
Il derby perso contro l’Inter continua a pesare nella testa dei giocatori del Milan, dopo l’eliminazione in Coppa Italia la squadra di Leonardo si deve accontentare, come all’andata, di un pareggio contro il Livorno. I rossoneri si sono portati in vantaggio allo scadere del primo tempo grazie a capitan Massimo Ambrosini. I labronici nella ripresa si svegliano dal torpore e dopo pochi minuti raggiungono il pari grazie a Cristiano Lucarelli. Poi, complice la poca precisione sotto porta delle punte milaniste, il risultato non si sblocca più. Serse Cosmi è felice per il fondamentale punto in chiave salvezza su un campo non certo semplice, Leonardo un po’ meno, ora i punti di distacco dalla capolista sono otto e non c’è neanche più il “vantaggio” della partita in meno (Il Tabellino di Milan - Livorno 1-1 - Il Video di Milan - Livorno 1-1).
All’ultimo momento Leonardo deve rinunciare a Dida bloccato dal mal di schiena, Abbiati può così tornare tra i pali. Anche Pirlo è fuori gioco per affaticamento, al suo posto il francese Flamini in coppia con Ambrosini, soltanto panchina per Gattuso, dentro dall’inizio anche Seedorf. Cosmi, tornato al timone degli amaranto, schiera un solido 3-5-2 con Lucarelli e Bellucci a formare la coppia d’attacco, con il secondo preferito a Tavano. Ad orchestrare la manovra al centro del campo il danese Bergvold in sostituzione dello squalificato Mozart.





Il sodalizio sportivo tra il Livorno e Serse Cosmi continua, lo ha annunciato il presidente Aldo Spinelli ai microfoni di Sky Sport 24 dopo un incontro tenutosi questa mattina a Genova e durato oltre tre ore. Il riavvicinamento, che fino a ieri sembrava un percorso impraticabile, alla fine si è realizzato anche grazie alla pressione di tifosi e giocatori sul patron amaranto. L’allenatore umbro, dopo le sue dimissioni, aveva infatti ottenuto la solidarietà in blocco di tutto l’ambiente livornese con la sola eccezione del presidente che alla fine si è visto costretto a tornare sui suoi passi e a respingere le sue dimissioni.
Il motivo della rottura era stata una critica del patron ai metodi di lavoro del tecnico, in particolare Spinelli non aveva gradito i due giorni di riposo concessi alla squadra dopo la sconfitta contro il Cagliari, arrivando ad accusare il suo allenatore di essere anche solito a questo tipo di decisioni avendo spesso agito allo stesso modo anche a Brescia. Cosmi sentendosi minacciato in quella che era la sua zona operativa non ci ha pensato più di tanto e, dopo il fischio finale della partita del Picchi contro il Napoli, aveva salutato tutti e presentato le dimissioni.
Il Napoli non si ferma più e a Livorno fa 14, tanti sono i risultati utili consecutivi, l’ultima sconfitta è ormai un ricordo sbiadito e risale al 4 ottobre quando gli azzurri persero a Roma contro i giallorossi, fu l’ultima partita di Roberto Donadoni che due giorni dopo sarà sostituito da Walter Mazzarri. I campani, seppur in emergenza per alcune assenze importanti riesce a ottenere il massimo on Toscana grazie ad un gol meraviglioso di Christian Maggio e al raddoppio di Luca Cigarini. Sul risultato finale c’è però anche la firma di Morgan De Sanctis, decisivo il rigore parato a Cristiano Lucarelli quando la sua squadra ancora era avanti di un solo gol. La sconfitta ha portato in dote un grande sconvolgimento negli amaranto: a fine partita infatti Serse Cosmi ha rassegnato le sue dimissioni (Il Tabellino di Livorno - Napoli 0-2 - Il Video di Livorno - Napoli 0-2).
Senza i pezzi pregiati in attacco, sono indisponibili infatti Quagliarella e Lavezzi, il peso del reparto azzurro offensivo è sulle spalle di German Denis. Cosmi risponde con Cristiano Lucarelli affiancato dal neo arrivato Claudio Bellucci. La prima frazione di gioco non è stata molto emozionante. I padroni di casa hanno proposto come unica soluzione quella di mandare palle in avanti sperando nell’invenzione del capitano. Il Napoli versione operaia è manovriero a centrocampo e attento a non lasciare spazio agli attacchi livornesi. La svolta della partita arriva però allo scadere quando Aronica lascia partire un cross sulla sinistra, la palla arriva a Maggio che con un destro al volo indirizza la palla all’incrocio dei pali opposto. La marcatura, meravigliosa, ricorda molto quella che Marco Van Basten mise a segno nel 1988 contro la Russia, durante gli Europei che poi avrebbero visto l’Olanda trionfare.





