Cambio di programma inaspettato nel mercato del Paris Saint Germain. Il nuovo tecnico dei francesi, l’ex milanista Carlo Ancelotti, ha infatti deciso di rinunciare all’inglese David Beckham, da lui già allenato quando sedeva sulla panchina dei rossoneri e fino a qualche giorno fa considerato uno dei prossimi acquisti del club transalpino. La trattativa tra il direttore sportivo dei parigini Leonardo e il giocatore, considerata nelle scorse settimane dai quotidiani sportivi francese Le Parisien e L’Equipe come una pura formalità nonostante le richieste economiche del giocatore, si era infatti complicata, viste le difficoltà paventate dal centrocampista in merito al trasferimento in Europa della moglie e dei suoi quattro figli.
Lo Spice Boy finirà dunque con tutta probabilità per accettare la proposta di rinnovo da parte dei Los Angeles Galaxy, che secondo alcune voci ben informate avrebbero offerto il prolungamento del contratto per un’altra stagione. La conferma è arrivata anche dal presidente dei transalpini Nasser Al Khelaifi, che ha commentato poche ore fa ai microfoni di Rmc: “Possiamo dire che sia tutto finito. David voleva anche venire da noi, ma a fare la differenza è stata la sua famiglia. Ha quattro bambini piccoli ed è complicato per lui lasciare Los Angeles per iniziare una nuova avventura altrove”.
Dopo due fumate nere, arriva finalmente la firma di Carlo Ancelotti con il Paris Saint Germain. Poco più di un’ora fa, l’ex tecnico di Milan e Chelsea ha infatti annunciato ufficialmente il suo passaggio al club francese. Come già anticipato ieri l’accordo è fino al 30 giugno 2014, per la cifra record di sette milioni di euro a stagione, che lo rende uno degli allenatori più pagati al mondo secondo solo a “superstar” del calibro di José Mourinho, Pep Guardiola e Fabio Capello.
Ancelotti ha anche vinto il braccio di ferro con la dirigenza dei parigini, motivo principale del prolungarsi della trattativa, ottenendo di avere come secondo il suo vice dei tempi del Chelsea, Ray Wilkins (la proprietà avrebbe preferito al suo posto Sabri Lamouchi) e come preparatore atletico il fedelissimo Giovanni Mauri. Resteranno invece l’assistente Claude Makelele, l’allenatore dei portieri Gilles Bourges e il resto dello staff che ha lavorato con l’esonerato Antione Kombouarè. Queste le dichiarazioni rilasciate dal tecnico di Reggiolo nel corso della conferenza stampa di presentazione:
“Sono felice di allenare il Psg, penso sia un club fantastico, penso si possa fare un buon lavoro perchè il Psg possa tornare ad essere un club forte in Europa. E’ un club con grandi ambizioni per il futuro e questo progetto mi piace molto. Farò l’allenatore a tempo pieno sul campo, mi piace lavorare e stare con i giocatori. Sarà la società ad operare sul mercato, ma la cosa più importante è che c’è unità d’intenti dal primo momento e ci sarà fino all’ultimo. Le decisioni della società sul mercato saranno condivise anche dall’allenatore”.
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Nuovo rinvio per la firma di Carlo Ancelotti con il Paris Saint Germain. L’ufficialità dovrebbe comunque arrivare domani: sono stati infatti fissati un nuovo appuntamento con l’allenatore in mattinata e una conferenza stampa per le 15, nella quale presumibilmente verrà annunciato il raggiungimento dell’accordo. Il motivo del contendere, risolta la parte economica (sette milioni a stagione fino al 30 giugno 2014) sarebbe, secondo quanto riportato dalla stampa transalpina, la composizione dello staff tecnico. La dirigenza dei parigini vorebbe infatti imporre come vice l’ex giocatore di Parma, Inter e Genoa, Sabri Lamouchi.
Intanto non si placano le voci su un possibile addio al Milan, con destinazione proprio la capitale francese del brasiliano Pato, notizia che l’agente del giocatore Gilmar Veloz non ha confermato né smentito, definendo però l’ipotesi “molto affascinante”. Sembra comunque categorico il no dell’amministratore delegato dei rossoneri, Adriano Galliani, che ha escluso l’esistenza di qualsiasi tipo di contatto sia con il prossimo allenatore dei francesi, sia con l’altro illustre ex milanista Leonardo, da quest’estate direttore sportivo del Psg:
“Posso dire assolutamente che sento Carlo Ancelotti, che non ha ancora firmato ma che diventerà l’allenatore del Psg. Non ho sentito Leonardo, non ho sentito nessuno nè Pato. Ci sta che Pato possa piacere a Carlo, ma è un giocatore del Milan: questa è semplicemente la verità. Non esiste nessuna trattativa”.

