Il bomber trentaquattrenne Marco Di Vaio, autore finora di diciotto reti in questa stagione, ha annunciato che chiuderà la sua carriera con la maglia rossoblù del Bologna. Il giocatore intervistato da Sky Sport, ha dichiarato a proposito del contratto di due anni che firmerà a breve con il club felsineo:
“Ci siamo accordati con la società, abbiamo trovato l’accordo, ma era normale che fosse così: io volevo rimanere qui, la società mi voleva tenere, non ci sono mai stati problemi. Sono felicissimo, perché realizzo il mio sogno, quello di terminare la carriera qui a Bologna. Devo dire grazie alla società che, anche in un momento di difficoltà, come quello che abbiamo appena attraversato, ha trovato la forza economica per sistemare il mio contratto. A Bologna c’è passione, grande storia, grande rispetto per l’uomo, per la sua privacy. Devo tutto alla città, alla società, a questo ambiente.”
Considerata l’ennesima ottima annata, l’attaccante fa anche un pensierino su una sua possibile convocazione in maglia azzurra, magari per uno dei match amichevoli in programma nel prossimo futuro:
“Sì, l’ho sempre detto. Il mister sta seguendo un certo percorso, è giusto che sia così. Se continuo a fare bene fino a fine anno, magari una convocazione per un’amichevole sarebbe gratificante. Tifo per la Nazionale, la guarderò, tifo per Viviano, speriamo che vada bene. Spero che il mister riesca a costruire qualcosa di buono, non sarà semplice, gli auguro le migliori cose.”
Parole di elogio poi nei confronti del tecnico Alberto Malesani, riuscito finora nell’impresa di portare gli emiliani in decima posizione di classifica nonostante i tre punti di penalizzazione dovuti ai problemi societari incorsi durante la precedente gestione:
“La squadra si è trovata benissimo con il mister, noi vogliamo che lui rimanga perché quando trovi una quadratura in un momento così difficile, è normale che tutti vogliano che le cose rimangano così come sono. Abbiamo passato momenti difficilissimi insieme, ci conosciamo benissimo e dunque mi auguro che il mister, insieme a Longo, possano trovare un accordo con la società per continuare questo progetto insieme. Potremmo partire da basi molto solide l’anno prossimo e potremmo fare un buon campionato, se le cose andranno bene.”
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Squadra che vince non si cambia. Dettame applicato alla lettera da Luigi Delneri che dopo la brillante vittoria della Juve contro l’Inter per la prima volta in stagione aveva proposto a Lecce lo stesso identico undici. Ma è vero il contrario? Se così fosse squadra che perde (e malissimo) si cambia eccome e allora bastano 90 minuti in Salento per sgretolare tutte le convinzioni delneriane. Perché gli stessi giocatori che sette giorni prima avevano fornito una brillantissima prestazione contro la temibile Inter, al cospetto dei giallorossi pugliesi si sono fatti trucidare nonostante giocassero contro una squadra senza quattro titolari? Questione di testa, s’è detto, lo ha confermato il tecnico juventino stesso, lo ha grassettato il presidente Andrea Agnelli.
Ma allora perché non credere ancora in Chiellini terzino, ben disimpegnato contro Cagliari, Germania e Inter, ma opaco (come tutta la squadra) al Via del Mare? Nella settimana del definitivo tracollo italiano in Europa, la Juve ha avuto tutta una settimana per preparare la riscossa col Bologna, eppure alla vigilia dell’anticipo di domani sera contro i felsinei, il tecnico friulano ha deciso di mischiare ancora le carte, non ricordando forse neanche lui stesso la loro posizione originaria. Almeno da quanto trapelato negli ultimi giorni da Vinovo. Come detto, il Chiello torna a sinistra. Vero Delneri? Nella conferenza stampa di oggi il timoniere della Vecchia Signora gioca a coprirle e a scoprirle, le suddette carte:
“Rivoluzione? Speriamo mentale. Che sia una squadra diversa mentalmente da quella che si è vista nella gara di Lecce, che è stata dimenticata, ma non è stata lasciata in disparte perché bisogna analizzare bene le cose; analizzare anche che pochi giorni prima la stessa squadra ha prodotto un calcio aggressivo, un calcio importante contro l’Inter. Una battuta a vuoto inaspettata che però nel mondo del calcio ci può anche stare. L’importante è che ci sia una consapevolezza che si possa fare molto meglio di quello che si è fatto, oppure di essere la squadra che ha affrontato le ultime partite - a parte quella di Lecce - con un piglio diverso”.
