Highlights Atletico Madrid-Barcellona 1-2 | Video Gol Liga
Lionel Messi, a qualche ora di distanza dalla prodezza di Cristiano Ronaldo, risponde con una punizione magistrale che permette al Barcellona di espugnare il campo dell’Atletico Madrid. Non è stato semplice per i catalani scardinare il muro dell’Atletico guidato da Simeone che, da quando siede sulla panchina dei colchoneros, ha cambiato radicalmente in meglio il carattere della squadra. Al 36′ Messi scarica sulla sinistra a Fabregas che di prima intenzione serve un cross rasoterra per la scivolata vincente di Dani Alves.
Risultati della 25esima Giornata
Ma ad inizio ripresa l’ottimo Falcao trova il gol del pari sugli sviluppi di un corner, facilitato anche dalla distratta difesa del Barcellona. L’Atletico si rende pericoloso in altre occasioni, ma il solito Falcao viene fermato ingiustamente da un paio di fuorigioco che non c’erano. All’81′ Messi calcia una punizione magistrale che si infila nel sette e i giocatori dell’Atletico protestano con l’arbitro perché la barriera non si era ancora posizionata. Tutto inutile: sembra proprio che nessuno abbia chiesto al direttore il tempo necessario per comporre la barriera. C’è ancora il tempo per un tocco di mano sospetto di Busquets nell’area dei blaugrana, ma l’arbitro lascia correre.
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Quella che ad agosto, a sorteggi appena effettuati, pareva una data cerchiata doppiamente in rosso, il 23 novembre 2011, dopo quasi tre mesi si è trasformata in un feticcio per appassionati e amanti del (bel) calcio: sia chiaro, Milan - Barcellona di stasera rimane comunque un grandissimo match, ma per gli utilitaristi che guardano alla classifica, con entrambe le squadre già qualificate agli ottavi di finale di Champions League, la gara del San Siro non sarà ad altissima tensione come ad esempio quella di ieri del San Paolo tra Napoli e Manchester City. I temi comunque sono tanti e caldi: innanzitutto il primo posto nel girone che non sempre è sinonimo di privilegi nel sorteggio del turno successivo (a memoria viene in mente la Juve che nel 2009 pescò, da prima, il Chelsea di Hiddink) ma che può costituire comunque sempre un vantaggio (non fosse altro perché si gioca la prima fuori); poi ci sono i trofei in campo e il prestigio, ma anche il tema Ibrahimovic che incontrerà per la prima volta la sua ex squadra con la maglia rossonera (e sappiamo come si sono lasciati).
In diretta sulla Rai, su Sky e su Mediaset Premium, insomma, Milan - Barça è partita comunque succulenta, con tanto di Berlusconi in tribuna a vedere da vicino come se la batterà la sua squadra contro i fantasmagorici alieni catalani, in settimana dati per sicuri vincitori da addetti ai lavori e non (in primis il grande ex rossonero Marco Van Basten, che ha definito i blaugrana di un altro pianeta rispetto al Diavolo). Per fortuna di Massimiliano Allegri, l’undici che può schierare sul rettangolo verde è di quelli che danno garanzie, con Robinho che pare preferito al rientrante Pato (in gol dopo pochissimi secondi al Camp Nou) e Nocerino destinato alla panchina per far spazio al più esperto Van Bommel. Per Pep Guardiola meno dubbi amletici: squalificato Dani Alves, ecco pronto Abidal, per il resto ci sono tutti da Messi (che sarà francobollato da Thiago Silva) a Fabregas, da Xavi al capitanissimo Puyol. Ecco le formazioni ufficiose dell’incontro:
Milan (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Nesta, Thiago Silva, Zambrotta; Aquilani, Van Bommel, Seedorf; Boateng; Ibrahimovic, Pato. A disposizione: Amelia, Antonini, Bonera, Emanuelson, Ambrosini, Nocerino, Robinho. Allenatore:Allegri.
Barcellona (4-3-3): Valdes; Puyol, Piquè, Mascherano, Abidal; Xavi, Busquets,Keita, Fabregas; Messi, Villa. A disposizione: Pinto, Fontas, Maxwell, Thiago, Sanchez, Cuenca, Pedro. Allenatore: Guardiola.
