
La Coppa d’Asia entra nel vivo coi suoi 180 minuti giocati dalle 16 squadre impegnate in questi giorni in Qatar; pochi i verdetti con gli ultimi match che promettono dunque scintille. Nel Girone A l’Uzbekistan vince ancora, questa volta contro il Kuwait (di nuovo a segno Dzeparov, giocatore molto interessante), ma la vittoria dei padroni di casa con la Cina rende questo raggruppamento ancora incerto anche se molto probabilmente alla fine passeranno il turno proprio gli uzbechi e il Qatar. Nel Girone B Zaccheroni coglie la prima vittoria in partite ufficiale da quando siede sulla panchina del Giappone: 2-1 sofferto alla Siria, risultato raggiunto in extremis e in 10 uomini grazie al rigore realizzato da Keisuke Honda.
La Giordania supera di misure la deludente Arabia Saudita, finalista quattro anni e ora già eliminata; domani a Doha il derby contro la Siria, una partita da dentro o fuori per i giordani col Giappone sostanzialmente sicuro del passaggio del turno. Nel Girone C l’Australia impatta, 1-1, contro la sempre tignosa Corea del Sud; per gli oceanici in gol Jedinek, centrocampista 26enne del Gençlerbirliği. Nell’altro match roboante 5-2 del Bahrain contro la derelitta India, addirittura un poker per Abdullatif: Corea praticamente già ai quarti, lo scontro tra Australia e Bahrain decreterà la seconda qualificata. Infine il Girone D, quello con l’unica squadra già certa di essere tra le prime otto della competizione.
Stiamo parlando dell’Iran che ha piegato a fatica la Corea del Nord, gol di Ansari Fard a metà ripresa e seconda vittoria di misura su due partite giocate. L’autogol sulla sirena di Albalooshi Walid manda nello sconforto gli Emirati Arabi Uniti e al contempo riempe di gioia l’Iraq che dunque vede la qualificazione nonostante la sconfitta all’esordio contro l’Iran: agli iracheni basterà un pareggio contro la Corea del Nord, ancora a secco in quanto a gol segnati, per assicurarsi il quarto di finale. Sospiro di sollievo per gli organizzatori che ormai sono quasi certi che il derby delle Coree sarà evitato nel prossimo turno, a meno di una clamorosa vittoria dei nordcoreani proprio contro l’Iraq.

Oggi, 12 gennaio 2011, è già tempo di assistere alla seconda giornata di questa affascinante Coppa d’Asia 2011, competizione partita in sordina ma che regala comunque ottimi sprazzi di calcio. Dopo i primi 90 minuti per ciascuna delle sedici nazionali impegnate in Qatar, non molte le sorprese a parte forse il pari in extremis del Giappone di Zaccheroni. Ma andiamo in ordine, analizzando la situazione in ogni raggruppamento. Nel Girone A padroni di casa subito sconfitti all’esordio dai più quotati giocatori dell’Uzbekistan, anche la Cina vince 2-0 contro il Kuwait e rispetta il pronostico.
Nel Girone B Yoshida salva il Giappone al 92° dopo che i samurai erano stati sotto per lunga parte di gara contro la Giordania; nell’altro match la Siria viene trascinata da un magnifico Al Hussain e piega, anche in questo caso stravolgendo un po’ il pronostico della vigilia, l’Arabia Saudita: 2-1 per i siriani. Nel Girone C tutto facile per l’Australia contro la derelitta India, 4-0 con in evidenza Cahill autore di due gol; vince anche la Corea del Sud contro il Barhain, 2-1 e ancora una doppietta, quella firmata da Koo Ja-Cheol. Infine il Girone D caratterizzato dalla sfida a rischio tra Iran e Iraq.
Nonostante ci fosse un po’ di apprensione, gli atleti in campo hanno mostrato grandissimo fair-play (solo un ammonito) e alla fine ha vinto l’Iran per 2-1, piegando così i campioni in carica iracheni, trionfanti a sorpresa nell’estate del 2007; nell’altra sfida 0-0 tra Emirati Arabi Uniti e Corea del Nord, più o meno tutto secondo copione coi nordcoreani che per il momento tengono viva la possibilità di un passaggio di turno molto temuto dagli organizzatori perché agli ottavi potrebbero incontrare i cugini del Sud. Dopo la seconda giornata si avranno le idee ancora più chiare in merito a chi accederà ai quarti di finale.

