
Dopo Carlo Ancelotti, ecco altri allenatori italiani che vincono all’estero nel week-end: stiamo parlando di Andrea Mandorlini e Luciano Spalletti, due vecchie (ma neanche tanto) conoscenze del nostro calcio che si sono messi alla prova in terre lontane, rispettivamente a Cluj (Transilvania) e San Pietroburgo (la Russia di Dostojevski). Partiamo col primo che sabato si è laureato campione di Romania dopo aver rilevato la squadra a metà del novembre scorso: successore del portoghese Antonio Oliveira, il tecnico ex Siena e Atalanta aveva comunque preso in mano una squadra prima in classifica (il suo predecessore aveva rescisso per divergenze con la società), ma è stato abile a non abbassare la guardia e a laurearsi campione con due giornate di anticipo.
Ieri la vittoria contro l’Internaţional Curtea de Argeş, un 2-1 comunque sofferto: in vantaggio con Bud, pareggio al 18° della ripresa degli ospiti con Apostu; gol vittoria di Ciprian Deac e Unirea Urziceni distaccata di sei punti. Ora per il Cluj la possibilità di vincere anche la Coppa di Romania, con la sfida del 26 maggio all’SC Vaslui, un double che bisserebbe quello del 2008 quando la società conquistò entrambi i titoli e partecipò poi alla Champions. Ottimo connubio per la società transilvana quello con gli italiani (ricordiamo Bergodi e Trombetta e la vittoria all’Olimpico di Roma contro i giallorossi in Coppa Campioni): oltre a Mandorlini e al suo staff, anche se non titolari giocano nei granata il difensore Felice Piccolo e i centrocampisti Roberto De Zerbi e Davide Bottone.

La federazione calcistica russa è alla ricerca di un nuovo allenatore per la nazionale dopo l’addio di Guus Hiddink, il vuoto lasciato dall’olandese non sarà facile da colmare, ma al più presto bisognerà nominare il suo erede. Secondo il sito russo Sport Express, la federazione avrebbe avuto nei giorni scorsi dei contatti con Roberto Donadoni per sondare la sua disponibilità ad intraprendere un’eventuale avventura sulla panchina della Russia.
L’ex ct dell’Italia, nonché allenatore di Napoli e Livorno, si sarebbe detto interessato a valutare eventuali proposte. In Russia troverebbe il suo collega e connazionale Luciano Spalletti che ha da poco iniziato la sua prima stagione con lo Zenit San Pietroburgo. In realtà però il nome di Donadoni non sembra avere tanto fascino tra i russi, in particolare non convince il curriculum dell’italiano che sulla panchina azzurra non ha di certo impressionato e che ha concluso la sua ultima avventura da allenatore con un esonero lo scorso ottobre a Napoli.
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Secondo gli esperti Romelu Lukaku è il giovane più promettente nel panorama del calcio mondiale. Attaccante dell’Anderlecht di appena sedici anni, questo ragazzone di origini congolesi ma belga di nascita sta impressionando tutti. Alla sua prima stagione in prima squadra ha già collezionato 13 gol in 22 partite di campionato, aiutando non poco il club a dominare il campionato belga. Gli appassionati europei si sono accorti di lui grazie alla Europa League dove è riuscito a rifilare una doppietta all’Ajax e un gol all’Athletic Bilbao, l’Anderlecht è riuscito a raggiungere (Ammira le prodezze di Romelu Lukaku).
E di lui si è accorto anche Dick Advocaat che lo ha convocato per l’amichevole tra Belgio e Croazia che si disputerà stasera a Bruxelles. Lukaku è un attaccante potente, abile sia di destro che di sinistro, con un ottimo senso del gol e un fisico straordinario, basti pensare che è alto 194 cm e pesa 94 kg. Molti lo hanno paragonato a Didier Drogba, certo è che mezza Europa si è ingolosita e stasera nella capitale belga ci saranno tantissimi osservatori pronti a prendere appunti.