Arbitro: Stark (Germania).
Buona partita a tutti!

L’estremo difensore Lara scarica a sinistra per Fran Alvarez che di prima imbecca il centrocampista Euguene, scambio rapido con Rolon che a memoria trova Dongou, per l’attaccante è un gioco da ragazzi fare gol: fra sei anni la cronaca di una rete del Barcellona potrebbe essere proprio questa, se è vero che il club catalano ha ramificazioni nel settore giovanile cosicché già si conoscono gli eredi di Valdes, Iniesta e Villa. La politica della “cantera” dei blaugrana è risaputa e fruttuosa, ma la maniacale attenzione con cui si fanno crescere i ragazzini va ben oltre la semplice progettazione: quest’anno il Barça gestisce 256 giovani giocatori e in estate per 82 ragazzini che hanno abbandonato ben 80 ne sono stati inseriti esaminando addirittura 4763 profili di giovanissime promesse.
I dettagli, è su questi che si punta come fa notare il quotidiano iberico Sport; a partire dalla porta dove si cercano giovanotti con precise caratteristiche: ben piazzati fisicamente, impavidi nelle uscite e bravi coi piedi, sotto lo sguardo attento di Juan Carlos Unzué e Ricard Segarra, i due curatori del settore. A ben vedere una pecca c’è: manca un erede di 15-16 anni per la fascia destra, dopo che l’Arsenal si è accaparrato il promettente Hector Bellerin e un sacco di terzini sono stati scaricati tra cui Guim Laporta, figlio dell’ex presidente. Ma per assicurare un discendente a Dani Alves le opzioni sono due: o fare affidamento al mercato dei comuni mortali (Fabregas e Sanchez non sono stati pagati noccioline nello scorso mercato) o puntare su Martin Montoya, 20 anni e attualmente perno del Barça B.
Ma negli altri settori del campo i classe ‘94, ‘95 e ‘96 abbondano e sono un fiore all’occhiello; certo, per trovare nuovi Xavi, Pique e Messi occorrerà anche una buona dose di fortuna, ma per il momento taluni rami della piantina vengon su vigorosi. Da Samper a Kaptoum nella mediana agli esterni offensivi (i vice-vice-vice Pedro) che rispondono ai nomi di Sáinz-Maza e Rolon, ma i tifosi del Barcellona sperano molto anche in Isaac Cuenca e Gerard Deulofeu, già nel Barça B e a volte aggregati alla prima squadra per amichevoli e allenamenti (e già noti ai supporters catalani). Ma come sostituire Messi? A parte che l’argentino è giovane e promette ancora caterve di gol, se proprio dovesse servire ecco Dongou, Sandro Ramírez e Buenacasa in rampa di lancio. Il futuro è a Barcellona. Forse.

L’Anzhi Makhachkala è pronta a tuffarsi in una nuova trattativa: tempo al tempo, tra domani e martedì arriverà l’ufficialità di Samuel Eto’o in Daghestan (ben noti i termini dell’accordo: 20,5 milioni netti all’anno per tre anni al camerunese, 25 milioni di euro più bonus all’Inter che, compreso l’ingaggio del giocatore, avrà completato un’operazione da circa 90 milioni di euro), quindi sarà la volta di volare a Barcellona da Dani Alves e dal suo club, il Barcellona. I russi, che sperano di ingranare la giusta marcia in campionato (si spera di schierare Eto’o già sabato prossimo contro il Rostov), hanno pronta un’offerta più che succulente: 40 milioni ai blaugrana, 15 milioni netti al brasiliano, che laggiù troverebbe anche Roberto Carlos a facilitargli l’ambientamento.
