
Le violenze che in questi giorni stanno dilaniando la Libia sono sotto la lente d’ingrandimento di esperti e comuni mortali, il paese guidato da quarant’anni da Gheddafi è uno dei partner economici principali dell’Italia soprattutto nel settore energetico. Si tratta di un nostro vicino, giusto all’altro lato del Mediterraneo, questo spiega il perché di tanta attenzione verso l’argomento. C’è un nostro connazionale che sta vivendo con particolare apprensione questa situazione, si tratta di Claudio Gentile, nato a Tripoli ma italianissimo, difensore della Juventus e dell’Italia di Bearzot. Ha lasciato il paese africano nel 1961, Gheddafi non aveva ancora fatto il suo colpo di stato, ma il clima per gli italiani era già abbastanza difficile da convincere la famiglia Gentile a tornare in patria.
Non è stato un addio facile, il padre del giocatore aveva lasciato l’Italia all’età di un anno, la madre era nata, come il figlio, nel nuovo paese. I due hanno lavorato e costruito insieme una famiglia, nel 1953 hanno dato alla luce il piccolo Claudio che lì ha trascorso la sua infanzia. L’ex ct dell’Under 21 ha ricordi ancora nitidi di quel periodo, nonostante riguardi i suoi primi anni di vita, è nelle strade della capitale libica che ha iniziato a tirare i primi calci al pallone, prima di diventare il difensore arcigno in grado di annullare gente come Zico e Maradona: “Le classiche partitelle tra ragazzini, scalzi, con qualsiasi cosa rotolasse…erano “avversari” furbi e smaliziati, i bambini di Tripoli. E’ lì che ho imparato i primi trucchi del mestiere…”.
Gentile il ragazzino sognava i campioni della Juve, era bianconero dalla nascita e sognava di diventare come Anzolin o Leoncini. I suoi giorni felici a Tripoli sarebbero presto terminati, quando lui ha appena otto anni il padre decide che è meglio tornare in Italia dal momento che l’atmosfera nei confronti dei nostri connazionali non era delle più piacevoli, anche se ancora non si era arrivati alle persecuzioni degli anni successivi: “Il colpo di stato di Gheddafi era ancora lontana , ma mio padre aveva intuito già che il clima per gli italiani stava cambiando. Non si sbagliava. Salito al potere il Colonnello, i nostri connazionali vennero allontanati senza tener in alcun modo in considerazione quello che avevano fatto per il Paese, per la sua economia”.
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L’incredibile eliminazione dell’Under 21 italiana ad opera della Bielorussia, ha lasciato strasichi pesanti nel clan azzurro, e non solo a livello giovanile. La batosta di Borisov è stata la punta dell’iceberg di un 2010 da buttare per le nostre selezioni nazionali (dal Mondiale sudafricano, alle debacle dell’Under 20 e dell’Under 19), ma anche, più in generale, un fallimento con tanto di eclatante capolinea per Pierluigi Casiraghi e la sua gestione di questa squadra, sin da quando si è seduto sulla panchina degli azzurrini.
I giovani italiani, capaci di vincere per tre edizioni di fila l’Europeo di categoria (l’impresa riuscì a Cesare Maldini), ma di nuovo vittoriosi con Tardelli e Gentile, capaci di conquistare un bronzo olimpico, ebbene, tutto questo pare svanito nel nulla. Dove sono le colpe di Casiraghi e dove quelle dei club che poco investono sulle nuove leve, neanche in Serie B? Difficile stabilirlo, certo è che l’ormai ex tecnico degli azzurrini ha avuto per le mani, in vari mandati, fior fior di giocatori, fallendo sempre l’obiettivo.
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Claudio Gentile e Diego Armando Maradona non si amano, per nulla. L’ultima incredibile puntata dello scontro fra i due ha luogo a 28 anni dal Mondiale di Spagna dell’82 durante il quale il mastino italiano annullò con una marcatura ad uomo “leggendaria” le potenzialità di assi come Zico e, per l’appunto, Maradona. All’attuale Ct argentino non è ancora andata giù il trattamento che gli riservò Gentile in quelle partite e non riesce a trattenersi da un parallelo con l’italiano ieri sera: “Il Messico si deve preoccupare della mancata espulsione del suo difensore per un fallo su Messi non siamo mica tornati ai tempi dei difensori killer come Gentile“.