Dopo le indiscrezioni circolate negli scorsi mesi, ecco che a campionato russo concluso arriva la conferma ufficiale, Luciano Spalletti è il nuovo allenatore dello Zenit San Pietroburgo. Il tecnico di Certaldo firmerà un contratto triennale da 4 milioni di euro a stagione, prenderà il posto di Anatoly Davydov, già sostituto dell’olandese Dick Advocaat dallo scorso ottobre, al russo è stato comunque proposto di rimanere nello staff tecnico della società. La notizia arriva direttamente dal sito ufficiale della società che attraverso un comunicato informa che l’italiano è stato scelto all’unanimità dal consiglio di amministrazione.
Sarà di Spalletti il compito di riportare il titolo di campioni di Russia a San Pietrobrugo dopo che per due anni se lo sono aggiudicato quelli del Rubin Kazan, al toscano viene inoltre chiesto di riportare la squadra ai successi europei delle stagioni passate. Non solo risultati pratici comunque, la società infatti gli chiede di fare da collante tra la prima squadra e le giovanili con il preciso compito di scoprire e lanciare i giovani talenti locali.
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Arrivato sulle sponde della Neva appena una settimana fa, incassate le critiche del suo nuovo allenatore Dick Advocaat con tanto di chiarimento successivo, ieri Alessandro Rosina ha potuto già provare la sensazione di calcare il prato del Petrovskiy negli ottavi di finale di Coppa di Russia, avversario il Nizhniy Novgorod (squadra del massimo campionato russo ma che naviga nei bassifondi della classifica): ebbene, l’ex torinista non poteva immaginare esordio migliore con la maglia dello Zenit San Pietroburgo. Giocate di gran classe, tutto il suo repertorio condensato in 70 minuti, lo stadio che gli tributa la prima standing-ovation, soprattutto un gran bel gol (Video del gol di Rosina).
Dopo cinque minuti subito un cucchiaio da fuori area che per poco non è entrato, per il resto sponde puntuali e tanta personalità; come al 39° quando Rosina ha fatto centro: ha raccolto una sponda di Kornilenko, ha messo giù il pallone disorientando con un veloce gioco di gambe l’avversario e in contro tempo ha tirato di destro beffando il portiere avversario. Nella ripresa ancora buone trame per l’italiano sotto il cielo pulito di San Pietroburgo e i 18 gradi °C di temperatura: ha sfiorato la doppietta, alla fine è stato sostituito da Fayzulin meritandosi gli applausi dei suoi nuovi tifosi. Lo Zenit ha poi vinto 2-1, ma solo ai supplementari.

Alessandro Rosina è sbarcato a San Pietroburgo, ha apprezzato le placide rive della Neva e si è dato alla stampa russa per presentarsi ai suoi nuovi tifosi dello Zenit: “Le prime impressioni sono molto positive. La città è davvero bella come si dice, il club è organizzato ed ora spero di aver successo qui. Ho visto lo Zenit giocare in Coppa Uefa e nella Supercoppa Europea, e su Sky in qualche match del campionato russo: è una squadra che gioca un gran calcio, piacevole da vedere. Ho inoltre notato che lo stadio è sempre pieno“. Felice l’ex torinista, chissà che faccia avrà fatto quando invece ha appreso le parole del suo nuovo allenatore Dick Advocaat.
L’olandese se n’è uscito con dichiarazioni davvero poco carine: “Sono molto deluso. Avevo detto ai miei dirigenti che ci servono due o tre attaccanti di classe e loro invece mi prendono Rosina. Non so più cosa fare, è la prima volta nella mia vita che prendono un giocatore senza il mio consenso, e che anzi un calciatore viene preso contro la mia volontà” ha detto inopportunamente il prossimo ct del Belgio che, infatti, fra pochi mesi dovrebbe lasciare il proprio incarico sulla panchina dei russi. La colpa di questa situazione, a suo dire, è del nuovo ds Igor Korneev: “È arrivato allo Zenit da una settimana e già fa le cose senza consultarmi“.
