Umore opposto per i due tecnici di Sampdoria e Genoa. Di Carlo è arrabbiato e ce l’ha con la sua squadra che non ha saputo leggere la gara: «Non si può affrontare un derby in questo modo, abbiamo cominciato a giocare nel modo giusto quando abbiamo subito il gol, ma era troppo tardi. Mi ha dato fastidio che il Genoa anche prima di passare in vantaggio abbia giocato meglio di noi. Arrivavano prima sulla palla, ripartivano in contropiede. Certo, alcune assenze e in particolare quella di Biabiany, hanno pesato, ma non c’è giustificazione». (Il Video della partita)
Grande soddisfazione invece per Davide Ballardini che con questa vittoria ha superato proprio la Sampdoria in classifica allontanandosi, forse definitivamente, dalla zona retrocessione: «Una vittoria che vale molto, abbiamo vinto il derby, siamo felici per tutti, a partire dai tifosi. Vale molto questa vittoria, per la grande partita e per la classifica. Non è una cosa positiva creare tante occasioni e concretizzare poco. Bisogna fare molto quindi sono molto soddisfatto per quello che la squadra ha fatto. Abbiamo fatto gol in una situazione difficile. E’ stato bravissimo Rafinha, siamo tutti molti felici. Eduardo? E’ stato il derby del Genoa che ha fatto grande partita, portiere compreso. Molto bene tutti».




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Sbagliare è umano, perseverare è diabolico: passi l’errore grossolano sul tiro da distanza siderale di Muntari dell’Inter, va bene anche la doppia incertezza contro la Juve, ma il terzo errore (e di nuovo al Ferraris sotto gli occhi dei tifosi del Genoa) di Eduardo potrà costare davvero caro al portiere della Nazionale portoghese. Strana la vita, ma forse è più giusto asserire che ad essere strambo è il calcio; era arrivato nel capoluogo ligure coi riflettori puntati addosso, voglia a mille di fare bene e la promessa di proteggere la porta del Grifone nel migliore modo possibile. Amelia? Dimenticato ancor prima di lasciare Genova, Eduardo portava con sé un biglietto da visita da star sicuri di non correre rischi.
Sei milioni per il suo cartellino o contratto pluriennale? Nessuna paura per il direttore sportivo genoano Capozucca, insomma Eduardo veniva da una stagione superlativa col Braga: miglior difesa e qualificazione in Champions; poi il mondiale da titolare col Portogallo. Una statistica non meglio identificata parlava di lui come uno dei primi dieci portieri del mondo. Avvio rassicurante, prime incertezze, una papera, un errore, poi il liscio di ieri con Di Natale che tutto solo infila in porta il momentaneo 1-2. Dopo pochi secondi è già 2-2 con Mattia Destro, Rafinha e Kaladze abbracciano il loro portiere, ma la frittata ormai è fatta. Sanchez riporta sulla terra il lusitano, Denis lo affonda, la ragazza sugli spalti è sconsolata (al secolo Jessica Augusto), lui guarda verso il cielo, espressione di pietra.
Assoluzione, l’ennesima? Davide Ballardini conferma la piena fiducia e aggiunge: “Sentire tutti i giorni una voce di mercato diversa è una cosa che può modificare in un senso o in un altro le tue prestazioni“. E Destro specifica: “Sbagliamo tutti. Un attaccante sbaglia un gol, un portiere lo prende“. Ma il dado pare tratto, Enrico Preziosi è stufo, ecco che il Siviglia bussa e gioca al ribasso, il Genoa apre la porta e chiede uno scambio alla pari con Konko. Chissà, forse. Intanto è caccia al sostituto, si cerca il figliol prodigo del calcio italiano Federico Marchetti, a patto che prima si ascoltino per bene le ramanzine di Massimo Cellino: “È tutto l’anno che si parla di Marchetti al Genoa, ma sicuramente da ieri c’è più urgenza. Secondo me i portieri e gli allenatori devono essere sempre italiani: sono ruoli che non si possono cambiare facilmente, si corrono grossi rischi“.