La replica dell’ex ct dell’Under 21 azzurra non si fa attendere ed arriva durante la puntata di Mondiale Sera su RaiDue:
Dopo quello che ha detto ieri sera devo aderire al parere di Pelè e Platini: Maradona è più un ciarlatano che un allenatore. È stato espulso in quel mondiale per un calcio nello stomaco ad un giocatore del Brasile. Io, invece, non sono mai stato espulso per gioco violento. Ho preso solo un cartellino rosso per un fallo di mano in Champions League e basta. È un ciarlatano. Quello è il suo parere, ma io non lo rispetto e non sono d’accordo.
Gentile batte sulla “differenza” fra Zico e Maradona, entrambi fermati dalla marcatura dello stopper, ma differenti nella reazione a quella sconfitta ormai ingiallita dopo quasi 30 anni.
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La Lazio ha attraversato oggi l’ennesima giornata di grande tensione. La squadra si è ritrovata agli ordini di Davide Ballardini dopo la sconfitta casalinga contro il Catania. I biancocelesti non hanno però potuto svolgere regolarmente la seduta a causa delle proteste dei suoi tifosi. Secondo quanto si è appreso circa un migliaio di sostenitori si sono presentati ai cancelli di Formello dando vita ad una durissima contestazione. Un gruppo di circa cento unità è riuscito a sfondare un cancello e a fare irruzione all’interno del centro sportivo, si sono resi protagonisti del lancio di bombe carta e fumogeni, giocatori e staff tecnico non hanno potuto fare altro che restare chiusi negli spogliatoi.
Per disperdere i tifosi è dovuta intervenire la polizia, si sono registrati degli scontri, tre persone sono rimaste ferite e hanno necessitato del trasporto in ospedale per ricevere le cure del caso. La squadra non ha potuto quindi sostenere regolarmente l’allenamento che invece è stato svolto in palestra. Come se non bastasse la contestazione dei tifosi nei confronti di presidente e società bisogna anche fare i conti con l’intricata situazione della panchina laziale. Le voci che volevano Edy Reja favorito nella corsa per il dopo Ballardini si fanno sempre più insistenti, i croati dell’Hajduk Spalato avrebbero liberato il goriziano in cambio di una penale di 142.000 euro, domani mattina dovrebbe esserci un incontro a Roma per la firma di un contratto che lo legherà al club capitolino fino al 2011.

Sono ore febbrili quelle che si stanno vivendo nella capitale, la sconfitta casalinga della Lazio ha messo in serio pericolo la panchina di Davide Ballardini. Claudio Lotito è al lavoro per vagliare ogni possibili ipotesi valida per la sostituzione del tecnico ravennate. Mentre la squadra gode del canonico giorno di riposo, il presidente è alla ricerca di una soluzione che possa portarla fuori da questa crisi. Ieri è stato anche bersaglio di una durissima contestazione da parte dei suoi tifosi a fine partita, tanto da essere costretto a lasciare lo stadio Olimpico con l’aiuto della scorta.
Di nomi papabili ne sono circolati molti ma per il momento non c’è nessuna certezza per i biancocelesti, tanto che potrebbe anche essere confermato lo stesso Ballardini. Il problema principale sta nel trovare un uomo esperto che possa garantire alla Lazio un rapida risalita dalla pericolosa zona retrocessione in cui è piombata. L’obiettivo numero uno per Lotito sarebbe Giovanni Trapattoni, ma le difficoltà della trattativa sono evidenti, non solo ci sarebbe da convincere l’Irlanda a lasciarlo per qualche mese, bisognerebbe anche vincere la resistenza dello stesso allenatore.