Arrivati a questo punto, è normale che si voglia continuare a sognare: Uruguay e Olanda sanno benissimo che sono a 90 minuti dalla storia, a una sola partita dal riscriverla la storia, per far vivere giorni magici ai propri tifosi, per regalare anche ai più giovani emozioni che ormai sembrava non potessero essere più vissute. La Celeste fa parte di quell’elitario gruppo di sette che hanno vinto un titolo Mondiale: il primo in assoluto nel ‘30 e poi quello pazzesco venti anni dopo battendo il Brasile al Maracanà. Poi nulla più, neanche tanto strano per una Nazione che in fondo ha solo 3 milioni di abitanti: “Ci sono nazioni che hanno più gente che gioca a pallone di quante persone ci sono in assoluto da noi” ha fatto notare Tabarez.
Strana storia quella dell’allenatore uruguagio che in Italia abbiamo conosciuto per aver allenato Cagliari e Milan: coi rossoneri andò però male, con i titoli di coda già al primo di dicembre con la cartolina del gol di Luiso quando il Piacenza piegò il Diavolo per 3-2. Si parla di una vita fa. Ma non è che poi abbia allenato tanto da allora in poi, con l’ultima squadra di club il Boca Juniors all’inizio del Nuovo Millennio, salvo poi riprendersi la Nazionale dopo l’esperienza di quindici anni prima, quando guidò la Celeste anche nei Mondiali italiani del ‘90. Per strappare il ticket per il Sudafrica ha dovuto battere, non senza fatica, la Costarica negli spareggi, poi l’inserimento nel Gruppo A con Francia, Messico e i padroni di casa.
“È stato un Mondiale pieno di sorprese, non vedo perché non dovrebbero essercene altre. Noi continuiamo a segnare. Quando è stato sorteggiato il nostro gruppo eliminatorio, tutti ci facevano le condoglianze. E invece… Pochi pensavano anche che l’Olanda potesse battere il Brasile, ma questo è il calcio. Il Mondiale non incorona la squadra più forte in assoluto, ma chi è più forte in questo determinato momento, e in questo torneo” ha asserito con saggezza il tecnico 63enne che ha messo su una bella squadra, formata da giovani e più anziani reduci, chi più chi meno, da ottime annate. E poi la fortuna ha fatto il resto, non tanto con la Corea quanto contro il Ghana e lo sciagurato rigore di Gyan.

Tre volte giocatore tedesco dell’anno, una fama di “eterno secondo“, centrocampista moderno come pochi, nato nella cittadina più ad est di tutta la Germania: stiamo parlando di Micheal Ballack che dopo otto stagioni tra Bayern Monaco e Chelsea torna lì dove era esploso, e cioè a Leverkusen. Firma su un contratto biennale che il Bayer gli aveva proposto, i tedeschi se lo sono accaparrato a parametro zero visto che non aveva rinnovato coi Blues: un ritorno clamoroso, dopo quell’addio nel 2002 in cui Ballack perse finale di Champions proprio con le aspirine (contro il Real Madrid) e finale mondiale contro il Brasile (ma per una goffa squalifica per un giallo contro la Corea del Sud saltò l’evento).
Non solo quell’anno perse anche la finale di Coppa di lega e lo sprint scudetto (vinsero Schalke e Borussia Dortmund), poi col Chelsea si dovette accontentare della medaglia d’argento nella finale di Coppa Campioni a Mosca contro il Manchester United (e fu sconfitto anche in finale di Fa Cup contro il Tottenham), oltre ad essere in campo nella sconfitta nella finale di Euro 2008 contro la Spagna. Quest’anno niente Mondiali per un rude fallo di Boateng del Portsmouth, caviglia fuori uso e Germania senza capitano. Ora un nuovo capitolo, anche se è un ritorno al passato: “Tornando al Leverkusen, chiudo un cerchio” le prime parole del giocatore, ora 33enne.
