
Transfermarkt.de è un sito tedesco che per ogni squadra di club del nostro continente indica il prezzo dei componenti della rosa: spulciando la lista coi valori dei singoli giocatori juventini, si nota che a parte Chimenti, Zebina ed Ekdal, il giocatore più economico è Dario Knezevic. Forse con troppo ottimismo è valutato 3,2 milioni d’euro, in realtà il Livorno lo cedette alla Juve per 700mila euro con diritto di riscatto fissato intorno al milione e mezzo; peccato, verrebbe da dire, peccato perché Knezevic ha pagato due brutti infortuni senza dei quali forse avrebbe potuto dire la sua con la maglia bianconera. Oggi compie 27 anni, ha ancora tanto tempo per rifarsi ma… non alla Juve.
Ha esordito in bianconero in Bielorussia contro il Bate Borisov, Ranieri continuò a dargli fiducia contro Palermo e Napoli ma fu un mezzo disastro: zero punti per la Juve, Knezevic sulla graticola. Contro il Bologna, poi, l’infortunio: distacco di un frammento cartilagineo dal ginocchio sinistro, prognosi di 90 giorni. L’altro ieri era in panchina per la sfida contro l’Inter, segno che è guarito, ma ormai è dato per partente: la dirigenza bianconera non lo riscatterà, a fine stagione tornerà a Livorno, la squadra che lo ha portato in Italia.
Giorgio Chiellini non è stato convocato da Ranieri per la trasferta di Roma contro la Lazio, il difensore non ha ancora recuperato dall’infortunio che lo ha colpito. La Juventus deve fare i conti ora con una vera e proprio “emergenza difensiva”. L’allenatore non avrà a disposizione Grygera, squalificato dopo il giallo rimediato contro il Siena, insieme agli infortunati da lungo tempo Zebina, Knezevic e Salihamidzic. Con l’assenza di Chiellini l’allenatore bianconero ha pochissime alternative.
Molinaro andrà ad occupare la sua fascia di competenza a sinistra, Legrottaglie è il centrale titolare, ma all’appello mancano il secondo centrale e il terzino destro. Mellberg potrebbe ricoprire il ruolo sulla fascia, ma a quel punto Ranieri sarebbe costretto a schierare come centrale il giovane Ariaudo, già provato mercoledì in Coppa Italia con il Catania. L’alternativa è quella di far partire De Ceglie come titolare a destra, lui che è un mancino naturale, con lo svedese Mellberg e Legrottaglie piazzati al centro.
Ad ogni modo la difesa della Juventus si troverà ad affrontare il super attacco della Lazio con Zarate, Pandev e Rocchi avendo in campo o un terzino fuori ruolo oppure un giovanissimo appena uscito dalla primavera come centrale.
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Finisce 2-1 il primo dei due big-match della settima giornata di campionato: vince il Napoli contro una Juve a dir poco disastrosa, condotta da un allenatore chiaramente in confusione e a corto di idee e di giocatori. Di contro sale in Paradiso la squadra azzurra allenata sagacemente da Edy Reja: rimonta lo 0-1 firmato Amauri con i due gioielli Hamisk e Lavezzi e seppur non meritando a pieno i tre punti, conquista l’intera posta schiaffeggiando una Juve ormai in ginocchio e senza anima (Fotogallery - Video).
Di certo la serata del San Paolo per la Juve era stata condizionata fin dal principio dalle numerose assenze, cosicché Ranieri non ha potuto esimersi dallo schierare Knezevic al centro della difesa, alla fine il punto debole dei bianconeri. Con praticamente tutti gli uomini a disposizione, invece, Reja ha ribadito il suo 3-5-2 letale, con un Lavezzi peperino e Maggio col turbo inserito perennemente. Il primo tempo è intenso, ma le due squadre sostanzialmente si equivalgono: ci prova Del Piero su punizione, ma il Napoli non sta a guardare impegnando un non sicurissimo Manninger in più di una occasione.