Fino a questo momento l’Allegri bis sulla panchina del Milan sta andando più che bene: i rossoneri sono in vetta alla classifica, agli ottavi di Champions e giocano un calcio aggressivo, dinamico e prolifico. Eppure a voler essere maligni c’è qualche scricchiolio nella macchina apparentemente ben oliata del Diavolo; più nello specifico non sono passate inosservate le parole di Alexandre Pato, stella offensiva milanista, al Corriere della Sera e a quello dello Sport:
“Vorrei avere un rapporto più diretto con Allegri. Credo che un allenatore dovrebbe sempre fermarsi a spiegare i difetti a un suo giocatore. E’ l’unico modo per migliorare. Io vado a Milanello tutti i giorni per questo, e quindi anche per me sarebbe più semplice se venissero indicate le mie mancanze: se nota qualcosa che non va nel mio gioco, potrebbe venirmelo a dire direttamente e parlarne insieme. Allegri dice che dovrei giocare con più cattiveria? Ancelotti invece veniva direttamente da me e mi spiegava quello che dovevo fare in campo…”.
E’ risaputo quanto il tecnico di Reggiolo fosse affezionato al Papero e viceversa, suona più strano questo affondo comunque morbido nei confronti di mister Allegri che non è di certo famoso per nutrire stima calcistica incondizionata nei confronti del centravanti brasiliano. Una spina fastidiosa questo mini sfogo, niente di più, a cui si aggiungono però parole agrodolci anche nei confronti di due compagni di squadra ossia Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva:
“Com’è la convivenza con Zlatan? Fuori dal campo non ho tanta intimità con lui. So che ha dei figli e una bellissima famiglia. Come compagno d’attacco invece è un grande giocatore, capace di aiutare i compagni a conquistare vittorie e titoli. Thiago Silva capitano? Lui è un amico, quindi non ci sono problemi, ma pensavo che per anzianità al Milan toccasse a me. Sono rimasto un po’ sorpreso”.
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Carlo Ancelotti, sembra sempre più vicino alla panchina del Paris Saint Germain. La pazienza degli sceicchi qatarioti proprietari dalla scorsa estate del club della capitale francese nei confronti di Antoine Kombouarè, sembra infatti essersi esaurita dopo la recente eliminazione in Europa League e le prestazioni non troppo brillanti in campionato, nonostante il primo posto in classifica conquistato ieri. Grazie al rapporto che lo lega al direttore sportivo dei parigini Leonardo, l’ex tecnico di Milan e Chelsea sembra aver battuto la concorrenza degli altri pretendenti Frank Rijkaard e Claude Makelele.
Secondo le ultime voci circolate, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già domani, mentre non si conoscono per ora dettagli sulla possibile durata del contratto né sull’entità dell’ingaggio. In Spagna è invece a rischio la panchina di Gregorio Manzano, allenatore dell’Atletico Madrid, eliminato ieri da una squadra di terza divisione nei sedicesimi di finale di Coppa Del Re. Al suo posto sarebbe in arrivo un’altra vecchia conoscenza del calcio italiano, l’argentino Diego Pablo Simeone, che nel nostro campionato ha indossato la maglia di Inter e Lazio, sedendo nella scorsa stagione anche sulla panchina del Catania.

Nato a Brescia il 19 maggio del 1979, Andrea Pirlo esordì in Serie A ad appena 16 anni proprio con la maglia della squadra della sua città: debutto da giovanissimo dunque, verrebbe da dire un predestinato questo ragazzo che cominciò la sua carriera professionistica giocando da trequartista. Dopo le Rondinelle l’Inter, quindi la Reggina, di nuovo Brescia e Inter e, nel 2002, il passaggio campale al Milan col quale Pirlo ha giocato per 10 stagioni vincendo tutto, reinventandosi regista basso (grazie ad Ancelotti) e suggellando un decennio d’oro con la vittoria, da protagonista, di un Mondiale con l’Italia. Cos’altro poteva fare a 32 anni compiuti per rinvigorire una carriera già leggendaria? Accettare la sfida Juve, accasandosi in una squadra reduce da due settimi posti, da tonfi in Italia e in Europa e ancora incapace di reinventarsi dopo l’uragano di Calciopoli.
Il numero 21 bianconero in pochissimo tempo è diventato il leader della squadra, metronomo puntuale e prezioso, indispensabile e già legatissimo alla causa; proprio oggi ha affidato le sue impressioni di questi primi mesi torinesi al sito ufficiale della Fifa mostrandosi una volta di più orgoglioso della scelta fatta:
“La Juventus rappresenta anni di gloria e di storia. Avverto un senso di legittimo orgoglio nel vestire questa casacca dopo aver giocato per tanti anni nel Milan, squadra paragonabile in termini di storia e tradizione. Oggi sono contento. Oserei dire felice. Voglio vincere ancora tanto qui. Dopo la fine del contratto con il Milan avevo bisogno di nuove motivazioni. Ho tanta voglia di vincere con la Juventus, di arrivare più in alto possibile, L’allenatore, la squadra, la società, lavoriamo tutti per lo stesso traguardo e secondo la mia esperienza possiamo riuscirci. La Juve vuole tornare ad essere regina d’Italia e d’Europa ed io voglio affrontare questa sfida”.
