Martedì scorso Diego Armando Maradona ha centrato la sua prima vittoria alla guida dell’Al Wasl, il successo per 3-0 è arrivato al termine della sfida di coppa contro l’Emirates, squadra neo promossa in Pro League. La serata però può essere ricordata anche per un episodio che ha visto coinvolto il Pibe de Oro prima del fischio d’inizio. L’argentino era a bordo campo e stava posando per una fotografia vicino ad uno striscione, quando ha colpito un tifoso, colpevole di disturbare lo scatto, con un calcio.
Maradona dopo la partita ha chiesto scusa al suo sostenitore e ha spiegato il motivo della sua reazione: in pratica lo striscione conteneva una dedica per lui da parte del nipote, “Nonno ti voglio bene e sono con voi. Benja”. Maradona voleva fare una foto vicino al pezzo di stoffa da poter mandare al piccolo Benjamin, primogenito di Sergio Aguero, ma un tifoso continuava a disturbare sollevando lo striscione che evidentemente gli impediva di vedere il campo. L’allenatore argentino ha così perso la pazienza e lo ha colpito con un calcio sul braccio, a parziale consolazione c’è da registrare che il colpo è stato sferrato con il leggendario piede sinistro. Diego ha poi spiegato la sua reazione e si è scusato: “Sono sempre stato un uomo emotivo, prima come giocatore e ora come coach. Mi scuso con il tifoso ma volevo che lo striscione fosse visibile”.
Video Gol e Intervista a Maradona - Al Jazira-Al Wasl 4-3
Maradona stecca la prima da allenatore dell’Al Wasl, negli Emirati Arabi. Non era facile uscire indenni da questo match perché l’avversario era tra i più forti del paese arabo. La sua squadra ha perso contro i campioni in carica dell’Al Jazira per 4-3 dopo aver recuperato uno svantaggio di 2 gol, sull’1-3. La formazione dell’ex ct dell’Argentina sull’1-3 ha ristabilito la parità con una doppietta dell’argentino Mariano Donda (ex Bari), autore già del primo gol. Nel recupero, il brasiliano Bare ha segnato il gol decisivo.
Maradona, a fine partita, ha affermato di aver gradito l’atteggiamento dei suoi uomini: “I giocatori si sono mostrati combattivi, sono contento di loro. Nel secondo tempo sul campo c’eravamo solo noi e alla fine il 3-3 sarebbe stato il risultato più giusto”.
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Se la storia di Napoli affonda le sue radici nel mito, quella della Società Sportiva Calcio Napoli ha date e nomi ben precise: prima degli anni Venti e nella loro prima metà il calcio nel capoluogo campano era frammentato e poco organizzato e per di più si seguivano le gesta del Savoia di Torre Annunziata che sfiorò addirittura il titolo nazionale; fu proprio nell’agosto del 1926, ad esser precisi il primo giorno di quel mese, che l’imprenditore locale Giorgio Ascarelli, presidente dell’Internaples, fondò l’Associazione Calcio Napoli (che nel ‘64 adottò la denominazione attuale). Da allora il “ciuccio” ne ha fatta di strada: in 85 anni la gloriosa maglia azzurra dei partenopei è stata indossata da grandi campioni, da Altafini a Sivori, per arrivare al mitico Maradona.
Una storia stracarica di passione con l’apice, quello dell’apoteosi più assoluta, sul finire degli anni ‘80: una città pazza di una squadra capace di dominare in Italia (2 campionati, 1 Coppa Italia e 1 Supercoppa Italiana) e di aggiungere in bacheca anche il primo vero trofeo continentale, la Coppa Uefa dell’89; prima di allora aveva comunque nel palmares due Coppe Italia. Poi gli anni bui di fine millennio, il fallimento, quindi Aurelio De Laurentiis, la scalata e di nuovo la Coppa Campioni: non poteva cadere in periodo migliore l’85esimo compleanno della compagine napoletana, l’entusiasmo a Napoli è altissimo facendolo assomigliare a quello di venti anni fa.
De Laurentiis è prodigo di belle parole, necessarie per celebrare la data: “Il pensiero va oggi a tutti i protagonisti della storia azzurra scandita da momenti importanti: imprese, trofei, e suggestioni, ma anche dalla forza dei napoletani di sapersi rialzare e ripartire. Per me è un onore poter celebrare questo anniversario, alla luce della rinascita che ha riportato il Napoli sui palcoscenici internazionali che merita. Guardo con rispetto e ammirazione al grande passato, ma sono anche proiettato al futuro con serenità ed entusiasmo per continuare ad essere interprete della vostra infinita fede“. E nonostante quel pizzico di retorica che accompagna quasi tutti i suoi interventi, comunque meritevole di plauso il pensiero che dedica alla squadra della sua città il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:
“L’85esimo anniversario di fondazione del Napoli rappresenta una felice occasione per consolidare i valori di lealtà, spirito agonisitico e rispetto delle regole che debbono costantemente caratterizzare tutte le attività sportive. E’ con questo spirito che rivolgo ai dirigenti della SSC Napoli, agli azzurri partenopei, all’allenatore e all’intero staff - con sentimento di partecipazione da napoletano - l’augurio di poter offrire ai tanti appassionati nuovi momenti di emozioni e di successi”.
Auguri, caro vecchio Napoli. E sì, come diceva una vecchia canzone, Partenope rimane e rimarrà sempre migliore di Venere…

