Per i violentissimi scontri del 15 ottobre che hanno messo a soqquadro alcuni quartieri della capitale sono state finora arrestate 12 persone. Le indagini non si fermano e procedono verso diverse diramazioni, tra cui anche quella degli ambienti ultras di Roma e Lazio. Le immagini degli incidenti, le foto e i video, sono al vaglio degli investigatori. Per l’assalto al blindato dei carabinieri poi incendiato (per fortuna senza gravi conseguenze per gli occupanti che sono riusciti a scappare in tempo) e per la distruzione della Madonnina letteralmente rubata dalla chiesa di San Marcellino e fatta a pezzi in strada, i sospetti si sono concentrati su alcuni giovani ultras delle due squadre capitoline.
Sull’immotivata distruzione della statua della Madonna Corriere.it ha ripreso le parole di Walter Insero, portavoce del vicariato di Roma:
“Sono sconcertato abbiamo visto scoppiare la protesta dalle finestre della parrocchia. Dei giovani incappucciati hanno divelto la porta della sala utilizzata per il catechismo, sono entrati, hanno affisso un manifesto e hanno distrutto quello che c’era dentro. Poi hanno preso una statua della Madonna di Lourdes e un crocefisso, li hanno portati in strada e li hanno frantumati. Un gesto blasfemo di profanazione che non ha alcun senso. Hanno tentato anche di sfondare la porta d’ingresso della chiesa, ma non ci sono riusciti fortunatamente. Poi si sono spostati verso San Giovanni. Non ci aspettavamo atti così violenti contro simboli religiosi, né ci aspettavamo una situazione così grave, anche se erano scattate misure preventive e la basilica di San Giovanni e l’area attigua sono state chiuse”.

Continua la feroce contestazione verso la dirigenza granata, e, in particolare, contro il presidente Urbano Cairo. Una testa di maiale è stata trovata davanti all’ingresso della sede del Torino Calcio, in via dell’Arcivescovado. Una scritta tracciata con vernice rossa sul marciapiede antistante la porta, riportava il messaggio ‘Vattene porco‘. Sul caso sono in corso le indagini della Digos.
Sul caso sono in corso le indagini della Digos. Si tratta del terzo episodio di contestazione dura contro il Toro in un mese. La sera dello scorso 30 agosto una bomba carta fu lanciata contro la stessa sede torinese, dove comparve la scritta “Game over”, sempre tracciata con vernice rossa. La medesima scritta fu trovata sul marciapiede antistante la sede della Cairo Editore, società del patron granata, in via Magenga a Milano, lo scorso 19 settembre. In quell’occasione la porta di ingresso dell’edificio fu bagnata con liquido infiammabile. Torinogranata.it ha intervistato ha intervistato l’ex portiere del Torino, Massimo Taibi, sull’accaduto:
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“Io urlavo le mie ragioni ma loro mi menavano, mi colpivano: saranno stati setto o otto, sono pieno di lividi“. Cosi Stefano Gugliotta, scarcerato ieri e ancora visibilmente scosso, ricorda quanto avvenuto la sera del 5 maggio quando fu arrestato nel dopo partita di Inter-Roma. Gugliotta, nel corso di una affollata conferenza stampa, ha, inoltre raccontato di aver dormito solo poche ore questa notte. Prima di uscire si è tolto un dente che gli avevano messo qui in carcere ed ha detto: “Ora andrò a farmi curare da un dentista vero“. “Proveremo a lasciarci la vicenda alle spalle, cercheremo di dimenticare, è l’unica cosa che posso fare“.
Poi un commento sulle forze dell’ordine: “Voglio dire una cosa per smorzare i toni: credo che la maggior parte degli agenti operino in buona fede e non compiano abusi di potere“, prima di raccontare i terribili momenti del pestaggio: “Mentre dicevo che non c’entravo niente uno mi ha colpito a bocca aperta con un pugno. Io urlavo le mie ragioni ma loro mi menavano, mi colpivano: saranno stati setto o otto, sono pieno di lividi. Tutto questo clamore mi ha colpito. Ora aspetto solo che la giustizia faccia il suo corso“. Il giovane ha voluto quindi ringraziare tutte le persone che, in questi giorni, sono stati vicini alla famiglia e in particolare Alfredo, che lui definisce “un angelo” che è la persona che “ha effettuato il video nel quale si vedono le fasi dell’arresto e il pugno sferrato da un agente“.



