
Serie D, ottava giornata nel Girone G: a Bacoli, squadra allenata da Carrannante al penultimo posto in classifica, arriva la corazzata del Salerno Calcio, la squadra del duo Mezzaroma-Lotito attualmente in testa alla graduatoria (5 vittorie e 2 pareggi). La vigilia è infuocata perché il Prefetto non omologa il Chiovato, impianto sportivo cittadino immerso nel verde, per carenze strutturali: si gioca a porte chiuse ma la dirigenza locale non vuole far entrare neanche giornalisti e fotografi arrivati dalla vicina Salerno. Il tutto anche per polemizzare contro i blaugranata di Perrone, rei secondo la squadra flegrea di non aver voluto anticipare il match al sabato per la contemporanea presenza in città del Navigare Expo, mostra per appassionati di nautica.
Così si comincia (dopo qualche minuto di gioco viene consentito alla stampa di fare l’ingresso sulle tribune) e la Sibilla Bacoli, nonostante il grande gap in classifica, gioca benone. Però poi ci si mette l’arbitro di Caltanissetta, il signor Lacagnina, che ne combina di tutti i colori. Coi padroni di casa costantemente in attacco, il Salerno Calcio in contropiede trafigge il portiere locale col vecchio bomber Biancolino: vibranti proteste del Bacoli che accusa Lacagnina di non aver fatto rispettare la distanza alla barriera salernitana su un calcio di punizione, da cui è scaturita la ripartenza letale. Due espulsi per proteste: Manzo per doppio giallo e Rainone per rosso diretto.
Dopo svariati minuti in cui il vicepresidente bacolese esorta addirittura i giocatori a lasciare il campo, si torna a giocare e il Bacoli incredibilmente ci mette orgoglio e grinta: Giubilato, difensore degli ospiti, ferma Sibilli in area di rigore, l’arbitro decreta un quantomeno strambo calcio a due in area. Poi al 51° (ben otto i minuti di recupero) Lacagnina, impavido e totalmente incauto, assegna un rigore al Salerno Calcio per una lieve spinta di Punziano su Gustavo: Biancolino non si fa pregare ed è 2-0. Nell’intervallo il direttore di gara è sotto assedio, ma la partita ricomincia dopo la pausa con Carrannante che cambia tre giocatori in un sol colpo; poi in rapida successione fanno finta di infortunarsi Poziello, Maraucci e Conte, lasciando i bianchi di casa in 6 uomini (a sostituzioni effettuate).

Si è conclusa da poco la riunione fiorentina delle 90 società di Lega Pro, l’incontro era stato convocato per discutere del disegno di legge che il parlamento sta per approvare e che riguarda la spartizione dei diritti televisivi nel mondo del calcio. Il tanto paventato blocco dei campionati per il momento si è trasformato in un più semplice fischio d’inizio ritardato, la soluzione più drastica di non far scendere le squadre in campo potrebbe comunque essere adottata se questa prima forma di protesta non sortirà gli effetti sperati.
La Lega Pro chiede che le sia destinata una quota dei diritti tv pari al 4% contro il misero 1% che il decreto legge prevede. Se il parlamento dovesse approvare questa normativa alla Serie A andrebbe il 90%, alla Serie B il 75%, ai Dilettanti l’1% come alla Lega Pro, il restante 0.5% sarebbe destinato ad un fondo per la promozione degli sport di squadra. Ma ci sono anche altri motivi di contesa e cioè il disegno di legge che prevede agevolazioni statali per interventi su stadi di capienza superiore a 10.000 persone, per i palazzetti il limite è invece fissato a 7500. Anche in questo caso le società di Lega Pro, o almeno la maggior parte di esse, rischierebbero di restare tagliate fuori.
Si chiude con 34 gol in 69 presenze il sodalizio che per due stagioni ha legato Arturo Di Napoli alla Salernitana: in questa stagione appena iniziata con Re Artù qualcosa nel rapporto s’è spezzato e cercare di sanarlo non è stato mai realmente possibile. Aveva mercato Di Napoli, seppur 35 enne, soprattutto in Serie B e Lega Pro ma lui ha rifiutato una ad una tutte le offerte; avanzava arretrati dalla società del presidente Lombardi e voleva risolvere il contratto sedendosi a un tavolino, col progetto di tornare a “casa sua“, in quel Messina quest’anno ripartito dalla Serie D.