La Federazione Argentina è pronta a sostituire Sergio Batista, nonostante le dichiarazione immediatamente seguenti l’eliminazione ai rigori contro la finalista Uruguay. La delusione per il risultato in Coppa America, per di più nell’edizione casalinga, è stata troppo forte per non spingere i dirigenti allo stesso tipo di decisione presa dopo il Mondiale in Sud Africa quando si liberarono di Diego Armando Maradona. Per il posto di Batista c’è in pole Alejandro Sabella già tecnico dell’Estudiantes e da qualche mese sistematosi nel club arabo dell’Al Jazira.
L’opinione pubblica avrebbe voluto un altro allenatore da qualche mese trasferitosi su quelle latitudini, proprio il solito Maradona, ma Biliardo e il presidente Grondona non hanno nessuna intenzione di infilarsi di nuovo in una gestione del Pibe de Oro che non ha mai convinto sulla panchina dell’Argentina.
L’obiettivo è trovare finalmente un tecnico in grado di rendere una squadra che può schierare tridenti con Messi, Tevez e Aguero, lasciando in panchina potenzialmente giocatori come Higuain, Milito e Lavezzi, in grado di vincere qualcosa. Il Mondiale del 2014 in casa dell’odiato Brasile è un’occasione che le Seleccion non può farsi sfuggire.

Qualche giorno fa Pelè rispose con una battuta alla precisa domanda su un paragone tra lui e Messi: “Se Leo Messi potrà superare Pelè? Per riuscirci dovrà fare più di 1.283 reti…” . O Rey ha continuato “benedicendo” Neymar, gioiello del Santos, tirando in ballo nuovamente Messi: ” E’ un giocatore di grande talento. Speriamo non gli succeda quel che è capitato a Messi col Barcellona, dove gioca molto bene, cosa che non fa con la nazionale argentina’.
Quest’oggi, interpellato da un cronista di un programma tv brasiliano, Pelè ha aggiustato il tiro su Messi: “È un giocatore eccellente, lo porterei al Santos senza neanche pensarci“. Il più grande calciatore brasiliano di sempre tira però le orecchie a Romario:
“Romario ha segnato mille gol in carriera? Conteggia anche i gol che ha fatto in spiaggia…”. E infine la stilettata più velenosa non poteva che essere indirizzata a Diego Armando Maradona: “A Maradona non darei un passaggio in macchina neanche in un giorno di pioggia“.




