
Claudio Ranieri non ci sta, è stanco di sentir parlare di lui (e non certo in maniera lusinghiera) l’amministratore delegato della Juventus Jean Claude Blanc. Durante l’Assemblea dei soci di un paio di giorni fa, mentre ad Andrea Agnelli veniva chiesto di ribadire la posizione della società su Calciopoli, qualcuno ancora chiedeva spiegazioni a Blanc per la deficitaria gestione sportiva degli ultimi anni. Motivo del contendere il famoso acquisto di Xabi Alonso, sfumato quando la Juventus decise di puntare su Christian Poulsen.
In realtà Blanc non ha detto nulla di nuovo, ma si è limitato a ribadire la versione (già ampiamente accettata nell’ambiente) che vuole il mancato acquisto dello spagnolo figlio della convinzione di Ranieri che Poulsen fosse più adatto al campionato italiano e al suo gioco del regista oggi al Real Madrid. La novità è quindi che Don Claudio, tornato a parlare in conferenza stampa dopo quasi un mese di silenzio stampa, non ha più intenzione di permettere che questa venga considerata la verità.
Ci tengo a dire che non mi è piaciuto che abbia parlato quando la contropoarte era in silenzio stampa. Il “signorino” (Blanc ndr) si è permesso di dire certe cose. Vorrà dire che parlerò direttamente agli azionisti della Juve, come avevo già fatto con lui a quattr’occhi, e dirò loro come sono andate veramente queste cose
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La Juventus riesce a liberarsi di un altro dei numerosi giocatori messi sul mercato in seguito alla rivoluzione avviata dagli arrivi di Beppe Marotta e Gigi Del Neri. Dopo la partenza di Sebastian Giovinco con destinazione Parma, arriva infatti anche quella di uno degli acquisti più deludenti degli ultimi anni per il club torinese: il danese Christian Poulsen. La società di Corso Galileo Ferraris ha ufficializzato poco più di un’ora fa il passaggio definitivo del centrocampista al Liverpool di Roy Hodgson, che verserà nella casse dei bianconeri circa cinque milioni e mezzo di euro (più un bonus di un altro milione in caso di successi della squadra britannica) pagabili in due rate.

Finalmente qualcosa sembra muoversi in casa Juventus, dopo i primi colpi di mercato Giuseppe Marotta si è dovuto fermare in attesa di riuscire a vendere qualche pedina di una rosa troppo folta e costosa. Sono molti i giocatori che potrebbero lasciare Torino, ma la priorità spetta a quelli che percepiscono gli ingaggi più alti. In queste ultime ore sono Mauro German Camoranesi e Christian Poulsen i due nomi più caldi, i calciatori con i quali la Juventus potrebbe fare cassa, per entrambi la stessa destinazione, la Premier League.
L’italoargentino interessa al Birmigham City, la società ha fatto pervenire un’offerta, attraverso un agente Fifa, direttamente nelle mani di Sergio Fortunato. Il procuratore dell’azzurro si è detto abbastanza fiducioso, il suo assistito gradirebbe il campionato inglese ed il club di destinazione, decisamente più ambizioso dei neopromossi spagnoli del Hercules Alicante. Le premesse sono buone, ci sarà sicuramente da trattare sull’ingaggio: a Torino Camoranesi guadagna 2,5 milioni di euro, ma un accordo si potrebbe trovare. L’ultima parola, come sottolineato dall’agente, spetta dunque alla società di Corso Galileo Ferraris, un incontro con Marotta è previsto a breve.
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Chi pensava che l’arrivo di Andrea Agnelli sarebbe servito a risanare totalmente la frattura tra i tifosi juventini e il club si sbagliava. Certo rispetto ai mesi scorsi l’atmosfera è molto più tranquilla, ma il tifo organizzato della Vecchia Signora è ancora vigile sull’operato della società e sul futuro della squadra. In queste prime settimane della nuova stagione non è mancato il calore nei confronti di giocatori e staff tecnico, oggi però, seppur in un’atmosfera di festa, si è registrata la prima vera forma di contestazione.
L’obbiettivo principale dei tifosi sono quei giocatori che stanno ostacolando il processori rinnovamento in atto, tutti coloro che stanno rifiutando sistematicamente la cessione. Durante l’allenamento di ieri a Varese è stato esposto uno striscione duro ed eloquente firmato dai gruppi Viking, Tradizione e Bravi Ragazzi, il testo è chiaro e senza nessun giro di parole: “A chi se ne deve andare ma vuole restare, un anno d’inferno faremo passare”.
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Visto il complicarsi della trattativa tra Inter e Roma dovuto anche ai recenti screzi tra le due società dopo l’intervista nella quale il capitano giallorosso Francesco Totti accusava i rivali di aver “rubato” due scudetti alla sua squadra, la Juventus prova ad inserirsi per soffiare il difensore argentino Nicolas Burdisso ai capitolini. La chiave per l’operazione potrebbe essere il centrocampista danese Christian Poulsen, che i torinesi girerebbero al Liverpool, dando così via libera al passaggio in maglia nerazzurra di Javier Mascherano e allo stesso tempo incassando parte dei soldi necessari per l’acquisto del sudamericano.