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Ci sono nuove evoluzioni nel caso di Stefano Gugliotta di cui vi avevamo già parlato nei giorni scorsi. Il giovane 25enne è stato picchiato selvaggiamente dagli agenti di polizia dopo la finale di Coppa Italia Inter - Roma e da un settimana è detenuto nel carcere di Regina Coeli. La procura della Repubblica di Roma ha indagato un agente di polizia reo di aver colpito con un pugno il giovane mentre si trovava in sella ad un motorino indifeso e disarmato. La cosa veramente paradossale è che Gugliotta non era neanche andato allo stadio ma si trovava soltanto nei pressi della sua abitazione attigua alla zona dello stadio.
Nei giorni scorsi due esponenti della minoranza, Emanuele Fiano del Pd e Stefano Pedica dell’Idv, avevano chiesto un intervento del Ministro Maroni per chiarire la vicenda. Oggi la questione è stata affrontata anche alla camera dei Deputati ed Elio Vito, Ministro per i rapporti con il Parlamento, rispondendo ad un interrogazione del Pd in merito ha informato che il Ministero dell’Interno sarebbe pronto a costituirsi parte civile: «Qualora venissero accertate, al termine delle indagini, responsabilità penali nei confronti di uno o più appartenenti alle forze dell’ordine, il ministero dell’Interno si costituirà parte civile».




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A Roma dopo la finale di Coppa Italia, il venticinquenne Stefano Gugliotta transita in sella ad un motorino in via Pinturicchio e viene avvicinato da un agente che lo schiaffeggia senza nessuna ragione. Poco dopo l’arrivo di altri poliziotti che lo accerchiano, continuano a picchiarlo e infine lo arrestano. Le immagini che stanno facendo il giro il giro del web e delle tv sono state girate dai residenti con un telefonino. Secondo gli avvocati della famiglia il giovane era stato scambiato per un tifoso che aveva partecipato ad alcuni scontri. Stefano Gugliotta si trova tuttora in carcere ed ha ricevuto la visita di molti esponenti politici. “Ha perso un dente ed ha sei punti sulla testa, ematomi al braccio e alla gamba sinistra. Ora si trova nell’infermeria del carcere“, riferisce Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino. (Video del pestaggio e intervista alla madre)
“Quando sono stato portato in cella mi è stato chiesto di firmare un foglio con una X già sbarrata, dove si leggeva che avrei rifiutato visite mediche supplementari, ma mi sono opposto. Solo dopo ho potuto firmare un foglio con le caselle ancora vuote“. Queste le parole di Stefano Gugliotta riferite dal senatore dell’Idv, Stefano Pedica, che ha incontrato oggi il ragazzo in carcere. “Non riesco a capire perché gli agenti mi sono venuti addosso“, avrebbe ancora detto il giovane a Pedica precisando che prima di scendere da casa, avrebbe “bevuto due o tre birre”. Il senatore dell’Idv ha annunciato un’interrogazione parlamentare per capire “perché questo giovane incensurato è ancora in carcere“. Pedica ha detto che probabilmente “Gugliotta dovrebbe essere visitato anche alla colonna vertebrale“.
L’Inter ha vinto il primo trofeo stagionale battendo la Roma in finale di Coppa Italia in una partita ricca di emozioni e di battaglie. E’ successo davvero di tutto in questa partita che di certo rimarrà nella memoria dei tifosi italiani per molto tempo, soprattutto per le cose brutte, troppe, che si sono viste. Si è salvato soltanto il sano agonismo che in alcuni fasi di gioco si è visto in campo oltre naturalmente al bellissimo gol di Milito




La risposta della curva romanista agli striscioni e al tifo contro fatto dai tifosi della Lazio durante la partita contro l’Inter di domenica sera.




I cazzotti di Mexes a Materazzi; durante un azione di calcio d’angolo il francese ha colpito il difensore nerazzurro con due cazzotti nel costato e per sua fortuna l’arbitro non ha visto la scena.




Tutta la frustrazione di Totti che nel finale si è fatto espellere per aver rifilato un calcione a Balotelli.




La rissa finale, l’invasione di campo di un tifoso giallorosso e Chivu che ha mostrato il dito medio alla Tribuna Tevere.




La festa della squadra nerazzurra, prima in campo e poi negli spogliatoi.




Gli scontri fuori dallo stadio con 11 arresti e un accoltellato.




Super piano di sicurezza, 15 mila biglietti tolti dalla “piazza”, un migliaio di agenti, tutta la zona dello Stadio chiusa ore prima dell’evento con l’effetto di scatenare un traffico insostenibile sul lungotevere dal primo pomeriggio, ma non è bastato. Alla fine di Roma - Inter, anche se questa volta nel silenzio dei media (ci sono arrivati solo oggi le edizioni di alcuni TG), nuovi scontri fra tifosi giallorossi e la polizia con 11 fermati.
Agli arresti anche il tifoso che ha invaso il campo ed è stato fermato prima che aggredisse Cambiasso dell’Inter, ancora ignoti invece i teppisti che hanno riservato una coltellata ad un supporter nerazzurro in Via Tor di Quinto intorno all’1.30 in uno dei consueti agguati a cui gli ultras della Roma hanno abituato i tifosi ospiti italiani e stranieri. Si ripete il rito sempre più capitolino della “puncicata“, con il tifoso dell’Inter ricoverato e giudicato guaribile in una decina di giorni per la ferita alla gamba.
Anche questo è il tifo giallorosso, mai punito (insieme a quello biancoceleste) per la guerriglia urbana pre e post derby, che viene lasciato libero di aggirare ogni divieto nonostante l’autentica militarizzazione dello stadio con decine di migliaia di euro dei contribuenti spesi per provare a tenere a bada questi teppisti. Avanti così.




