Ancora un pareggio per l’Inter, il terzo, in questa edizione della Champions League. Come ha dichiarato l’allenatore dell’Inter José Mourinho: “la Champions non è il campionato”. In questo momento i nerazzurri sono ultimi nel girone con tre punti, alle spalle di un terzetto di testa composto da Barcellona, Dinamo Kiev e Rubin Kazan. Anche per i blaugrana è stato un turno molto sorprendente che li ha visto uscire sconfitti dal Camp Nou per 1-2 contro il Rubin Kazan. In questo momento nel girone F la lotta per la qualificazione è ancora tutta in bilico, si deciderà con tutta probabilità nell’ultimo turno previsto nel calendario nel quale si affronteranno Inter e Barcellona sul campo dei campioni d’Europa. (Le Foto della partita - Il Video)
Dopo la grande vittoria a Genova di sabato sera, Mourinho ripropone lo schema con unica punta e due centrocampisti a supporto facendo di necessità virtù. L’unica differenza sta nel fatto che lo staff nerazzurro è riuscito a recuperare Samuel Eto’o che ha così potuto sostituire Mario Balotelli, squalificato per questa partita, come terminale offensivo dello schema ad “albero di natale”. Dopo pochi minuti dell’inizio della partita, sono subito gli ospiti a passare in vantaggio grazie Taras Mikhalik che approfitta di un mezzo pasticcio della difesa interista. L’Inter prova a reagire e per poco non trova il gol con un bel tiro da fuori di Stankovic. A metà del primo tempo ancora un grande pericolo per la difesa interista che rischia di subire lo 0-2 su un colpo di testa del redivivo Shevchenko.
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Grande prova di forza dell’Inter sul campo del Genoa nonostante le assenze di giocatori chiave negli schemi di Mourinho come Eto’o, Milito e Thiago Motta. Alla vigilia i tifosi delle squadre avversarie speravano di sfruttare un passo falso dei narazzurri che invece hanno annichilito i genoani. Mourinho coglie così l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e manda un messaggio chiaro nei confronti della critica che lo aveva punzecchiato dopo la sconfitta contro la Sampdoria, e dopo il pareggio in Champions League contro il Rubin Kazan: «Forse qualcuno ora è un po’ triste che fa fatica a parlare bene di noi». (Le Foto della partita - Il Video)
In modo particolare Mourinho ce l’ha con gli opinionisti di Sky, che secondo lui sono stati tra i più severi nei confronti della sua squadra e per questo non le manda a dire a Massimo Mauro: «Tu sei uno di quelli che fa fatica a parlare bene di noi». L’Inter e il suo allenatore non temono nessuno, e hanno tutti i motivi per pensarla così visto che le avversarie faticano decisamente a tenere il ritmo dei nerazzurri: «Non temo nessuno in particolare. Preferisco essere davanti. Siamo solo in ottobre, manca tanto. Io guardo solo a me stesso. Non mi interessa né della Juve né della Roma. Penso solo all’Inter. Sono tante le squadre che giocano bene».
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L’Inter supera per 2 a 1 il Milan nel Derby della Madonnina e scaccia all’indietro i rossoneri volando in fuga a +9 sulla Juventus. Partita dai due volti con l’Inter che chiude il primo tempo con un doppio vantaggio, Adriano e Stankovic in goal, ma sulla rete dell’iniziale vantaggio può sfruttare l’interpretazione dell’arbitro Rosetti che ritiene involontario il braccio netto del brasiliano che fa carambolare il pallone in rete. Nella ripresa il Milan sembra alle corde, ma i nerazzurri arretrano il baricentro e Ronaldinho-Pato confezionano la rete che riapre la gara. In chiusura due episodi contestati su Inzaghi, gol annullato per fuorigioco (che c’era) e rigore non concesso per una trattenuta piuttosto netta in area di Chivu. (Foto - Video)
La gara parte nel segno del sostanziale equilibrio, l’Inter è molto compatta con Adriano e Ibrahimovic in avanti, il Milan deve rinunciare a Kakà ma trova un buon Ronaldinho e un Pato strepitoso. Beckham non incide ed è l’uomo che Ancelotti decide di sostituire per inserire Inzaghi nella ripresa quando l’inerzia della gara sembrava nettamente dalla parte dei nerazzurri, l’inglese non era comunque al meglio per una botta. Maldini, al suo ultimo derby, gioca come un leone e sbaglia un decimo di quello che sbaglia il suo compagno di reparto Kaladze, a tratti imbarazzante.
