
Ecco una delle favorite dei prossimi mondiali di calcio, il Brasile del ct Carlos Dunga. N el parlare dei verdeoro non si può prescindere da alcune statistiche che collocano questa selezione sul trono più importante del mondo del calcio: il Brasile è l’unica squadra ad aver partecipato ad ogni edizione della fasi finali di un Mondiale e unica ad averlo vinto cinque volte in tutti i continenti dove si è giocato (nessun altra Nazionale è riuscita a trionfare fuori dai propri confini continentali). Ma la Seleçao detiene anche un record “negativo”: delle otto squadre ad aver alzato la Coppa del Mondo, il Brasile è l’unica a non esser riuscita a farlo tra le mura amiche.
La squadra è forte, la storia è leggenda, ma mai dare nulla per scontato e occhio alle stecche che sono sempre dietro l’angolo. Lo sa bene Dunga che non ha assecondato la volontà popolare e ha scelto i suoi 23 uomini più fidati, infischiandone della critiche: fuori Ronaldinho, Pato, Diego e Adriano, dentro giocatori che hanno giocato poco (Julio Baptista) o male (Felipe Melo), con i brasiliani che poco conoscono Grafite e gli avrebbero preferito l’astro nascente Neymar. Tant’è, Dunga ha le spalle larghe e ha asserito che i giocatori chiamati sono quelli che meglio ritiene opportuni per il suo progetto. Cioè meno calcio bailado e più pragmatismo.
Parlare della rosa brasileira è forse inutile, ma brevemente facciamolo lo stesso. In porta un esausto Julio Cesar cercherà di coronare questa fantastica stagione disputando un mondiale degno della sua bravura, insieme a lui i compagni interisti Maicon e Lucio, entrambi sicuri di un posto da titolare in difesa; Luisao e Alves gli altri due del quartetto. Per il centrocampo c’è più bagarre, anche se difficilmente Dunga rinuncerà al suo pupillo Felipe Melo che l’anno scorso in Sudafrica si esaltò e giocò benissimo. Poi Kakà, Elano, Robinho, tutti grandi giocatori che tenteranno di mettere in condizione di far gol Luis Fabiano: è lui l’attaccante principe della Seleçao.
Le Foto di Tutte le Maglie del Mondiale 2010 in Sudafrica




Nel derby contro l’Espanyol, il Barcellona interrompe il filotto di sette vittorie consecutive nella Liga, facendosi imporre il pari a reti bianche dai rivali cittadini e rischiando ora l’avvicinamento ad un solo punto del Real Madrid, impegnato domani sera al Bernabeu in un incontro comunque non facile contro la terza forza del campionato, il Valencia. Per i Blaugrana, forse con la testa già alla semifinale di andata di Champions contro l’Inter, prestazione deludente, condizionata anche dall’espulsione a mezz’ora dal termine di Dani Alves. Negli altri anticipi di oggi, netta vittoria del Siviglia sullo Sporting Gijon, che proietta momentaneamente gli andalusi in quarta posizione, e successo di misura del Villareal (a segno anche Rossi) sull’Atletico Madrid, risultato che consente al Sottomarino Giallo di restare in piena corsa per un posto in Europa League.
La gallery degli anticipi della Liga
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Messi, Iniesta, Xavi, Yaya Toure e Dani Alves sono i giocatori blaugrana scelti dall’Equipe che fanno parte del Dream Team 2009. Cinque su undici componenti, una cifra che rende al meglio l’idea del fantastico anno solare vissuto dalla formazione allenata da Pep Guardiola. Per Messi, re indiscusso del 2009 e vincitore del Pallone d’Oro, organizzato proprio dal quotidiano francese, e del Fifa World Player, si tratta dell’ennesima citazione di una delle tante testate specializzate. (Guarda i due Dream Team)
Un altro spagnolo presente nel top team dell’Equipe è Iker Casillas, portiere del Real Madrid. Terry, Vidic, Evra, Essien e Drogba completano l’undici selezionato dai giornalisti del giornale transalpino. Pur considerando l’aspetto giocoso e teorico dell’operazione, desta qualche perplessità la scelta di inserire Iniesta nel reparto offensivo. La votazione per il dream team, dedicata ai lettori dell’Equipe, ha invece messo in risalto alcune differenze rispetto alla squadra scelta dai giornalisti, tra cui le preferenze per Puyol, Kaka e Cristiano Ronaldo.
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Il 2009 di Lionel Messi non poteva che chiudersi con un altro trionfo: dopo i sei trofei alzati al cielo con la maglia del Barcellona, dopo il Pallone d’Oro assegnatogli da France Football, arriva l’ultima affermazione di quest’anno solare e cioè il Fifa World Player. Al contrario del riconoscimento del periodico transalpino dove la giuria è composta da giornalisti, il premio della Fifa viene assegnato grazie ai voti di allenatori e calciatori, il ché lo rende forse ancora più ambito. A consegnare il premio nelle mani dell’argentino il presidente della Fifa, Joseph Blatter, e quello della Uefa, Michel Platini.
È la prima volta che un argentino si aggiudica questo premio, Lionel Messi quest’anno ha sbaragliato tutta la concorrenza riuscendo a raccogliere ben 1073 punti contro i 352 di Cristiano Ronaldo, campione in carica, che si è piazzato secondo. Nella Top 5 ci sono soltanto giocatori della Liga, al terzo posto infatti troviamo un altro giocatore del Barça, Xavi Hernandez con 196 punti. Subito fuori dal podio c’è l’ex milanista Kakà con 190 punti, seguito dal terzo blaugrana, Andres Iniesta giunto a quota 134 punti. Se la squadra catalana è stata la più forte nel 2009, Florentino Perez al suo arrivo a Madrid ha cercato di rispondere acquistando campioni assoluti per il suo Real.