Dopo aver battuto per parecchio tempo la pista che portava all’allenatore della Russia Guus Hiddink, la Juve è stata costretta a virare su altro per sostituire Ciro Ferrara. Il sogno resta quello di Rafa Benitez che attualmente siede sulla panchina del Liverpool e probabilmente resterà tale, almeno per la stagione in corso, perché lo spagnolo dovrebbe concludere l’annata sulla panchina dei Reds nonostante i risultati non esattamente brillanti. Secondo le indiscrezioni dei media i due più accreditati a subentrare al tecnico partenopeo in questo momento sono Alberto Zaccheroni e Claudio Gentile che arriverebbero a Torino, almeno sulla carta, per traghettare i bianconeri fino a fine stagione.
L’inviato di Sky Sport Federico Ferri assegna la palma di favorito a Zaccheroni che, sempre secondo il giornalista, avrebbe già un accordo di massima per legarsi alla Juventus dopo l’impegno di Coppa Italia di domani sera con l’Inter. Probabilmente a Torino hanno scelto di far incominciare Zaccheroni dopo un impegno delicato come quello di coppa con l’Inter perché non ci sarebbe il tempo di incidere realmente sulla squadra e anche perché in questo modo i dirigenti juventini avrebbero il tempo di provare ancora un ultimo assolto, quasi impossibile, per convincere Benitez a lasciare l’Inghilterra.





Assolutamente paradossale la situazione che si sta vivendo alla Juventus. La squadra guidata da Ciro Ferrara è allo sbando, è entrata senza sembrare avere possibilità di uscirne in un autentico tunnel. Sconfitte a ripetizione, la peggiore crisi dai tempi di Maifredi, con un allenatore “dimissionato” ma ufficialmente ancora in sella ed uno spogliatoio a brandelli. Ferrara è stato ripetutamente “confermato” dalla dirigenza, almeno fino a sabato sera quando, dopo la sconfitta con la Roma, la Triade “molle” composta da Jean Claude Blanc, Roberto Bettega e Alessio Secco ha preferito il silenzio.
Da allora una serie di voci sul possibile sostituto di Ferrara, esonerato senza essere esonerato di fatto, con in testa due alternative: un traghettatore o qualcuno su cui puntare anche per l’anno prossimo. Di allenatori disposti a buttarsi nel ginepraio bianconero per soli 6 mesi sembra ce ne siano pochi e tutti gli interessati (da Zoff a Trapattoni) avrebbero rifiutato. Rimane l’ex c.t. dell’Under 21 Gentile, ma per ora sembra che sia stato messo in stand-by.
Per diverse ore in tanti hanno criticato questo assurdo attendismo dei dirigenti bianconeri e l’avevano archiviata come l’ennesima figuraccia, ma ora sta spuntando uno scenario che sembra in qualche modo “giustificare” questa empasse. Ferrara non resterebbe sulla panchina anche giovedì in Coppa Italia contro l’Inter e nel turno di campionato contro la Lazio “per caso”, ma perché la Juventus starebbe cercando di portar via da subito Rafa Benitez dal Liverpool per affidargli la panchina.
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Povero Ciro! L’allenatore della Juve Ferrara è in balia di se stesso e di una squadra che poco lo comprende e a cui, forse, poco riesce a dare; la fiducia della società pare garanzia per andare avanti senza scossoni, dichiarazioni volte ad evitare lo spettro del quarto allenatore in quattro anni dalle parti di Corso Galileo Ferraris. Ma chi conosce il calcio, l’accoppiata Blanc&Secco e il mondo del giornalismo sportivo, non può non credere al fatto che all’ex scugnizzo napoletano sia stata data una fiducia a tempo: Bari e Catania, o 6 punti per credere davvero nello scudetto o il panettone Ferrara non potrà mangiarlo.