Poulsen tenta da fuori e Iezzo si supera sulla deviazione di Amauri, tentativi ficcanti per i partenopei, che pressano tanto e inducono all’ammonizione Molinaro e Poulsen. A fine primo tempo l’impressione è che la partita sia molto aperta, col risultato quantomai incerto. E infatti la ripresa si apre col vantaggio degli ospiti: Salihamidzic dà in profondità per Poulsen che mette in mezzo un cross in cui come un corvo si avventa Amauri, implacabile. E’ il vantaggio un po’ meritato un po’ inaspettato, anche perché la manovra bianconera non è mai fluida e sempre affidata al caso.
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Eh sì, ora è vera crisi. La Juve stecca la partita del rilancio e si lascia scazzottare dal Palermo che sale fino in Piemonte senza il minimo timore, affrontando il match basandosi sul possesso palla e sugli inserimenti in profondità dei suoi attaccanti. A fronte di questa tattica la Juve propone una difesa incerottata e inedita, un centrocampo abulico e svagato e un attacco voglioso ma di fatto inconcludente, meritando alla fine dei 90 minuti la sconfitta: dopo 3 pareggi di fila c’era bisogno di un segnale forte, a suo modo questo è arrivato. Le sberle di Miccoli e Mchedlidze prima della sosta non potranno che essere terapeutiche, la punizione di Del Piero non basta e non poteva bastare: bravo Ballardini, Ranieri ha da lavorare (Fotogallery - Video).
Certo è che l’infermeria piena non aiuta il tecnico romano che punta su una formazione inedita, soprattutto in difesa dove se è vero che torna Buffon, non può lasciar tranquilli l’inedito duo Knezevic-Mellberg. E proprio una dormita della retroguardia permette ai rosanero di passare in vantaggio al minuto 24: punizione di Liverani che suggerisce Cavani, tiro al volo dell’uruguayano e sulla respinta di Buffon lesta correzione in rete da parte di Miccoli. L’ex esulta ma si fa male, Ballardini si copre sostituendolo con Migliaccio; la Juve è inesistente, ma un lampo di Del Piero su punizione riaccende le speranze delle Zebre: Del Piero beffa un Amelia tutt’altro che irresistibile, primo gol in campionato, ennesimo su calcio di punizione.
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Il Milan si presenta all’Armando Picchi con la formazione annunciata ieri in conferenza stampa da Ancelotti: classico albero di natale con Inzaghi unica punta e i convalescenti Oddo, Jankulosky e Pato inizialmente in panchina. Il Livorno si presenta con un insolito 5-3-1-1 con il giovane Diamanti ad inspirare l’unica punta Tavano. Arbitra Morganti (Fotogallery - Video).
Consapevoli di avere un solo risultato a disposizione, i rossoneri spingono sin dal primo minuto sfruttando la splendida forma del gioiello Kaka’ che cerca di innescare Inzaghi sin da subito. Gli spazi son pochi e quindi la compagnia di Ancelotti ci prova con velleitarie conclusioni da fuori. Il Livorno non è una vittima sacrificale e prova a svegliare Kalac con Diamanti, conclusione abbondantemente fuori, e con una incursione di Filippini in area.
Ma al 23′ il Milan trova la giusta accelerazione, Seedorf per Kaka’ che smarca Inzaghi a due passi da De Lucia, il bomber piacentino non sbaglia e insacca il 96° gol in maglia rossonera. Il Livorno soffre l’orgoglio ospite e non riesce a prendere in mano il pallino del gioco, Ambrosini al 30′ prova ad innescare Gattuso e poi cinque minuti più tardi impegna De Lucia con un colpo di testa. Gli amaranto son vivi solo grazie a Diamanti che al 37′ si procura una punizione, che non trova fortuna, e poi costringe Pirlo al fallo da ammonizione.
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