 potrebbero essere un obiettivo, ma prima devo far bene con il mio club”. E in effetti anche da parte della nazionale c’è stata una riapertura nei suoi confronti, ad agosto era stato contattato per un amichevole in Svezia ma il giocatore declinò l’invito.
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La strada che Moris Carrozzieri ha dovuto percorrere fino ad oggi non è stata propriamente in discesa. Il difensore del Palermo, 28 anni lo scorso 16 novembre, prima di arrivare ad affermarsi ai massimi livelli ha conosciuto le serie più basse del calcio italiano e non sono stati pochi i momenti di difficoltà. Nato in Abruzzo, a Giulianova, è cresciuto nelle giovanili del Castel di Sangro per poi essere ceduto al Bari.
Nell’estate 2003 arriva in Serie A vestendo la maglia della Sampdoria che lo ha acquistato dal Teramo in C1. Novellino decide di schierarlo titolare per la prima volta, sorprendendo tutti, contro l’Inter: la partita finisce 0-0 e Moris è uno dei migliori in campo. Durante la sua prima stagione nella massima serie colleziona un buon numero di presenze, l’anno dopo però il suo rendimento cala e il campo lo vede molto di meno.
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L’immagine che vedete qui in alto è chiaramente falsa, un fotoritocco proposto dal Corriere dello Sport, ma la realtà non dovrebbe discostarsi molto. Avete capito bene, l’Italia abbandona l’azzurro per sposare un’azzurrino in stile Lazio o Napoli con tanti saluti alla tradizione che nel mondo ci vuole riconosciuti come “Azzurri”. I cambiamenti non si limitano alla parte superiore della divisa, infatti oltre al “light blue“, così lo chiama lo sponsor tecnico, della casacca ci sarà anche un nuovo color “legno“, si legge marrone, abbinato a calzoncini e calzettoni (Partecipa al sondaggio).
La notizia non è stata pubblicizzata dalla federazione ma si ha la certezza non si tratti di una bufala. La fonte è una nota con la quale la FIGC ha notificato alla FIFA il cambio di colori per le prossime competizioni internazionali. L’esordio di questa nuova divisa avverrà il 15 giugno a Pretoria, Sud Africa, in occasione della prima partita di Confederation Cup contro gli Stati Uniti, il giorno in cui Cannavaro potrebbe diventare il nuovo recordman di presenze in azzurro, pardon, in celeste.
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L’avventura di Diego Armando Maradona sulla panchina della nazionale argentina non è ancora iniziata e già potrebbe volgere al termine. Lo ha rivelato l’emittente televisiva Tn e la notizia si è sparsa rapidamente su tutti i media argentini, ancora non si sa molto ma l’aria che si respira in federazione non è certo delle migliori. All’origine dei malumori ci sarebbero alcune divergenze tra il neo ct e il presidente della federazione Julio Grondona.
In particolare non si riesce a trovare un accordo sugli assistenti in campo. Maradona, che ne vorrebbe scegliere almeno uno, vorrebbe al suo fianco Oscar Ruggeri, compagno nelle avventure mondiali dell’86, del 90 e del 94, ma alla nomina di quest’ultimo è assolutamente contrario Grondona. In ogni caso non solo non si è trovato un accordo, dal momento che le parti non hanno intenzione di cedere di una spanna, ma i giornalisti argentini riferiscono di un Maradona furibondo che ha abbandonato la sede della federazione sbattendo la porta e scuro in volto.

La FIFA ha diramato la classifica per Nazionali relativa al mese in corso. Come sempre sono classifiche che lasciano un po’ il tempo che trovano ma danno sempre spunto per accese discussioni. Salta subito all’occhio il sorpasso della Germania ai danni degli Azzurri al secondo posto dietro alla Spagna Campione d’Europa che guida la graduatoria.
Brasile sempre davanti all’Argentina ma il distacco si assottiglia mentre l’Inghilterra di Fabio Capello rientra nella Top Ten seppur in coabitazione con il Portogallo. Di seguito la classifica delle prime dieci (fra parentesi la posizione precedente):
Finisce 2-1 il primo dei due big-match della settima giornata di campionato: vince il Napoli contro una Juve a dir poco disastrosa, condotta da un allenatore chiaramente in confusione e a corto di idee e di giocatori. Di contro sale in Paradiso la squadra azzurra allenata sagacemente da Edy Reja: rimonta lo 0-1 firmato Amauri con i due gioielli Hamisk e Lavezzi e seppur non meritando a pieno i tre punti, conquista l’intera posta schiaffeggiando una Juve ormai in ginocchio e senza anima (Fotogallery - Video).
Di certo la serata del San Paolo per la Juve era stata condizionata fin dal principio dalle numerose assenze, cosicché Ranieri non ha potuto esimersi dallo schierare Knezevic al centro della difesa, alla fine il punto debole dei bianconeri. Con praticamente tutti gli uomini a disposizione, invece, Reja ha ribadito il suo 3-5-2 letale, con un Lavezzi peperino e Maggio col turbo inserito perennemente. Il primo tempo è intenso, ma le due squadre sostanzialmente si equivalgono: ci prova Del Piero su punizione, ma il Napoli non sta a guardare impegnando un non sicurissimo Manninger in più di una occasione.
Poulsen tenta da fuori e Iezzo si supera sulla deviazione di Amauri, tentativi ficcanti per i partenopei, che pressano tanto e inducono all’ammonizione Molinaro e Poulsen. A fine primo tempo l’impressione è che la partita sia molto aperta, col risultato quantomai incerto. E infatti la ripresa si apre col vantaggio degli ospiti: Salihamidzic dà in profondità per Poulsen che mette in mezzo un cross in cui come un corvo si avventa Amauri, implacabile. E’ il vantaggio un po’ meritato un po’ inaspettato, anche perché la manovra bianconera non è mai fluida e sempre affidata al caso.
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