Il giudice sportivo ha sentenziato: dopo la quindicesima giornata di campionato Giampaolo Tosel ha inflitto i “suoi” turni di squalifica a diversi giocatori e allenatori. Inter-Atalanta sarà una partita senza allenatori (una giornata a Mourinho e Conte a seguito delle espulsioni ricevute durante le partite), Cristiano Lucarelli e Antonio di Natale saranno ai box per due turni per ingiurie all’arbitro, più un nugolo di giocatori fermati per una giornata, da Felipe Melo a Samuel, da Ranocchia a Menez. Routinaria amministrazione, ma la squalifica combinata al numero 10 dell’Udinese, Di Natale appunto, ha fatto parlare per due motivi: primo, il giocatore non era stato espulso durante il match e ha offeso l’arbitro a telecamere spente sotto il tunnel (”… per aver al termine della gara, in due momenti successivi, espresso all’Arbitro, con atteggiamento intimidatorio, l’intenzione di criticare pesantemente il suo operato presso l’Organo tecnico…“), secondo, per l’uscita del patron dei friulani Pozzo in merito all’accaduto.
Già squalificato in questo stesso campionato (per questo motivo saltò Juve-Udinese), ora dovrà guardare da casa sia la trasferta di Siena che la gara casalinga col Cagliari che i suoi compagni giocheranno prima di Natale. Per rivederlo in campo dovremmo aspettare il 2010, evenienza che Gianpaolo Pozzo ha preso molto male. E non le manda a dire al giocatore dalle pagine del sito ufficiale della squadra: “In riferimento alle due giornate di squalifica comminate ad Antonio Di Natale, che vanno aggiunte a quella precedente – dopo 4 ammonizioni tutte e solo per proteste – intendo precisare una cosa: tutti questi episodi sono assolutamente gratuiti e inutili e vanno a vanificare l’immagine di campione e artista del pallone che il nostro numero 10 possiede. Un Di Natale così all’Udinese non serve” ha attaccato duro il numero uno udinese.
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Quarto posto dietro Barcellona, Real Madrid e Bordeaux: è il Bari di Giampiero Ventura, che occupa questa piazza d’onore in quanto a gol subiti. Con solo sette reti a sfavore, i pugliesi si riscoprono una delle difese migliori d’Europa, un fatto che non può che inorgoglire gli artefici di questo exploit. Di Ranocchia e Bonucci avevamo già parlato all’indomani del pareggio esterno a Milano contro l’Inter; questi due ragazzi si stanno confermando su standard altissimi, dando una mano decisiva all’avvio sorprendente dei galletti biancorossi. Ma qualche metro dietro di loro non può passare inosservato il portierino belga, quel Jean François Gillet che di questa squadra è il capitano, l’anima, la bandiera.
Dopo esser arrivato a Monza via Standard Liegi, nel 2000 mise piede nel capoluogo pugliese e dopo 10 anni si può dire abbia messo radici. A parte una parentesi a Treviso nel 2003/04 (per via dei dissapori con Tardelli, allora allenatore del Bari), il “gatto di Liegi” non ha mai svestito i colori biancorossi, divenendo l’idolo del San Nicola. I tifosi lo adorano, lui adora loro, nonostante questo la Nazionale belga non l’aveva mai preso in considerazione e al ritorno in A la società era alla ricerca di un altro estremo difensore. Poco male, lui si è rimboccato le maniche e sta prendendosi le sue rivincite.