E ancora:
“Chi guida una squadra di calcio non deve essere volubile settimanalmente, altrimenti diventerebbe illogico quello che sta facendo, quello che ha prodotto anche dei buoni risultati. Vediamo le condizioni dei giocatori. Io penso che questa squadra possa attuare diverse soluzioni durante la partita e saranno adottate a seconda del risultato. Chiellini torna a sinistra? Dipende da come stanno coloro che spingono sulle fasce, da come stanno davanti certi tipi di giocatori, dipende da una verifica molto più ampia che non quella di spostare un uomo, anche se non posso discutere ad esempio che con l’Inter Chiellini ha fatto una buona gara; e l’ha fatta anche a Cagliari”.
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Oggi è stato il giorno della presentazione di Vincenzo Montella, nuovo tecnico della Roma: si è presentato alla stampa, ha accennato la sua filosofia, ha placato molte curiosità sul suo conto, ha illustrato lo staff di cui si avvarrà in questa avventura giallorossa. Subito una buona dose di ironia, di certo merce preziosa nella polveriera della Capitale, almeno di questi tempi: “Esperienza? Ho più panchine in serie A di molti allenatori del campionato. Questa sarà la prima volta che vado in panchina felice“. Poi però si parla di cose serie, c’è subito da entrare in trance agonistica perché domani la Roma è impegnata nel recupero di Bologna per una partita storica: la prima cominciata con un allenatore in panca e finita con un altro.
“Il mio programma personale era diverso, mi sono preso qualche ora ma ho accettato con sicurezza. Sono consapevole di cosa vado incontro, che anche vincendo sempre non si può avere unanimità mediatica e dei calciatori. Non ho modelli, sul piano tattico ci vorrà del tempo perché sia la mia squadra, ma ho giocatori evoluti. A cui, ne sono certo, basterà poco per far cambiare tendenza. Il problema dall’esterno sembra quello di un blocco psicologico, per questo sono contento che giochiamo subito e i trasferta. I ragazzi si tengono dentro il malessere che sentono a che a livello generale. E da qui che si dovrà ripartire, perché ho la fortuna di allenare giocatori molto forti che attraversano un momento non felice. Ma sono persone sensibili che soffrono la situazione. A volte sarebbe meglio avere un carattere più spigoloso. Ma credo nella loro voglia di rivalsa. Per me sarà importante parlare con alcuni di loro e lo sto facendo anche individualmente. Ma credo molto nelle loro potenzialità”.
Fin qui tutto bene, poi bisognerà saggiare la reale competenza di un ragazzo, qual è ancora l’ex Aeroplanino, alle prese con un gruppo di calciatori che si rispecchia più nell’anarchia che nel concetto stesso di gruppo. Almeno a guardare l’ultimo infausto periodo:
“In due giorni impossibile impostare un sistema di gioco, i ragazzi hanno bisogno d’altro. Credo che i giocatori migliori debbano giocare nelle loro posizioni per esprimersi al meglio. Io amico con alcuni di loro? Mi sono fatto questa domanda prima di accettare. A me dispiaceva lasciare fuori dei ragazzi del ‘95, qui siamo tutti professionisti e tutti dobbiamo accettare le scelte. Ho un’idea della Roma tipo. Ma non vuol dire che giocano undici e gli altri no. Ho una rosa ampia, di alto livello, almeno 16 giocatori da grande squadra e ho l’imbarazzo della scelta. Ma questo non vuol dire accontentare tutti. Dovrò fare delle scelte. Anche giocando mezz’ora si può essere decisivi. E io ne sono la prova. Io credo che il giocatore si possa e debba incavolare se resta fuori. Il malessere può diventare spirito di rivalsa anche verso l’allenatore. Ma non deve venire mai meno il rispetto per i compagni e per i ruoli. Se uno si incavola sono contento, ma la cosa importante è prepararsi a vincere, che vuol dire anche fare rinunce e sacrifici”.