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Impressionante prova di forza del Barcellona che batte 2-0 l’Inter mostrando una facilità di gioco disarmante. Gli spagnoli hanno sciorinato un calcio fatto di passaggi al millimetro e di movimenti sincronizzati sin dal fischio d’inizio, mentre l’Inter è apparsa troppo timida fin dai primi minuti di gioco. Ma per i nerazzurri nulla è perduto e basterebbe uno 0-0 nella prossima sfida casalinga contro il Rubin Kazan (se la Dinamo non batte il Barcellona, altrimenti ai nerazzurri diventerebbe necessaria la vittoria) per passare il turno. I goal per il Barcellona: Piqué di interno destro al nono minuto (su passaggio di Henry di testa) e Pedro, al volo dopo un cross dalla fascia destra.
(Fotogallery - Cronaca in diretta - Video)
La diretta di Barcellona-Inter
Sneijder è out per l’Inter, tribuna per l’olandese. Fuori le due punte di diamante per il Barcellona: Ibra e Messi: i due blaugrana siederanno in panchina. Stankovic giocherà dietro le punte (Eto’o e Milito) davanti a Zanetti, Cambiasso e Thiago Motta. Il Barcellona schiera il tridente, con Henry centrale, Iniesta a sinistra e Pedro a destra. Keita si aggiunge a Busquets e Xavi a centrocampo, in difesa recuperato Abidal. Cinquemila i tifosi nerazzurri giunti nel capoluogo catalano, lo stadio si preannuncia esaurito in ogni settore. Nel frattempo il Rubin ha pareggiato contro la Dinamo Kiev: un risultato che favorisce il Barcellona.





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Il Barcellona è inarrestabile e vince anche la Supercoppa Europea battendo gli ucraini dello Shakhtar Donetsk. Questo è il quinto trofeo conquistato nell’anno solare dai blaugrana e dal giovane allenatore Guardiola. I campioni d’Europa non dovranno ringraziare uno dei big del club come Messi, Ibrahimovic o Henry, ma il giovane Pedro, ventunenne attaccante proveniente dal vivaio. L’ex interista Ibrahimovic è stato autore di una prestazione opaca ed è uscito all’ottantunesimo minuto per lasciare il posto proprio al marcatore della partita Pedro. La partita si è risolta solo alla fine dei tempi supplementari dopo che i quelli regolamentari erano terminati e reti bianche. (Le Foto della partita)
La partita non è stata molto bella e raramente il Barcellona è riuscito a proporre il suo solito gioco spumeggiante. A pesare molto è stata l’assenza di Andres Iniesta e la partita sottotono di Xavi che non è riuscito quasi mai a liberarsi dalla marcatura a uomo di Hubschmann. Non riuscendo i catalani a giocare come sanno fare, gli ucraini allenati di Lucescu sono riusciti a limitare i danni nei primi 45 minuti difendendosi con un certo ordine. Solo Henry riesce a muoversi bene in avanti senza comunque essere incisivo, mentre Ibrahimovic e Messi, almeno nella prima mezzora buona, non hanno rispettato per nulla le aspettative.
Quando il tridente blaugrana si rende conto che l’assenza di Iniesta e la marcatura stretta di Xavi non riescono a rifornirli come al solito, incominciano ad accorciare di più sul centrocampo cercando procurarsi da soli i palloni giocabili che stavano mancando. Nelle tre occasioni che riescono a costruirsi non producono comunque grossi danni alla retroguardia ucraina: Ibrahimovic calcia fuori dallo specchio, Henry cerca di sorprendere il portiere avversario con un tiro cross senza fortuna e Messi, appena eletto miglior giocatore della passata edizione della Champions, si fa fermare dal portiere Pyatov.

Niente sorprese nella seconda semifinale della Confederations Cup 2009: il favoritissimo Brasile, che pochi giorni fa aveva umiliato gli Azzurri di Marcello Lippi, estromettendoli dalla competizione, piega, seppur soffrendo più del previsto, i modesti padroni di casa del Sud Africa; decisivo un bolide su punizione di Dani Alves a tre minuti dal termine. Nella prima frazione di gioco gli uomini in maglia verde convincono però più degli avversari, rischiando poco grazie ad una grande prestazione difensiva e sfiorando il gol in due occasioni con Pienaar e Mokoena. Tra i brasiliani brilla il solo Kakà, vicino alla rete del vantaggio al termine di una pregevole azione personale.
Gli aggressivi Bafana Bafana, chiudono così il primo tempo a reti bianche, contro una squadra molto sottotono rispetto alle prestazioni spettacolari offerte nel girone di qualificazione, chiuso a punteggio pieno, con una media di più di tre gol a partita. La ripresa è piuttosto noiosa, con entrambe le squadre che creano ben pochi grattacapi alle retroguardie avversarie, fino alla splendida giocata del terzino del Barcellona, che trova lo spiraglio giusto grazie anche ad un posizionamento non proprio impeccabile della barriera sudafricana. Ora la finalissima contro gli USA, giustizieri a sorpresa della fortissima Spagna, ma già travolti dai brasiliani nella prima fase del torneo.