E poi, va bene che il braccio di ferro tra Cagliari e portiere pare finito, ma il buon Cellino i suoi soldini li pretende: “Voglio rifare i soldi dell’investimento per lui“, in altre parole sette milioni tondi tondi. E i conti tornano per modo di dire in casa Genoa, perché non è detto che Marchetti alla fine arrivi sotto la Lanterna: alcuni tifosi non hanno dimenticato i suoi ammiccamenti estivi alla Sampdoria, ma è pur vero che il giocatore rimane appetibile in generale. Ancora Cellino: “Per quello che vuole Preziosi ci sono tantissime possibilità che vada in Liguria a giugno, ce ne sono altre per gennaio. Ho dato libertà di scelta al procuratore che sceglierà se il Genoa è una destinazione gradita“. Se non lo fosse toc toc in casa Juve: Storari, l’anno scorso in blucerchiato, vuole giocare. I bianconeri ci penserebbero.

La Juve espugna il Marassi di Genova battendo i padroni di casa del Genoa con un netto 0-2; vittoria meritata dei bianconeri che non prendevano l’intera posta in palio in questo impianto da ben tre stagioni. Partita ben giocata fondamentalmente da entrambe le squadre, ricche di spunti sia tattici che tecnici, un antipasto alla domenica del pallone molto molto succulento. Tanti i protagonisti nei 90 minuti: riflettori per Milos Krasic, al rientro in campionato dopo il misfatto di Bologna e subito in gol, sua la seconda marcatura degli ospiti ma anche tante sgroppate ficcanti sulla sua fascia di competenza, la destra. Poi Eduardo, ma in negativo: il portiere portoghese su entrambi i gol si è mostrato fondamentalmente impreparato, la prima rete juventina è di fatto una sua autorete.
Avvio sprint degli uomini di Delneri, compatti in tutti i settori del campo; Criscito capiva poco quando si trattava di dover approcciare alle sgroppate di Krasic, il gol del vantaggio bianconero parte proprio dalla destra: cross lungo su cui però Quagliarella svetta in barba ai 195 centimetri di Ranocchia, torre per Marchisio che conclude. Para Eduardo aiutandosi col palo, carambola buffa e gol, con l’estremo difensore genoano che spinge la palla in rete con la testa. Neanche il tempo di reagire per il Genoa e c’è il raddoppio degli avversari: fa tutto Krasic che salta un paio di avversari, entra in area e batte Eduardo, non brillantissimo. Doppia sberla per i liguri che alzano la testa con Criscito, traversa piena, e Toni, che sgomita e segna, ma di mano. La Juve agisce con ripartenze pericolose, Krasic per Iaquinta il cui tiro va fuori di poco.
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Fulmine a ciel sereno, o quasi, in casa Genoa: è finita la storia d’amore tra i rossoblu e Gian Piero Gasperini, allenatore artefice dei successi del Grifone di questi ultimi anni. L’annuncio clamoroso è stato dato da Sky Sport 24, la conferma è invece arrivata direttamente dal tecnico che non ha nascosto stupore e amarezza per l’accaduto. Evidentemente la sconfitta nel posticipo di Palermo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, Enrico Preziosi, che dopo la faraonica campagna acquisti si aspettava sicuramente di più, ha deciso di cambiare in corsa scegliendo di affidare la panchina a Davide Ballardini.
“Si, sono stato esonerato, non me lo aspettavo. Preferisco non dichiarare nulla, almeno per oggi, anche perché aspetto l’ufficializzazione. C’è naturalmente grande amarezza”, queste le prime parole di Gasperini. La panchina genoana è la prima a saltare in questa stagione, non considerando l’esonero di Colomba che è stato sostituito al Bologna da Malesani prima dell’inizio del campionato. Alle sei del pomeriggio ci dovrebbe essere la presentazione ufficiale di Ballardini che, secondo alcune indiscrezioni, dovrebbe guidare l’allenamento di questo pomeriggio, in vista della delicata sfida di mercoledì contro il Bologna.
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L’incredibile eliminazione dell’Under 21 italiana ad opera della Bielorussia, ha lasciato strasichi pesanti nel clan azzurro, e non solo a livello giovanile. La batosta di Borisov è stata la punta dell’iceberg di un 2010 da buttare per le nostre selezioni nazionali (dal Mondiale sudafricano, alle debacle dell’Under 20 e dell’Under 19), ma anche, più in generale, un fallimento con tanto di eclatante capolinea per Pierluigi Casiraghi e la sua gestione di questa squadra, sin da quando si è seduto sulla panchina degli azzurrini.