Ma l’uragano Anzhi, oltre a rimpinguare le casse (fino ad ora solo) dell’Inter ha anche aperto numerosi scenari in seno al club nerazzurro: senza il suo uomo simbolo (che ha firmato venerdì scorso e si è congedato con un sibillino “grazie, grazie a tutti, tiferò sempre Inter e mi raccomando una cosa: vincete anche senza di me“), chi guiderà l’attacco interista? Oggi l’ultima amichevole internazionale a Ginevra contro l’Olympiacos, domenica sarà già campionato (al Meazza arriva il Lecce): urge comprare. E tutti gli indizi portano a un solo nome: Diego Forlan. L’uruguaiano è sul mercato e costa poco, piace a Moratti e lancia messaggi al miele verso l’Italia. Anche il padre cerca di avallare la buona riuscita, per di più fulminea, dell’operazione:
“Mi piacerebbe vederlo all’Inter perché è una grande squadra. Il suo agente sta negoziando a Milano e Diego aspetta ansioso che si risolva questa situazione. Però, come tutti sappiamo, dobbiamo vedere che si risolva questo “triangolo” con Eto’o, se si conclude questo affare è praticamente quasi sicuro che Diego finisca all’Inter. All’Inter Diego starà benissimo perché giocherà con i suoi migliori amici, come Esteban Cambiasso e il fratello calcistico Diego Milito. L’Atletico? Là Diego è infelice: lui si è comportato da professionista, ma il club non si è comportato bene. Se mio figlio non giocherà nell’Inter lo farà in un’altra società ma non so quale, però il suo ciclo a Madrid è finito”.
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Dopo tutte le polemiche del post partita di uno dei classici spagnoli più sentiti di sempre, ci ha pensato il sito ufficiale del Real Madrid a gettare altra benzina sul fuoco accusando Dani Alves di essere un simulatore. I responsabili della comunicazione del club madridista hanno analizzato l’episodio chiave della partita proponendo un replay televisivo che mostra chiaramente come Pepe non abbia effettivamente toccato Dani Alves. La mimica di Dani Alves ha indotto l’arbitro tedesco Stark a pensare che quello di Pepe oltre ad essere un intervento scomposto fosse anche particolarmente violento, al punto da costringere il brasiliano del Barcellona ad uscire dal campo in barella.
L’intervento del difensore blanco resta comunque da catalogare come “grave” perché effettuato con il piede a martello, ma dopo aver visto queste immagini non sembra necessariamente meritevole di un cartellino rosso. La Uefa a questo punto potrebbe anche decidere di prendere provvedimenti nei confronti di Dani Alves che ha platealmente ingannato l’arbitro nonché tutti gli spettatori presenti allo stadio e davanti alla Tv. Di sicuro questo episodio sarà molto difficile da far dimenticare agli appassionati di calcio spagnoli e non solo.





Parole di rassegnazione quelle pronunciate da Dani Alves, alla vigilia di Francia-Brasile, dal ritiro della Seleçao a Parigi: “Convivo con il razzismo, e con il fatto che ogni volta mi urlano ’scimmia’, in ogni partita che gioco, ma ormai non me la prendo più. Questo non finirà mai. Certi tifosi fanno così, i giocatori sono contrari, ma ad ogni partita la tifoseria avversaria mi offende in questo modo. La mia famiglia ci rimane sempre molto male, è triste e se la prende per questo. Io invece prendo le distanze e considero gente senza educazione le persone che mi dicono certe cose“.
Dani Alves, che si autodefinisce “moreno di famiglia negra, e con gli occhi verdi”, spiega che “i club e la stessa lega spagnola hanno provato a fare qualcosa, ed hanno anche punito delle società, ma è una cosa incontrollabile: la verità è che questo non finirà mai“.
Poi Alves ha qualcosa da dire a chi pensa che i calciatori siano sempre sotto pressione, per via dei tanti impegni e delle aspirazioni dei tifosi, “però a me tutto ciò fa ridere. Io la pressione la sentivo quando fino ai 14 anni dovevo alzarmi alle cinque di mattina per andare a lavorare nelle piantagioni vicino casa mia, a raccogliere frutta ed ortaggi o spargere gli anti-parassitari con le bombole sulle spalle, e poi dovevo farmi dieci chilometri per andare a scuola. Spesso poi la siccità si ‘mangiava’ tutto. Per questo nel calcio non sento alcuna pressione, perchè faccio ciò che amo“.