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Nuovo colpo di scena al Bologna, dove il neo presidente Massimo Zanetti, in carica soltanto dal 23 dicembre scorso, e l’amministratore delegato Luca Baraldi, si sono dimessi oggi, facendo ripiombare di nuovo nel caos i felsinei, già penalizzati in classifica per ben due volte a causa delle difficoltà finanziarie ereditate dalla vecchia gestione Porcedda. Questo il testo del comunicato ufficiale pubblicato qualche ore fa sul sito del club: “E’ con profondo rammarico che, unitamente ai miei collaboratori Luca Baraldi e Stefano Trombetti, mi vedo costretto a rassegnare le dimissioni da presidente e Consigliere di Amministrazione della nostra gloriosa società. Contestualmente, pur rimanendo socio, ho rassegnato le dimissioni anche da Consigliere di Amministrazione di Bologna 2010.”
La nota prosegue poi: “Ben sapendo che in questi pochi giorni di lavoro dall’insediamento nelle rispettive cariche si è fatto solo il bene del Bologna, che ha già beneficiato di un positivo impatto nella riduzione dei costi, avendo riscontrato sia divergenze sugli aspetti finanziari sia ambigui comportamenti nell’ambiente interno ed esterno alla società, ivi inclusa certa stampa locale, prendo atto che io ed i miei collaboratori non siamo in grado di svolgere in maniera soddisfacente quanto merita il Bologna FC. Al futuro presidente, certo che avrà maggiori capacità gestionali rispetto a noi, auguro ogni successo così come auspico per la lodevole iniziativa progettata da Bologna 201.”
La commissione disciplinare della Federcalcio, presieduta dall’avvocato Artico, ha inflitto oggi ulteriori due punti di penalizzazione al Bologna, dopo la sanzione di un punto già inflitta al club emiliano lo scorso 2 dicembre per mancato versamento dell’IRPEF per le mensilità di maggio e giugno 2010. In questo caso la pena è stata comminata a causa del ritardo nel pagamento degli stipendi e dei contributi dei calciatori nel trimestre luglio-settembre 2010, quando i felsinei erano ancora di proprietà di Sergio Porcedda.
Sempre per questo motivo lo stesso ex presidente rossoblù e l’amministratore delegato Silvino Marras, sono stati condannati rispettivamente a sei mesi e a due mesi e venti giorni di inibizione. Marras è stato intanto messo alla porta dal club insieme al direttore amministrativo Ricci. Gli uomini di Malesani scendono dunque a quota ventidue punti, quattro in più del Lecce, attualmente terz’ultimo della graduatoria, vanificando parzialmente l’ottimo lavoro fatto nelle ultime giornate che era riuscito a portarli ad una distanza di sicurezza dalla zona retrocessione.
Sembra avvicinarsi la partenza da Bologna per il difensore uruguayano Miguel Angel Britos, messosi in luce in questa prima fase del campionato con la compagine emiliana. Al club rossoblù sarebbero infatti molto interessate alcune squadre di alta classifica del campionato italiano, su tutte Juventus e Napoli. Per quanto riguarda gli azzurri partenopei l’offerta già formulata sarebbe intorno ai quattro milioni e mezzo di euro, ritenuta però insufficiente dalla nuova dirigenza dei bolognesi.
Più allettante la proposta arrivata per il venticinquenne sudamericano dai bianconeri, che per mezzo del loro direttore generale Beppe Marotta e del suo braccio destro Fabio Paratici si sarebbero resi disponibili ad offrire una cifra tra i cinque e i sei milioni di euro o ad inserire nella trattativa il restante 50% del centrocampista svedese Albin Ekdal (valutato complessivamente circa cinque milioni) già in comproprietà tra i due club dalla scorsa estate e attualmente schierato proprio dai felsinei.
Sembra avviarsi verso una risoluzione l’intricata questione che vedeva coinvolto il Bologna. L’amministratore delegato del club felsineo e braccio destro dell’attuale proprietario Sergio Porcedda, Silvino Marras, ha infatti annunciato poche ore fa di aver trovato un accordo con la cordata coordinata dal noto Giovanni Consorte e capitanata dal patron della Segafredo, Massimo Zanetti, che diventerà proprietaria dell’intero pacchetto azionario degli emiliani, recentemente messi in mora per il mancato pagamento degli stipendi.