I giovani italiani, capaci di vincere per tre edizioni di fila l’Europeo di categoria (l’impresa riuscì a Cesare Maldini), ma di nuovo vittoriosi con Tardelli e Gentile, capaci di conquistare un bronzo olimpico, ebbene, tutto questo pare svanito nel nulla. Dove sono le colpe di Casiraghi e dove quelle dei club che poco investono sulle nuove leve, neanche in Serie B? Difficile stabilirlo, certo è che l’ormai ex tecnico degli azzurrini ha avuto per le mani, in vari mandati, fior fior di giocatori, fallendo sempre l’obiettivo.
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Termina prima di cominciare il lavoro di Daniele Popolizio alla Lazio, motivatore e psicologo chiamato da Lotito. La crisi nera di risultati che ha fatto sprofondare i biancocelesti a soli due punti dal terzultimo posto aveva spinto il presidente romano ad una soluzione diversa come l’assunzione di un mental coach. Ma i giocatori, con il capitano Rocchi in primis, non hanno gradito la scelta della dirigenza, lasciando intendere che dal momento negativo sono capaci di uscirne anche da soli:
“In riferimento alla proposta della società di avvalersi di un mental coach - ha spiegato Rocchi - la squadra, dopo un confronto ed un’attenta valutazione, ha deciso di non usufruire di questo supporto in quanto crede di non averne proprio bisogno». E dopo avere promesso «il massimo impegno per raggiungere il nostro obiettivo», il capitano biancoceleste ha sottolineato: «È una cosa che abbiamo deciso tutti insieme e che tenevamo a far sapere. La squadra è consapevole del momento che vive, e può uscirne in un certo modo » . Lotito si è limitato a commentare che se “i giocatori criticano il mental-coach vuol dire che hanno ritrovato l’unità”. Danieli Popolizio, già psicologo di Federica Pellegrini e Carolina Kostner, si aspettava questo tipo di conclusione:
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Solo due punti separano la Lazio dal terzultimo posto (occupato dal Livorno) che condannerebbe i capitolini alla discesa in serie B. La recente sconfitta casalinga contro il Bari ha gettato nello sconforto squadra e tifosi accorsi in massa per sostenere la squadra ed ha aumentato le preoccupazioni per una situazione che sembra sempre più irrisolvibile. Contro il Bari il pubblico ha sonoramente fischiato i giocatori, apparsi molli e spaesati in mezzo al campo, addirittura demotivati. Il lavoro di Reja, accolto come il salvatore della patria dopo l’esordio vincente a Parma, ha prodotto la miseria di 4 punti in 5 partite riabilitando, o quantomeno assolvendo in parte Ballardini e le sue colpe. La povertà di punti di entrambi gli allenatori è sicuramente un segno indicativo: le colpe maggiori andrebbero ricercate altrove, più in alto.
Lotito, sempre più contestato da gran parte dei tifosi e sempre più lontano dalle telecamere come mai è accaduto dall’anno della sua ascesa alla presidenza, prova la carta dello psicologo. Non si tratta certamente di una novità nel calcio italiano perché l’abitudine di affidare “le menti” dei giocatori ad uno specialista è nata ad inizio degli anni ‘90 e Il Milan è la società più avvezza a questo tipo di figura. Il mental coach per risollevare la Lazio si chiama Daniele Popolizio. Ha 32 anni e già oggi ha assistito in panchina all’allenamento svolto nel ritiro umbro, il quarto della travagliata stagione biancoceleste.
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Nell’ultimo turno di campionato Catania e Udinese hanno raccolto i 3 punti: vittorie importantissime per queste compagini geograficamente agli antipodi, lo scatto decisivo per tirarsi (quasi definitivamente) fuori dalla zona retrocessione. Tre le squadre che a maggio saluteranno la massima serie, 4 le formazioni coinvolte in questa aspra lotta in cui la vita di una, significa automaticamente la morte delle alte tre (Sondaggio: chi si salverà?). Il Siena è ultimo, ma in netta ripresa: ha nella difesa il tallone d’Achille (peggior retroguardia con 51 gol incassati), ma avanti un Maccarone che fa ben sperare. Imbattuti da più di un mese, i toscani bianconeri hanno raccolto 9 punti in 5 giornate: Bologna in casa e Lazio all’Olimpico il banco di prova decisivo. Almeno quattro punti sono quasi un diktat.