C’era una volta la Juventus, punto di arrivo e mai sia dire che fosse invece di partenza, gloriosa casacca a striscie bianco e nere, con l’Avvocato che a Villar Perosa teneva a battesimo i nuovi arrivati con una battuta delle sue, condita dall’inconfondibile erre moscia. Dopo il terremoto del 2006, macerie dappertutto, una difficile ricostruzione e l’appeal scaduto all’improvviso, come se bastasse un sisma per cancellare lo charme di città come Roma o Venezia. Bene, a distanza di quattro anni da quella piccola grande tragedia sportiva a tinte zebrate, lo scenario non è più apocalittico come allora ma siamo comunque in una fase di stallo, con gru e cantieri aperti, con i giocatori che elmetto in testa non mollano e subiscono ancora il fascino della Vecchia Signora e altri che invece le voltano le spalle come fosse la prima arrivata.
C’è chi vuole rimanere e pare la tenga a cuore (i vari Buffon, Del Piero e Trezeguet non fanno testo, loro sono gli eroi, come i pompieri dell’undici settembre che entrarono nelle Torri Gemelle che potevano crollare da un momento all’altro), chi invece la ripudiano; ieri Tiago ha scomodato l’imponderabile andando a segno per ben due volte in una partita dei Mondiali e, raggiante, a fine partita ha ribadito che lui vuole rimanere all’Atletico Madrid: “Voglio restare in Spagna, mi sono trovato benissimo. So che l’Atletico Madrid parla con la Juventus, spero che il mio futuro sia ancora là. In Serie A il mio calcio non funziona. Io gioco per costruire, l’unica preoccupazione in Italia è fermare gli altri per lanciare l’attaccante. Non sono stato bene e non ho avuto il tempo di mostrare il mio valore“.
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Signore e signori una delle possibili sorprese di questi Mondiali sudafricani: qualificatasi dopo 6 anni di assenza da manifestazioni internazionali, la Danimarca ha vinto il proprio girone per accedere alla fase finale del torneo e col decano ct Morten Olsen vuole ricucirsi un ruolo importante tra le 32 presenti nel continente nero. D’altra parte sono alla quarta apparizione in un mondiale, ma hanno sempre superato il primo turno e proprio qualche giorno fa l’attaccante dell’Arsenal Nicklas Bendtner ha asserito solenne: “Andiamo in Sudafrica per vincere“.
Gli exploit sono nel dna di questa stramba selezione: nel ‘92 addirittura vinsero un Europeo, tre anni dopo la Confederations Cup. Poi tutto ad un tratto non si qualificano nè per i Mondiali né per gli Europei (assenti nel 2006 in Germania e due anni dopo in Austria e Svizzera), con un unico filo conduttore, il già citato ct Morten Olsen: bandiera da giocatore e da dieci anni selezionatore, ha di recente allungato il contratto con la DBU, la federazione calcistica danese, fino al 2014. E’ la sua esperienza, mista a quelli di alcuni uomini chiave della rosa danese, a poter regalare emozioni ai tifosi scandinavi che hanno già potuto appurare lo stato di forma dei giocatori: di recente 2-0 secco al Senegal in amichevole ad Aalborg.
Gli uomini importanti all’interno dei 23 non sono pochi: sia contro il Senegal ma anche in match clou delle qualificazioni, lo juventino Christian Poulsen è riuscito a segnare con buona regolarità dando quantità al centrocampo e gol preziosi con ottimi inserimenti. Ci sono gli ex “italiani” Jorgensen e Tomasson, quest’ultimo ora capitano; e poi due difensori che invece ancora giocano nel nostro Paese: Kjaer, uscito malconcio dall’amichevole testé citata ma comunque inserito perché in grado di recuperare, e il fiorentino Kroldrup. Poi vecchie volpi come Rommedhal e Gronkjaer, Agger del Liverpool e Bendtner dell’Arsenal, insieme a un nugolo di giocatori meno conosciuti ma di ottimo livello: uno su tutti, Eriksen (classe ‘92), centrocampista coi fiocchi dell’Ajax.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica