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Lionel Messi giura amore eterno al Barcellona. O quasi. Il talento argentino non ha alcuna intenzione di cambiare squadra e se lo farà sarà solamente per tornare nella sua Argentina, magari per chiudere la carriera. Non a caso il club catalano preparò per la pulce un contratto con clausola rescissoria inaccessibile per qualsiasi altro club.
“Se lascio il Barcellona è solo per ritornare a giocare in Argentina e poi ritirarmi. Sono felice al Barcellona e voglio giocare lì fino al mio ritorno in patria”, ha affermato la ‘Pulce’ in un’intervista al quotidiano colombiano El Pais. Per Messi il migliore tra Maradona e Pelè è il suo connazionale: “Maradona è il migliore. Non ho visto giocare Pelè, ma non ce ne sarebbe neanche bisogno“.
E dichiara di non apprezzare il lato comportamentale di Cristiano Ronaldo: “A me non piace mostrarmi come si mostra lui, non è il mio carattere“. Messi ha poi smentito i rumori che gli avevano aggiudicato alcune avventure amorose appena sbarcato in Argentina: “Si sono dette molte cose, tutte bugie“.




Continua a leggere: Messi: "Se andrò via dal Barcellona sarà solo per l'Argentina"

Il calciomercato della Juve: ecco la rubrica del 19 giugno con tutte le notizie, notiziuole, voci, indiscrezioni e aggiornamenti sulle trattative di mercato della Juve. Tutte le notizie di oggi, con relativa fonte.
Sergio Aguero
Gli esperti di mercato indicano il Kun quale il maggior accreditato ad essere il grande colpo della Vecchia Signora; eppure suo suocero, Diego Armando Maradona, a Conexion Samanta su Cuatro parla in tutt’altro senso: “Aguero rimarrà a Madrid, che sia all’Atletico o altrove. I tifosi in Spagna lo amano e continueranno ad amarlo: la famiglia Maradona sarà grata alla Spagna per tutta la vita“. Sarà da credergli? La Juve non si scoraggia, anche se ci provano dall’Inghilterra a dargli il ko definitivo: secondo la stampa britannica infatti Abramovich ha pronta un’offerta di 54 milioni di euro per Aguero, una mossa che sbaraglierebbe la concorrenza.
Alessandro Matri
Secondo il Corriere dello Sport Marotta ha cominciato a fare le bizze anche con Cellino: il ds bianconero non vorrebbe versare per intero i 15,5 milioni di euro pattuiti per riscattare il giocatore dal Cagliari, così ha offerto ai sardi due giocatori (ignota la formula con cui approderebbero in rossoblu); si tratta dei 21enne Cristian Pasquato e Luca Marrone. In ogni modo non è in dubbio il riscatto di Matri.
Mirko Vucinic
A quanto dice, sempre più convinta, Sky Sport, Mirko Vucinic vuole solo la Juve e ha rifiutato anche due chiamate dall’Inghilterra, di cui una molto interessante per lui e per la Roma dal Blackburn; tuttavia Sabatini non vuole svendere il giocatore, mentre più di una perplessità in seno al club di Corso Galileo Ferraris c’è riguardo alla ventilata ipotesi di uno scambio alla pari con Marchisio. La prossima settimana potrebbe essere quella decisiva.
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Diego Armando Maradona sta per iniziare una nuova avventura da allenatore. A Dubai l’argentino si appresta a firmare un contratto milionario con l’Al Wasl. Oggi ha spiegato ai giornalisti cosa desidera dai giocatori che si trasferiranno nella sua squadra:
“All’Al Wasl non voglio giocatori vecchi. Noi non siamo un cimitero per elefanti bianchi. Voglio una squadra che può battere chiunque e perciò c’è bisogno di giocatori che siano in buone condizioni fisiche, non quelli che stanno per andare in pensione. Quando un giocatore viene qui, deve venire a correre. Non voglio grandi nomi come Messi o Tevez, ma non perché non mi piacciono. Io li amo, ma hanno grandi impegni altrove. Voglio persone che diano il massimo per la mia squadra”.
Maradona si è poi soffermato sulla rielezione di Blatter sferrando un duro attacco alla Fifa:
“Quando si ha così tanto potere si possono fare tante sciocchezze come accade nella Fifa. Ogni giorno c’è corruzione e ci sono scandali per partite truccate: non è calcio, non stiamo parlando di calcio. Questo non è ciò che la gente merita di vedere. Blatter non è una sorpresa, purtroppo alla Fifa c’è un museo, un grande museo. I dinosauri non vogliono mollare il potere. La rielezione di Blatter non è qualcosa di inedito, la gente come noi sa cosa sta succedendo. Resterà lì fino a quando avrà 105 o 110 anni. E il calcio purtroppo sarà sempre lo stesso”.