E ad oggi sta avendo ragione, godendo anche del fatto che in sua assenza la squadra ha comunque ben figurato contro il Cesena; fino ad ora Pirlo ha giocato le prime 12 partite stagionali della Juve per un totale di 1145 minuti con 3 cartellini gialli, abbastanza per far scattare la squalifica scontata proprio contro i romagnoli. Ma la Vecchia Signora si sta dimostrando squadra con una propria identità e merito di questo non può che essere anche di Antonio Conte, il giovane allenatore che da giocatore vestì la fascia di capitano sotto la Mole di sponda bianconera e che Pirlo definisce “una via di mezza tra Carlo Ancelotti, per la sua filosofia di gioco, e Marcello Lippi, per il suo comportamento“. Dunque si può parlare di scudetto?
“È troppo presto per dirlo. La Juventus viene da due settimi posti nelle ultime due stagioni, dobbiamo rimanere con i piedi per terra e continuare a giocare come stiamo facendo”.
“

Il Qatar, nella persona di Tamim bin Hamad Al Thani (a capo del QIA, Qatar Investment Autorithy), sbarca a Parigi e sono scintille. Se un altro Al Thani, tale Abdullah, si è preso il Malaga ma non sta riuscendo a farlo decollare (ma tempo al tempo), dalle parti della Tour Eiffel si pensa in grande, sin da subito. Il primo indizio? Di punto in bianco Leonardo ha salutato l’Inter di Moratti: troppo allettante tornare nella città e nella squadra che lo lanciò in Europa quale calciatore (ma era stato già al Valencia), dietro a una scrivania ma con un bel gruzzolo da spendere per arrivare ai vertici del calcio mondiale. E in fondo il PSG non è una squadretta da niente: a parte la città in cui si trova, Parigi, città tra le più belle al mondo, questo club ha vinto due campionati francesi, una dozzina di coppe e coppette nazionali, ma anche una Coppa delle Coppe (con finale l’anno successivo contro il Barça di Ronaldo) e un Intertoto (vabè, fa curriculum - contro il Brescia tra l’altro).
Insomma, i presupposti ci sono tutti per investire, divertirsi e avere un ritorno di immagine: primo colpo, come detto, il buon vecchio Leonardo, seconda mossa Carletto Ancelotti (per buona pace di Antoine Kombouaré, l’allenatore di fatto dei parigini con un contratto fino al 2013). E convincere il disoccupato più ricco di Reggiolo non sarà difficile: basterà fargli attraversare la Manica, dargli la guida dei migliori ristoranti della Ville Lumiere e coinvolgerlo nell’allestimento di una squadra che punterà a vincere, prima in Francia e poi in Europa. E così si aprirà l’era degli italiani di Francia: in passato ricordiamo Marco Simone proprio al PSG, ma anche Di Vaio e Vieri al Monaco, oltre a Guidolin, alla guida sempre dei monegaschi. Il prossimo potrà essere invece Marco Borriello: primo tassello di una campagna acquisti che si preannuncia pepata. O, se non altro, volenterosa.
La parola d’ordine di Al Thani è: rivoluzione. Leonardo, avvistato in Qatar proprio per prendere appunti in questo senso, s’è studiato per benino la rosa della squadra e alla fine pare non ci sia nessun inamovibile. Alt, fermi tutti, tre ci sono: ovviamente l’enfant prodige del calcio francese, il difensore classe ‘90 Mamadou Sakho (già capitano della squadra con più di 150 presenze, oltre a sette gettoni anche in Nazionale maggiore), il centrocampista Clément Chantome (un ‘87 con all’attivo già 200 presenze in maglia rossoblu) e l’esterno alto Nené, non più giovanissimo ma sempre prezioso. Per il resto tutti sulla graticola, e una volta ufficializzato l’arrivo sia di Leonardo che di Ancelotti, allora si farà sul serio: i nomi per il momento sono pochi; oltre a Borriello si pensa a un ritorno in patria di Menez, mentre tra i giocatori di Ligue 1 piacciono Dimitri Payet e Blaise Matouidi. Ovvio che le idee siano poche e confuse: il 30 giugno però la squadra inizia la preparazione estiva, altri 12 giorni e avremo un quadro più chiaro della situazione.

