Niente di nuovo sotto il sole: l’Inter vince l’ennesima partita casalinga, la Fiorentina non riesce a segnare un gol ai nerazzurri (non ci riesce ormai da tre anni) e Balotelli fa le bizze, litigando addirittura con Mourinho. I temi ci sarebbero per commentare questa semifinale d’andata tra i campioni d’Italia e la generosa viola di Prandelli, non fosse che alla fine si finirebbe con lo scrivere sempre le stesse cose. Cinica e muscolare, la squadra di casa ha controllato il match, incanalato sui giusti binari nel mezzo del primo tempo, quando Milito ha siglato il gol vittoria (Tabellino di Inter - Fiorentina 1-0 - Le Foto di Inter - Fiorentina 1-0 - Il Video di Inter - Fiorentina 1-0).
Mourinho teneva alla Coppa, lui vuole sempre vincere, in campo il tridente con Sneijder in realtà vertice alto di un rombo di centrocampo; nella ripresa toglierà Muntari per Pandev, passando al solito assetto a trazione anteriore. Gli ospiti, ordinati per tutto il match, hanno risposto con un albero di Natale che ha retto fino a quando gli episodi non hanno consentito ai cannibali avversari di infierire. Un errore di Natali, infatti, al 34° del primo tempo ha spezzato il robusto equilibrio della partita: il difensore viola buca un pallone su cui si avventa Balotelli, assist a Milito e gol del Principe.




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Otto anni in Italia, tutti in Friuli con l’Udinese, 175 presenze nel massimo campionato, la Serie A, condite da 10 reti e tanto di gol anche in Champions League: a Firenze arriva un brasiliano che si chiama Felipe, colonna dell’Udinese fino a ieri. Oggi infatti il centrale di difesa ormai ex bianconero ha sostenuto le visite mediche nel capoluogo toscano, tutto come preventivato è andato bene e ora si attende di depositare il contratto (ufficialmente si potrà fare quando riaprirà il mercato a gennaio). All’Udinese quasi 10 milioni di euro, un investimento importante dei Della Valle che evidentemente si fidano del loro direttore sportivo, Pantaleo Corvino, che crede ciecamente nel brasiliano 25enne.
“È un ottimo giocatore, tecnicamente bravo nonostante sia un difensore, il colpo di testa la sua maggior qualità. La coppia Zapata-Felipe per me è una delle più forti del campionato italiano” ha spiegato uno dei suoi ex allenatori a Udine, il decano Giovanni Galeone. “Io l’ho sempre usato come difensore centrale, mi ha sempre confermato di prediligere quella posizione. Ad esempio, qualche volta ho visto che è stato impiegato anche come terzino sinistro: lui non dà il meglio in quel ruolo. Se può migliorare? Certo, deve stare attento quando subisce un attacco da parte dell’avversario: solitamente entra pulito sul pallone, ma qualche volta commette fallo. Ama anticipare ma come sapete un anticipo sbagliato da parte di un difensore centrale, può causare notevoli problemi” ha continuato il mister, dicendosi però sicuro che a Firenze farà bene.
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Dieci anni dopo l’impresa di Wembley contro l’Arsenal (0-1 della Fiorentina, gol di Batistuta), i viola si ripetono in terra d’Albione: tra fallimenti, Serie C2 e una lenta risalita, in due lustri sono cambiate tante cose. Tante, non tutte: è rimasta la passione dei tifosi fiorentini, calorosissimi nel Merseyside, la grinta della viola, la presenza di un bomber assoluto. A fine millennio c’era Gabriel Omar Batistuta, dopo un anno e mezzo in Toscana Alberto Gilardino ha già raggiunto l’argentino in quanto a gol europei con la maglia della Fiorentina. Dieci centri, stasera assist per la rete del pari di Jorgensen e poi piattone del definitivo 1-2 al 92°, il centravanti di Biella è maturo più che mai. E con lui la Fiorentina, capace di fare la propria partita a Liverpool e di rimontare il gol di Benayoun.
Eppure nella prima frazione i ragazzi di Cesare Prandelli, un nugolo di giocatori spesso relegati in panchina ma che stasera hanno giocato una partita commovente, non meritavano di andare sotto: De Silvestri e Montolivo mettono più di un brivido a Cavalieri (qui le foto della bella moglie Daniela), portiere brasiliano da due anni in Inghilterra dopo tanti anni al Palmeiras.; ma in generale tutta la Fiorentina gira bene, nonostante Benitez non avesse risparmiato nessuno mandando al diavolo il turn-over. Anche Aquilani in campo, titolare in una partita ufficiale dopo un anno, ma tutte le belle cose fatte vedere dagli ospiti nel primo tempo non portano a niente. Anzi, Benayoun gela Frey: punizione di Gerrard, cross e spizzata di testa dell’israeliano su cui nulla può il portiere francese.