Sul web, sulla carta stampata e nei bar, allora, si gioca al toto-allenatore: quale il prossimo accompagnatore di questa Vecchia Signora sempre più vecchia e meno signora? Con Spalletti ormai sulle rive della Neva, Hiddink che invece dalla Russia se ne scappa ma in testa ha solo Londra, Gasperini che addirittura è richiesto da Ferguson come suo vice (e poi sta al Genoa ora come ora!), beh, sfogliando la margherita rimane un solo petalo. E corrisponde al nome di uno juventino doc. Casiraghi? Gentile? Possibili traghettatori, lo juventino succitato è Roberto Mancini!
Lui che ci ha sempre messo la faccia quando era a libro paga di Massimo Moratti, nella tempesta durante Calciopoli e avallatore di scudetti altrui cuciti sui petti nerazzurri, odiato dalla tifoseria juventina, insomma proprio il Mancio che ieri a Il Giornale e a Tuttosport ha rilasciato dichiarazioni niente male: “Andate a trovare una sola dichiarazione nella quale abbia detto qualcosa di male sulla Juve; d’altra parte da bambino mi sorbivo ore di pullman dalla mia Jesi per venire al Comunale a tifare per la Juve. Successivamente sono stato un professionista, ma quei momenti della mia infanzia rimangono, nessuno può togliermeli“.
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Della magica nidiata del 1982, i 23 calciatori che ci fecero sognare in quel di Spagna conquistando il terzo titolo mondiale dell’Italia, sono usciti allenatori piuttosto mediocri: non può dirsi che Tardelli e Graziani, Dossena e Vierchowod, Conti e Cabrini abbiano avuto una brillante carriera come trainer, tutt’altro. Le uniche eccezioni riguardano Dino Zoff (ottimo condottiero di Juve e Lazio oltre che arrivato a un secondo dal titolo Europeo nel 2000) e Claudio Gentile che con la Under 21 ha vinto un Europeo nel 2004 oltre a conquistare un bronzo alle Olimpiadi nello stesso anno non avvalendosi dei fuori-quota.
Nel 2006, in seguito allo scandalo Calciopoli, l’allora presidente in pectore della FIGC, Guido Rossi, lo sollevò dall’incarico di selezionatore degli azzurrini, nonostante non ci fossero sentori in questo senso. Così qualche tempo fa si espresse in merito: “Non mi hanno mai detto perché sono stato esonerato. Mi hanno solo detto che non facevo più parte dei quadri della Federazione“. Eppure oggi assicura: “L’esonero mi è costato tantissimo perché io potevo andare in un grande club ma la Federazione mi disse che facevo parte dei loro piani. Poi invece a sorpresa mi hanno licenziato anche se io avevo ottenuto risultati” l’amara considerazione dell’ex juventino.
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Per la Lazio e per Delio Rossi si trattava di un semplice discorso di mercato tra l’allenatore e il presidente sull’acquisto di Ledesma. Per la Procura Federale l’espressione ammorbidire il Lecce utilizzata da Rossi aveva un’accezione poco “lecita” e quindi il tecnico biancoceleste avrebbe violato l’articolo 1 del Codice di Giustizia Sportiva. L’udienza della Disciplinare è stata rinviata al 16 maggio alle 15 a causa dell’assenza dell’avvocato di Rossi. Commenta così l’avvocato della S.S. Lazio Gentile:
La Procura ha riconosciuto l’impedimento dell’avvocato Viglione, in un clima di grandissimo rispetto reciproco. Ha accettato il rinvio purché fosse fissata una data prima della fine del campionato. Così un eventuale sanzione verrebbe scontata nell’ambito di questo torneo. La Procura vuole la chiusura breve perché ha lamentato un ritardo nella trasmissione del cd con la telefonata, cosa che ha rallentato il procedimento. Siamo fiduciosi, la nuova tranche di telefonata dimostra esattamente ciò che voleva dire Rossi, cioè che si parlava di mercato. La telefonata comincia con Ledesma e finisce con Ledesma.
Nel frattempo Lotito, solleticato da domande di mercato, è intervenuto ieri chiarendo la posizione della società in merito al futuro di Goran Pandev (fotogallery) glissando a metà sulla vicenda Totti: