
E’ arrivato in punta di piedi in un freddo pomeriggio di gennaio, l’incognita di un’avventura nelle lande della Mercedes, l’unica cosa che Cristian Molinaro conosceva di Stoccarda, città tedesca la cui squadra di calcio dopo la prima metà di stagione navigava in acque basse (Champions a parte, col turno a gironi superato). Insomma tanti punti interrogativi per l’esterno campano prima di metter piede per la prima volta alla Mercedes Benz Arena, dopo tre mesi si è ambientato benissimo ed è già un idolo. Merito del suo impegno, delle sue qualità, della straordinaria serie di risultati ottenuti dalla squadra (in campionato una sconfitta, un pareggio e tutte vittorie, compresa una prestigiosa all’Allianz Arena di Monaco di Baviera) e di molto altro.
Per cui l’anno prossimo il terzino di Pellare rimarrà in biancorosso. Nelle casse della Juve quattro milioni di euro, al club tedesco un giocatore solido e ormai ambientatissimo nell’organico allenato da Christian Gross. Il tecnico svizzero parla italiano ed ha da subito dato fiducia a Molinaro, i compagni hanno socializzato in men che non si dica e anche lui ha fatto passi da gigante col tedesco: “Non credo ci siano più dubbi. Lo Stoccarda si è già espresso. Ho parlato con i tedeschi, la loro volontà è quella di riscattarlo e Cristian è entusiasta di questa esperienza. L’allenatore Gross lo venera e viceversa, lo svizzero è una persona trasparente e solare” ha detto Pasquale Gallo, agente del giocatore. L’ormai ex juventino si è anche ben disimpegnato in Europa nel doppio confronto contro il Barcellona, unico triste Arthur Boka, fino a gennaio titolare della corsia mancina degli Swabian.

Il calcio in fondo è un delirio psicologico collettivo. Basta un tifoso, uno, che abbozza un fischio, ed ecco l’effetto domino di uno stadio che rumoreggia contro il primo errore di un onesto lavoratore del pallone. Basta un giornalista, uno, che insinua nelle orecchie dei lettori che quel giocatore è una “pippa“, ed ecco che la dirigenza della Juve, dopo le prese di posizione difensive di rito, vaglia l’ipotesi di sbarazzarsene. E’ andata così con Cristian Molinaro, ragazzo umile e faticatore instancabile, che nei due anni a Torino ha avuto ben pochi estimatori: qualche compagno, mister Claudio Ranieri e un centinaio di tifosi convinti. Il sottoscritto era ed è tra questi. Così ieri quando alla Mercedez-Benz Arena ha strabiliato con lo Stoccarda l’Europa intera con una partita a dir poco perfetta, la rivincita di questo giovanotto cilentano è stata completa.
“Volevo solo avere le stesse chance di Grosso di giocare, ma così non è stato perché lui doveva giocare sempre anche se in allenamento facevo meglio” aveva detto pochi giorni fa a un quotidiano tedesco. Poco male, la Bundesliga si è accorta di lui e ora Christian Gross, allenatore degli Schwaben, non riesce a privarsene. A discapito del povero Arthur Boka: terzino di fama internazionale, titolare inamovibile della corsia mancina, Coppa d’Africa con la Costa d’Avorio e posto perso al ritorno dall’Angola. Come se non bastasse meno di una settimana fa in allenamento si è lussato la spalla: fuori un mese. Molinaro ha il posto assicurato. E nessuno se ne dispiace perché l’approccio col nuovo campionato è stato fantastico: cinque vittorie e un ko (in casa, con l’Amburgo, doppietta annichilente di Van Nistelrooy). Corsa e cross, si proprio quelli: i cross.
Domenica scorsa nella vittoriosa trasferta di Colonia (1-5 per lo Stoccarda), il gol del vantaggio iniziale lo ha siglato Cacau: assist di Molinaro. Alla Juve aveva Nedved su cui scaricare palla prima di sgroppare sull’out, ora se la intende con Hleb: non due giocatori così, sicuramente gente che riesce a cacciare fuori il meglio dal terzino di Pellare. E infatti ieri ha bloccato Messi, ogni incursione mancina era una spina nel fianco per la difesa del Barcellona, lui e Gebhert sulle fasce hanno fatto venire mal di mare alla retroguardia blaugrana. Più un gol salvato sulla linea e tanto di maglietta scambiata con Puyol. Molinaro è uno che ha vinto al Bernabeu, nelle notti di Champions lui c’è. Anche se non ha giocato nemmeno un secondo con la Juve formato Europa quest’anno; e meno male, altrimenti non avrebbe potuto sfoderare la prestazione eccelsa di ieri.
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Nella bellezza di 52 partite disputate dal mediano portoghese Tiago Cardoso Mendes con la maglia della Juve, il suo bottino in quanto a gol è sempre stato esiguo. Zero. Un autogol provocato in un Juve-Parma infrasettimanale, qualche tiro fuori di poco e un’infinita di “telefonate” al portiere; la “lavatrice” del Lione, così soprannominato perché catturava i palloni sporchi in mezzo al campo e li smistava ripuliti, a Torino è stato un flop bello e buono. Trasferitosi all’Atletico Madrid nella finestra di mercato invernale, cosa ti va a combinare il buon lusitano? Al secondo match, subito gol, di fronte al proprio pubblico del Vicente Calderon. Esordio con lo Sporting Gijon (20 minuti per lui), quindi prima da titolare contro il Celta Vigo in Copa del Rey.
Con i colchoneros sotto di un gol dopo pochissimo, Tiago è stato abile a rimettere subito la partita in parità con un colpo di testa; seppur di diversa categoria (cioè inferiore ai madrileni), la squadra galiziana ha dominato poi l’intero match non riuscendo però a vincere (il ritorno fra tre giorni a Vigo). Quique Flores non ha dato però fiducia al lusitano nel match di campionato contro il Getafe, anche se ha tentato di inserirlo al primo minuto della ripresa con i biancorossi sotto di un gol. Alla fine l’ex bianconero non ha potuto nulla, prima sconfitta da quando è a Madrid. Stessa cosa non si può dire di Cristian Molinaro, altra storia la sua allo Stoccarda.




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