
Inter-Atalanta - sabato 24 aprile 2010, ore 18.00. I precedenti: (Probabili Formazioni)
Totale partite disputate: 57
Vittorie Inter: 41 - Pareggi: 8 - Vittorie Atalanta: 8
Gol Fatti Inter: 112 - Gol Fatti Atalanta: 42
03.04.1938 Inter-Atalanta 1-0 Serie A 1937-38
19.01.1941 Inter-Atalanta 2-1 Serie A 1940-41
01.02.1942 Inter-Atalanta 0-0 Serie A 1941-42
18.10.1942 Inter-Atalanta 1-0 Serie A 1942-43
28.10.1945 Inter-Atalanta 1-0 Serie A 1945-46
29.09.1946 Inter-Atalanta 0-1 Serie A 1946-47
22.02.1948 Inter-Atalanta 0-3 Serie A 1947-48
08.05.1949 Inter-Atalanta 4-0 Serie A 1948-49
25.09.1949 Inter-Atalanta 3-1 Serie A 1949-50
29.04.1951 Inter-Atalanta 3-1 Serie A 1950-51
23.09.1951 Inter-Atalanta 4-0 Serie A 1951-52
21.09.1952 Inter-Atalanta 1-0 Serie A 1952-53
07.02.1954 Inter-Atalanta 3-1 Serie A 1953-54
13.03.1955 Inter-Atalanta 3-0 Serie A 1954-55
11.12.1955 Inter-Atalanta 1-2 Serie A 1955-56
13.01.1957 Inter-Atalanta 2-2 Serie A 1956-57
09.03.1958 Inter-Atalanta 1-1 Serie A 1957-58
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Un sussulto in una assolata domenica pomeriggio, la Juve torna al successo non giocando la miglior partita stagionale contro una tignosa Atalanta, ma comunque offrendo una prova sostanzialmente diversa rispetto alle ultime, seppur infarcita dai soliti errori e da una condizione fisica non eccelsa. In vantaggio col nono gol stagionale di Del Piero, il primo su calcio di punizione, la Vecchia Signora ha accusato il solito calo di concentrazione sulla sirena della prima frazione e ha consentito ad Amoruso di portare il risultato in parità. Poi la ripresa, con gli uomini di Mutti desiderosi di mettere alle corde gli avversari che alla distanza escono fuori con orgoglio e col brio di Giovinco, fino a trovare il gol della vittoria col contestato Felipe Melo. Boccata d’ossigeno per i bianconeri, gli orobici accusano un brutto stop (Tabellino - Pagelle - Foto - Video).
Questa Juve ha abituato i suoi tifosi a partenze in quinta, non va così però oggi perché gli ospiti sono ben messi in campo e determinati a non concedere molto spazio agli avanti bianconeri; Tiribocchi e Amoruso sono mobili, ma la vera spina nel fianco per i ragazzi di Zac si chiama Jaime Valdes: il cileno salta sistematicamente Zebina e mette scompiglio nella non sempre impeccabile retroguardia avversaria. Il primo tempo non è bellissimo, ravvivato da una gemma di Del Piero dopo un paio di occasioni con Tiribocchi e Trezeguet; ma è il capitano juventino a far davvero sul serio con una punizione stratosferica dai trenta metri su cui non può nulla Consigli. Padoin, Peluso e Valdes cercano di scuotere i nerazzurri, ma è al 46° che si concretizza la rimonta orobica: dorme Grosso sul lancio di Padoin, Amoruso raccoglie e deposita in rete.
Le migliori immagini di Juventus - Atalanta 2-1




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A Napoli un’altra sconfitta stagionale, l’obiettivo del quarto posto che si allontana sempre di più, non fosse tanto per una distanza in classifica incolmabile quanto per l’inconsistenza assoluta mostrata ancora una volta dai bianconeri. Quante volte questa Juventus ha dato l’impressione, sul campo, di essere superiore al diretto avversario? Si contano sulle dita di una mano, certamente mai nell’ultimo periodo. Siena, Fulham, Sampdoria, Napoli: quattro partite, 5 gol fatti, 11 subiti. Un pareggio e tre sconfitte, ma non solo: tutti hanno mostrato di poter tenere testa a questa Juve e di poterla domare facilmente.