Come Mourinho dodici mesi fa, così potrebbe fare Pep Guardiola: indipendentemente da come va a finire questa sera la finale di Champions League tra il suo Barcellona e il Manchester United, il tecnico spagnolo potrebbe lasciare comunque i blaugrana alla fine di questa stagione. Lo sostiene l’ex stella dei catalani, l’olandese e leggenda vivente Johann Cruyff:
“Non sarei sorpreso se Guardiola lasciasse indipendentemente dal risultato della finale contro il Manchester United. Penso che voglia stare lontano dal calcio per un anno. E’ difficile sopportare tutta quella pressione per un così lungo periodo”.
In realtà i rumours dall’Inghilterra indicano altro, e cioè che Guardiola sia vicino al Chelsea, squadra che ha appena silurato Carlo Ancelotti (che a sua volta pare sia nel mirino di uno Zenit San Pietroburgo insoddisfatto del rendimento attuale di Spalletti). In ogni modo Guardiola glissa:
“Ho ancora un altro anno di contratto e spero di portarlo a termine. Sono orgoglioso di poter allenare una squadra come il Barcellona”.

Carlo Ancelotti? No, l’ex tecnico di Milan e Chelsea ha detto che vuole rimanere in Inghilterra e, pur senza una squadra nell’immediato, aggiornarsi facendo visita ai colleghi (ha già programmato una capatina a San Pietroburgo da Spalletti. Stefano Pioli? Neanche, pur essendo giovane e preparato non convince a pieno DiBenedetto e compagnia cantante. La nuova dirigenza della Roma pare abbia scelto il sostituto di Vincenzo Montella, il suo nome è Luis Enrique. Svolta clamorosa dunque per una delle panchine più prestigiose del panorama italiano e non solo: lo spagnolo ha passato gli ultimi tre anni ad allenare il Barcellona B e mai il suo nome era stato accostato a qualche club nostrano.
Quindici giorni di colloqui segreti, alla fine c’è stato accordo su tutto (e da parte di tutti); scelta coraggiosa, certo, ma con ottimi sponsor come Guardiola e soprattutto Franco Baldini, futuro direttore generale della Roma. D’altra parte Josè Maria Orobigt, l’agente di Pep Guardiola, non ha dubbi sulle sue qualità: “E’ maturato proprio seguendo il percorso di Pep. Anche se è giovane, si muove sul campo da veterano. Punta sulla disciplina, cura i particolari. Guardando al suo lavoro e pesando la sua personalità può essere il futuro Guardiola“. Luis Enrique, 41 anni e più di 100 gol con la maglia di Sporting Gijon, Real Madrid e Barcellona, proprio pochi giorni fa aveva salutato i blaugrana:
“Chiudo con il Barcellona B, dopo tre stagioni meravigliose. Ma non posso ingannare nessuno né tantomeno me stesso: il mio tempo qui sta per scadere. Sono pronto per una nuova avventura. Ma non lascerò mai davvero il Barcellona, seguirò sempre le sue vittorie da tifoso. Sono legatissimo al questo ambiente, alla mia cantera e a tutti i ragazzi”.
Ora la Roma. Non è ufficiale, ma poco ci manca. Sabatini incontrerà Luis Enrique a Barcellona tra domenica e lunedì, il contratto (2 anni più opzione per il terzo) verrà firmato presumibilmente da Rosella Sensi, apponendo una firma definita legale in attesa del completo insediamento dei nuovi vertici societari.

L’avventura di Stefano Pioli sulla panchina del Chievo si è conclusa oggi. L’allenatore ed il club veronese hanno deciso di comune accordo di rescindere il contratto ed ora il tecnico parmigiano sogna di approdare sulla panchina giallorossa della Roma. Nei giorni scorsi c’è stato già un primo contatto con il direttore sportivo Sabatini che però sta valutando anche altri candidati prima di prendere la decisione finale. L’allenatore piace molto a Sabatini che però è cosciente del fatto che la scelta di Pioli lo potrebbe mettere in grossa difficoltà nei confronti dei nuovi proprietari americani qualora i risultati non rispettassero le aspettative.
Per questo motivo il Ds sta valutando anche altre ipotesi, come d’altro canto sta facendo anche lo stesso Pioli, che piace molto al Lecce, per non rischiare di restare fermo una stagione a causa dell’indecisionismo della Roma. Queste le parole di Pioli intervistato da “Vocegiallorossa.it”:
“Abbiamo rescisso consensualmente per situazioni che non combaciavano in obiettivi comuni. Non c’è stato alcun ultimatum o scadenza per una risposta da parte del direttore sportivo Sabatini”. Come prossimo allenatore dei capitolini sono in corsa candidati più esperti di me, io sto comunque valutando già altre situazioni avendo avuto contatti con altre società”.