Kakà, dicevamo, non c’è e si sente, Maicon invece gioca nonostante l’infortunio che sembrava doverlo costringere al forfait ed è determinante. Dal suo piede parte un cross stupendo per Adriano che è solo davanti ad Abbiati, ma dopo aver colpito piuttosto male di testa devia il pallone con il braccio facendo finire la sfera in rete. Per Rosetti il tocco è involontario, una decisione molto forte che naturalmente peserà sul bilancio complessivo della gara.

Christian Chivu, difensore romeno dell’Inter, reduce da un infortunio durante l’anticipo di campionato di sabato contro la Reggina, rischia almeno due mesi di stop. Infatti, controlli clinico-strumentali effettuati ieri da parte dello staff medico nerazzurro, hanno presentato la diagnosi che parla di lesione prossimale del legamento collaterale interno del ginocchio sinistro.
La notizia buona è che il giocatore non dovrà subire un intervento chirurgico ma si dovrà sottoporre ad una terapia conservativa e rieducativa che però, come detto, lo terrà lontano dai campi di calcio per due mesi. Altra grana per Josè Mourinho che ha sempre basato le sue squadre su una difesa solida e composta sembre dagli stessi interpreti.

Amantino Mancini, l’esterno offensivo brasiliano scoperto da Fabio Capello, sarà dalla prossima stagione un giocatore dell’Inter, la nuova Inter di Josè Mourinho. La trattativa fra la Roma e la società nerazzurra si è concluso dopo un braccio di ferro che ha ricordato quello di un’altra trattativa fra le due società: quella per il rumeno Chivu della scorsa estate. La conclusione è simile anche nelle cifre, qualcosa più di 14 milioni di euro ai giallorossi e un super contratto da 4 mln di euro l’anno per 4 anni a Mancini.
I dettagli e la firma del contratto ci sarà solo la prossima settimana, quando Mancini tornerà dalla vacanze che sta trascorrendo in Brasile, ma l’accordo non è più in discussione. L’esterno aveva chiesto un aumento sostanzioso per il suo ingaggio, di molto superiore al famoso “tetto” fissato dalla Roma (2.5 mln di euro) che vede il capitano Francesco Totti come unica eccezione consentita.
Le “bizze” di Amantino aveva pesantemente incrinato il rapporto con l’allenatore Spalletti e con buona parte della tifoseria che, negli ultimi mesi, lo considerava per questo suo comportamento alla stregua di un “mercenario”. Lascia qualche perplessità la decisione della Roma di vendere per il secondo anno consecutivo un giocatore così importante proprio alla rivale diretta per la conquista dello scudetto, ma la situazione imponeva una cessione che portasse nelle casse giallorosse soldi freschi da destinare al mercato.
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Mancano poco più di 24 ore alla sfida fra l’Italia e la Romania, la partita che darà il verdetto definitivo sul destino della nostra presenza all’Europeo, arriva dopo la pesantissima disfatta con l’Olanda e diventa assolutamente decisiva: non è consentito perdere, ma nemmeno un pareggio ci permetterebbe di stare realmente tranquilli. L’incrocio fra le due nazionali è così, già da un punto di vista puramente “sportivo”, di straordinaria importanza, ma c’è da considerare un altro elemento legato ai rapporti politico e diplomatico fra i due paesi.
L’ultimo anno in Italia, bisogna essere ciechi per non essersene accorti, ha visto spessissimo l’accostamento fra l’immigrazione proveniente dalla Romania e l’emergenza criminalità che ha condizionato i risultati delle elezioni politiche di quest’anno. L’ingresso nell’Unione Europea, datato 1 gennaio 2007, ha consentito a tutti i cittadini rumeni l’ingresso nel nostro paese con i privilegi legati agli accordi di Schengen sulla libera circolazione all’interno degli stati dell’Unione.
L’accelerazione dell’emigrazione dalla Romania all’Italia, anche considerando la forte componente dell’etnia Rom dotata di passaporto rumeno divenuto a tutti gli effetti “comunitario”, ha inasprito i rapporti fra i due paesi con frequenti accuse di “razzismo” provenienti di Bucarest in coincidenza con il giro di vite impresso sui controlli ancora possibili e tesi a limitare l’ingresso sul nostro territorio nazionale degli immigrati rumeni e dei loro eventuali comportamenti poco “virtuosi”.