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La Corea Del Sud raggiunge l’Argentina negli ottavi di finale al termine di un match combattutissimo contro la Nigeria: 2-2 il risultato finale, con gli africani che fino ai minuti finali vanno vicinissimi al successo che, vista la contemporanea sconfitta della Grecia contro gli uomini di Maradona, gli avrebbe regalato la qualificazione. Africani in vantaggio poco prima del quarto d’ora con un gran tocco in controtempo di Uche e in controllo del match per lunghi tratti della prima frazione, fino al pari arrivato un po’ sorpresa ad opera di Lee Jung Soo, sugli sviluppi di un calcio di punizione, che cambia completamente l’inerzia dell’incontro.
Le foto di Nigeria - Corea Del Sud 2-2
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Altre sedici partite e finalmente qualcosa di buono si è visto; dopo la prima e alquanto deludente giornata di questi primi Mondiali africani, dopo i secondi 90 minuti per le 32 compagini impegnate lo spettacolo è iniziato a venir fuori e con esso numeri, statistiche e verdetti che riempono le pagine dei giornali e le bocche dei clienti mattutini dei bar. Iniziamo dalle cosiddette sentenze, quelle inappellabili: Olanda e Brasile sono le due uniche squadre ufficialmente qualificate per il prossimo turno, un piede e tre quarti anche per Argentina e Portogallo, non appare difficile completare l’opera per il Paraguay, il Messico e l’Uruguay. Fuori invece in maniera definitiva solo Camerun e Corea del Nord, praticamente in “stato vegetativo” alcune selezioni come Honduras, Costa d’Avorio e Australia.
Quarantadue i gol segnati nella seconda tornata, quasi il doppio della prima, più tiri, più azioni spettacolari, i cannonieri si sono svegliati: doppiette per i vari attaccanti della Liga, da Villa a Forlan fino a Fabiano, per non parlare di un altro aspirante pichichi come Higuain addirittura di tripletta contro la Corea del Sud. Due le reti anche per Tiago, Gyan ed Elano. Imbattute le difese di Uruguay, Cile, Portogallo e Olanda, polveri ancora bagnate per Francia, Honduras e Algeria. Diverse le partite divertenti negli ultimi sei giorni: roboante il 7-0 del Portogallo alla povera Corea del Nord, spettacolare il 2-1 di forza della Danimarca ai danni del Camerun, ma godibile anche il 3-1 brasiliano contro gli elefanti ivoriani e il 4-1 argentino ai danni della Corea del Sud.
Tante le espulsioni, qualche rigore, la Fifa ha comunque asserito che fino ad oggi gli arbitri impegnati nella rassegna se la stanno cavando bene: di certo il gol annullato ad Adu sul finire di Stati Uniti - Slovenia 2-2 (sarebbe stata la rete della vittoria per gli americani) è stato incredibile (nessuno sa cosa è successo), così come non è sembrato uniforme il giudizio a seconda della nazionalità delle giacchette nere: l’arabico arbitro di Cile - Svizzera è stato severissimo, il guatemalteco di Italia - Nuova Zelanda fin troppo indulgente nei confronti di Fallon e dei suoi gomiti larghi. E ora una breve dissertazione sulle compagini che fin qui hanno deluso, e non poco, e quelle che invece hanno sorpreso alla luce dei 180 minuti giocati.
Le Foto delle Sexy Tifose di Sudafrica 2010








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Video Mondiali 2010: Argentina - Corea del Sud 4-1 - 17 Giugno - Highligths HD










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Diciannovesimo Mondiale di Calcio, primo nel continente africano: che ne è stato di questa fase finale dopo che tutte e 32 le nazionali impegnate hanno affrontato il loro primo incontro? Presto per tracciare bilanci e azzardare opinioni più o meno definitive, comunque una prima indicazione si è avuta sul Mondiale che è e che, presumibilmente, sarà. In 16 partite fin qui disputate appena 25 gol, uno ogni 57 minuti, praticamente la miseria di 1,5 a partita con due soli match terminati con un “over” (3 o più gol, termine noto agli scommettitori) e altrettanti a reti bianche.
