
Nonostante la crisi in cui versa il calcio italiano, all’estero i nostri connazionali continuano ad essere stimati come professionisti. In particolare è la categoria degli allenatori quella più stimata, Fabio Capello, seppur con qualche vicissitudine, sta guidando l’Inghilterra, mentre Carlo Ancelotti ha iniziato con la conquista della Premier League la sua avventura sulla panchina del Chelsea. È di oggi la notizia che altri due tecnici del nostro paese si apprestano a lasciare l’Italia per tentare la fortuna all’estero, uno è l’ex di Juventus e Milan Alberto Zaccheroni, l’altro è Giuseppe Dossena, quest’ultimo può vantare già molte altre esperienze oltreconfine.
L’ufficialità da parte della federazione giapponese è arrivata oggi: Zaccheroni sarà il nuovo commissario tecnico del Giappone, sostituirà il nipponico Takeshi Okada che aveva guidato i Samurai durante l’ultimo mondiale. Il tecnico di Cesenatico è già nel paese del Sol Levante per discutere gli estremi del suo contratto è sarà presentato alla stampa domani. Sarà il primo allenatore italiano a sedere sulla panchina giapponese, lo rende noto la stessa Japan Football Association, e il sesto stranierò della storia di questa nazionale. Per Zac sarà la prima esperienza da ct dopo i successi come allenatore di club.

La foto che vedete ritrae il commissario tecnico dell’Inghilterra, al secolo Fabio Capello da Pieris, in compagnia del famoso attore Hugh Grant, insieme in tribuna al Craven Cottage di Londra per assistere alla sfida tra Fulham, di cui l’inglese è tifosissimo, e il Manchester United (la partita è finita 2-2). Non si sa se i due si siano scambiati qualche parole nel corso del match, d’altra parte seppur fosse accaduto non deve essere stato facile per Grant andare oltre frasi convenevoli, dacché abbiamo appreso che Fabio Capello con la lingua inglese è ancora in alto mare. Eh già, perché ieri la Football Association ha ripreso il ct chiedendogli di migliorare la conoscenza dell’idioma di Sua Maestà.
Pare che i giocatori stessi si siano lamentati, dal momento che la comunicazione soprattutto durante le partite è scarna e poco chiara; per gli allenamenti e i ritiri, l’allenatore italiano ancora si affida a un interprete, non una bella figura dopo circa due anni di vita oltremanica. Pare che dopo la vittoria nell’amichevole recente dell’Inghilterra sull’Ungheria, negli spogliatoi Capello non riusciva ad andare oltre un risicato “Well done, good win, good win“. E, a tal proposito, lamentele sono giunte alla Federazione Inglese anche da parte della stampa, dato che le interviste rilasciate da Don Fabio sono banali e con un vocabolario ridotto all’osso.
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José Mourinho, reduce dalla stagione trionfale sulla panchina dell’Inter, ed appena accomodatosi su quella del Real Madrid è sempre più ambizioso e fissa i suoi obiettivi per il futuro. Prima di tutto riuscire a vincere lo scudetto nel terzo fra i tre campionati più importanti e difficili al mondo. C’è già riuscito in Inghilterra con il Chelsea ed in Italia con l’Inter, ora gli manca solo la Spagna con il Real Madrid. Sarebbe il primo a riuscirvi ed individua anche il suo unico possibile antagonista nella corsa a questo primato: Carlo Ancelotti. Ovviamente, tutto questo, senza dimenticare la Champions League. Riportarla a Madrid, facendo arrivare il club alla sua decima Coppa, significherebbe riuscire a conquistarla con tre club diversi dopo Porto e Inter.
Capello ha vinto in Italia e in Spagna ma se, come ha detto lui, non tornerà ad allenare un club allora non potrà raggiungere questo obiettivo. Restiamo io e Carlo. Ma non so se lui ha questo mio stesso obiettivo. Vorrei anche vincere la Champions con tre club diversi.
Mourinho ha anche un altro sogno: portare la Coppa del Mondo al Portogallo da Ct.
Vorrei dare al mio paese, il Portogallo, qualcosa che nessuno è riuscito a dargli: il titolo di campione del mondo e d’Europa. Questa è un’impresa difficile, tra l’altro a me non piace fare il ct ma il Portogallo merita qualcosa di importante. È il paese di tre palloni d’oro (Eusebio, Ronaldo e Figo) ma anche di Benfica e Porto, che ha anche vinto una Champions. Un Mondiale in terra lusitana? È un obiettivo più facile da raggiungere rispetto al titolo di campione del mondo, dobbiamo ottenere questo incarico.
Il Manchester United ha battuto 3-1 il Chelsea di Carlo Ancelotti nel match che assegna la ‘Community Shield’ (Supercoppa inglese). Le reti della squadra di Sir Alex Ferguson sono state segnate da Valencia, ‘Chicarito’ Hernandez e Berbatov. Di Kalou l’inutile rete dell’1-2 del Chelsea. Il match si è giocato a Wembley. La Community Shield precede tradizionalmente di una settimana l’inizio della Premier League. Per i Red Devils è la diciottesima Supercoppa della loro storia.
