Il Milan è quello di Madrid anche a Verona. Va in svantaggio e ci rimane per più di un’ora, si riprende giocando un secondo tempo a mille, riesce addirittura a vincere nei minuti finali grazie ad uno scatenato Nesta. I rossoneri salgono a 15 punti in classifica, in compagnia di Fiorentina e Palermo. Il Chievo rimane fermo a quota 11, ma non stasera, pur perdendo, non ha sfigurato. Il primo tempo è di marca veneta e dopo otto minuti il Milan è già sotto: Pinzi buca la difesa rossonera e batte l’incolpevole Dida. (Fotogallery)
La squadra di Leonardo, come spesso accade, fatica ad entrare in partita. Il tridente inconsueto proposto dal tecnico brasiliano (Ronaldinho e Pato ai lati, Huntelaar al centro) non ingrana. Di Carlo opta per un più prudente 4-4-2, con Pinzi un po’ più avanzato rispetto alla linea di centrocampo. Nella prima frazione di gioco i gialloblù controllano senza particolari affanni la reazione del Milan. La ripresa è tutta un’altra musica. Huntelaar esce dopo un quarto d’ora per far posto a Borriello, il Milan aumenta il ritmo, ma presta il fianco al contropiede del Chievo.
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In questi giorni alla Pinetina non si è fatto altro che parlare di Mario Balotelli e della decisione di José Mourinho di spedirlo a giocare con la Primavera. L’allenatore ha difeso la sua decisione a spada tratta, tutto per il bene del giocatore che è ancora molto giovane e ha bisogno di crescere prima come uomo e poi tecnicamente. Bene, SuperMario ha risposto da par suo con una splendida partita condita da due gol e tanto altro (Fotogallery).
I giovani dell’Inter hanno affrontato il Treviso e lo hanno piegato con un secco 4-1 ma chissà quale sarebbe stato il risultato senza il prezioso apporto dell’attaccante dell’Under 21. Balotelli ha sbloccato il risultato dopo soli tre minuti ribadendo in rete una palla respinta corta dal portiere trevigiano. Lo show è continuato nella ripresa, dopo undici minuti viene atterrato in area e l’arbitro fischia il rigore, poi trasformato da Destro, che porta al provvisiorio 2-0. Alla fine dei 90 minuti Balotelli è riuscito a segnare anche un altro gol, quello del definitivo 4-1, e avrebbe potuto celebrare una tripletta se l’arbitro non gli avesse annullato per fuorigioco la terza marcatura.
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Alessandro Del Piero stende il Real Madrid con una doppietta memorabile: nel giorno in cui i libri di storia si sono dovuti necessariamente aggiornare con l’elezione di Barack Obama come Presidente degli Stati Uniti, la storia calcistica scrive l’ennesimo capitolo meraviglioso della carriera di uno dei più grandi “numero 10” del calcio italiano. Lui, il capitano bianconero, realizza una doppietta ai danni di Iker Casillas e del Real Madrid tutto, consentendo alla Juve di espugnare l’impianto madrileno come non succedeva da diversi anni; ma buona la prestazione di tutti i bianconeri, tonici e caparbi, capaci di annichilire le annacquate merengues, sciuponi sottoporta e talvolta non fortunatissimi con le decisioni arbitrali di Vink (Fotogallery - Video).
I padroni di casa perdono Robben nel riscaldamento, al suo posto l’evanescente Drenthe; per il resto Van Nistelrooy e Raul in avanti e Sneijder a loro supporto, con due interditori a centrocampo come Guti e Diarra a differenza della precedente partita a Torino. A sorpresa Marcelo a sinistra, con Heinze centrale di difesa insieme al solido Cannavaro. Ranieri conferma in toto l’11 che ha battuto la Roma, con la sola differenza di Mellberg a destra al posto dell’infortunato Grygera: come ovvio Del Piero e Amauri in avanti, con in cabina di regia il redivivo Tiago affianco a Sissoko.