Contraddistinto prima del via dagli infortuni eccellenti e con un nugolo di favorite che per un motivo o per l’altro non convincevano del tutto, i primi 90 minuti di ogni selezione impegnata hanno fornito spunti interessanti. Delle big ha perso solo la Spagna, evidenziando la cronica difficoltà ad emergere nella rassegna intercontinentale più importante; pareggi deludenti per gioco e occasioni da gol create per l’Italia, il Portogallo e la Francia. Da rivedere anche l’Inghilterra, alle prese col solito problema degli estremi difensori. Hanno vinto solo la Germania, l’Olanda, il Brasile e l’Argentina.
Sia i tedeschi che i cugini olandesi sono giovani e con poca esperienza: mix perfetto per non steccare la prima, ma altrettanto intuibile un tonfo improvviso quando le partite saranno ad eliminazione diretta. E poi l’Australia ha mostrato limiti inimmaginabili (avversaria dei teutonici), la Danimarca è crollata per uno sfortunato autogol. L’Argentina: forse la più infarcita di stelle, ma con un allenatore che tatticamente è quanto meno imprevedibile. E il Brasile che stiracchia un 2-1 con la Corea del Nord dimostra che il calcio è cambiato: i verdeoro hanno star in porta e in difesa, ma il calcio bailado latita.
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Sigaro in bocca, tuta di battaglia, lingua biforcuta e ancora tanta voglia di dare calci a un pallone col solo piede che sa usare, il sinistro: Diego Armando Maradona è il ct più discusso di questi campionati del mondo, lui e la sua Argentina sperano di riportare il titolo iridato a Buenos Aires 24 anni dopo l’ultimo successo. Ma per farlo ci sono da dribblare non solo i difensori di turno, ma anche giornalisti irriverenti, ex stelle del calcio che vogliono dire la propria, un pallone con le traiettorie strane e chi più ne ha più ne metta, col Pibe de Oro che prova a fare l’allenatore (ai posteri l’ardua sentenza sulla qualità del suo operato) ma che sicuramente sa fare il comunicatore.
Pelè si azzarda a dichiarare che Maradona ha accettato l’incarico di commissario tecnico solo per soldi? “Pelé torni al museo” replica laconico il ct della Seleccion, che ha una parolina anche per il presidente della Fifa Michel Platini che interrogato sulle qualità professionali dell’ex numero 10 del Napoli se n’è uscito soltanto con un “Maradona era un grande giocatore“. L’interpellato risponde: “Platini non mi sorprende perchè io e lui siamo sempre stati molto distanti. Non siamo in grandi rapporti, hola e arrivederci, niente più. Sappiamo come sono i francesi. Platini è francese e pensa di essere meglio del resto del mondo. Io non gli ho mai dato peso“.
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Ieri sera prima del calcio di inizio della partita tra Brasile e Corea del Nord, durante l’inno degli asiatici il numero nove Jong Tae-Se è scoppiato in lacrime: una scena molto toccante, che sottende a un orgoglio verso la Repubblica di Pyongyang con pochi eguali. La sua è una storia di quelle che va sopra le righe, un puntino colorato in mezzo a una serie di giocatori sconosciuti figli di un regime da cui non trapela nulla, neanche le informazioni su calciatori e allenatori. E’ presto raccontata, senza troppi giri di parole: Tae-Se nasce in Giappone 26 anni fa da genitori sudcoreani ma profondamente legati alla Corea del Nord tanto che iscrivono il pargolo a una scuola nordcoreana di stanza in Giappone.
Lì muove i primi passi come calciatore e soprattutto inizia a nutrire un forte amore verso Pyongyang e la sua gente. Finita la scuola si iscrive alla Korea University di Tokyo, un ateneo privato finanziato dal governo nordcoreano; a quel punto si sente pronto per diventare cittadino della Corea del Nord a tutti gli effetti e dalle istituzioni giapponesi non trova resistenza. Tante invece sono quelle provenienti da Seoul, ma la Chongryon (Associazione Generale dei Coreani residenti in Giappone) prende a cuore il caso del ragazzo e di fatto gli procura l’agognato passaporto. Esordio il 19 giugno 2007 con la maglia rossa della sua Nazionale e subito poker contro la Mongolia.
Le immagini di Jong Tae-Se, in lacrime durante l’inno della Corea del Nord





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