IL TABELLINO
CHELSEA-MANCHESTER UNITED 1-3
MARCATORI: 40′ Valencia (M), 75′ Hernandez (M), 83′ Kalou (C), 91′ Berbatov (M)
CHELSEA (4-3-3): Hilario ; P.Ferreira , Ivanovic , Terry, A.Cole (79′ Zhirkov ); Essien , Mikel (60′ Drogba ), Lampard ; Kalou , Anelka (60′ Sturridge ), Malouda (72′ Benayoun). A Disp: Turnbull, Van Aanholt. Allenatore: Ancelotti
MANCHESTER UNITED (4-4-2): Van der Sar ; O’Shea , Vidic , Evans , Fabio (70′ Smalling ); Valencia, Carrick (79′ Fletcher ), Scholes (79′ Giggs), Park (46′ Nani ); Rooney (46′ Berbatov ), Owen (46′ Hernandez). A Disp: Kusczak. Allenatore: Ferguson
ARBITRO: Mariner




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Classe 1980, a trenta anni Yossi Benayoun, centrocampista israeliano, ritorna a Londra dopo l’esperienza iniziata nel 2005 col West Ham: gli Hammers lo prelevarono dal Racing di Santander, quindi lo cedettero al Liverpool dove ha speso le ultime tre stagioni. In campionato coi Reds ha collezionato 75 presenze condite da 17 gol, diverse anche le apparizioni nelle Coppe, eppure questo versatile mediano con licenza di offendere non ha mai dato l’impressione di essere un titolare dalle parti del fiume Mersey. Così non ha rinnovato il contratto e il Chelsea di Carlo Ancelotti se ne è assicurato le prestazioni lo scorso 2 luglio: “Siamo molto contenti di averlo con noi, ha molte qualità ed è molto versatile. Mi piace il suo carattere sul terreno di gioco e ci darà una grande mano l’anno prossimo” dichiarò 10 giorni fa il coach italiano.
Lo stesso giocatore si mostrò iper soddisfatto della nuova destinazione, dichiarando di non vedere l’ora di iniziare e soprassedendo sulle domande inerenti a quella che ormai era diventata la sua ex squadra, il Liverpool. Oggi però, intervistato dal News of the World, l’israeliano vuota il sacco e spiega i motivi del suo addio ad Anfield, levandosi un mucchio di sassolini dalla scarpa: “Tutti mi chiedono perché ho deciso di lasciare Liverpool. Beh, la ragione è una sola: Rafa Benitez. Non mi ha mai trattato con il rispetto che meritavo. Anche se giocavo bene, non ho mai sentito la sua fiducia. Quando segnavo, ero comunque sicuro di andare in panchina nella partita seguente. E quando i tifosi volevano vedermi in campo, Benitez mi diceva che non ne capiva il motivo. Ha provato a distruggere la mia fiducia” ha detto deciso Benayoun riferendosi all’attuale mister dell’Inter.
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“Noi stiamo bene. Questa è una squadra che ha vinto fino al 2007-2008, e negli ultimi due anni siamo quelli che hanno fatto più punti di tutti dopo l’Inter. Arrivare secondi non è il massimo ma stiamo riprendendo con rinnovata lena” parole ottimiste di Adriano Galliani che snocciola numeri e statistiche, al pari di Berlusconi, per ribadire quanto forte sia (stato) il Milan. Certo è che anche l’amministratore delegato rossonero conosce bene la situazione della squadra, reduce da due anni che, punti fatti a parte, ha portato più tristezze che gioie, prosciugando e non di poco le casse per via di contratti ancora troppo onerosi. Così in via Turati si pensa a comprare per rafforzarsi, ma per farlo bisogna prima vendere (o sacrificare come dicono da quelle parti) coi giocatori del Diavolo che non hanno però nessuna intenzione di levare le tende.
Nelson Dida è ufficialmente un ex giocatore del Milan: contratto scaduto il 30 giugno scorso, il portiere brasiliano ha anche ringraziato tutti con una lettera pubblicato sul sito milanista. Ecco il primo gravoso ingaggio di cui Galliani si è liberato, un piccolo passo verso un risanamento di bilancio che appare necessario. Oddo, Kaladze e Jankulovski, questi invece i sassolini nella scarpa dell’amministratore delegato, mentre Huntelaar se ne andrebbe qualora lo chiamasse Van Gaal al Bayern, Borriello per seguire Ancelotti al Chelsea e Ronaldinho, beh, con l’offerta giusta un addio del Gaucho sarebbe possibile. Manovre e manovrine, un tortuoso puzzle per racimolare quanti più soldi possibili, per poi gettarsi a capofitto nelle trattative in entra. L’ossessione del momento: Zlatan Ibrahimovic.