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La Fiorentina sbanca il Picchi grazie ad un calcio di rigore di Jovetic subentrato ad uno spento Adrian Mutu. Protagonista della partita più che l’autore del gol, è stato il portiere Sebastian Frey che si è esibito in alcune parate eccezionali che hanno permesso alla sua squadra di conquistare i tre punti. Il Livorno ha giocato una buona partita, ma ha pagato la mancanza di lucidità sotto porta della coppia Tavano-Lucarelli. I due attaccanti amaranto hanno tutto per fare bene, eppure in questo inizio di stagione non sono mai riusciti ad incidere come avrebbero sperato i tifosi livornesi. (Le Foto della partita - Il Video)
I viola giocano male nel primo tempo concedendo molti spazi ai padroni di casa che si dimostrano non all’altezza di saperne approfittare. Il gioco del Livorno è affidato a Mozart che dirige le operazioni a metà campo, ed a Candreva che riesce a rende imprevedibile la manovra della squadra grazie alla sue accelerazioni. Al 20′ minuto c’è un’azione buona per i viola; Gilardino fa la sponda per Mutu che prova a piazzare la palla di piatto destro sul palo più lontano. Per fortuna di De Lucia il pallone finisce di poco a lato. Dopo due minuti c’è il primo episodio dubbio che fa arrabbiare i giocatori in campo e il loro presidente a fine gara.
Niente da fare, il Livorno ci prova ma non riesce ad avere la meglio di una Juve cinica e compatta, una squadra da punteggio pieno che dopo 4 giornate può guardare tutte le altre compagini dall’alto in basso della classifica. Eppure se non fosse stato per super Gigi Buffon la sera della Vecchia Signora sarebbe stata meno serena di quel che è sembrato, una vittoria scaturita nella prima frazione grazie a un paio di lampi di Iaquinta e Marchisio, a loro modo autori di due gol di pregevole fattura su cui nulla ha potuto il pur generoso De Lucia. Ma come detto netto è stato il timbro del portierone juventino, decisivo per tutti i novanta minuti (Le Foto di Juve - Livorno 2-0 - Il Video di Juve - Livorno 2-0).
La Juve dei sette infortunati si presenta sul terreno bagnato dell’Olimpico con una formazione comunque di qualità: torna Grygera a destra, a centrocampo si piazza Poulsen, Giovinco è il rifinitore di Iaquinta e Trezeguet. Il duo Russo-Ruotolo non sembra temere particolarmente l’avversario e propone il solito 4-3-1-2 con Candreva libero di ispirare Tavano e Lucarelli. Il match è stato interessante sin dall’inizio, merito anche dei labronici che ripartivano con buona lena, sfruttando ogni minimo spazio lasciato sguarnito dalla generosa difesa juventina. Capita così che nel primo tempo si contano ben 3 occasionissime amaranto, proprio col trio offensivo che deve però inchinarsi a un Buffon formato Mondiale.
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Ore 19: l’Ata Hotel Quark di Milano chiude i battenti. Chi è dentro è dentro, la sessione estiva del mercato cala il sipario. Ora la sosta per far integrare i nuovi arrivati, poi fino al 2010 si andrà avanti con le rose definite oggi (salvo acquisti di svincolati). Vediamo squadra per squadra gli ultimi colpi di mercato (vengono riportate solo le operazioni in entrata, a patto che le cessioni non riguardino squadra di categorie inferiori o di altri campionati).
LAZIO: tanto lavoro per nulla. I biancocelesti cercavano un difensore ma prima è sfumato Michele Canini (troppi per i capitolini i 700mila euro chiesti dal Cagliari per il prestito), poi anche Carlos Valdez della Reggina (per non parlare di Bengtsson qualche giorno fa). Con lo squalificato Cribari, è allarme difesa contro la Juve. Restano a Roma Pandev e Ledesma, a meno che non vadano in Premier il cui mercato è ancora aperto per 24 ore. Correa al Taranto.
LIVORNO: lo aveva detto Aldo Spinelli, il mercato è fatto. Così non torna in amaranto neanche il centrocampista 36enne Dario Passoni dal Mantova voluto dall’amico Cristiano Lucarelli ma che alla fine se lo è accaparrato l’Albinoleffe. Tavano resta labronico, Grandoni al Gallipoli, Locatelli rifiuta a gran sorpresa.
MILAN: operazioni minori per il Diavolo. Il tempo di spedire a Lecce in prestito il fratello di Kakà, Digao, e Willy Aubameyang ai belgi del Kas Eupen.
NAPOLI: anche Marino ha passato una giornata di relativa tranquillità. Piazzati Montervino a Salerno e Blasi a Palermo, il suo lavoro è finito lì. I partenopei chiudono il mercato con 6 acquisti e 20 cessioni.
PALERMO: nonostante l’ottimismo di Zamparini, alla fine Dzemaili non è arrivato. Solo Blasi, che pure in un primo momento pareva rifiutare, per coach Z. Rimane quindi Succi.