La trattativa, che nei giorni scorsi sembrava aver subito un brusco stop si è definitivamente sbloccata la scorsa notte. Già domani dovrebbe essere convocato il consiglio di amministrazione della società, nel corso del quale sarà proposto un aumento di capitale (la cui entità è attualmente ancora sconosciuta) che verrà sottoscritto in maniera integrale dai nuovi soci. Con questa mossa dovrebbe essere scongiurato il pericolo del fallimento, come ha confermato lo stesso Marras, impegnato in queste ore a lavorare ai dettagli dell’operazione.
Risultati molto netti nelle tre sfide del quarto turno di Coppa Italia in programma questa sera. Nel primo incontro, disputato nel pomeriggio, una Lazio imbottita di riserve travolge 3-0 l’Albinoleffe e raggiunge negli ottavi i cugini della Roma, contro i quali scenderà in campo probabilmente il 12 gennaio prossimo. Match già chiuso al termine della prima frazione con le reti messe a segno da Garrido e Stendardo, poi nella ripresa una traversa di Kozak e due occasioni per Rocchi prima che Del Nero trafigga per la terza volta l’estremo difensore degli uomini di Mondonico, il nigeriano Layeni, beccato più volte dai fischi razzisti degli ultras biancocelesti.
Vittoria travolgente per il Catania, che piega addirittura 5-1 un brutto Brescia. Gli etnei si conquistano l’ottavo contro la Juventus grazie ai gol di Martinho, Pesce, Antenucci e la doppietta di Maxi Lopez; per le Rondinelle a segno Feczesin. Sorprendente, soprattutto per quanto riguarda l’entità del punteggio, la vittoria del Bologna sul terreno del Cagliari: 3-0 il risultato finale per i felsinei, grazie ai gol di Meggiorini su rigore, Ramirez e Gimenez. Ora per gli emiliani la sfida con il Napoli.
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Tutto facile per il Napoli nel posticipo della tredicesima giornata di serie A. Al San Paolo gli uomini Mazzarri travolgono infatti 4-1 un brutto Bologna, conservando la terza piazza in classifica dietro Milan e Lazio con una lunghezza di vantaggio sulla Juventus. Grande protagonista della serata lo slovacco Hamsik con una doppietta; negli Azzurri a segno anche Maggio e il solito Cavani, mentre per gli emiliani il gol della bandiera lo sigla Meggiorini.
Successo mai in discussione per i campani, in vantaggio dopo soli tre minuti con un colpo di testa di Maggio, che non esulta dopo gli screzi con la tifoserie delle ultime settimane. Nel Napoli si infortuna Cannavaro, ma i padroni di casa conservano il pallino del gioco grazie alle grandi giocate di Lavezzi e Cavani, il secondo autore dell’assist che vale il raddoppio messo a segno da Hamsik. Sempre la scatenata coppia Cavani-Lavezzi confeziona altre tre nitide palle gol prima dell’intervallo.
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Vittoria di misura per la Roma e pareggio per il Napoli nella amichevoli disputate ieri rispettivamente contro Pescara e Bologna. Davanti ai quindicimila spettatori dell’Adriatico, discreta prova per i giallorossi, che piegano i padroni di casa, guidati in panchina dall’ex Eusebio Di Francesco, grazie ad un penalty trasformato da Francesco Totti. Buona l’intesa in attacco tra il capitano giallorosso e il nuovo acquisto Adriano, il quale ha commentato a questo proposito:
Io e Totti stiamo cercando di migliorare partita dopo partita. Speriamo di continuare a crescere. Sono soddisfatto della mia prestazione. Il Pescara mi dava poco spazio per andare in profondità e quindi venivo più indietro a cercare spazi. Stiamo crescendo per arrivare al top per la sfida con l’Inter. Il rigore? Sì, c’era. Lui è scivolato e mi ha toccato la gamba destra. Oggi abbiamo disputato un ottimo primo tempo. Juan? Mi sta aiutando come tutti i miei altri compagni. Lui è un campione. Adesso sto migliorando partita dopo partita, allenamento dopo allenamento, va bene. Non mi sono stancato durante la partita e quindi sono sulla strada giusta.
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