Le foto degli stadi sudafricani che ospiteranno il mondiale




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DANIMARCA-SENEGAL 2-0
27′ Poulsen, 92′ Enevoldsen
Da segnalare l’infortunio (probabilmente grave) occorso a Simon Kjaer, difensore del Palermo, che al 79′ è stato costretto a lasciare il terreno di gioco in barella per un problema al ginocchio destro dopo uno scontro con un avversario. Per il centrale rosanero della Danimarca si parla di possibile rottura dei legamenti ed il suo Mondiale è ormai compromesso. In preallarme Kroldrup per un post da titolare che dice: “Se penso già all’idea di giocare da titolare? Assolutamente no. Sto pensando solo a che peccato sarebbe per Simon non fare la Coppa del Mondo. Sarebbe incredibilmente amaro. Sarebbe anche un peccato per la squadra perderlo, è un elemento molto importante per noi. In un primo momento non ho pensato che fosse una cosa grave. Ma quando lui era sdraiato, tutti quanti abbiamo capito che non poteva non essere qualcosa di grave. Non c´è molto altro da fare se non sperare il meglio per lui”.
Il Sudafrica ha battuto 2-1 la Colombia in un’amichevole di preparazione ai Mondiali di calcio, che è stata anche la prima apparizione dei Bafana Bafana nel nuovo stadio da 90mila posti costruito a Johannesburg (esauriti i 75mila biglietti messi in vendita). La squadra del ct Carlos Alberto Parreira ha vinto senza brillare, segnando entrambe le reti su rigore, con Modise al 18′ pt e con Mphela al 13′ st. Su penalty anche il gol dei colombiani, con Moreno al 21′ pt. Da sottolineare il comportamento del pubblico che, come aveva chiesto il presidente del comitato organizzatore Danny Jordaan, durante gli inni nazionali ha evitato di suonare le ‘vuvuzelas’. Non lo ha fatto però in occasione degli annunci di sicurezza e questo potrebbe essere un problema, tale da indurre ad una nuova richiesta di divieto nei confronti di questi ’strumenti’ molto rumorosi utilizzati in Sudafrica durante le partite di calcio.(Spr)




Si spengono i riflettori a San Siro: ultima partita stagionale nell’impianto milanese, il Milan ha battuto la Juve con lo stesso risultato dell’andata e cioè un implacabile 3-0. Nella sera degli addii, il pubblico di fede rossonera ha omaggiato il partente Leonardo con cori, striscioni e applausi, ma tributo anche per Favalli e Dida, entrambi sostituiti nella ripresa tra l’ovazione dei supporters. Per la Juve, invece, ultima apparizione in maglia bianconera per molti, ma nessuno (a parte Zaccheroni) in maniera ufficiale: Buffon, Grosso, Cannavaro, Camoranesi, tutti giocatori che probabilmente salutano stasera la Vecchia Signora. Per la mera cronaca, gol di Antonini nel primo tempo e doppietta di Ronaldinho, un gol per tempo per il brasiliano (Tabellino di Milan - Juve 3-0 - Video di Milan-Juve 3-0).
Ci si aspetterebbe un briciolo di orgoglio dagli ospiti, che effettivamente partono bene e molto volenterosi; Candreva al centro del campo appare ispirato, Iaquinta è affamato di gol e Salihamidizic una spina nel fianco non di poco conto. Ma vige l’imprecisione, quindi a un palleggio sufficiente non corrisponde una concretizzazione adeguata, con Iaquinta che si divora un gol a tu per tu con Dida e i suoi compagni, incluso Del Piero, che arrivano al tiro anche con facilità, ma non inquadrando mai lo specchio. E il Milan? I padroni di casa ci sono, sanno che la retroguardia avversaria ha limiti notevoli (a proposito 56 gol subiti, record negativo come nella disastrosa stagione del 61/62) e quando mettono il naso nella tre quarti bianconera sono più che temibili.

Calcolatrice in mano, telefoni roventi, dubbi (tanti) e certezze (poche), l’ultimo obiettivo stagionale andato in fumo, l’incubo settimo posto e la prima partita ufficiale che si giocherebbe a fine luglio (e neanche la possibilità, ormai, di arrivare ottavi): non c’è mai fine al peggio e la stagione della Juve si chiude con un manipolo di paure e incertezze, da fugare al più presto con almeno il nome del prossimo allenatore. Il sesto condottiero bianconero in quattro anni ha da più giorni generalità spagnole, ma Rafa Benitez pare non scomporsi e ritualmente ripete che ha ancora un contratto col Liverpool e intende rispettarlo; 22 milioni in tre anni più bonus, assistenti al seguito e voce importante sul capitolo mercato, le lusinghe delle sirene bianconere fanno vacillare l’esperto allenatore che però prende tempo, facendo spazientire la proprietà bianconera. E allora ecco l’ennesimo ultimatum: o dentro o fuori, con Prandelli e Spalletti difficili, ma valide, alternative.
“La trattativa va avanti, ma ora stiamo valutando anche altre ipotesi” ha detto a un tabloid inglese un anonimo dirigente juventino, con lo spogliatoio del Liverpool che da più parti presenta crepe e sembra ormai rassegnato all’addio del proprio capo dello spogliatoio. Il nome del nuovo allenatore bianconero sarà la base di cemento armato per programmare il futuro, con Beppe Marotta, attuale ds della Sampdoria, già in rampa di lancio per assumere il comando delle operazioni di mercato. Dicevamo delle calcolatrici in mano: già, sono giorni di calcoli e conti vari per aggiungere al tesoretto stanziato dalla proprietà altri liquidi da investire sul mercato. Una plus-valenza tira l’altra, cessioni mirate, ingaggi onerosi di cui liberarsi e l’agenda degli osservatori zeppa di nomi e appunti. A partire dal portiere, il lifting della Vecchia Signora sarà radicale.