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Se il mercato delle cosiddette grandi può sembrare in una fase di stallo, tante altre società sia di Serie A che della cadetteria, lavorano giorno dopo giorno per puntellare come meglio credono le proprie rose. Molto attiva in questi giorni è la Fiorentina che prima s’è assicurata Cesare Natali dal Torino (prelevandolo a titolo definitivo) quindi oggi ha esaudito il desiderio di Prandelli facendogli ritrovare un suo vecchio pupillo, Marco Marchionni: il laterale ormai ex Juve arriva in Toscana con la formula della comproprietà (2 milioni di euro il prezzo di metà cartellino), vestirà viola per tre anni a circa 1,2 milioni di euro a stagione.
Altri difensori che cambiano maglia: sono ufficiali i passaggi di Hernan Dellafiore dal Palermo (via Toro) al Parma, mentre il club di Cairo si rinforza acquisendo il prestito di Simone Loria dalla Roma. Parla sudamericano l’Udinese che s’accaparra un cileno e un colombiano: dall’Audax Italiano ecco Fabian Orellana (attaccante), mentre dall’Indipendiente di Medellin giunge Juan Guillermo Cuadrado (laterale destro): insieme a loro Bernardo Corradi, svincolatosi dalla Reggina. Ceduto Acquafresca, il Cagliari punta forte su Nené, ultimo capocannoniere del campionato portoghese col Nacional.
L’Inter scappa? La Juve non molla, vince il derby della Mole e si tiene a 7 punti dalla capolista; niente di scontato, niente di facile, all’Olimpico di Torino c’è da sudare per i ragazzi di Ranieri, avversari di un Toro agguerrito e difficilissimo da domare. Ma i 14 anni che separano questa serata dall’ultima vittoria granata in una stracittadina torinese non sono un mero dato statistico; alla fine di 90 minuti tirati e a tratti anche belli, vince la Juve grazie a una incornata vincente di Chiellini, nella ripresa, abile a trafiggere l’ottimo Sereni sfruttando un cross di Nedved. Sono ancora 7 i punti che dividono i bianconeri dall’Inter, il Torino interrompe la striscia positiva e ingoia il boccone amaro, pur rimanendo consapevole del suo ottimo stato di forma. (Fotogallery - Video)
Ranieri stravolge l’undici iniziale, forse in vista della gara col Chelsea e deluso dal risultato coll’Inter: dentro Zebina, Poulsen, Giovinco, Salihamidzic, Iaquinta e Amauri, tra gli esclusi di lusso Sissoko, Nedved, Del Piero e Trezeguet. Novellino non tituba, Rosina e Stellone di punta, a Dzemaili e Corini le chiavi del centrocampo con Abate e Barone larghi, difesa non stratosferica ma accettabile, Sereni e Buffon i portieri. Non è un primo tempo per cui andare in fregole, ma in ogni modo le emozioni non mancano. Nella prima metà è il Torino a fare la gara, anche se deve ringraziare Sereni per la mega parata su Iaquinta dopo pochissimi minuti.
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La Lazio batte il Torino e conquista la semifinale di Coppa Italia, aspettando di conoscere l’avversario che uscirà dall’incontro del 4 febbraio tra Juventus e Napoli. I biancocelesti ci credono a questa competizione e il risultato sembrerebbe dire che non c’è stata partita, invece gli uomini di Novellino non hanno demeritato e nella prima frazione di gioco hanno messo non poco in difficoltà i padroni di casa. Soltanto una grande ripresa ha permesso ai capitolini di avere la meglio.
La Lazio parte subito forte, decisa a voler fare la partita, ma si scontra con una difesa del Torino ben messa in campo. Così la manovra dei ragazzi di Delio Rossi non riesce a produrre niente di più di un buon possesso palla. Con il passare dei minuti i granata prendono coraggio e mettono la testa fuori dalla propria metà campo, sono soprattutto Corini e Rosina i più ispirati. Alla mezz’ora arriva il vantaggio ospite, l’azione parte dai piedi di Rosina che mette in mezzo un pallone, Muslera riesce solo a sfiorare e sulla palla si avventa Natali che ribadisce in rete. La Lazio reagisce e ricomincia a macinare gioco pur non riuscendo a creare azioni clamorose da gol.
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L’ultima avventura di Walter Novellino sulla panchina del Torino non era finita nel migliore dei modi, una delle cose che più fece arrabbiare i tifosi fu la sua decisione di svolgere le sedute di allenamento a porte chiuse. Questa pare essere la soluzione anche in questo momento di difficoltà anche se l’iniziativa questa volta viene dal presidente Urbano Cairo, magari sono stati gli stessi calciatori a chiederglielo.
La seduta di ieri si è svolta di fronte a circa 500 tifosi, ma da oggi a nessuno sarà permesso di assistere, questo per permettere alla squadra di ritrovare la serenità perduta. In questi giorni si era anche parlato di un mini ritiro in vista del prossimo cruciale impegno con il Bologna, l’allenatore non è ne ha visto la necessità poiché, ha spiegato, il suo gruppo è composto da professionisti che non hanno bisogno di punizioni per dare il meglio. Questo però non è bastato a scongiurarne l’ipotesi anche per le settimane a venire.

Va in archivio con un lampo del brasiliano Amauri il derby della Mole numero 179, vinto dalla Juventus con uno stretto quanto prezioso 1-0. Non una partita esaltante, ma comunque carica di significati sia per la situazione di classifica di entrambe le formazioni che per il significato della stracittadina in sé: il Torino non ha mollato mai la presa ma alla lunga si è inchinato alla stanca superiorità dei bianconeri, ormai a un passo dall’essere definitivamente fuori dalla crisi benché ancora falcidiati dagli infortuni. (Video)
A corto di fiato ma non di idee, gli undici di Ranieri partono subito forte con la speranza di indirizzare subito il match; Giovinco ancora in panchina, a sinistra De Ceglie corre bene mentre al centro Nedved e Sissoko recuperano più palloni possibili. Bravo Marchionni che svaria per tutto il campo, mentre Legrottaglie al centro della difesa dà sicurezza a tutto il reparto, compreso un Molinaro che si è ritrovato insieme alla Juve. Il Torino tutto italiano, con Bianchi e Rosina in avanti e il rientrante Barone al centro del campo, la mette sull’intensità, soffrendo un po’ in difesa.
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