Il Brasile ha battuto l’Ucraina 2-0 in un incontro amichevole disputato questa sera a Derby, inInghilterra. Le reti della vittoria verdeoro sono state segnateda Dani Alves al 25’ e da Pato al 64’. Hanno assistitoall’incontro oltre 13 mila spettatori. Del milanista l’assist vincente per il primo goal di Dani Alves. Pato chiude i giochi sfruttando un passaggio in orizzontale di Carlos Eduardo. Il papero, spalle alla porta in area di rigore, si gira, salta Mandzyuk e ha tutto il tempo per freddare Dykan con la rete del definitivo 2-0.
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Si è conclusa con il punteggio di 3-0 in favore del Brasile l’amichevole disputata questa sera dalla Nazionale verdeoro contro l’Iran ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Le reti del match sono state messe a segno al 15′ dal blaugrana Dani Alves, al 69′ dal milanista Pato ed allo scadere da Nilmar, subentrato intorno al 20′ della ripresa all’altro rossonero Robinho. All’Iran non sono bastati i 20mila tifosi che hanno sostenuto la squadra che si prepara per la coppa d’Asia nel 2011 in Qatar.
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Gruppo G, quello meno incerto degli otto: Brasile e Portogallo dopo le precedenti due uscite giocavano solo per definire la loro posizione, chi sarebbe arrivato primo e chi secondo; ai lusitani occorreva vincere per scavalcare i cugini sudamericani, alla fine ne esce fuori un pareggio senza gol che qualifica i verdeoro in vetta al raggruppamento con sette punti e gli europei dietro con punti cinque. Secondo pari per 0-0 per Cristiano Ronaldo e compagni che confermano di avere una difesa più che buona e un cinismo, marchio di fabbrica della gestione Queiroz, che non ricordavamo appartenere a questa selezione. Il Brasile si conferma squadra solida, poca samba e molto pragmatismo.
I due tecnici, a dire il vero, hanno messo in campo undici competitivi e le squadre sul terreno di gioco hanno cercato di vincere; la Seleçao con un possesso palla tanto arzigogolato quanto, in molte occasioni, sterile, il Portogallo affidandosi alla velocità di capitan Ronaldo e all’ottima verve dei vari Danny, Raul Meireles e Tiago, anche oggi positivo. Primo tempo nervoso, un sacco di cartellini gialli e occasioni vere alla spicciolata: è il Brasile la squadra più pericolosa con Nilmar (palo) e Dani Alves, mira poco precisa e comunque non tantissimo lavoro per Eduardo. Nella ripresa invece nettamente più Portogallo, con Meireles che ha avuto sui piedi la palla più ghiotta per segnare. Sul finale grande Eduardo su un tiro di Ramires deviato.
Va bene, tre punti, ma che il Brasile vincesse con un solo gol di scarto contro la Corea del Nord (e per di più subendo una rete) era pronostico difficilmente fattibile anche dal più audace degli scommettitori: nel freddo di Johannesburg, i cinque volte campioni del mondo faticano non poco a trovare gli spiragli giusti tra le fitte maglie messe su dal tecnico degli asiatici Kim Jong-Hun e nella prima frazione devono accontentarsi di una impietosa statistica che recitava zero tiri verso la porta difesa da Ry Myong-Guk. Nella ripresa piglio aggressivo e i pur volenterosi nordcoreani hanno dovuto abdicare: merito del gol bellissimo del primo giocatore militante in Serie A (ancora per quanto?) a segnare in questo Mondiale ossia Maicon, poi del raddoppio di Elano. Ma gloria per Ju-Yun Nam, in gol allo scadere.
E’ che la Corea del Nord ha impostato la partita con dieci, se non undici, giocatori dietro la linea della palla costringendo i ben più titolati brasiliani a trovare soluzioni alternative: ma se il fosforo del centrocampo sudamericano è affidato a un appannato Kakà e al solito evanescente Felipe Melo, allora tutto diventa più difficile. Gli asiatici sono anche veloci e nelle ripartenze mettono in affanno Lucio e soci, ma a dir la verità fin dal primo tempo Robinho sembra in palla, molto più di un Fabiano impalpabile. Insomma, primi quarantacinque minuti non bellissimi, anzi decisamente deludenti dal punto di vista brasileiro, con tanti applausi all’arcigna banda nordcoreana. Nella ripresa però Carlos Dunga striglia i suoi e quando tornano sul terreno di gioco la musica pare cambiare.