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Quello che contava erano i tre punti. Quattro punti nelle due gare contro Bulgaria e Montenegro erano il minimo sindacale che Lippi era tenuto a portare a casa da questo doppo confronto valido per le Qualificazioni ai prossimi Mondiali di Sudafrica 2010. La partita di ieri sera contro la nazionale di Dejan Savicevic , Presidente della Federazione montenegrina, non sarà di certo ricordata per lo spettacolo espresso, ma ha restituito al calcio italiano e romano, qualche sorriso (Fotogallery).
Tutto di marca giallorossa il tabellino marcatori, con la doppietta di Alberto Aquilani e il momentaneo pareggio di Mirko Vucinic: tutto nel primo tempo. Proprio il centrocampista della Roma è l’unica novità proposta di Marcello Lippi, rispetto alla trasferta di Sofia. Grande avvio azzurro e dopo sette minuti, arriva il goal del vantaggio: cross dalla destra di Pepe su cui smanaccia Poleksic verso il centro dell’area dove piomba Aquilani che, in tap-in mette dentro.
Sembra l’avvio di una goleada e invece, la rete mette il pepe sulla coda dei tenaci avversari che sfiorano il pareggio già al 15esimo, con Zambrotta a respingere sulla riga una conclusione di Zverotic. Il pericolo scampato non scuote gli Azzurri che quattro minuti dopo incassano il pari: fuga solitaria di Vucinic da metà campo senza alcuna pressione, e diagonale di sinistro che non lascia scampo ad Amelia.
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La Roma incappa nella sua seconda sconfitta di questo campionato, merito di un Genoa che si dimostra capace di ammazzare le grandi fra le mura amiche. Il risultato però è severo nei confronti della squadra di Spalletti che ha tenuto bene il campo fino a venti minuti dalla fine, poi una serie di episodi tra cui un gol annullato a Panucci e l’espulsione di De Rossi hanno fatto calare l’oscurità e il grifone è stato bravo ad approfittarne per arrotondare il risultato (Fotogallery - Video).
Per Spalletti la sfortuna sembra non finire mai, l’infermeria non accenna a svuotarsi. Ancora una volta ha dovuto rinunciare a Mexes schierando al centro Loria e Panucci. Simone Perrotta in campo dal primo minuto è stata l’unica nota positiva, ancora fuori Totti, Pizarro, Juan e Cassetti. Gasperini ha recuperato Gasbarroni e si è affidato al solito, incontenibile, principe Diego Milito che ha avuto un ritorno in Serie A devastante.
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Zamparini sarà pure un mangia-allenatori, ma qualche volte ci azzecca; certo, una sola partita non è indicativa, ma il Palermo targato Davide Ballardini è tutt’altra cosa rispetto a quello abulico e senza idee di 14 giorni fa ad Udine: alla prima al Barbera, i rosanero hanno battuto nettamente la Roma, meritando il 3-1 e i tre punti al culmine di 90 minuti piacevolissimi. Eroe della serata Fabrizio Miccoli, capace di battere due volte Doni e di agguantare prima e superare poi la banda Spalletti, smarritasi in Sicilia e troppo condizionata dalle mille assenze.
Come detto, il match è stato divertente, ben giocato, condotto egregiamente dai padroni di casa che pure avevano iniziato timorosi e un po’ imballati; col sole ancora in cielo è stata la Roma a fare la partita tanto che il vantaggio ospite appare meritato, anche alla luce del clamoroso legno colpito da Julio Baptista su punizione e lo sciagurato tap-in “in bocca” ad Amelia di Aquilani. L’azione del vantaggio capitolino è da manuale, le geometrie dettate da Aquilani trovano pronto Okaka che serve lo smarcato Baptista, in grado senza problemi di spingere la palla in rete. Sembra l’ennesimo Palermo svogliato e in balia degli avversari, ma non è così.