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L’Udinese ce la fa, dopo il 2-0 del Friuli riesce a limitare i danni sulle rive della Neva e torna a Udine con la qualificazione ai quarti di finale in tasca: è la prima volta nella sua storia che i bianconeri arrivano così lontani nella Coppa Uefa, i campioni in carica dello Zenit San Pietroburgo (l’ultima squadra in Europa a sconfiggere il Manchester United) si sono dovuti inchinare di fronte ai ragazzi di Pasquale Marino abile a non farsi intimorire dalla vecchia volpe di Dick Advocaat. Così l’Udinese è tra le prime otto d’Europa sponda Uefa, traguardo non da poco, non possiamo che tifare per lei d’ora in avanti.
Allo Stadio Petrovskij i padroni di casa sanno che per recuperare lo 0-2 dell’andata c’è bisogno della partita perfetta, fatta d’intensità associata a indubbia qualità: Danny, Zyryanov, Fayzulin e Pogrebnyak sono gli uomini d’attacco che hanno il compito di impensierire la retroguardia ospite e nel primo tempo danno tutta l’impressione di riuscirci. L’Udinese parte bene, vuole fare la partita e a tratti ci riesce; tuttavia i russi escono fuori e pressano con zelo i centrocampisti avversari. Dopo il brivido per un presunto fallo di mano di D’Agostino lo Zenit passa.
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Una grande prova dei bianconeri di Marino, un po’ di sorrisi per l’Italia calcistica. L’Udinese supera con un bel punteggio all’inglese i quotati russi dello Zenit San Pietroburgo, detentori della coppa Uefa. Un risultato che galvanizza non poco il club friulano, in vista del ritorno degli ottavi tra una settimana, nella fredda Russia. Quagliarella all’85esimo, dopo una ficcante incursione di Pepe ha aperto le marcature, Di Natale le ha chiuse al 92esimo siglando un rigore concesso forse un po’ generosamente dall’arbitro Gonzales (trattenuta su Obodo). (Fotogallery)
Nella prima frazione di gioco gli uomini di Marino (che verrà espulso nella ripresa per proteste) cercano di infastidire i russi con la velocità e l’imprevedibilità delle tre bocche di fuoco in attacco. E’ Quagliarella il più attivo: l’ex doriano sfiora la rete con un colpo di testa e con un tiro che termina la propria corsa a pochissima distanza dal palo difeso da Malafeev. Lo Zenit di Advocaat si limita a controllare contraddicendo di fatto le dichiarazioni rilasciate alla vigilia dal tecnico olandese.
Onorare l’impegno, inseguire matematicamente il primo posto, riscattare la sconfitta di sabato e racimolare qualche spicciolo: con questi quattro obiettivi la Juve è volata a San Pietroburgo dove il freddo gelido e la voglia di riscatto degli avversari, uniti al calore dello stadio Petrovskij, non invogliavano di certo la truppa di Ranieri al gioco del calcio. Ma, munitisi di guanti e calzamaglie, gli undici in maglia bianconera hanno saputo tenere testa ai russi allenati da Advocaat, rischiando la vittoria e soffrendo il giusto, avvicinandosi di fatto sempre più al primo posto nel girone H: basterà un pari casalingo contro il BATE Borisov e il gioco è fatto (Fotogallery).
Meno turn-over di quel che ci si aspettava tra gli ospiti, coi soli innesti di Iaquinta e Mellberg nell’undici titolare rispetto a San Siro: nel freddo baltico gli unici impavidi senza calzamaglia sono Grygera, Chiellini, Molinaro, Marchisio e Nedved. I russi si affidano all’undici tipo, con Pogrebnyak ariete offensivo supportato dal genio di Denny e Arshavin, Tymoschuk in cabina di regia e il duo belga-croato formato da Lombaerts e Krizanac a guardia centrale di Malafeev. Lo Zenit deve fare risultato, così cerca di affondare affidandosi a una manovra arieggiata con ottime propensioni al palleggio; ma la difesa è sbadata, così nella prima parte di gara è la Juve a sfiorare il vantaggio.
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