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Diego Armando Maradona ha lanciato accuse pesanti nei confronti del presidente AFA e vicepresidente FIFA Julio Grondona. Tra i due non scorre buon sangue da diverso tempo e si erano riavvicinati solo nel biennio tra il 2008 e il 2010 quando lo stesso Grondona affidò la nazionale a Maradona salvo poi esonerarlo dopo i mondiali in Sudafrica accusandolo, tra le altre cose, di fare ancora uso di sostanze stupefacenti. Da allora i due si sono più volte beccati a distanza con Maradona che ha anche deciso di querelarlo per diffamazione.
Ieri si è aperto un nuovo capitolo tra i due con Maradona che ha accusato il suo ex presidente di aver dopato i calciatori dell’Argentina prima dello spareggio con l’Australia per aiutare la nazionale albiceleste a qualificarsi alla fase finale di Usa 94. Secondo Maradona ai giocatori venne data una sostanza sciolta nel caffè che “regalava” ai giocatori una resistenza maggiore del normale:
”Ti davano un caffe’ veloce, nel caffe’ ci mettevano qualcosa e correvi di più. Sapete perché non ci furono controlli antidoping ne’ in Australia, ne’ nel campo del River?”, dice il Pibe alla tv argentina facendo riferimento a entrambe le gare. Perché altrimenti l’Argentina non sarebbe andata ai Mondiali. C’era l’imbroglio e Grondona lo sapeva”
Continua a leggere: Maradona: "Ci dopammo con l'Argentina per qualificarci ad Usa 94"

Continua la consueta polemica a distanza tra i due miti del calcio, il brasiliano Edson Arantes do Nascimento, meglio conosciuto come Pelè e l’argentino Diego Armando Maradona. L’ex campione carioca ha infatti risposto alle frecciatine del rivale argentino, che alcune settimane fa, dopo l’exploit del suo pupillo Lionel Messi nella semifinale di Champions League contro il Real Madrid, aveva definito il fantasista blaugrana l’unico in grado, nel caso in cui la sua carrierà dovesse mantenersi sempre su questi livelli, di contendergli il titolo di miglior giocatore della storia del calcio.
Secondo Pelè, Messi sarebbe infatti indubbiamente il miglior calciatore oggi in circolazione, ma non si avvicinerebbe minimamente alla classe di numerosi campioni del passato, tra i quali ad esempio Johan Cruyff, Michel Platini o Alfredo Di Stefano. Queste la lapidaria sentenza emessa da O’Rey nei confronti della Pulce del Barcellona, alla quale, ne siamo certi, l’ex allenatore dell’Albiceleste non tarderà a replicare da par suo:
“Lionel Messi è oggi il miglior calciatore del mondo, ma altri furono molto meglio. La gente ama fare paragoni e sembra aver già dimenticato Johan Cruyff, Michel Platini o Alfredo Di Stefano, che furono migliori di Messi. Oggi Messi è il miglior giocatore del mondo, ma bisogna vedere quanto durerà. E poi rende meglio nel suo club che con l’Argentina. In Nazionale è un altro giocatore; la differenza è che il Barcellona è una squadra ben attrezzata.”