Incontro di venerdì 4 settembre tra il presidente della Salernitana Antonio Lombardi e il giocatore, alla fine c’è stata soddisfazione da ambo le parti e il contratto è stato rescisso consensualmente. Queste le parole del patron granata: “Con Di Napoli abbiamo ragionato in maniera pacata e serena. L’occasione è stata utile per affrontare, sotto ogni punto di vista, l’argomento. Abbiamo chiarito le incomprensioni di quest’ultimo periodo e ci siamo lasciati con una stretta di mano. Ad Arturo Di Napoli, calciatore a cui è legata buona parte della storia recente della Salernitana, vanno gli auspici della società per un futuro professionale ricco di soddisfazioni unitamente al ringraziamento per quanto fatto per la maglia granata“.
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Lo stadio comunale di L’Aquila, il Tommaso Fattori, in questi giorni s’è reso protagonista non per motivi calcistici, ma perché luogo di residenza di decine di aquilani sfollati, sistemati sul prato dell’impianto cittadino con le opportune tende; il 29 marzo scorso nessuno dei 1000 spettatori sugli spalti avrebbe immaginato, di lì a pochi giorni, uno scenario simile: L’Aquila Calcio aveva giocato contro il Castel di Sangro nel 32esimo turno del campionato di Eccellenza abruzzese. Grande attesa per questa partita, delusione alla fine dei 90 minuti: sotto di due gol (per i sangrini reti di Giannico e Parmigiani), la reazione dei rossoblu di casa era stata affidata al gol di De Filippis.
Nella ripresa, poi, era stato annullato un gol a Di Cesare, il cui tiro-cross s’era infilato direttamente in rete ma l’arbitro aveva annullato per un presunto fuorigioco di un suo compagno. A fine gara Giuliodori era stato eletto miglior giocatore del L’Aquila, vincendo così un uovo di Pasqua regalato dagli sponsor: alla delusione per il ko casalingo il pubblico aveva potuto sorridere perché il San Salvo aveva battuto per 2-0 il Miglianico. In vista della sosta pasquale, dunque, tutto era invariato in testa: L’Aquila e Miglianico entrambe in vetta a quota 64, Sulmona a 58. A due partite dalla fine si prospettava un grande testa a testa finale, così non sarà perché la squadra del capoluogo abruzzese oggi è stata di diritto promossa in Serie D.
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Si conclude male la Presidenza Franza per il Football Club Messina. La società ha comunicato in una lettera alla Federcalcio che non ha intenzione di impugnare il provvedimento della Covisoc che sospende l’iscrizione al prossimo campionato di Serie B per via della complessa situazione economica del club. In questo modo sarà impossibile per il Messina ripartire il prossimo anno da una serie superiore alla Seconda Divisione, molto probabile che il prossimo campionato a cui parteciperà la squadra siciliana dello Stretto sarà quello Dilettanti.
Il Presidente aveva già fatto sapere pubblicamente di voler uscire dal mondo del calcio professionistico, ma nessun socio credibile per un subentro o per rilevare il Messina si è fatto avanti in questi mesi. L’ipotesi resta aperta, ma chiunque dovesse mostrare il proprio interesse d’ora in avanti lo farà per una squadra che milita fra i Dilettanti, non più ai margini della campionato più importante, la Serie A.
Pietro Franza aveva rilevato la società nell’estate del 2002, quando erano passati 9 anni da una vicenda molto simile. Nel 1993 per via di contrasti all’interno della famiglia Massimino, proprietaria del club, il Messina non riuscì ad iscriversi al Campionato di C1 nel quale militava e dovette ripartire anche in quel caso dai Dilettanti. In questi 5 anni di Presidenza Franza i giallorossi hanno ritrovato la Serie A dopo oltre 40 anni d’assenza, ma fatta eccezione per il Campionato 2004/05m dove raggiunsero uno straordinario settimo posto, la squadra non ha riservato molte soddisfazioni ai tifosi.
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