E le altre tre? Insieme al Siena, ecco l’Atalanta. Vigilia di campionato tesa per la campagna acquisti (i tifosi inviperiti per l’arrivo di Gregucci, non considerato all’altezza e subito esonerato), quindi un avvio balbettante. Ecco Conte, le sue dimissioni e il regno brevissimo di Bonacina; con Mutti si sperava in meglio ma così non è stato: a parte il gol di Valdes, inutile, a San Siro contro il Milan, gli orobici non segnano da 5 gare e in generale hanno segnato 2 gol nelle ultime 8 partite. Senza gol, il passo verso la B è veloce: ecco perché la Dea è da oggi in ritiro a Zingonia, bocce cucite e concentrazione per la sfida delicatissima di domenica. All’Atleti Azzurri d’Italia arriva il Livorno, una sfida che vale la Serie A.
E a proposito del Livorno, ecco l’unica neo-promossa che non ha strabiliato: qualche risultato prestigioso e sprazzi di buon calcio, ma in seno alla società labronica non c’è mai stata tanta chiarezza quest’anno. Cosmi che alza i tacchi e poi ritorna, la cessione di Candreva a gennaio e un attacco sterilissimo, un mix non certo corroborante per non ripiombare nel campionato che la scorsa stagione vide il Livorno arrivare terzo. La vittoria manca da due mesi, e ora ci sono due trasferte nerazzurre: prima Bergamo, poi Inter. Due punti sopra Atalanta e Siena, due sotto la Lazio, l’ultima a contendersi l’unica piazza disponibile per rimanere tra i “grandi“.
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È di undici tifosi fermati, tre contusi tra le forze dell’ordine e tre feriti lievi tra i supporter della Lazio, il bilancio degli scontri avvenuti nel primo pomeriggio a Formello, nel centro sportivo della società biancoceleste. La cariche della polizia sono scattate quando un gruppo di circa 100 tifosi del migliaio presenti a Formello è riuscito ad entrare nel centro forzando un cancello di ingresso. (Foto - Video)
I tifosi hanno lanciato sassi e bombe carta contro le forze dell’ordine, la polizia ha risposto con i lacrimogeni. La squadra non ha potuto svolgere regolarmente la seduta a causa delle proteste dei suoi tifosi e si è allenata in palestra. Oggi è atteso l’arrivo di Edy Reja nella capitale, nuovo allenatore dei biancocelesti.



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La Lazio ha attraversato oggi l’ennesima giornata di grande tensione. La squadra si è ritrovata agli ordini di Davide Ballardini dopo la sconfitta casalinga contro il Catania. I biancocelesti non hanno però potuto svolgere regolarmente la seduta a causa delle proteste dei suoi tifosi. Secondo quanto si è appreso circa un migliaio di sostenitori si sono presentati ai cancelli di Formello dando vita ad una durissima contestazione. Un gruppo di circa cento unità è riuscito a sfondare un cancello e a fare irruzione all’interno del centro sportivo, si sono resi protagonisti del lancio di bombe carta e fumogeni, giocatori e staff tecnico non hanno potuto fare altro che restare chiusi negli spogliatoi.
Per disperdere i tifosi è dovuta intervenire la polizia, si sono registrati degli scontri, tre persone sono rimaste ferite e hanno necessitato del trasporto in ospedale per ricevere le cure del caso. La squadra non ha potuto quindi sostenere regolarmente l’allenamento che invece è stato svolto in palestra. Come se non bastasse la contestazione dei tifosi nei confronti di presidente e società bisogna anche fare i conti con l’intricata situazione della panchina laziale. Le voci che volevano Edy Reja favorito nella corsa per il dopo Ballardini si fanno sempre più insistenti, i croati dell’Hajduk Spalato avrebbero liberato il goriziano in cambio di una penale di 142.000 euro, domani mattina dovrebbe esserci un incontro a Roma per la firma di un contratto che lo legherà al club capitolino fino al 2011.