Ora, giustamente, fa paura anche l’Atalanta di Bortolo Mutti, a caccia disperata di punti dopo le due vittorie interne con Livorno e Cagliari che le hanno dato improvvisamente nuovo fiato per la lotta salvezza. Anche John Elkann si è sbilanciato: “Sono arrabbiato e deluso. Manca di grinta a tutti i livelli“. Per “tutti i livelli” si intende anche nella società, plasmata proprio da Elkann. La prossima estate, soprattutto senza la qualificazione ai preliminari di Champions, potrebbe (e forse dovrebbe) essere un momento di svolta e di cambiamento ancor più netto di quella del 2006 post-calciopoli.
C’è bisogno di un nuovo allenatore, di un nuovo progetto, di tanti cambi all’interno della rosa logorata dagli anni, dalla mancanza di risultati, da rapporti interni tesi e dalla rottura totale con la tifoseria organizzata che domenica ha già annunciato uno sciopero del tifo. Per ora è il gruppo, a dire la verità minoritario, dei Viking ad aver comunicato questa intenzione: quel che è certo è che all’Olimpico di Torino domani ancora una volta ci sarà un clima molto pesante.
Nulla di positivo all’orizzonte.

Dopo l’incoraggiante vittoria contro il Livorno, domani sera l’Atalanta incontrerà domani sera a Bergamo il Cagliari, una squadra che ultimamente è apparsa leggermente in crisi, almeno rispetto a quanto di buono aveva fatto vedere fino a qualche tempo fa. La vigilia di questa sfida è stata caratterizzata dallo scambio di battute, nemmeno tanto gentili, tra i due allenatori, Bortolo Mutti e Massimiliano Allegri, in riferimento alla sconfitta casalinga dei sardi contro la Lazio domenica scorsa. A completare il quadro arriva il sospetto di una combine o comunque di un risultato ampiamente prevedibile per la gara di domani, testimoniato dalla sospensione delle scommesse su questo evento dovuta al gran numero di giocate sul segno “1″.
L’allenatore nerazzurro Mutti ha approfittato della conferenza stampa di ieri per tornare su quanto accaduto nell’ultima di campionato, parlando non solo della vittoria della sua squadra, ma anche del facile successo laziale al Sant’Elia: “Il Cagliari domenica ci ha un po’ rovinato i piani, la vittoria della Lazio ci ha dato un po’ fastidio. Non ce l’ aspettavamo, ma sappiamo benissimo come vanno certe cose… Sono dinamiche su cui noi non possiamo intervenire, per cui dobbiamo limitarci a gestire le nostre possibilità”. Il tecnico è comunque convinto che la vittoria sugli amaranto di Serse Cosmi ha ridato morale ad un ambiente che ne aveva un disperato bisogno.

Nell’ultimo turno di campionato Catania e Udinese hanno raccolto i 3 punti: vittorie importantissime per queste compagini geograficamente agli antipodi, lo scatto decisivo per tirarsi (quasi definitivamente) fuori dalla zona retrocessione. Tre le squadre che a maggio saluteranno la massima serie, 4 le formazioni coinvolte in questa aspra lotta in cui la vita di una, significa automaticamente la morte delle alte tre (Sondaggio: chi si salverà?). Il Siena è ultimo, ma in netta ripresa: ha nella difesa il tallone d’Achille (peggior retroguardia con 51 gol incassati), ma avanti un Maccarone che fa ben sperare. Imbattuti da più di un mese, i toscani bianconeri hanno raccolto 9 punti in 5 giornate: Bologna in casa e Lazio all’Olimpico il banco di prova decisivo. Almeno quattro punti sono quasi un diktat.
E le altre tre? Insieme al Siena, ecco l’Atalanta. Vigilia di campionato tesa per la campagna acquisti (i tifosi inviperiti per l’arrivo di Gregucci, non considerato all’altezza e subito esonerato), quindi un avvio balbettante. Ecco Conte, le sue dimissioni e il regno brevissimo di Bonacina; con Mutti si sperava in meglio ma così non è stato: a parte il gol di Valdes, inutile, a San Siro contro il Milan, gli orobici non segnano da 5 gare e in generale hanno segnato 2 gol nelle ultime 8 partite. Senza gol, il passo verso la B è veloce: ecco perché la Dea è da oggi in ritiro a Zingonia, bocce cucite e concentrazione per la sfida delicatissima di domenica. All’Atleti Azzurri d’Italia arriva il Livorno, una sfida che vale la Serie A.