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Minacce di morte a Claudio Lotito “se non battete l’Inter”. Lo denuncia lo stesso presidente biancoceleste in un lungo comunicato all’ANSA in cui rivela che che in una busta gli sono arrivati anche “proiettili di grosso calibro”. Lotito ha già informato la Digos, la documentazione sarà presentata. “La polemica che è seguita all’incontro di calcio Lazio-Inter di ieri - è detto nella dichiarazione all’ANSA di Lotito - costituisce occasione per riprendere alcuni temi sui quali la Lazio, ed il suo Presidente, si sono costantemente impegnati in questi anni. Abbiamo più volte ribadito la necessità che l’antagonismo sportivo rimanesse nei confini della dialettica civile, senza mai debordare in violenza verbale o fisica e senza offendere la dignità dell’avversario: invece abbiamo assistito a manifestazioni, specie in occasione dell’ultimo derby, che hanno profonda-mente ferito la tifoseria laziale e che hanno generato un clima di istigazione alla violenza che si è protratto per tutta la settimana“.
“A tali manifestazioni - prosegue Lotito - si è accompagnata la cassa di risonanza della stampa e delle radio locali; ci si è poi lasciati andare a vere e proprie minacce fisiche sia ai calciatori che al Presidente ed ai dirigenti della Lazio, creando un clima di tensione che ha profondamente danneggiato l’immagine dello sport nella capitale e nel paese. La Lazio ed il suo Presidente ne sono stati vittime desti-nate: si è arrivati alla minaccia di morte (se non battete l’Inter siete finiti) inviata per posta, accompagnata da proiettile di grosso calibro, ma non per questo la battaglia contro un tal modo di intendere l’antagonismo sportivo è stata abbandonata. Stupisce, invece, che l’insulto e l’istigazione siano diventati bagaglio espressi-vo di dirigenti di altre società; riteniamo che il ruolo rivestito nel mondo del calcio debba costituire, sempre e comunque, un freno alla passione di parte e debba sempre prevalere, nel dirigente responsabile, il senso dell’istituzione e dell’esempio che le sue parole danno alla gente”.






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“Le telecamere hanno inquadrato molti bambini in mezzo ai tifosi che hanno tirato i petardi: come mai tutto questo è stato possibile? Chi li aveva controllati prima? Perché l’arbitro non ha chiuso subito l’incontro, come prevede la normativa vigente? È incredibile il permissivismo imperante in quella che ormai è da considerarsi zona franca. Almeno si risparmi la retorica quando poi accadono tragedie e si pensi ad un modo per tutelare gli ignari spettatori in età evolutiva”. Durissima presa di posizione di Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in merito al parapiglia scatenato da gruppi di tifosi genoani e juventini, nel corso del primo tempo di Juventus-Genoa.
Gli scontri sono nati nel settore che delimita la zona che ospitava i tifosi rossoblù, quando opposte fazioni hanno scatenato un ping pong di oggetti, petardi e anche qualche bomba carta. Gli steward non hanno potuto evitare il fuggi fuggi generale verso la parte alta e riparata della tribuna da parte di alcuni tifosi. Dopo il primo lancio, gruppi di tifosi rossoblù hanno tentato di scavalcare le transenne per scontrarsi con gli juventini, ma gli agenti sono riusciti ad isolare le due tifoserie. Un agente di polizia, tuttora ricoverato al Cto, ha riportato ferite al petto in quanto colpito da un petardo.



Oltre 200 chili di materiale esplodente è stato rinvenuto dalla Polizia in uno dei garage dello stadio San Paolo. In manette è finito Salvatore Volpe, 59 anni, custode dell’impianto sportivo. I fuochi, secondo quanto hanno spiegato gli artificieri della polizia, avrebbero potuto provocare notevoli danni perché di elevata potenza. La polizia ha inoltre evidenziato la pericolosità derivante dall’ingente quantitativo stoccato insieme ad altro materiale infiammabile come materiale plastico e stoffe.
La Digos napoletana ha aperto un’indagine per scoprire se i fuochi d’artificio sarebbero stati utilizzati in Napoli-Udinese, prevista per domani, oppure sarebbero serviti per attuare un’azione estorsiva nei confronti della società partenopea, come avvenne durante Napoli-Frosinone (campionato di serie B 2006-2007). Il questore di Napoli, Santi Giuffrè, ha commentato amaramente: “Noi facciamo tutti i filtraggi e i contro filtraggi possibili, ma a cosa serve quando poi c’è del materiale del genere all’interno dello stadio?”.
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