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Pesantissima tegola, non solo sui diretti interessati, ma anche sulle loro squadre e sull’economia del Mondiale tutta: non faranno parte di Sudafrica 2010 due grandissimi giocatori come Didier Drogba e Rio Ferdinand, due capitani per di più, il primo della Costa d’Avorio il secondo dell’Inghilterra. Partiamo dall’ivoriano che ieri a Sion stava disputando una soleggiata amichevole contro il Giappone quando in uno scontro di gioco col nippo-brasiliano Tanaka è andato a sbattere con l’avambraccio destro sul ginocchio dell’avversario; uscito dolorante, gli accertamenti all’ospedale della cittadina svizzera hanno confermato le paure del ct degli africani, Sven Goran Eriksson.
Frattura di radio e ulna, lo stesso attaccante del Chelsea all’uscita dal nosocomio ha laconicamente informato i cronisti che non potrà disputare i campionati del mondo; è curioso come anche altri due top-player dei Blues di Ancelotti sono risultati indisponibili: non saranno in Sudafrica, come molti sanno, neanche Michael Ballack e Michael Essien. Brutta notizia, in ogni modo, per Eriksson che puntava se non tutto almeno molto su Drogba, l’anima di una Costa d’Avorio che ora ha richiamato il grande escluso tra i 23, cioè l’attaccante dell’Olympique Marsiglia Bakari Koné. E ora spostiamoci in Inghilterra, dove Fabio Capello ha dovuto fronteggiare l’ennesimo grattacapo dovuto agli infortuni.
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Dopo una stagione assai deludente, condizionata anche dei molti acciacchi fisici che ne hanno compromesso la continuità di rendimento, l’ex Pallone d’Oro Kakà sta pensando sempre più seriamente di lasciare il Real Madrid per traferirsi in Premier League, alla corte dell’allenatore che al Milan lo aveva consacrato tra le stelle di prima grandezza del calcio internazionale: Carlo Ancelotti. Il brasiliano infatti non gradirebbe l’ormai praticamente certo arrivo di José Mourinho sulla panchina delle Merengues e avrebbe chiesto di essere ceduto.
Le Foto più belle di Ricardo Kakà
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Nel giorno dell’audizione sul banco dei testimoni di Roberto Mancini al processo di Napoli su Calciopoli, Luciano Moggi ha rilasciato una dichiarazione spontanea per rispondere a Carlo Ancelotti che, nell’udienza precedente, aveva affermato di essersi sentito defraudato dall’ex direttore generale della Juventus:
«Ancelotti ha detto che Meani non era un dirigente del Milan. Io so che quando si porta una lista all’arbitro c’è scritto chi è l’addetto e c’è il nome di Meani. I dirigenti venno nello spogliatoio solo prima e dopo la gara e possono parlare con l’arbitro quanto vogliono. Ancelotti ha anche detto di essersi sentito defraudato e i giornali ci hanno fatto i titoli. Ma sentendo la testimonianza di Ancelotti, dico che probabilmente i defraudati siamo stati noi. Siccome in questo mondo si dicono solo le cose che interessano, citerò, in quel campionato, in cui il Milan è stato favorito: Parma-Milan, vince il Milan 2 a 1, arbitro Pieri. Per la moviola è dubbio un intervento di Cafù su Gilardino; se questo fosse un sodale dell’associazione, quale migliore occasione per far perdere il Milan? Reggina-Milan. arbitro Racalbuto, altro arbitro della cupola: commento dei giornali: “La Reggina ha un paio di cose da dire all’arbitro, fallo di Nesta su un giocatore della Reggina ma manca il rosso”. Se Racalbuto era veramente uno che parteggiava per l’associazione poteva, applicando la regola, espellere Nesta. Atalanta-Milan, arbitro Bertini: per la moviola Bertini, altro arbitro dell’associazione, non concede la punizione per fallo di Nesta e non lo espelle».
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In Via Turati si sta progettando il Milan del futuro, dopo l’addio di Leonardo la società rossonera è alla ricerca della persona più adatta a sostituirlo. In queste settimane si sono fatti tantissimi nomi, si è parlato della coppia composta da Filippo Galli e Mauro Tassotti, ma anche di Alessandro Costacurta. Oggi però potrebbe esserci una svolta decisiva, si sta tenendo infatti ad Arcore un vertice tra Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Ariedo Briaida. La novità significativa è però la presunta, non confermata, presenza di Massimiliano Allegri, invitato a pranzo dallo stesso premier desideroso di conoscerlo per capire se potrebbe essere l’uomo giusto per guidare la sua creatura.
Quando Galliani è arrivato a Villa San Martino i cronisti appostati non hanno potuto capire se l’ex Cagliari fosse in macchina del dirigente a causa dei vetri oscuranti della vettura. Ma a quanto pare questo è solo un dettaglio perché ormai il Milan ha quasi deciso in favore del livornese che tanto bene ha fatto a Cagliari. Berlusconi si sarebbe convinto delle doti di Allegri e apprezzerebbe molto il suo modo di far giocare le squadre, sempre capaci di esprimere un calcio spettacolare e offensivo, proprio come piace al patron milanista.
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