E a proposito del Livorno, ecco l’unica neo-promossa che non ha strabiliato: qualche risultato prestigioso e sprazzi di buon calcio, ma in seno alla società labronica non c’è mai stata tanta chiarezza quest’anno. Cosmi che alza i tacchi e poi ritorna, la cessione di Candreva a gennaio e un attacco sterilissimo, un mix non certo corroborante per non ripiombare nel campionato che la scorsa stagione vide il Livorno arrivare terzo. La vittoria manca da due mesi, e ora ci sono due trasferte nerazzurre: prima Bergamo, poi Inter. Due punti sopra Atalanta e Siena, due sotto la Lazio, l’ultima a contendersi l’unica piazza disponibile per rimanere tra i “grandi“.
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Per il Milan c’è soltanto un risultato utile: la vittoria. Se la squadra di Leonardo vuole continuare a coltivare i propri sogni scudetto non deve commettere nessun passo falso. Così anche una partita casalinga contro l’Atalanta può diventare un potenziale ostacolo, per fortuna dei rossoneri anche questo pomeriggio in campo c’è un Ronaldinho in vena di magie. Il brasiliano mette lo zampino in entrambi i gol del connazionale Pato che significano doppio vantaggio. Nella ripresa Valdez accorcia le distanze, ma i rossoneri chiudono definitivamente la partita con Borriello, l’attaccante è abile a ribadire in rete il pallone dopo che sempre Ronaldinho si era fatto parare un calcio di rigore da Consigli (Il tabellino di Milan - Atalanta 3-1).
L’Atalanta interpreta bene l’incontro, la squadra di Mutti è su ogni pallone, i raddoppi di marcatura sono costanti e immediati. I nerazzurri in avvio in pratica schiacciano i rossoneri nella loro metà campo, la squadra di Leonardo attende e paradossalmente si deve affidare ai contropiedi. Ronaldinho è in giornata e lo dimostra al 23′ quando in area trova una spettacolare rovesciata, la sua conclusione è però centrale e non crea problemi a Consigli. Alla mezz’ora il Milan passa, Dinho di tacco libera sulla sinistra Ambrosini che crossa in area, Pato si fa trovare pronto e con una girata al volo mette la palla in rete. Il raddoppio arriva dopo dieci minuti, ancora Ronaldinho a inventare, il suo cross è perfetto per il Papero che evita il fuorigioco, il giovane brasiliano però è fortunato quando segna grazie alla palla che gli rimbalza addosso sul tentativo di Manfredini di impedirgli il secondo gol.

Come ovvio, gli ultimi giorni della finestra di mercato invernale sono pieni di colpi di scena. All’Ata Quark Hotel di Milano anche oggi roventi trattative, colpi di scena e transazioni andate in porto. Una delle più clamorose riguarda Hernan Crespo che dopo solo sei mesi lascia il Genoa e si accasa al Parma, squadra e città che lo videro protagonisti per quattro anni sul finire del millennio; Ghirardi piazza sicuramente un colpo niente male, ma rinuncia a Nicola Amoruso che invece passa all’Atalanta. Gli orobici sono molto attivi: vicini Marc André Zoro dal Benfica (molto gradito da Mutti che lo ebbe alle sue dipendenze a Messina) e Sergio Volpi dalla Reggina, a questo punto pare molto probabile un addio di Robert Acquafresca, infelice fino ad ora la sua esperienza a Bergamo.
La Fiorentina scandaglia il mercato delle punte, ha chiesto Rocchi alla Lazio e Tavano al Livorno. I labronici dal canto loro, pur non intenzionati a cedere il loro fantasista, si assicurano le prestazioni di Davide Di Gennaro in prestito dal Milan. E’ vivo anche il Siena del presidente Mezzaroma: dal Panathinaikos giunge nella città del Palio il greco Alexandros Tziolis, già difensore della Nazionale ellenica. Di contro ceduto in prestito Gael Genevier al Torino (e si tratta per Reginaldo). Attaccanti che fanno le valigie: Stefano Okaka lascia la Roma e si accasa al Fulham, anche se domenica farà la sua ultima apparizione in giallorosso (per questa stagione). E ancora il Bari, che manda in Serie B due sue punte: Rej Volpato va a finire al Gallipoli, Giuseppe Greco al Cesena.

Si sono disputate questo pomeriggio, alle ore 18, due delle quattro partite che a causa della neve furono rinviate un mese fa; il diciassettesimo turno si completerà a febbraio quando si giocheranno anche Fiorentina-Milan e Udinese-Cagliari. Riflettori accesi al Ferraris di Genova e al Dall’Ara di Bologna, in campo Genoa e Bari in Liguria, Bologna e Atalanta in Emilia: alla fine pari e patta per tutti, 1-1 il risultato finale della prima partita, felsinei ed orobici invece fissano il risultato sul 2-2 dopo che i padroni di casa erano in vantaggio di due reti. Belle partite, forse (a sorpresa) migliore quella di Bologna, ma a discapito dello spettacolo, comunque godibile, a Marassi da segnalare l’ennesimo prato dissestato. Ma vediamo nei dettagli come è andata, partendo da Genoa-Bari 1-1 (I tabellini delle gare).
