Giuseppe Giannini lascia definitivamente il Gallipoli. L’ex giocatore della Roma, ora allenatore, che abbandona la guida del Gallipoli Calcio insieme al suo secondo Corti, al preparatore dei portieri Carafa e al preparatore atletico Mandarino, ha spiegato i motivi della sua decisione nel pomeriggio. In un’affollata conferenza stampa Giannini ha motivato le sue dimissioni irrevocabili. “Purtroppo è accaduto quello che non speravamo accadesse: ieri sera abbiamo avuto la conferma che la società non potrà garantire determinate cose (gli stipendi di novembre-dicembre, da saldare entro il 31 marzo, ndr)”.
“Il presidente D’Odorico ed il direttore generale Iodice incontrando la squadra hanno finalmente esternato la realtà: non ci sono soldi per andare avanti. I ragazzi hanno preso atto di tutto ciò, ma è un colpo che hanno accusato. Nelle loro parole, nei loro atteggiamenti, anche nelle lacrime di più di qualcuno, ho capito che era finito il mio lavoro di allenatore. Quello che ho visto e sentito ieri sera non mi era mai capito in 30 anni di calcio. Sono rimasto colpito sul piano umano e toccato sotto il profilo della sensibilità: in quel momento ho capito che andare avanti era davvero molto difficile”.

No, non si può ancora parlare di “pericolo rientrato” in casa Gallipoli: d’accordo, Daniele D’Odorico ha chiesto pubblicamente scusa e ha promesso di ottemperare ai suoi obblighi monetari con i calciatori (ma anche l’ex presidente gallipolino Vincenzo Barba chiede ancora soldi mai avuti). E va da sé, non può che essere una bella notizia il fatto che Giuseppe Giannini sia tornato sui suoi passi dopo la burrasca di lunedì sera, ritirando le dimissioni e rimanendo alla guida del club salentino. Già, ma ancora qualcosa che non torna c’è: violando il silenzio stampa voluto dalla società, ieri Alessandro Grandoni ha letto un comunicato dei giocatori svelando a stampa e tifosi le condizioni incredibili in cui versa la società.
Questo per spiegare anche quei 40 secondi di protesta iniziali, calciatori immobili spalle alla tribuna: “Siamo arrivati ad un punto di non ritorno, fermiamo la situazione e cerchiamo, per quanto possibile, di risolverla. Il signor D’Odorico ci ha accusato di aver protestato perché istigati da Giannini. Ebbene, questa notizia è assolutamente falsa, il destinatario era lo stesso D’Odorico. Al Delta di San Donato (impianto presso cui la squadra si allenava nella parte iniziale di stagione, ndr) abbiamo notato gravi carenze organizzative. Abbiamo addirittura provveduto, di tasca nostra, ad acquistare mensole e mettere a punto l’impianto di riscaldamento“.

Può una banalissima Gallipoli-Grosseto, posticipo del 24° turno di Serie B giocata in un anonimo 8 febbraio, diventare fonte di discussioni a livello nazionale? Sì, perché la gara di ieri sera ha avuto dell’incredibile, facendo emergere i problemi che attanagliano una piazza, quella gallipolina, che si trascinano ormai dal luglio scorso. Andiamo con ordine e spiegamo l’escalation di una situazione paradossale. Il Gallipoli ottiene una storica promozione in Serie B al termine di un campionato esaltante: siamo a giugno e nella cittadina salentina si sogna alla grande; artefice del miracolo il presidente Vincenzo Barba, personalità del luogo che una volta in cadetteria si accorge di non avere abbastanza fondi per sostenere la squadra.
Cerca acquirenti, il tempo stringe, propone una cessione a costo zero ai tifosi, intanto però garantisce l’iscrizione del Gallipoli al campionato pur non avendo praticamente una squadra. In Coppa Italia a Lumezzane è 0-6, ad agosto finalmente trova il compratore: si chiama Daniele D’Odorico, imprenditore friulano che subito riconferma Giuseppe Giannini sulla panchina dei giallorossi; poi si scatena sul mercato riuscendo ad allestire una rosa dignitosa in una settimana. All’esordio in B è 1-1 contro l’Ascoli, i tifosi però ingoiano il boccone amaro di doversi trasferire al Via del Mare di Lecce perché il Bianco non è a norma.
Incredbilmente la squadra viaggia, sconfitte e vittorie, il necessario per tenersi sempre fuori dalla zona retrocessione; merito del cuore dei giocatori, dell’ex Principe di Roma sulla panchina e dei supporters, sempre caldi e vicini alla squadra. Ma qualcosa che non va si percepisce già nel mercato di gennaio: tante transazioni, ma anche le dolorose cessioni di Di Gennaro e Ginestra a Verona e Crotone. E un malumore crescente per via di stipendi non pagati. Ieri l’exploit: al fischio d’avvio della gara per 40 secondi i giocatori di casa rimangono immobili dando le spalle, tutti, alla dirigenza (con la complicità del Grosseto che non inferisce). E’ una protesta, per via degli stipendi e non solo.
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