Prima Saccani annulla un gol a Cavani e al 20°, 12 minuti dopo lo svantaggio, i rosanero pareggiano: è Miccoli l’autore della splendida realizzazione, controllo, Loria in bambola e sventola sul lato lungo dove Doni non può arrivare. Lo stadio palermitano si accende, la partita pure, Cavani si mangia l’impossibile, le crisi bulimiche del Palermo fanno tirare un sospiro di sollievo alla Roma che dopo Vucinic, indisponibile poco prima della gara, perde per un colpo al collo anche De Rossi. Si va al riposo con l’impressione che la gara è apertissima (Fotogallery - Video).
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Questa sera alla Scala del Calcio, lo stadio Giuseppe Meazza di Milano, sarà inscenato il diciottesimo atto del trofeo Luigi Berlusconi, intitolato alla memoria del padre del patron del Milan. Sarà l’esordio dei rossoneri davanti al proprio pubblico e come, da tradizione, l’avversario avrà i colori bianconeri della Juventus.
Fatta eccezione per le prime edizioni in cui, ospiti del Milan, abbiamo ammirato anche Inter, Bayern Monaco, Real Madrid, dal 1995 è solo Milan-Juve, sfida che aveva anche inaugurato la prima edizione, nel 1991 (2-1 per i torinesi con doppietta di Casiraghi e il temporaneo pareggio di capitan Maldini).
Certo, siamo al 17 agosto ma non parlate di amichevole ai due allenatori. Claudio Ranieri, ebbro di gioia per il ritorno di una bella e tonica Juve in Champions League sa che quando c’è Milan-Juve non si può mai parlare di amichevole. D’altro canto, Carlo Ancelotti, dopo le cinque sberle prese dal Chelsea, in mezzo ad altre sconfitte, ha già sentenziato che “le amichevoli sono finite”.
A Maturin, in Venezuela, sono scesi in campo contro il razzismo le squadre di due grandi fenomeni, Ronaldinho e Lionel Messi. Partita di beneficenza che ha regalato però qualche spunto importante, la grandissima voglia di riscatto del fenomeno brasiliano che dopo tante parole e illazioni sulla sua vita privata e professionale vuole rispondere sul campo e l’altra sera ha dato prova del suo immenso talento, numeri da capogiro e una doppietta sono stati il bottino della serata. (Fotogallery)
Ma quello che ha attirato più l’attenzione è stata la pancetta, quella leggera zavorra addominale che ha portato dinho ad essere soprannominato “gordinho”. Sono mesi che la storia d’amore con il Barcellona è data per finita e il brasiliano conferma tutto con le sue parole:
“Quella con il Barcellona è stata una storia stupenda, visto ciò che abbiamo vinto. I tifosi non devono dimenticarlo, come non lo dimenticherò io”

Quella di ieri è stata proprio una notte magica per Ezequiel Lavezzi, meglio conosciuto da tutti come “el Pocho“. L’argentino ha guidato il suo Napoli alla vittoria contro la Fiorentina (video) siglando entrambi i gol che hanno portato alla vittoria. Il pubblico del San Paolo, al momento della sua sostituzione, gli ha tributato un lunghissimo applauso, tanto che lo stesso giocatore si è detto commosso, e sotto il Vesuvio si ritorna a sognare.
I tifosi del Napoli oltre ai tre punti di ieri sera hanno anche un altro motivo per festeggiare: un raggiante Pierpaolo Marino ha infatti annunciato a fine partita che il gioiellino, erede di Maradona, ha prolungato il suo contratto di un altro anno, decidendo così di restare a Napoli fino al 2013. A Soccavo blindano così il giocatore che dopo le ottime prestazioni era già finito nel mirino di molte grandi società, un segnale di lungimiranza che i tifosi non possono non interpretare con ottimismo.
A suggellare la storia d’amore anche le parole dello stesso Lavezzi: “Questa è stata una vittoria importante, la vogliamo dedicare a Zalayeta. Sono molto soddisfatto per la doppietta, segnare davanti a questo pubblico è fantastico, mi sono emozionato quando hanno festeggiato i gol e mi hanno applaudito per la sostituzione. Spero di togliermi grandi soddisfazioni con questa maglia.Qui ci voglio rimanere a lungo e fare ancora tanti gol”.
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