Subito al via gol di Barreto: punizione calciata da Parisi, la barriera devia, spazza Papastathopoulos ma lo fa sul corpo dell’attaccante barese che quindi, in maniera un po’ fortuita, sigla il gol del vantaggio dei pugliesi. Il Genoa nella prima frazione prova a combinare qualcosa, ma riesce raramente a impensierire Gillet; unico brivido un tiro di Milanetto respinto dal portiere belga. Di contro il Bari fa la sua partita con tranquillità, anche se perde Parisi per un grave infortunio al ginocchio. Nella ripresa è tutt’altra musica: i padroni di casa partono col piede pigiato a manetta sull’acceleratore, mille angoli, schiaccia il Bari in area e trova il pari; punizione dal limite di Milanetto (per fallo di Bonucci su Suazo), ci mette la testa Almiron che spiazza Gillet. Triplo miracolo ancora del numero uno dei galletti (due volte su Mesto e una su Suazo), palo di Juric, nel Bari esordisce Castillo, ma alla fine c’è stanchezza. Pari giusto.
Come va va, questa volta non si cambia più: la famiglia Ruggeri ha deciso, a guidare l’Atalanta da qui alla fine del campionato ci penserà Bortolo Mutti. Non un nome altisonante, di certo non inferiore ad altri decani della panchina che erano stati accostati alla Dea (da Sonetti a Cagni), sicuramente un bergamasco doc che conosce l’ambiente, è stato amato dalla tifoseria da giocatore e che ha umiltà ed entusiasmo. Insomma, non un tipo da Curva Nord, ma un giusto mix di esperienza, pragmatismo e un pizzico di coraggio tattico, una brava persona che prende il posto del tecnico ad interim Valter Bonacina.
L’attuale allenatore della Primavera orobica ieri si è detto soddisfatto della prova dell’Atalanta in quel di Palermo, uno 0-1 viziato da un rigore dubbio combinato ai danni di Cavani (fallo di Talamonti); la situazione della squadra lombarda non è critica all’inverosimile, con Conte aveva bloccato l’Inter e la salvezza è tutt’altro che impossibile. La necessità per il gruppo nerazzurro è trovare equilibrio e convinzione, ciò che si richiede per l’appunto a Mutti: nato 56 anni fa a Trescore Balneario (BG), indossò negli anni ‘80 per 99 volte la maglia atalantina, risultando un ottimo attaccante e aiutando la squadra a salire dalla C alla A.
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Dura pochissimo l’esperienza di Antonio Conte sulla panchina dell’Atalanta. L’ex tecnico del Bari ha presentato le dimissioni questa mattina all’indomani della sconfitta interna con il Napoli, ma soprattutto dopo lo scontro verbale con alcuni tifosi presenti in tribuna allo Stadio Atleti Azzurri d’Italia. Al rientro in campo, fra primo e secondo tempo, Conte aveva apertamente polemizzato con quanti lo insultavano: una scena non troppo inconsueta conoscendo il carattere dell’ex giocatore della Juventus.
Le dimissioni erano già state presentate ieri sera, ma la società le ha respinte, Conte però insiste e vuole rinunciare all’incarico vista la situazione di tensione che si è creata. Per la sua successione ci sono in ballo i nomi di Nedo Sonetti (che ha già dato la sua disponibilità) e Bortolo Mutti. Walter Bonacina, tecnico della primavera, ha condotto l’allenamento di oggi in attesa di novità provenienti dalla presidenza Ruggeri. Queste le parole di Conte dopo le dimissioni:
In questo momento è giusto così. Ho decisio io di lasciare. Avevo già presentato le dimissioni ieri sera, ma sono state respinte. Riflettendoci tutta la notte, ho poi deciso di ripresentarle. Mi auguro sia un arrivederci e non un addio. Il mio rimpianto è non aver potuto fare tutto quello che avevo in mente, ma lascio una squadra viva, vivissima, che con me ha fatto 13 punti, quindi non disastri. Una macchia nella mia carriera? No, semmai la macchia è quello che è successo ieri con i tifosi